Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 18 dicembre 2011

Dagli amici di Passatore (Cuneo)

Carissimo Fratel Roberto e Fratel Beppe, 
il mio nome è Graziella, sono un’insegnante della scuola elementare di Passatore - Cuneo e lavoro sul posto lasciato dalla collega Claudia Roveglia che ha iniziato un’altra attività. 
Ho appreso dalle colleghe che tra la nostra terra cuneese e il lontano Kenya c’è un filo d’oro che ci unisce: è la fraternità e la condivisione. 
Desidero non spezzare questo legame e pertanto cercherò di mantenere vivo e, se possibile, alimentare il fuoco d’amore che si è acceso tra le due terre. 
Continuerà la corrispondenza tra gli alunni di questa scuola e i ragazzi che avete in cura e non solo (vi darò ulteriori informazioni appena possibile). 
Oggi è venuta la sig Simona con suo marito Enrico a parlarci del loro viaggio in Kenia. I bambini e noi insegnanti abbiamo avuto modo di sentire e di vedere, dalle proiezioni fatte, come in quella terra” la vita sia assai diversa dalla nostra. 
Come si può non ricordare il sorriso solare e luminoso dei bambini dell’orfanatrofio che desiderano abbracci e coccole, o di quelli più alti mentre giocano saltando una corda o facendo semplicemente ruotare un vecchio copertone? Come dimenticare le grandi discariche a cielo aperto dove trovano cibo tantissime persone? Che tristezza vedere il bestiame morto, quando non piove, e le persone che soffrono la fame! Quanta dignità e compostezza nel ricevere anche piccole razioni di cibo che viene dato loro grazie all’impegno di missionari e volontari! … poi, com’è difficile percorrere le strade quando piove: enormi buche e fiumi di fango sembrano inghiottire camion e bus…! 
La missione, la chiesa, la scuola,… stanno dando risposte immediate con progetti di soccorso, di recupero, di assistenza…, alle difficoltà, allo sconforto, alla disperazione di un enorme numero di persone. Eppure viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma abbiamo tutti lo stesso orizzonte? 
Le sfide che si presentano a voi come missionari e a noi come insegnanti sono frutto di scelte e di una visione assolutamente personale della vita. Quanti sguardi hanno cercato i nostri occhi, ponendoci domande, magari senza aprir bocca…! 
Con gli alunni noi e con i bambini della vostra missione mi sento parte di quel fiume della vita che mi porta e mi fa sentire immersa nell’inesauribile e sempre diversa complessità della natura umana. 
Da quanto ho avuto modo di vedere e sentire in merito alla missione in cui operate, mi sono fatta l’idea che le “vostre pecore sono persone povere, umili, che faticano a mantenere se stessi e la famiglia, con il pensiero di mettere insieme ogni giorno qualcosa per mangiare.
La loro carica di speranza e positività, però, è notevole e le aiuta a superare difficoltà inimmaginabili. Io abito in una terra dove tutte le aspettative in un mondo migliore sono ora in frantumi, dove gli uomini fanno sentire la loro rabbia, dove ancora regna il senso di superiorita' culturale, dove la prepotenza della scienza e della tecnica hanno ridotto la persona ad oggetto, manipolabile, non riconosciuto per la sua natura, ma solo per la sua utilità…. In questa situazione dove l’uomo si sente minacciato nella sua identità, come fare gli auguri di Buon Natale? 
Come dare senso alla nostra esistenza mentre ci troviamo in cammino ed il sole si è oscurato e nel nuovo cielo non splendono né luna, né stelle? Solo la speranza trova ancora spazio in tale contesto, la stessa speranza che costituisce lo stesso orizzonte di tutti i confini della terra. 
E’ proprio con queste persone di terra d’Africa, piene di speranze e di attese, che vorrei condividere il Vangelo di Gesù di Nazaret, anche Lui un bimbo povero, semplice e buono, un uomo che era capace di avvicinarsi a tutti, con comprensione, affetto, per farli rinascere, portarli a Dio. 
L’augurio per questo Natale è di trovare la giusta umiltà per raggiungere la meta, perchè la vita non è una gara, ma un cammino che facciamo insieme verso la vita eterna, quindi lasciamoci tirare avanti da chi è avanti e cerchiamo di tirare avanti chi è indietro... “In tutti i tuoi passi pensa a Lui ed Egli appianerà i tuoi sentieri” (Proverbi3,6).
A questo mio personale augurio unisco quello di tutte le insegnanti e degli alunni della scuola primaria di Passatore. 
Con sincero affetto,

Graziella 


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