Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 1 febbraio 2016

Il nostro impegno ostetrico

In questo periodo ho delle intuizioni confuse.
Non le ho ancora elaborate completamente, ma mi portano a scorgere una sorta di dimensione contemplativa in questo nostro mestiere di far nascere delle vite, in particolare in un contesto estremo e difficile come questo.
La Chiesa si schiera sempre a favore della vita, la difende dal primo istante del suo concepimento.
È la stessa cosa che facciamo noi, ogni giorno, ventiquattr’ore su ventiquattro.
L’ostetricia vissuta gratuitamente, come servizio incondizionato, può diventare un messaggio potente che diamo alla società: noi lottiamo per la vita, la difendiamo, facciamo di tutto per farla prevalere ad ogni costo.
E lo facciamo anche con enormi sacrifici personali.
Non abbiamo scelto i proclami o i lunghi discorsi, gli slogan facili e le amicizie che contano. Siamo semplicemente qui, insieme alla gente comune, partecipi di un impegno concreto.
Non credo di esagerare se dico che un cesareo fatto alle due di notte può essere considerato un atto di collaborazione con l’eterna opera creativa di Dio che dona la vita.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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