Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 21 febbraio 2017

Oggi scrivo in nota positiva

Ieri ero decisamente depresso.
Da una parte le cose che vi ho raccontato; poi la stanchezza mortale che mi porto dietro da mesi, ed in più un black out elettrico che ha messo in ginocchio i nostri generatori per più di 48 ore.
Son fatto così: mi deprimo molto facilmente ed in quei momenti mi sembra di vedere tutto nero.
Poi però basta poco a tirarmi su: basta che torni la luce ed i generatori si riposino un po’. Basta pensare che non chiuderemo l’ospedale per mancanza di elettricità ed avaria dell’impianto autogeno. 
E’ sufficiente una notte di sonno senza chiamate nelle ore più difficili. Basta un intervento andato bene.
Oggi quindi tutto mi è sembrato più roseo: era tornata la luce ed avevo dormito tutta la notte!!!
Non che la giornata sia stata facile: è stata un caos come sempre, con un numero incredibile di pazienti, di operazioni e di emergenze.
Io però ero diverso, più dinamico ed ottimista: tutto mi pareva bello ed entusiasmante.
Oggi per esempio mi ha colpito quella frattura di tibia e femore che aveva reso il ginocchio completamente staccato dalle altre ossa, e mi ha rallegrato il fatto che siamo riusciti a fare un bell’intervento con placche e viti, ridando a quell’uomo la speranza di camminare.


Ripenso con una punta di orgoglio a quel femore ridotto in poltiglia che siamo stati in grado di ricostruire con chiodo endomidollare e cerchiaggi metallici. Anche quest’uomo tornerà a casa camminando e magari riprenderà a lavorare ed a guadagnare qualcosa per la sua famiglia.
Ero così carico oggi che non mi sono accorto che i cesarei urgenti siano stati ben sei e che, almeno in un caso, abbiamo evitato la rottura d’utero per un pelo...mi sentivo forte; ho lavorato con calma ed autocontrollo, a riprova del fatto che è la mente a comandare la stanchezza del corpo.
Se stai bene dentro, poi tiri come una locomotiva e non avverti la stanchezza; mentre, se stai male interiormente, allora ti sembra di muoverti sulle sabbie mobili e che la giornata diventi troppo lunga ed insopportabile.
Ringrazio il Signore perchè non ci dà mai prove superiori a quelle che le nostre spalle possono portare, e quando ci vede davvero con il sedere per terra, poi ci dà la forza di rialzarci, di continuare e di vedere ancora il bello della nostra vita e della nostra missione.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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