Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


mercoledì 19 luglio 2017

Unknown african man

Questo e’ il modo in cui la polizia identifica un paziente comatoso ritrovato da solo su una strada.
In genere non sanno chi sia, e spesso, anche con le indagini, non si viene a capo di niente: Meru e’ piena di sbandati e di psichiatrici che vivono per strada, per i quali nessuno verra’ a dichiarare l’assenza.
Il nostro “unknown African man” e’ stato trovato dalla polizia con una profonda ferita sul capo. E’ in coma profondo e quindi non possiamo raccogliere alcun dato da lui. Sappiamo solo che e’ giovane, all’incirca sui 30 anni.
Era stato portato all’ospedale di Meru dalla camionetta della polizia, ma non vi era stato ricoverato per motivo dello sciopero.
Ecco quindi che e’ approdato a Chaaria: se un paziente e’ abbandonato, povero e solo, la polizia a chi pensa, se l’ospedale governativo non funziona?
Questo ci fa ovviamente onore in quanto sembra che sia passato benissimo tra la popolazione il messaggio del Cottolengo che ci vuole presenti soprattutto dove ci sono persone del tutto abbandonate.
Sappiamo che tutto quello che faremo per questo ragazzo in coma sara’ assolutamente a fondo perduto e che nessuno ci dara’ mai uno scellino per compensare le spese che sosteniamo; ma questo non importa. Faremo tutto quello che potremo, e speriamo di tirarlo fuori dal coma.


Oggi lo abbiamo portato in sala. Gli abbiamo fatto una bella toeletta chirurgica e gli abbiamo suturato la ferita. Sembra che sia stato picchiato con un bastone.
Il paziente e’ ora sotto mannitolo e steroidi, oltre che antibiotici anti-meningite. Lo stiamo nutrendo con sondino naso-gastrico.
Speriamo che si riprenda.
Pensiamo anche ad una TAC, in quanto, se si trattasse di un ematoma extradurale, lo potremmo anche operare. Le riprese dopo evacuazione sono clamorose e repentine!
Se poi riusciremo a farlo rinvenire, magari finalmente riusciremo a dargli un nome ed a conoscere la sua storia.
Ora e’ nelle mani di Dio, oltre che ovviamente nelle nostre.

PS: nella foto vedete Erick, il nostro clinical officer piu’ anziano.

Fr Beppe


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