Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 15 dicembre 2016

Vedere i bambini morire

L’infermiere mi dice di andare in ambulatorio per la rianimazione di una bambina: respirava appena ed i polmoni erano pieni di rantoli. 
Il suo torace pareva una pentola in ebollizione. La febbre era altissima e la bimba del tutto incosciente. 
Non sembrava anemica e la glicemia era normale.

In corridoio la mamma piangeva disperatamente, come se gia’ sapesse come sarebbe andata a finire!
Noi facciamo tutto quello che possiamo, ma la povera creatura ci spira tra le mani... Venivano da Manthi, villaggio poverissimo a 12 chilometri da Chaaria: la piccola era stata dimessa da poco piu’ di due settimane, dopo una grave malaria cerebrale associata a meningite.
In tale occasione avevamo anche fatto il test HIV che era risultato positivo.
Non sappiamo se e’ stata una ricaduta malarica, o una meningite non completamente guarita, oppure semplicemente l’immunosoppressione a portarla al Creatore.

Fr Beppe


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