Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

domenica 14 aprile 2013

Victor Mutugi

Lo abbiamo ricevuto ieri, e proviene dal Tharaka.

Victor ha undici mesi: e’ molto grande per gli standard del nostro reparto orfanelli, ma non avevamo soluzioni alternative.

La richiesta di aiuto ci e’ venuta da Rita di Matiri: a lei era stato richiesto di accogliere il piccolo, ma per gli standard del suo orfanotrofio, Victor e’ ancora troppo piccolo e lei non ce la fa a seguirlo, avendo molti bambini i eta’ scolare.

Naturalmente non abbiamo potuto negare aiuto alla nostra amica Rita, ed abbiamo accolto Victor nel giro di ventiquattr’ore, anche se egli costituisce un piccolo problema pure per noi: e’ infatti molto piu’ grande degli altri, ed ha quindi bisogno di cibi diversi e di maggiori attenzioni. Inoltre e’ in grado di stare in piedi ed abbiamo dovuto procurare una culla con sponde piu’ alte, per il rischio che si butti giu’ sul pavimento.

La storia di Victor e’ molto complessa.


 

E’ figlio di ragazza madre, ed, a quanto pare, nessuno conosce il padre.

Sua mamma e’ stata uccisa da persone ignote, non si sa bene se per furto o per altre ragioni. Quando e’ rimasto orfano, Victor aveva sette mesi..

A partire da quel momento e’ stato adottato dal nonno, un uomo divorziato, sieropositivo, alcoolista ed assolutamente irresponsabile.

Da quanto abbiamo saputo ieri, negli ultimi quattro mesi Victor ha sofferto moltissimo: veniva nutrito con bevande alcooliche locali (Kathoroco, Kanga), mentre cibo gli veniva dato solo di tanto in tanto.

La sorella della madre uccisa, vista la situazione, e’ finalmente venuta in soccorso del bambino e lo ha portato a casa sua.

Questa cosa pero’ ha aperto un’altra crisi in quanto il marito di questa signora l’ha ripudiata e l’ha mandata via di casa, asserendo che Victor era un nuovo peso per loro (hanno infatti gia’ tre bambini), e che egli non voleva prendersi questa nuova incombenza economica.

Da circa una settimana quella donna e’ stata allontanata dallo sposo, ed i tre figli naturalmente ne stanno soffrendo: “mio marito non e’ solo una persona dura, ma un vero leone” mi ha confidato quella giovane ieri.

Non sappiamo per quanto tempo terremo Victor.

Uno zio si e’ reso disponibile a riprenderlo quando sara’ un po’ piu’ grandicello... lui parla di cinque anni di eta’.

Naturalmente Chaaria non puo’ essere un luogo adatto per Victor fino a quel momento, e parleremo di nuovo con Rita, quando il bimbo sara’ troppo grande per noi: un orfano che cammina e va in giro per l’ospedale, al momento costituisce una situazione per cui non siamo preparati, e neppure abbiamo staff e fondi sufficienti per assicurare un buon piano educativo per un orfano che cresce.

Siamo comunque certi che la collaborazione con Rita sara’ ottima come sempre.

Mi piace il motto di un orfanotrofio che ho visitato tempo fa in Tharaka, perche’ mi pare si applichi benissimo a Victor: “give me a helping hand now, and I will be self reliant when I grow up”.

Fr Beppe







Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....