Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 18 giugno 2017

Pensieri tristi

Ann era stata operata a Chaaria di mastectomia destra due anni or sono.
I margini dell’escissione chirurgica erano negativi ma i linfonodi dell’ascella erano presi.
Le avevamo consigliato di vendere tutto quello che poteva per poter essere sottoposta a chemio e radioterapia, che sono effettivamente molto costose.
Ann sembrava aver capito bene il suo problema ed i rischi che la sua vita correva.
Piu’ volte le abbiamo ricordato che la sua vita era certamente piu’ importante di una mucca o addirittura di un pezzo di terra, e che lei non avrebbe dovuto pensarci su troppo neppure a vendere qualcosa per pagare le cure e sopravvivere.
Purtroppo poi l’abbiamo persa di vista, come normalmente accade con i nostri ritmi vorticosi.
Me la sono ritrovata in sala ieri.
Era stata ricovarata da qualcun altro e ci ho messo un po’ a riconoscerla.
Quello che mi ha colpito e’ stato il fatto che avrei dovuto fare una mastectomia sinistra in una paziente gia’ operata a destra.
L’ho palpata ed ho percepito una massa dura, grande come una albicocca, appena dietro al capezzolo.
Ma quello che mi ha impressionato di piu’ e’ stata la visita del cavo ascellare: linfonodi enormi, duri e fissi.
Mi sono bastate poche parole ed uno sguardo meno distratto alla sua faccia per ricordarmi della mia paziente di due anni prima.



La prima cosa che le ho chiesto d’istinto e’ stata se avesse poi fatto chemio e radioterapia.
La triste risposta e’ stata quella che purtroppo mi aspettavo: “no, perche’ non avevo abbastanza soldi”.
E’ una tristezza infinita per me veder morire di cancro una persona ancora relativamente giovane, semplicemente perche’ non aveva denaro sufficiente per pagarsi le cure.
Se non aveva soldi dopo il primo intervento, non ce li avra’ neppure dopo il secondo.
Noi non abbiamo potenza economica sufficiente per pagare chemio e radio a tutti i nostri pazienti oncologici.
Ho naturalmente fatto la mastectomia sinstra, a cui la donna era psicologicamente preparata.
Ho eseguito una pulizia piu’ radicale possibile di quel cavo ascellare cosi’ malamente invaso da metastasi.
Ma quale sara’ l’aspettativa di vita di Ann?
E quanto questa storia potrebbe essere stata diversa se chemio e radioterapia fossero gratuite o almeno a prezzi abbordabili?

Fr. Beppe Gaido

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