Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 28 aprile 2017

Dove sei?

Sei arrivata a Chaaria dopo ore ed ore di travaglio in una struttura molto lontana da qui.
Il trasporto in ambulanza certo non avrà giovato alle tue condizioni di salute.
Ti abbiamo accolta e portata subito in sala per il cesareo: il battito cardiaco fetale era pessimo e non si poteva aspettare!
Il bambino era infatti in pessime condizioni alla nascita, ma si è pian piano ripreso.
Tu invece, inaspettatamente hai smesso di respirare durante quest’operazione che facciamo migliaia di volte qui a Chaaria, di giorno e di notte.
Ci siamo attivati subito per la rianimazione: intubazione, ossigeno, ambu.
Anche il tuo cuore si è fermato, ma ci siamo piombati su di te, abbiamo massaggiato e poi defibrillato. Il cuore è ripartito e così pure la tua respirazione spontanea.
Però non ti sei più svegliata.
Sono ormai tre giorni da quando è successo: dapprima il tuo respiro era tremendo, come se fossi in edema polmonare. Non potevi stare senza ossigeno.
Poi pian piano il respiro di è regolarizzato e ti sei calmata: la tua calma era una iniezioni di speranza in tutti noi.
Hai iniziato anche a rispondere a stimoli dolorosi, e ci hai fatto sognare che stessi per svegliarti.


Ora però sembra che tu non avverta più neppure il dolore.
Hai gli occhi chiusi, ma se tiro su le palpebre, le pupille sono deviate da un lato.
Il tuo seno è turgido di latte, e ci attacchiamo il tuo bambino, ma tu non te ne accorgi affatto.
Ti nutriamo con un sondino nasogastrico, e ti giriamo continuamente nel letto, per prevenire le piaghe da decubito.
Tuo marito viene tutti i giorni ed oggi certamente l’ho visto molto meno coraggioso di ieri. Aveva le mani nei capelli e mi sembrava disperato...proprio come me, che non so più che farmaci darti per richiamarti dal tuo limbo.
Mi sento in colpa ed insieme impotente. Mi sento anche un vigliacco perchè ormai cerco di evitare tuo marito a cui non so cosa dire.
Ti vengo a visitare spesso (sbirciando prima che tuo marito non ci sia) e ti do dei pizzicotti, nella vana speranza che tu urli, o che muova la mano per ribellarti al dolore che ti provoco...ed invece niente. Sei immobile e continui a dormire.
La tua faccia sembra addirittura serena, nel tuo sonno imperscrutabile.
Non so dove tu sia ora, e non so cosa fare per richiamarti indietro.
Ovviamente il cesareo dovevamo farlo, non c’erano alternative; ma che sensi di colpa mi porto dentro.
Quanti “se” e quanti “ma”, che poi non servono a niente.
Ogni sera, quando vado a letto, tu popoli i miei incubi.
Non so mai se ti rivedrò l’indomani: quando poi al mattino passo in maternità prima di messa e ti vedo ancora nel letto, nutro un barlume di speranza , che poi però finora si è spento al primo pizzicotto.
Per favore, torna se puoi.
Torna per tuo marito e per tuo figlio.

Fr Beppe


Nessun commento:

Guarda il video....