Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 7 gennaio 2015

Stupri di donne e bambine

Sono in ospedale alle 22.45 ed Era mi chiede di visitare con lei una bambina violentata dal padre.
Non ci sono lacerazioni in zona genitale e la cosa mi lascia un po' perplesso. La bimba comunque non è più vergine, quindi è vero quello che dice!. 
La mia infermiera mi dice che la ragione della mancanza di ferite e contusioni sta nel fatto che il padre abusa di lei regolarmente. 
Mi viene da vomitare, ma non mi stupisco più di tanto, in quanto purtroppo casi del genere sono relativamente frequenti, ed a volte pare di cogliere un sottobosco culturale in cui in qualche modo tale cosa è, se non accettata, almeno tollerata. 
La bimba non sta male. La teniamo in ospedale stanotte e facciamo tutti gli esami del caso. Naturalmente riportiamo il caso alla polizia. Qualcosa in me comunque mi suggerisce che quel padre la violenterà ancora in futuro, ed il ciclo vizioso continuerà. 
Nelle ultime 3 settimane i casi di violenza carnale su donne e bambine sono stati molto frequenti. 
Abbiamo avuto una bambina stuprata quattro volte nei quattro mesi precedenti da una persona da lei ben conosciuta... e la madre, presente alla visita, sembrava non saperne nulla o non farci troppo caso. 


Avrei voluto incolpare quella mamma e chiederle che razza di genitrice fosse... ma poi la mia mente è andata a quel maschio adulto che ha perpetrato un abominio simile, e mi sono chiesto se certe persone debbano essere considerate esseri umani o animali con i pantaloni. 
Mi sono sinceramente vergognato di essere un maschio io stesso. 
Nei tre giorni che hanno preceduto il Natale abbiamo avuto bei sei casi di stupro: alcuni erano avvenuti su donne adulte, per strada, mentre tornavano dai campi. In due occasioni si trattava di handicappate mentali: due piccoli angioletti indifesi! Ma con che coraggio un uomo può approfittarsi di una debole mentale che non si sa difendere? 
Proprio pensando a questi angioletti a cui poi alla fine dovremo fare un cesareo perchè con loro è impossibile monitorare il parto naturale, un giorno ho chiesto ad un mio collega: hai mai visto un handicappato mentale grave avere un figlio? Lui ha sorriso compiaciuto e mi ha detto che sarebbe impossibile per un debole mentale concepire un bambino. 
Anche da questo punto di vista - ho pensato - siamo in una società estremamente ingiusta e maschilista: se infatti a nessuna donna verrebbe mai in mente di usare sessualmente un disabile mentale maschio, come mai invece tanti uomini lo fanno con delle povere ragazze che non hanno purtroppo il ben dell'intelletto? Sarà forse che i maschi possono a volte comportarsi da animali, mentre in genere le donne non lo fanno? 
Dite con me una preghierina per queste povere creature stuprate, per il loro trama emotivo e psicologico, per la cicatrice indelebile che avranno per sempre nel loro cuore! 

Fr Beppe 







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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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