Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 15 ottobre 2012

World's hand washing day

L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ oggi celebra in tutto il mondo la giornata del “lavarsi le mani”, al fine di attirare l’attenzione sulle numerosissime malattie che ancora falcidiano il terzo Mondo, avendo le mani sporche come vettore.
Anche a Chaaria, nonostante la totale assenza di corrente elettrica e la conseguente impossibilita’ di usare microfoni e materiale audiovisivo, abbiamo organizzato un evento che ha coinvolto tutte le scuole primarie e secondarie del circondario.
La funzione si e’ tenuta alla Chaaria Primary School ed e’ stata coordinata dai responsabili dell’Igiene Pubblica del Governo.
Il mio compito e’ stato quello di presentare ai bambini ed ai ragazzi l’importanza di lavarsi le mani con sapone, prima di mangiare e dopo tutte le attivita’ che comportino un contatto con il suolo o con acqua contaminata.
Ho parlato delle malattie che si possono acquisire attraverso le mani sporche, cominciando dal colera, per poi arrivare al tifo, all’amebiasi ed alle infestazioni da elminti.
Su richiesta dei responsabili dell’Igiene Pubblica, ho pure insistito sul fatto che le mani sporche di escreato (dopo uno sternuto od un colpo di tosse) possono essere un veicolo addirittura  per la polmonite e per la tubercolosi.
Altro punto della nostra giornata di sensibilizzazione e’ stao quello di insistere sull’uso dei servizi igienici, evitando con tutte le forze di defecare in aperta campagna... e questo proprio per chiudere il ciclo delle malattie a trasmissione fecale orale e la contaminazione dei fiumi (dove ancora moltissimi vanno a raccogliere l’acqua da bere).
Dopo di me, i tecnici del governo hanno parlato di aspetti piu’ pratici, come per esempio quello di usare acqua pulita per lavarsi; di bollire l’acqua del fiume prima di impiegarla per l’igiene personale o per consunzione alimentare; di asciugarsi con un asciugamano pulito.
E’ poi seguito un momento simbolico, che e’ piaciuto molto soprattutto ai bimbi piu’ piccoli che non conoscono le complicazioni del fuso orario: alle 11 in punto, tutti si sono lavati le mani nella propria bacinella, in comunione con i bambini di tutto il mondo, che avrebbero fatto lo stesso nello stesso istante.
L’ultimo atto dell’evento odierno  e’ stata la distribuzione a tutti gli studenti di una dose di Albendazolo, come parte di una campagna di “devermizzzazione” che il governo del Kenya ha adottato: ogni 6 mesi tutti i bambini ricevono questo farmaco, come prevenzione dall’infestazione di vermiquali l’ancilostoma duodenale, l’ascaris lumbricoides, la tichuris tricuria, gli ossiuri.
Io sono fuggito subito dopo il lavaggio delle mani, in quanto mi aspettavano in ospedale per un altro cesareo. Mentre mi allontanavo in bici, tutti i bimbi ripetevano in coro: “ciao... ciao... ciao”.
Fr Beppe

PS: ringraziando il Signore, e sperando che tenga, stasera abbiamo elettricità.



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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