Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 21 febbraio 2016

Il tempo dei raccolti

Il sole è caldo in questi giorni e le piogge sembrano essere del tutto terminate.
Il granoturco è maturato e seccato in fretta.
Quest'anno, con le precipitazioni abbondanti dovute al fenomeno El Nino, il raccolto di granoturco è molto abbondante.
La shamba ferve di attività.
Oltre al solito personale dipendente della missione, ci sono varie donne prese a giornata. Lavorano tutti alacremente: prima c'è la fatica della raccolta del granoturco; lo raccogliamo a mano, pannocchia per pannocchia in quanto certamente non abbiamo la mieti-trebbia. 
Poi c'è l'attività che anche in italiano chiamiamo "battere il granoturco": noi qui lo battiamo davvero, non in una macchina che stacca i chicchi dalla pannocchia, ma a colpi di bastone su dei grandi teloni di nylon. Quindi il granoturco viene raccolto in sacchi e portato nei granai, mentre le pannocchie diventano cibo per le mucche.
Anche lo stelo del granoturco viene utilizzato: non lo lasciamo certo nel campo, ma lo tagliamo e trasportiamo in fascine portate sulle spalle fino alle stalle: in parte le fascine diventano foraggio per le mucche da subito ed in parte vengono impiegate per fare dei silos, da cui ricaveremo cibo per le mucche nei momenti dell'anno di più grave siccità.


La raccolta dei fagioli invece non è stata così buona quest'anno: ha piovuto troppo e quindi i legumi sono in parte marciti. Fortunatamente abbiamo almeno raccolto una quantità di fagioli equivalente a quella che avevamo seminato. Questa situazione fa sì che dovremo per forza comprare fagioli per dar da mangiare ai malati ed ai buoni figli, ma i prezzi sono già alle stelle.
Stiamo cercando di concludere velocemente i raccolti, per poter procedere subito dopo all'aratura dei campi per un'altra semina: i metereologi dicono infatti che il fenomeno El Nino non è ancora finito e dobbiamo aspettarci che la seconda stagione delle piogge cominci molto presto e sia di nuovo molto pesante. Dobbiamo essere pronti a seminare non appena inizierà a piovere.
La shamba è così importante per la missione e da essa ricaviamo gran parte del cibo per il sostentamento nostro e di tutti i ricoverati.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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