Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 16 luglio 2016

I pericoli della tiroidectomia

Ieri avevamo due tiroidectomie.
Una l'abbiamo fatta al mattino presto perchè ci pare il momento
migliore per questo intervento, sia in quanto siamo più tranquilli con l'ambulatorrio e sia anche perchè c'è il personale al completo durante il giorno anche in reparto, e possiamo essere allertati in tempo in caso di problemi.
Poi, con il passare delle ore sono arrivate tante emergenze sia in
sala parto che in altri settori dell'ospedale, per cui la seconda tiroidectomia è iniziata verso le ore 16.30. Era un gozzo enorme, e per di più tutto aderente alle strutture circostanti a motivo probabilmente di pregresse tiroiditi.
Ci abbiamo messo un po' a fare l'intervento, ed allo stesso tempo eravamo anche sotto pressione a causa di chiamate ansiose dalla sala parto dove ci attendevano un cesareo, due parti podalici, una morte intrauterina ed un raschiamento per aborto incompleto.
Subito dopo la tiroidectomia (che abbiamo cercato di fare più in fretta possibile) siamo corsi in maternità per un parto podalico davvero molto difficile, ma alla fine con esito positivo.




Il nostro secondo impegno è stato quindi un raschiamento, perchè la donna sanguinava molto e non poteva attendere... e poi abbiamo iniziato il cesareo in sala piccola.
E' stato merito di Peter se non è successo un disastro: il nostro infermiere si è infatti accorto che il paziente operato di tiroidectomia aveva dispnea importante, che il collo era estremamente edematoso nella regione dell'incisione chirurgcica, mentre dal drenaggio usciva sangue a pressione elevata.
Ci ha chiamati subito facendoci molta fretta.
Abbiamo terminato il cesareo a velocità supersonica e siamo corsi in sala grande con procedura di emergenza estrema, lasciando a Marcella il compito di suturare la cute della mamma cesarizzata.
Abbiamo velocemente riaperto il paziente tiroidectomizzato che Mbabu aveva prontamente sedato con ketamina: c'erano nel collo moltissimi coaguli e tanto sangue fresco che pareva uscire dappertutto...e pensare che quando abbiamo chiuso, l'emostasi pareva molto buona!
Abbiamo tamponato con garze e pian piano siamo andati alla ricerca dei vasi rimasti beanti: abbiamo trovato e chiuso molte piccole fonti di emorragia , ma il sangue continuava a riempire il campo operatorio, finchè  alla fine abbiamo identificato il problema: aveva "mollato" la stutura sull'arteria tiroidea superiore di sinistra.
Fortunatamente siamo riusciti a riprendere il peduncolo ed a legarlo accuratamente.
Quando abbiamo richiuso la breccia operatoria, il campo pareva asciutto e privo di emorragia.
E' stato un re-intervento molto stressante ed ansiogeno, soprattutto quando non trovavamo la fonte dell'emorragia.
Le gambe ci tremavano davvero!
Di notte poi ho dormito pochissimo, disturbato da angosce, sensi di colpa ed ansia.
Poi stamattina presto, ancor prima di andare in cappella, sono passato a vedere se il paziente era ancora vivo: fortunatamente lo era.
L'ho salutato ed ha risposto con una voce abbastanza forte: "Parla e respira... non gli abbiamo fregato i ricorrenti!!!".
Non ci siamo comunque lasciati impressionare dalla complicazione in cui ci siamo imbattuti; abbiamo però ringraziato il cielo che c'era Peter nel turno di notte, e che è stato bravissimo ad accorgersene subito, scongiurando così la morte del paziente.
Oggi abbiamo deciso per una terapia d'urto contro la paura, ed abbiamo messo un'altra tiroidectomia come primo intervento della giornata.

Fr. Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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