Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 10 dicembre 2016

La nostra situazione al momento

Abbiamo un totale di 160 posti letto in ospedale, ed un numero di ricoverati di 265.
In maternità ci sono 16 letti e oltre 60 donne ricoverate per travaglio.
Situazione al tracollo anche dal punto di vista logistico: mancano i letti, manca lo spazio fisico per ricoverare i pazienti, la cucina non ce la fa più a tener dietro al numero dei pasti sempre crescente.
Le traverse e le lenzuola sono scarse, perchè non si fa in tempo a farle asciugare lopo la lavanderia. Stesso problema per i pigiami e le camicie da notte dei ricoverati.
Gli orari sono incredibili.
Non vediamo più una soluzione di continuo tra il giorno e la notte.
Il week end praticamente non esiste più.
La lista operatoria è incredibile anche di sabato e di domenica, per poter far fronte alle richieste sempre maggiori...ma nonostante questo i tempi di attesa non si accorciano perchè abbiamo troppi operandi.
Le fratture non si contano.
Tra l'altro, al carico gravissimo portatoci dallo sciopero anche nel campo ortopedico e traumatologico, ora cominciamo a vedere anche le prime vittime della "mango season": bambini plurifratturati dopo essere caduti dall'albero su cui cercavano quei frutti prelibati.
Siamo stanchi e provati, ma sereni e motivati.

Fr Beppe


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