Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 14 dicembre 2016

Alla fine di una giornata qualsiasi

Durante l'attuale emergenza, alla sera, uno dei problemi che ci poniamo, dopo aver finito l’immensa coda di malati, e’ quello di come sistemare le persone che non hanno piu’ la possibilita’ di trovare un matatu e non possono tornare a casa a piedi durante la notte.
Normalmente donne e bambini vengono sistemati su un materasso che poniamo sul pavimento di uno degli ambulatori: a loro offriamo coperte ed un po’ di colazione.
Agli uomini invece offriamo barelle e panche nella sala di attesa esterna: pure a loro diamo coperte e colazione, ma non li accogliamo all’interno, perche’ abbiamo avuto dei casi di violenza, e lo staff (quasi del tutto femminile) ha paura di loro.
Normalmente, verso le 6 di mattina, alle prime luci dell’alba, essi iniziano il loro cammino verso casa, e lo staff pulisce ambulatorio e sala di attesa, prima dell’arrivo dei pazienti del nuovo giorno.
Anche questo fa parte della nostra maratona quotidiana per riuscire a servire tutti nel modo piu’ dignitoso possibile.

Fr Beppe


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