Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 19 dicembre 2012

Grandissimo servizio per questa bambina... grazie Luciano!

Lo sciopero delle infermiere continua senza una soluzione in vista. I malati negli ospedali governativi non vengono ricoverati per carenza di personale. 
Anche Peris, una bambina di 8 anni, e’ stata rifiutata dall’ospedale pubblico dopo essere caduta da un albero. 
E’ arrivata a Chaaria domenica sera, in preda ad un dolore lancinante e con un arto superiore totalmente deforme. La lastra del braccio sinistro era a dir poco paurosa... la vedete nella foto. 
Ho tentato di schernirmi e di incoraggiare la mamma ad andare in un’altra struttura, ma lei ripetutamente mi ha detto che non aveva soldi... i suoi vestiti testimoniavano che stava dicendo la verita’. 
Ho quindi cercato di fare del mio meglio, ed il lunedi’ mattina, con un intervento durato circa 3 ore ho eseguito la riduzione e fissazione interna sia della frattura omerale che della frattura di Colles del polso. 
Era la prima volta che mi imbarcavo in tale procedura da solo. Le lastre di controllo per me sono state un tripudio, soprattutto leggendo il referto della radiolga, che in entrambi i casi ha documentato l’allineamento corretto della rima di frattura. 
Una nota triste e’ stata pero’ la reazione della madre che al ritorno da Meru e’ stata molto sgarbata nei miei contronti, e mi ha detto che non avrei dovuto portarla a fare i raggi in quella struttura privata che costava tanto; avrei dovuto accompagnarla al Meru General... a nulla e’ servito spiegarle che con lo sciopero quell’ospedale e’ praticamente paralizzato. 
Mi sono molto rattristato per la cocciutaggine scortese di quella donna, che si e’ dimostrata cosi’ priva di riconoscenza. 
Ancora una volta mi riconfermo nell’idea che i poveri bisogna servirli nel nome del Signore, e che da loro non bisogna aspettarsi ne' che ti capiscano, ne’ che apprezzino i tuoi sforzi, ne' tantomeno che ti ringrazino. 
Io invece mi sento in dovere di ringraziare di cuore il Dr Luciano Cara che ha avuto fiducia in me, mi ha insegnato gli interventi di cui parliamo oggi, e ci ha anche donato le costosissime placche e viti necessarie, oltre a tutto lo strumentario ortopedico. 
Grazie ancora Luciano: questa bambina avra’ la possibilita’ di usare braccio e mano sinistra grazie a te ed alla caparbieta’ con cui tu hai voluto che io non mi tirassi indietro di fronte all’ortopedia. 

Fr Beppe 




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