Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 7 febbraio 2016

Tra l'incudine ed il martello

Mercy è incinta di circa quattro mesi ed ha una situazione clinica che sembra davvero essere un addome acuto: non va di corpo da giorni e non ha risposto a due clisteri che le abbiamo fatto; ha una importante distensione addominale che sembra più che altro gaseosa; qualche volta vomita.
Le abbiamo messo un sondino nasogastrico e ne è fuoriuscito abbondantissimo liquido biliare.
Mercy ha una lunga cicatrice chirurgica sotto-ombelicale, e mi dice che era stata operata di miomectomia perchè non riusciva ad avere bambini. Ora, dopo tanti anni è riuscita a concepire un figlio, ed è gelosissima di questa gravidanza.
Purtroppo però, sembra proprio che la terapia medica con procinetici da me instaurata non stia sortendo alcun effetto positivo, anche se la paziente si sente meglio con il sondino nasogastrico perchè la distensione dello stomaco è grandemente diminuita.
Le ho accennato che potrebbe essere una occlusione intestinale causata da aderenze pot-operatorie, e le ho spiegato che l’unica possibilità di guarigione potrebbe essere un nuovo intervento.
Lei non ha rifiutato l’ipotesi di tornare in sala ma mi ha fatto promettere che la sua gravidanza andrà avanti anche dopo la chirurgia.



Io sono stato onesto e le ho detto che quello che posso prometterle è che non toccherò l’utero, ma che c’è comunque una percentuale di possibilità di aborto, a causa dello stress operatorio.
Le ho anche spiegato che la persona che non deve assolutamente morire è lei, perchè, se muore la mamma, certamente muore anche il feto in utero.
Per adesso però Mercy non mi ha dato il consenso per l’operazione.
Desidera aspettare il marito domani e ne vogliono parlare prima. Come medico, penso che fino a domani possiamo in effetti aspettare senza grossi problemi, dal momento che i sintomi sono iniziati stamattina.
E’ una situazione molto difficile per me, soprattutto dal punto di vista psicologico: ancora spero che magari il blocco intestinale si risolva con terapia medica, ma non ne sono troppo convinto. Vorrei operare e cercare le aderenze che causano l’addome acuto, ma ho paura di causare danni alla gravidanza. Non operare è probabilmente impossibile, e dilazionare non fa che aumentare le possibilità di complicazioni.
Ho bisogni di preghiere perchè il Signore mi illumini domani, quando alla fine dovrò prendere una decisione definitiva con paziente e consorte.


Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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