Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

lunedì 24 ottobre 2016

La maternità

Il vero collasso in questi giorni lo stiamo vivendo nel reparto maternità, dove la situazione è a dir poco insostenibile, sia di giorno che di notte.
Insostenibile è il carico di lavoro.
Insostenibile la congestione estrema delle camere e dei letti.
Insostenibile anche la logistica: per esempio sovente non abbiamo più vestiti ed alle donne vengono offerte solo traverse con cui si avvolgono al posto della vestaglia, che magari è ancora bagnata nello stenditoio...situazione analoga è quella dei vestitini per i neonati!
La notte rimane comunque la parte più difficile delle 24 ore in cui la nostra maternità ribolle di pazienti, di problemi e di nascite: di giorno infatti abbiamo lo staff al completo; di notte invece abbiamo una sola infermiera che deve seguire sia la maternità che i pretermine del nido.
Le toccherebbe anche la pediatria, dove però è coadiuvata dalla infermiera in servizio in ambulatorio, la quale in questo periodo si occupa della pediatria praticamente da sola.
La sua situazione è comunque terrificante: la media è di almeno 10 parti ogni notte, e poi ci sono le terapia per le cesarizzate, per i travagli pretermine e per i bimbi in incubatrice.
L'infermiera della maternità è davvero sopraffatta nel turno di notte.


Spesso mi ritrovo di notte ad essere chiamato in maternità, non per emergenze, ma semplicemente per troppi parti che avvengono allo stesso tempo: ecco quindi che soventissimo di notte non faccio il medico di guardia in questo periodo, ma l'ostetrica di sostegno.
Naturalmente in una situazione così, ci sono anche molte più sconfitte e momenti dolorosi: ieri sera alle 23 ho perso un bambino nato tre giorni prima con una parto naturale del tutto normale e senza ritardi...chissà qual'è stata la causa del decesso!
Quest'oggi ho dovuto fare due parti con forcipe per donne che non riuscivano a spingere: sono andati bene entrambi, ma un bimbo si è messo subito a strillare e l'altro non ha mai iniziato a respirare spontaneamente nonostante una prolungata rianimazione da parte di Mbabu.
Che mistero! Fai le stesse cose per due pazienti e per indicazioni simili: in un caso va bene e nell'altro no!
E poi è sempre così: mi rimangono in testa i neonati morti e non i tantissimi che invece nascono senza problemi; mi toccano il cuore e mi devastano le donne che singhiozzano per il figlio tanto atteso e già morto in sala parto, mentre le altre che hanno avuto da Dio il dono di una nuova vita se ne vanno a casa tranquille e quasi non destano più la mia attenzione.
Le infermiere della maternità sono bravissime e si impegnano al massimo.
Meno male che in questo periodo abbiamo sia Vera come ginecologa che Giulia come ostetrica: sono aiuti essenziali in un momento davvero estenuante per tutti noi della maternità.
Pensateci in questa nostra battaglia continua ed in questo lazzaretto dove ormai le partorienti dormono anche per terra sui marciapiedi e nelle verande dell'ospedale, perchè in camera di posto proprio non ce n'è più.

PS: nella foto vedete uno che dello sciopero della sanità proprio se ne frega. Lui fa le sue passeggiate e non si preoccupa affatto che la sua linea si perduta per sempre perchè mangia troppo. Qui lo vedete alle cascate di Mbajone

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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