Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 25 marzo 2017

Il parto a casa

E’ ancora molto frequente nei villaggi attorno a Chaaria.
Le complicazioni di questa pratica sono moltissime, ma oggi condivido con i lettori quella che più frequentemente osserviamo nel nostro ospedale.
Si tratta della placenta ritenuta.
E’ abbastanza frequente ricevere una donna che ha partorito a casa con successo, ma che non è riuscita a secondare la placenta. 
Si tratta di una complicazione molto rischiosa per la vita della partoriente, in quanto una placenta ritenuta può causare perdite ingenti di sangue in pochi minuti: ciò significa che una donna che magari è già relativamente anemica a causa di una splenomegalia o di una malaria ricorrente, può raggiungere livelli di emoglobina pericolosi per la vita in pochissime ore.
L’arrivo in ospedale a Chaaria è spesso ritardato da vari fattori, come per esempio le condizioni delle strade, o la disponibilità di un matatu che possa trasportare fin qui la donna. In genere passa parecchio tempo dal parto al ricovero.


Sempre quindi la placenta ritenuta post-partum è un’emergenza: si tratta di reperire immediatamente un accesso venoso per infondere liquidi e farmaci di rianimazione, al fine di contrastare lo shock emorragico; celermente bisogna poi sedare la paziente per poter procedere alla rimozione manuale della placenta ed alla revisione della cavità uterina, al fine di bloccate la perdita di sangue. 
Spesso bisogna anche procedere urgentemente a testare il gruppo sanguigno ed
a eseguire le prove crociate per poter trasfondere la paziente.
Anche oggi abbiamo ricevuto un caso di palcenta ritenuta.
E’ successo durante la Messa: siamo però stati in grado di intervenire molto celermente.
La mamma era completamente scioccata e presentava una profusa sudorazione fredda, ma, con uno sforzo sinergico tra il personale della maternità, quello del laboratorio e quello della sala operatoria, siamo riusciti a salvare la donna che, oltre alla placenta ritenuta, aveva anche una lacerazione cervicale sanguinante ed una seconda lacerazione sul perineo.
Il cordone della placenta era imbrattato di terra ed è quindi stato necessario anche instaurare una terapia antibiotica ad ampio spettro a scopo profilattico.
Nel caso odierno fortunatamente il bambino era in ottime condizioni, ed è giunto in ospedale pochi minuti dopo la mamma, portatoci da altre donne del villaggio.
Questo neonato, che ha rischiato di diventare orfano il primo giorno della sua vita, può ora essere allattato dalla sua mamma che è assolutamente fuori pericolo.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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