Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 10 marzo 2015

Fistola vescico-vaginale...e molto altro

La paziente veniva dal Nord. Le condizioni generali erano molto precarie, con febbre altissima e e malessere generale.
Da lontano si sentiva il tipico odore si urina che accompagna le povere donne affette dalla condizione sopracitata.
Dalla storia si evinceva che la fistola vescico-vaginale si sarebbe verificata nel corso di un cesareo eseguito in regime di emergenza a causa di una rottura d’utero che già aveva ucciso il feto.
La malata aveva un catetere, ma da esso non usciva urina. I vestiti invece ne erano completamente fradici.
Alla visita abbiamo visto una grossa fistola sulla parete vaginale anteriore ed onestamente pensavamo che solo quella fosse l’origine dell’incontinenza.
Incoraggiati dalla presenza di Pietro abbiamo deciso di tentare l’intervento di riparazione della fistola.
La nostra intenzione era di fare un primo tempo transvescicale, riaprendo la ferita chirurgica del cesareo, ed un secondo tempo di scollamento e sutura a strati separati per via vaginale.
Aprendo quella pancia abbiamo però avuto una sorpresa tremenda: l’utero era ancora rotto (forse le suture avevano ceduto!) e la lacerazione era tale che praticamente non esisteva più parete anteriore.


Come avremmo fatto a richiudere? 
C’era poi un sacco di materiale necrotico e di pus.
La donna dormiva sotto anestesia generale, mentre prima dell’intervento il marito aveva negato ogni consenso all’isterectomia, visto che di figli viventi ne avevano solo uno.
Non potevamo quindi assolutamente toglierlo quell’utero anche se suturarlo ci sembrava gravato di altissimi rischi di deiscenza!
Lo abbiamo però ricucito il meglio che potevamo e siamo poi passati alla fase vescicale: abbiamo aperto la cupola ed abbiamo suturato la fistola con una visuale discreta.
Richiudere la vescica non è stato difficile, ma l’utero ci preoccupava molto sia per le condizioni in cui era ridotto e sia per le aderenze che si erano formate ad entrambi i lati e sulle quali avevamo preferito non mettere le mani per non creare danni agli ureteri.
Richiuso l’addome, ci siamo apprestati alla fase vaginale dell’intervento, ma a quel punto ci siamo completamente depressi: la zona della fistola da noi riparata era chiusa ed asciutta, ma urina usciva dalla vagina posteriore con il ritmo pulsatile degli ureteri.
Non era solo una fistola vescico-vaginale, ma anche una sezione degli ureteri (probabilmente da rottura d’utero)!
Ora, davanti a noi c’è una scelta difficilissima da fare e da condividere con i parenti: si tratta di tentare un grosso intervento in cui cercare gli ureteri ed abboccarli alla cute per alcuni mesi, finchè la vescica (ora così tanto martoriata) si riprenderà e ci darà speranza per un reimpianto degli ureteri.
Bisognerà anche decidere cosa fare di quell’utero che forse si riaprirà ancora e potrebbe anche andare in necrosi. 
Un’isterectomia sicuramente potrebbe salvare la vita di quella donna, ma non so se questo è un discorso che lei ed i parenti potranno capire.
Dite una preghiera per noi che dobbiamo decidere per il suo bene.

Fr Beppe


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