Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


venerdì 24 gennaio 2014

Francesca, Luciano e Toto

Li abbiamo salutati questa mattina con estrema riconoscenza.
Sono stati con noi per tre settimane, ed insieme abbiamo vissuto un periodo veramente molto intenso.
Come sempre Francesca è stata l’angelo custode dei nostri Buoni Figli che in essi vedono un po’ anche la loro mamma: li ha serviti, li ha coccolati, e per essi ha stirato montagne di vestiti (sappiamo che stirare è un lavoro che a Francesca e non piace affatto, ma per i ragazzi lo fa tutte le volte con il sorriso sulle labbra).
Luciano e Toto hanno fatto un numero sterminato di interventi chirurgici che, da una parte sono stati molto pesanti fisicamente per noi, e dall’altra sono invece stati una benedizione per molte persone che altrimenti non avrebbero potuto essere aiutate.
Voglio solo citare il caso di ieri sera. 
Una donna colpita a machetate su tutto il corpo: anche Max era naturalmente presente in sala a suturare fino alle 23.15... ma il problema più grave era la mano destra, davvero distrutta dalla ferocia dell’assalitore. Con la pazienza di Giobbe, tipica del chirugo della mano e del chirurgo plastico, Luciano e Toto hanno ricostruito tendini, vasi, nervi e muscoli, dando alla poveretta la possibilità di usare ancora quella mano in futuro.
Ma questo è solo un esempio, perchè a loro riserviamo tutte le ferite da “panga” che non siamo stati capaci di suturare bene: ecco quindi che si sono dovuti cimentare nel riparare nervi che erano stati sezionati molti mesi prima, tendini fratturati e non riparati (questo onestamente in altri ospedali e non a Chaaria, dove almeno i tendini li sappiamo riparare), fratture ossee ridotte malamente in qualche dispensario, fissazioni interne di fratture non perfettamente riuscite sia a noi che ad altri ospedali.



Loro sono per noi la salvezza quando ci troviamo davanti a situazioni che non riusciamo a gestire. In cuor nostro pensiamo: “facciamo del nostro meglio... e poi Luciano penserà a perfezionare il lavoro se qualcosa non è stato perfetto”.
Ora sappiamo che Luciano tornerà a giugno, e questo ci dà la possibilità di lavorare con una certa serenità, sapendo che poi, in caso di errori chirurgici, egli sarà qui a correggere senza farcelo pesare.
Ringrazio anche perchè sempre Luciano e Toto hanno di mira il fatto che gli interventi devo farli io, pur sotto la loro supervisione... ecco quindi che il mio apprendimento continua e l’ortopedia a Chaaria diventa una specialità in cui possiamo rispondere ad un sempre più ampio spettro di problematiche. 
Buon ritorno a Cagliari e grazie di tutto. Grazie anche dell’efficacissima azione di “fund raising” a nostro favore: abbiamo stavolta ricevuto i due trapani nuovi che ci permettono di operare in continuazione senza dover aspettare la risterilizzazione dello strumento tra un intervento e l’altro. 
In futuro riceveremo molti altri doni, che sono già nel nostro cuore e che Luciano già conosce, ma per adesso devono rimanere una sorpresa.


Fr Beppe Gaido



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