Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 4 ottobre 2016

Una giornata tranquilla

A parte I piu' di 300 pazienti ambulatoriali, senza considerare I reparti che scoppiano e che adesso hanno fino a 3 pazienti per letto e non piu' 2 solamente; a parte la sala parto in continua agitazione dalle 6 di questa mattina ed alle sale operatorie sempre sovraccariche da mane a sera, oggi e' stata una giornata tranquillissima (si fa per dire), soprattutto riguardo all'uso della panga. 
Di pazienti "affettati" dal machete ne abbiamo ricevuti tre: uno siamo andati a prendercelo noi in ambulanza. Era ubriaco e picchiato di santa ragione. Lo abbiamo raccolto in stato di incoscienza e purtroppo fino ad ora il coma permane. 
Il secondo caso e' stato quello di un uomo assalito e colpito sul braccio destro: per fortuna erano coinvolti soltanto muscoli e la sutura non e' risultata cosi' difficile.
Il caso piu' impressionante e' invece stato quello di un uomo con un taglio che ha causato frattura di vari tendini del polso sinistro, ma soprattutto la lesione dell'arteria radiale.. , sanguinava come una fontana. Il sangue raggiungeva il muro e per alcuni momenti e' stato difficile controllare l'emorragia. 
C'e' voluto del sangue da trasfondere d'urgenza e soprattutto e' stata necesaria una corsa contro il tempo in sala per riparare I danni. L'arteria radiale e' stata suturata e ricanalizzata...sacrificarla avrebbe quasi sicuramente provocato dei problemi ischemici alla mano. Poi sono stati riparati I tendini. 


Il fatto davvero impressionante e' stato che, dopo la sutura e la trasfusione, il malcapitato era arzillo e cosi' su di giri da chiedere l'immediata dimissione.
Sempre Chaaria e' questo girone infernale di casi clinici complicati e di tantissimi ammalati che sembrano non finire mai.
La stanchezza spesso fa capolino e pare di non farcela piu'. Anche I nervi a volte sono a fior di pelle ed a volte si dicono parole o si hanno reazioni eccessive di cui ci si pente subito, sia con I pazienti che con I colleghi...ma cosa possiamo farci? Il lavoro e' tantissimo, noi siamo sempre gli stessi sette giorni alla settimana, e, siccome non siamo macchine, talvolta I nervi cedono.
Che fare allora? Scoraggiarsi?
Anche questo sarebbe inutile. L'unica cosa seria e' chiedere perdono a quelli che involontariamente abbiamo offeso e poi continuare a dare semore tutto per gli altri.
San Paolo dice infatti che "la carita' copre un gran numero di peccati"...e questo mi incoraggia sempre.

Fr Beppe


Nessun commento:

Guarda il video....