martedì 29 novembre 2016

Attraversiamo acque un po’ turbolente

Possiamo certamente dire che l’anno 2016 si chiude in salita.
Siamo in emergenza ormai da molti mesi ed a volte sentiamo qualche segno di cedimento fisico, soprattutto perchè non ne vediamo la fine...onestamente però il morale è altissimo e ci sentiamo motivati e galvanizzati a continuare nel nostro servizio.
Dapprima è venuto lo sciopero degli infermieri che per tre settimane ci ha davvero massacrati e ci ha obbligati a tour de force incredibili di giorno e di notte. Sono stati giorni senza tregua, con poco sonno e tanta, tanta fatica.
Il caso ha voluto poi che lo sciopero finisse proprio in concomitanza con l’arrivo del Dr Cara...e meno male che è finito prima!!! Se fosse continuato quando Luciano era qui, non avremmo proprio saputo dove mettere i ricoverati, oltre che probabilmente saremmo letteralmente morti di sfinimento.
Ma l’arrivo di Luciano, pur senza sciopero, è stato di per sè un nuovo uragano, con liste operatorie al limite dell’umanamente sopportabile, con orari di lavoro estenuanti (levatacce e sala operatoria dalle 6.30 del mattino, e sedute che si procrastinavano fino alle 22 ed oltre).
Siamo sopravvissuti alla bufera-Luciano, solo per iniziare immediatamente la maratona chirurgica con Pietro: gli orari con Pietro non sono cambiati molto rispetto a quelli che facevamo con gli ortopedici di Cagliari.
Anche con lui le sedute operatorie sono lunghissime, estremamente impegnative e stressanti. Anche con Pietro, come con Luciano, abbiamo sempre dovuto operare il sabato e la domenica, per riuscire a non accumulare troppo i pazienti in attesa di intervento.


Da una settimana a questa parte, al normale lavoro ospedaliero, si è aggiunta la stagione delle circoncisioni maschili, che occupa molto il nostro personale, sia per l’intervento in sè, e sia pure per le medicazioni ed il follow up. Ieri per esempio abbiamo circonciso 19 ragazzi.
La maternità e la ginecologia sono state letteralmente al tracollo durante lo sciopero degli infermieri, ma anche ora rimangono settori impegnativi ed alquanto affollati...tra l’altro rimangono la fonte principale delle chiamate notturne che tanto ci devastano.
In maternità, negli ultimi tre mesi ho avuto Vera, ginecologa esperta e volenterosa, che ha effettivamente ridotto quasi a zero la necessità della mia presenza in questo settore. Mi ha quindi tolto una fetta enorme di lavoro!
Venerdi però, sia Vera che Pietro ripartono per casa, e, per la solita legge di Murphy, da lunedì prossimo inizia un nuovo sciopero nazionale dei medici...tempismo perfetto! A dicembre non ho nè medici nè chirurghi volontari!
Questo sciopero avrà forse conseguenze più limitate su Chaaria, rispetto a quello degli infermieri, perchè per esempio i servizi governativi di maternità di base saranno garantiti (parto naturale), mentre solo i cesarei afferiranno agli ospedali missionari.
E’ comunque vero che già da ora la chirurgia elettiva è bloccata nelle strutture pubbliche e già da oggi ho notato un incremento notevole di ricoveri soprattutto per traumatologia ed ortopedia.
Da lunedì anche la chirurgia di emergenza non sarà più garantita e solo gli ospedale missionari se ne faranno carico.
Ci stiamo quindi preparando a quello che succederà da lunedì in avanti.
Siamo onestamente molto stanchi e fisicamente provati (sono due notti di fila che abbiamo emergenze in sala operatoria e non dormiamo niente), ma siamo anche contenti di essere presenti ed operativi quando i pazienti ne hanno più bisogno. La nostra adrenalina è alle stelle!
Certamente a volte non è facile lavorare così: Chaaria sembra un torrente in piena che rischia di portarti via con i suoi vortici sempre più violenti. Talvolta pare di non riuscire a guadare questo fiume sempre in piena. Pare che le forze non reggano fino alla fine dell’emergenza che pare ora permanente.
Ma confidiamo sempre che, seil Signore ci dà una croce da portare, ci dona anche spalle abbastanza larghe da portarla.
Vi piace la foto?

Fr Beppe


1 commento:

Marco Massi ha detto...

Guadi le acque come San Cristoforo...bellissima foto.
A presto


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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