Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 13 novembre 2016

Giornata tranquilla

Fortunatamente non ci sono state chiamate notturne ieri notte.
Dormire un'ora di più stamattina è stata una manna dal cielo, in un periodo particolarmente difficile.
La Messa domenicale con gli ammalati è stata commovente come sempre: mi piace davvero tanto che la mia Eucaristia sia con quei malati per cui mi spendo tutti i giorni, con cui soffro e per cui anche gioisco.
A Messa con loro, li ricordo tutti e prego soprattutto per quelli che non stanno andando tanto bene: oggi ho a cuore particolarmente un bambino che sta facendo molta fatica a tirarsi su nel post-operatorio.
Più volte nella preghiera ho chiesto al Signore di restituire alla salute completa quella povera creatura. Ho pensato anche alla sua mamma che dorme con lui in pediatria e che mi guarda con occhi speranzosi e spaventati nello stesso tempo.
Dopo la preghiera abbiamo iniziato la nostra maratona chirurgica con Pietro.
Abbiamo iniziato serenamente e con calma.
Oggi solo due interventi, fino all'ora di pranzo. In pomeriggio ci siamo invece dedicati alla visita di tutti quei pazienti che sono in reparto in attesa del "chirurgo italiano".
Li abbiamo potuti vedere tutti con calma.
Pietro ha ora il polso della situazione, anche se ovviamente domani inizierà il grande "attacco alla diligenza" da parte di tutti coloro che hanno bisogno delle sue competenze.
Erano le 18 quando abbiamo finito le nostre visite.
La maternità sembrava tranquilla; l'ambulatorio vuoto.


Allora abbiamo deciso per una birra tutti insieme: Pietro e Fiorella, Rosella, Giorgio e Giovanna...siamo stati fuori per un'oretta.
Questo momento di relax mi è davvero servito molto e sono arrivato all'adorazione sereno e contento di stare un po' con il Signore insieme alla comunità.
Ora sono le 22 e purtroppo è arrivato un aborto incompleto.
Mi sento un po' stanco, ma non posso rischiare di aspettare fino a domani per il raschiamento.
Non me lo perdonerei mai se poi ci fossero complicazioni per quella giovane donna.
E così, terminato il giro di controvisita e questa revisione della cavità uterina, sono nuovamente arrivate le 23...ma questa è Chaaria, anche alla domenica!

Fr Beppe


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