Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 12 settembre 2011

A case of sudden death

Yesterday in the morning, soon after mass a man was presented to my observation for restlessness and severe dyspnoea. He had a previous diagnosis of pulmonary TB. 
When I have seen him, I realized immediately that the patient was dying: He was extremely restless and, when I have tried to make him lay down for my visit, he started gasping and died in less than 1 minute. 
I have found myself confused, with a dead body on the floor and with a terrible question in the mind: Is it really TB? Is it possible that TB causes a sudden death? 
When I have cooled down a bit, I have made up my mind that it must have been a cardiac death: the patient was very young, in his twenties, but here we have a lot of undiagnosed rheumatic heart disease. I cannot prove it because the patient died before I was able to listen to the heart: so I cannot be sure that he had murmurs. 
But the way he was trying to breath was like a pulmonary oedema and he had increased jugular vein pressure together with some degree of oedema of the lower limbs. 
But all those considerations are useless. The fact remains that we have come too late and the young man is dead. 

Br. Dr. Giuseppe Gaido 


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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