Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 21 gennaio 2012

Mezzo secolo


Ringrazio Dio di vero cuore perche’ domani, 22 gennaio, e’ il mio cinquantesimo compleanno.
Non posso piu’ dire con Dante Alighieri che sono “nel mezzo del cammin di nostra vita”, in quanto certamente sono ampiamente nella parabola discendente… ma certamente non ne sono scontento!
Cinquant’anni sono prima di tutto un momento per rendere grazie a Dio del dono della vita: quanta gente non e’ arrivata a questo traguardo! 
Quanti bambini ho visto morire subito dopo la nascita, e quanti giovani sono passati tra le mie mani senza che io sia riuscito a salvarli da malattie tremende come la tubercolosi o l’AIDS. Io invece ci sono, sto bene e sono forte: certamente questi non sono doni da poco, ed e’ importante rendersene conto e ringraziare il Signore. Alla mia eta’ mio padre era gia’ malato di cancro da alcuni anni, e stava iniziando gli ultimi dodici mesi del suo calvario.
Mezzo secolo e’ anche un momento in cui sei ancora nel pieno delle tue forze, ma non hai piu’ quell’irruenza giovanile che a volte porta anche a decisioni avventate o a reazioni inconsulte od emotive. Se guardo al mio passato, mi sembra di essere molto piu’ calmo e ponderato: quante volte da giovane ho difeso le mie idee con focosita’ eccessiva. 
Quante volte ho alzato la voce per niente, ottendendo solo disunita’ e malumori da parte di chi mi ascoltava. Quanti “nemici” mi sono fatto quando lo zelo giovanile mi ha portato a posizioni di rottura che avrebbero potuto essere evitate con una sana mediazione. Da giovani si pensa che il modo sia bianco o nero; da vecchi si impara che invece ci sono solo diverse tonalita’ di grigi sia in noi che negli altri. Da giovani si divide l’umanita’ in buoni e cattivi, ma gli anni insegnano che ognuno di noi e’ un miscuglio di entrambi gli aspetti. Da giovani ci si incendia immediatamente; ora invece ho la forza anche di staccare la spina un attimo, di respirare due volte prima di rispondere ad una provocazione, o di decidere anche che talvolta e’ meglio tacere del tutto per amore della pace. Mai avrei accettato, anche solo dieci anni fa, il valore di un proverbio inglese che dice: “no comment is sometimes the strongest comment!”… oggi invece ne sono profondamente convinto.  I giovani vogliono risposte subito; gli attempati come il sottoscritto imparano che spesso e’ meglio e piu’ saggio saper aspettare!
Sono stati per me anche cinquant’anni di bastonate e di delusioni, ma e’ certamente  vero che e’ dalle sconfitte che nella vita si impara: un mio professore mi diceva che fino all’eta di 30 anni si apprende sui libri, mentre poi si impara solo dai propri sbagli. Quanti errori e quante nasate ho battuto nella mia vita! Certamente non posso dire della mia esistenza quello che afferma il protagonista di un bel film sulla morte: “I have no regrets!” Io di rimpianti ne ho tanti; molte cose le farei diversamente, se ci fosse la macchina del tempo e potessi rivivere situazioni passate. Ma poi lo so che anche gli sbagli e le cose errate mi hanno costruito e ,nell’ottica della fede, mi hanno fatto crescere: Dio infatti scrive dritto anche sulle righe storte.
Cinquant’anni mi hanno regalato tanti amici, tante persone che mi apprezzano, ed anche qualche nemico e detrattore: ringrazio Dio delle persone che mi vogliono bene, ed anche di chi di bene me ne vuole poco. Pure questi ultimi sono stati importanti, in quanto mi hanno insegnato a perdonare, a dimenticare ed a passar sopra tante cose. Su questo punto mi colpisce sempre molto il Vangelo, quando considero quanti erano  i detrattori di Gesu’ stesso. Cristo “e’ passato sanando e beneficando tutti”, ma ha sempre raccolto avversari e oppositori.
In questi cinquant’anni c’e’ anche la stupenda esperienza di Chaaria attraverso cui un dispensario e’ diventato un ospedale apprezzato da tantissima povera gente, grazie al sostegno della Piccola Casa e soprattutto dei Fratelli con cui ho lavorato. Chaaria e’ certamente un sogno che ancora sta crescendo tra le nostre mani, un progetto che fino ad oggi ha aiutato tantissime persone, rispondendo ai loro bisogni di salute… e chissa’ quante ne assistera’ ancora. Chaaria e’ una grandissima gioia, oltre che un fardello non da poco da portare avanti.
Il mio mezzo secolo mi porta anche a ringraziare Dio per la sua fedelta’. Mi ha chiamato alla Vita Religiosa  ben 31 anni fa, ed ancora sono in Congregazione: ci sono stati alti e bassi; non sono mancate le crisi esistenziali e di fede, ma Dio non mi ha fatto mancare la sua grazia ed oggi sono ancora un Fratello, e prego Dio che mi conceda la perseveranza fino alla fine, cosi’ come ha fatto Sr Oliva. La preghiera e l’impegno incondizionato nel servizio ai poveri sono stati i due grandi pilastri che hanno sostenuto la mia fedelta’ fino ad oggi ed ai quali mi affido anche per gli anni che il Signore ancora mi vorra’ concedere. La preghiera ed il servizio non sono mai stati in contrapposizione nella mia vita. Sono una unita’ inscindibile: la preghiera mi da’ la forza di donarmi, e la dedizione rende la mia preghiera piu’ vera ed esistenziale.
Nessuno sa quanti anni il Signore mi vorra’ ancora concedere. Alla mia eta’ mio padre era gia’ al capolinea, mentre Fr Lodovico e’ ancora lucido a 94 anni. Ma l’importante non e’ vivere a lungo: cio’ che conta a mio avviso e’ di dare sempre il massimo e di poter dire alla sera quando si va a letto: non potevo dare di piu’; ho dato tutto quello che mi e’ stato possibile; mi sono speso al massimo.
Grazie, Signore, per I cinquat’anni della tua fedelta’ verso di me!
Fr Beppe

2 commenti:

Daniela ha detto...

Tanti auguri di vero cuore caro Beppe!Grazie per le tue parole che riescono sempre a toccare delle "corde" giuste!Penso che i tuoi anni siano stati investiti alla grande e nell'accoglienza di una chiamata per niente facile!Sono tornata a casa da pochi giorni ma ho lasciato lì un pezzetto del mio cuore e leggere di voi mi fa rivivere dei momenti importanti!
Grazie ancora una volta...prego anche io con te il Signore perchè oggi abbiamo fatto la festa a sorpresa per mio papà che di anni ne ha compiuto 70 ;)
Un forte abbraccio...Daniela (Cagliari)

Anonimo ha detto...

tantissimi auguri beppe,davvero di cuore!un abbraccio e spero di rivederti presto!
carmen fasolino


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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