Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 24 aprile 2014

Quattro in due giorni

Tra ieri ed oggi abbiamo avuto ben quattro casi di addome acuto molto grave. E’ stata molto dura per noi perchè non abbiamo chirurghi taliani ed inoltre anche Makena è in ferie.
Il primo caso è stato quello di una colecisti praticamente necrotizzata e scoppiata, con peritonite chimica da bile. 
Non è stato possibile eseguire una colecistectomia classica perchè l’organo, oltre che necrotico, era anche profondamente aderente al duodeno ed al fegato nelle parti più profone e più vicine al dotto cistico. Abbiamo quindi optato per una rimozione parziale con colecistostomia alla cute. Faremo la colecistectomia più avanti, quando le condizioni del paziente saranno stabili... e speriamo di avere un chirurgo italiano in nostro supporto in quell’occasione!.
Il secondo caso ecograficamente dava l’impressione di un volvolo, e siamo entrati con la speranza di un intervento di derotazione veloce e senza grossi pericoli. 




Invece si trattata sì di volvolo che interessava gli ultimi 60 cm dell’ileo: purtroppo però le condizioni dell’intestino erano pessime, con segni di strangolamento e necrosi. Dopo aver “srotolato” il volvolo, a nulla sono valsi i nostri tentativi di “rianimare” quell’ansa: non ha ripreso colore e non ha dato segni di vita. E’ stato quindi necessario procedere ad amputazione del cieco e resezione di circa 60 cm di ileo terminale. Abbiamo quindi dovuto fare una non facile anastomosi ileo-colica sull’ascendente.
Stamattina invece la seduta è iniziata con quella che sembrava una appendicite acuta in paziente con pregresso taglio cesareo. Anche in questo caso il quadro intraoperatorio ci ha sorpresi, in quanto non di appendicite si trattava, ma ancora di volvolo dell’ultima ansa ileale, stavolta attorno a delle briglie aderenziali di omento. In sè l’operazione è stata piuttosto semplice in quanto i visceri erano vitali e si è trattato solo di staccare le aderenze... ci sono però stati problemi al risveglio dall’anestesia, problemi fortunatamente superati dalla paziente.
Da ultimo per oggi (almeno è quello che spero) abbiamo ricoverato un paziente shockato e con chiari segni di rigidità della parete addominale. L’ecografia mostrava una enorme quantità di fluido denso nella cavità peritoneale. 
Anche in questo caso abbiamo operato d’urgenza: il liquido peritoneale visto in eco era in effetti un misto di bile e porridge. Ce n’era veramente tantissimo! Le anse erano infiammatissime, piene di aderenze e ricoperte da densi strati di fibrina. 
Il contenuto alimentare in peritoneo mi ha guidato ad analizzare al più presto lo stomaco e lo stomaco, alla ricerca di una perforazione che in effetti ho veramente trovato: si trattava di un’ulcera duodenale perforata. 
Abbiamo fatto la duodenorrafia con attenzione, abbiamo ricoperto la parte suturata di omento ed abbiamo lavato abbondantemente con acqua sterile.
E’ stata una maratona di chirurgia addominale. Ora tutti i pazienti sono vivi ed abbiamo fondate speranze che miglioreranno e saranno dimessi.


Fr Beppe




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