Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 21 luglio 2012

Chaaria Town


Chaaria è un piccolo villaggio situato nel distretto di Gatimbi, che fa parte del Meru. Si trova a circa 400 km a Nord di Nairobi, e confina con il distretto del Tharaka.

In senso stretto Chaaria è un mercato, cioè un luogo di scambi e commercio, mentre la maggior parte della popolazione vive in casette costruite all’interno del proprio appezzamento di terreno.
Il territorio in cui Chaaria market si trova si chiama Gaitu ed ha circa 5000 abitanti... e’ come dire che il comune si chiama Gaitu, mentre Chaaria e’ il nome di un quartiere. L’attività principale è l’agricoltura in cui è coinvolto circa il 90% della popolazione. Le colture principali sono: granoturco, leguminose ed arachidi. Negli ultimi anni è stata progressivamente abbandonata la coltivazione del cotone, ora totalmente soppiantata da quella del tabacco, che viene comprato da una multinazionale (la British American Tobacco Company).

A Chaaria, sin dai tempi della colonizzazione inglese, esiste una fabbrica per la concia del cotone, ma la sua attività ora è totalmente ferma.
Il boom economico sperimentato negli ultimi anni è completamente dovuto all’ospedale: molti sono venuti a lavorare da noi. Si sono costruite case in muratura da affittare ai nuovi dipendenti del Centro. Sono aumentati i servizi di trasporto da Meru. E’ nato un fiorente mercato proprio davanti al cancello dell’ospedale.

Pochi hanno l’elettricità a Chaaria e nessuno ha acqua corrente. La strada è sterrata da Meru fino a noi. Circa 25 km, che nella stagione delle piogge diventano quasi impossibili da percorrere a causa del fango.
La popolazione locale è per lo più composta da membri della tribù Meru. La religione principale è il Cristianesimo: a Chaaria ci sono almeno 7 denominazioni cristiane diverse, insieme a varie sette.
Al momento i Musulmani sono una esigua minoranza.
La zona è rurale e relativamente tranquilla anche se non mancano episodi di violenza per lo più dovuti a furto, alcoolismo (bevande locali) o dispute legate al possesso della terra.
Il Cottolengo Centre si trova proprio nel villaggio a 1km da Chaaria market e vicino alla Chiesa Parrocchiale fatta costruire dalla diocesi di Meru con il sostanziale contributo della Piccola Casa di Torino, e dedicata appunto a San Giuseppe Benedetto Cottolengo. La
missione, e in modo particolare l’ospedale, è raggiungibile solo con strada sterrata e, trovandosi appunto in una zona dedita quasi esclusivamente all’attività agricola, viene classificato come “bush hospital”. Serve un’area molto estesa che comprende vari distretti (Meru Central, Tharaka, Meru North, Embu, Isiolo, Marsabit, Wajir).
La gente, in media, viaggia circa 6-8 ore per raggiungere il nostro centro, ed a volte abbiamo pazienti che arrivano da Nairobi, Mombasa o addirittura dal confine con Etiopia o Somalia.

Fr Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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