Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 11 aprile 2017

Tolstoy, Chaaria e la felicità

Dice Tolstoy: "ho vissuto molto, ed ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna, con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare e che non sono abituate a ricevere. 
E un lavoro che si spera possa essere di qualche utilità, e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?"
Pian piano sono arrivato a capire il senso di queste parole proprio in questo angolo sperduto dell'Africa.
Ci sono voluti molti anni, ma anche io intuisco che una vita tranquilla ed in campagna, in mezzo a gente semplice, e senza troppe complicazioni tipiche della nostra stressata vita occidentale, possa veramente rendere felici, pur nella fatica estrema del quotidiano.
A Chaaria lavoriamo molto, ma siamo tranquilli e non corriamo dietro a mille impegni quotidiani in cui ci si disperde e ci si stanca.
La vita appartata della missione ci focalizza sempre di più sul nostro scopo, che è il servizio incondizionato ai malati. Questa è la nostra semplificazione che rende la vita tranquilla.
Chaaria, questo angolo di campagna isolato e sperduto, negli anni mi ha dato la possibilità di sentirmi utile, e dove potrebbe esserci una gioia più grande?


Sono stato utile a quelli che si son lasciati aiutare...e sono la maggioranza; altri (pochi) non hanno apprezzato il mio servizio; qualcuno mi ha addirittura portato in corte.
Ma quelli che si son lasciati aiutare, li ho aiutati con tutto il cuore, e questo è certamente fonte di grande gioia interiore.
A Chaaria puoi vivere l'amore per il prossimo e trasformare la tua vita in servizio totale ed incondizionato.
La natura che ti circonda è maestosa e ti aiuta a ricaricarti sempre, a riprendere forza per servire ancora: l'amore per il prossimo, una luna piena stupenda, un cielo stellato, un'alba mozzafiato, e poi un buon libro pochi minuti prima di dormire o una bella canzone ascoltata
per radio mentre operi in sala, ti danno la forza per ricominciare sempre.
Credo oggi di capire e di condividere le parole di Tolstoy.

Fr Beppe



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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