Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 21 settembre 2011

Nuovi amici


Non è stato un caso  arrivare in Ecuador, a Tachina.
Un altro punto luminoso sperduto nel mondo che irradia e dispensa amore. Giunta in questa missione del  Santo Cottolengo, sono  stata accolta con gioia  ed affetto da Fr. Maurizio e dai Fr. Pietro e Fr. Luciano che fanno  parte dei grandi della terra, di coloro che dedicano tutta la loro vita al servizio dei più poveri che incontrano sul loro cammino. Ho condiviso in comunità un periodo di tempo cercando di imitare il loro esempio. Tachina è un villaggio accanto alla città di Esmeraldas sulla linea equatoriale.
“L’Hogar de Ancianos”. Questa missione è adagiata sulla sponda del Rio Esmeraldas, dove il fiume s’incontra con l’Oceano Pacifico e disperde in esso le sue acque e dove la natura è prorompente, ricca di profumi,  generosa di frutti succulenti.
Sono ospiti di questa missione un gruppo di persone, uomini e donne soli, che hanno ormai raggiunto l’inverno della vita, la maggioranza di loro oltre che ad essere anziani sono molto ammalati e si trovano in carrozzella.
Fanno parte di quelle persone che ormai non servono più e che è giunto per loro il momento di essere  parcheggiate come un rottame. E’  quello che molti pensano,  quindi un rottame non lo si visita più.
Guardandoli  uno ad uno,  il mio cuore provava molta tenerezza….”Asilo de ancianos”. Asilo, un nome che mi ricorda l’infanzia, l’inizio della vita. Quante volte ho visto nei loro sguardi sorrisi e lacrime, ho avvertito   la loro forte sensibilità, per loro un abbraccio e  una carezza non è nella norma, ma è un di più, è farli  sentire    che sono amati, che ci sono persone che desiderano valorizzare la loro dignità, rendere meno pesante quel loro aspettare…. quella loro attesa… di tutti i giorni sempre uguali…..
Al mattino,  all’inizio della loro giornata, sono tutti ben vestiti, lavati e profumati, mi sembravano dei “confetti”. Con loro ho trascorso delle belle ore, dei momenti di gioia, da loro ho ricevuto affetto e carezze.
Questa situazione mi ha portato a fare delle lunghe riflessioni………..
Forse verrà il giorno che altri gestiranno il mio corpo come io non vorrei, e ne proverei umiliazione, è adesso che devo essere umile, prepararmi, per saper accettare e poi  ancora sorridere.
Nella tristezza dell’attesa vorrei incontrare  benevolenza nelle persone che mi saranno vicine.
Ma questi “confetti”, fanno una grande cosa, quello che più serve a loro e a tutti noi: pregano, pregano e ringraziano il  Signore nell’attesa d’incontrarlo  in  Paradiso.
Lascio Tachina portandomi nei pensieri tutte queste creature e tanti chissà……?
E anche questa volta devo  ringraziare il Santo Cottolengo, e un grazie affettuoso a Fr. Maurizio e ai Fr.lli di Tachina per l’esempio  che mi hanno dato e per quello che mi hanno insegnato.

Rosella 




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