lunedì 6 ottobre 2008

Bevenuti colleghi Infermieri... lettori dall'IPASVI di Roma


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Vorrei dare il benvenuto a tutti i nuovi lettori, miei colleghi infermieri che ci visitano per la prima volta, linkandosi attraverso il breve articolo pubblicato oggi stesso, nella home page del sito ufficiale del Collegio degli Infermieri IPASVI di Roma e per questo vorrei ringraziare anche la Sig.ra Matilde Napolano ed il Presidente Sig. Gennaro Rocco, per aver valutato positivamente il nostro lavoro.

La lettura di questo Blog, vi porterà attraverso numerose lettere, storie ed immagini, a riscoprire valori che vi hanno spinto alla scelta di esercitare questa professione così importante e speciale, perché anche se noi viviamo e svolgiamo la nostra attività in Italia, è importante in una prospettiva olistica e globale, osservare e conoscere anche realtà lontanissime chilometri dal nostro mondo…eppure così affini…e che comunque in un certo momento del nostro cammino, potrebbero condurci ad intraprendere una esperienza laggiù, come alcuni di noi hanno già fatto.

Vorrei esprimere il mio ringraziamento a tutti i colleghi infermieri per l’attenzione che ci riserverete, anche a nome di Fr. Beppe, Fr. Maurizio e tutti gli altri membri dell’Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital Chaaria – Kenya (ONLUS), di cui troverete dettagliate informazioni all’interno del primo post.

Un cordiale saluto e buona navigazione,

Nadia Monari
Infermiera – Referente di Roma della ONLUS


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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