Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 25 aprile 2017

Come sarebbe bello...

Nella conferenza di Nanyuki ho sentito molto spesso parlare di "medical fraternity". Si parlava della nostra professione come di una grande famiglia.
Mi sento spesso molto confuso, quando ascolto questa frase, perchè, almeno nella mia situazione di vita qui a Chaaria, mi pare davvero irrealistica, utopica, e sovente anche non veritiera.
E' vero che non posso generalizzare e che ho persone che davvero mi vogliono bene anche nel mondo medico della nazione in cui vivo (tra tutti cito solo il Dr Nyaga e la Dottoressa Makandi, ma so che ce ne sono molti altri).
Purtroppo però, nei rapporti quotidiani, spesso prevalgono l'ostilità, l'invidia e la competizione: mi vien da pensare che più che di "fraternity", dovremmo parlare di "competition"...si compete per la fama di chi è il migliore, e soprattutto si compete per guadagnare più soldi.
Il nostro fondatore, San Giuseppe Cottolengo, diceva che dobbiamo temere quando tutti parlano bene di noi, perchè questo sarebbe un segno che il Signore non è contento di noi. Quando invece molti parlano male di noi, allora questo significa che siamo sulla strada giusta.


Beh, diciamo che, da questo punto di vista, a Chaaria siamo in una botte di ferro: infatti non passa giorno senza qualche giudizio negativo, azione diffamatoria, o atteggiamento ostile.
Oggi mi è successo ancora e onestamente mi sento un po' depresso, perchè proprio le persone che dovrebbero essere i miei fratelli nella professione, a volte diventano quelli che parlano male di Chaaria, anche in maniera del tutto infondata o assolutamente fuori luogo.
Riflettevo oggi, dopo l'ennesima esperienza poco amichevole con qualcuno, che sovente cerchi di aiutare i malati dando il meglio di te, e poi ti accorgi che quell'aiuto che hai dato (forse non completamente accettato o compreso) diventa fonte di maggiori problemi e di sofferenza personale per il sottoscritto.
Ormai mi sono convinto che devo dare il massimo, devo fare del mio meglio sempre, e poi lasciare che tutti parlino e dicano quello che vogliono: qualcuno che parla male non mancherà mai (e normalmente lo farà dietro le spalle, in incognito, scagliando la pietra e poi
nascondendo la mano), ma alla fin della fiera poi dobbiamo abbandonarci al Signore, che conosce le nostre intenzioni e ci sa comunque sempre difendere.
Con la foto di gruppo desidero condividere una bella parentesi di tre giorni al Convegno di Nanyuki, in cui ho sperimentato questa benedetta "medical fraternity": come sarebbe bello che i sentimenti di amicizia, rispetto e fratellanza che ho intuito durante quell'occasione formativa, poi diventasssero realtà nella vita reale di tutti i giorni.
Come sarebbe bello che, come professionisti impegnati insieme nella lotta contro le malattie, ci aiutassimo di più e non ci detestassimo a vicenda sempre e solo in nome di quel nemico della fraternità che è il denaro.
Succederà mai?
Non lo so...ma non voglio essere troppo pessimista, perchè a Dio nulla è impossibile.

fr Beppe


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