Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 2 ottobre 2016

Sicuramente il casus belli è un uomo

Questa mattina durante la messa, come al solito, ho accompagnato il sacerdote in reparto a distribuire la comunione ai pazienti alettati che lo desideravano. 
Mentre mi aggiravo tra i letti insieme al celebrante e sorreggevo il calice del vino eucaristico, il mio sguardo e'stato attirato da una giovane donna che non mi pareva di conoscere. 
Aveva un telo verde che le copriva il collo e la bocca e che appariva chiaramente intriso di sangue e di saliva. "Sara' una tiroidectomia che sta andando male e che si e' messa a sanguinare? Eppure non ricordo quella donna! E poi, se cosi' fosse, certamente gli infermieri della notte mi avrebbero chiamato."
Il mistero me lo ha risolto Jesse subito dopo la messa, quando mi ha chiesto se ero al corrente di quel caso: un bruttissimo morso umano in cui un'altra donna aveva divelto alla paziente parte della guancia sinistra ed una buona porzione del labbro inferiore.
Siamo entrati in sala e devo dire che abbiamo davvero fatto un piccolo capolavoro. Abbiamo ricostruito la guancia ed il labbro in vari piani, suturando poi sia la cute che la mucosa orale. Ero molto contento del mio lavoro e mi e' venuto spontaneo dire alla paziente che sarebbe stata ancora bella come prima dell'incidente.


I morsi umani per noi non sono un evento cosi' raro. Sappiamo che, quando capita, si tratta quasi sempre di un metodo usato dalle donne. L'assalito puo'essere anche un uomo, ma l'assalitore in genere e' una donna. 
I maschi usano la panga per ferire l'avversario. Le femminucce sovente usano invece I propri denti.
Sono contento per la paziente e sono orgoglioso del risultato estetico, anche se so che sara'difficile avere l'assalitrice per un test HIV. Per questo abbiamo deciso di fare la profilassi con gli antiretrovirali alla nostra paziente che e' al momento negativa.
Subito dopo aver suturato questa donna, ho provato a chiederle la ragione dell'assalto. Lei naturalmente si e'dichiarata completamente innocente, ed ha dato tutta la colpa all'altra...ma l'esperienza mi insegna che il torto non e'mai tutto dalla stessa parte e che sicuramente anche dietro a questo morso c'e' una vendetta che riguarda quasi sicuramente un uomo.
Dopo il lungo lavoro di chirurgia plastica ho sentito il bisogno di un po'di aria pulita e di semplicita', ed ho deciso che l'unico posto per trovarne in abbondanza era al centro con I nostri buoni figli con cui ho passato una mezz'oretta di relax e di frateno affetto.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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