Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

martedì 28 ottobre 2014

Momenti pionieristici

Le due foto di archivio che oggi propongo ai lettori si riferiscono all'aprile 1998.

Ero arrivato a Chaaria dalla Tanzania da poco più di un mese; era la stagione delle piogge e spesso mancava la luce come anche stasera...
ma allora il vecchio generatore scassato ci lasciava spesso a piedi e dovevamo usare le lampade a petrolio.
Non avevamo alcun letto in quanto Chaaria era solo un dispensario: la paziente nella foto si chiama Karimi; aveva partorito a casa il giorno del venerdì santo e poi era andata in coma.
L'avevano portata a noi ed io avevo fatto l'esame della malaria che era risultato positivo per un'alta densità di parassiti: si trattava quindi del mio primo caso reale di malaria cerebrale in una puerpera.
Per il passato la malaria era stata per me un grosso argomento di studio a Londra, ma in pratica non avevo mai visto nessuno con una malaria cerebrale vera.
La mia prima reazione era stata quella dell'autodifesa, ed avevo detto a Fr Maurizio che bisognava trasportare mamma e bambino a Nkubu perchè noi non eravamo attrezzati per emergenze del genere.


Ricordo che ero salito in macchina anch'io con Maurizio: lui avrebbe guidato la nostra vecchia Land Rover, mentre io sarei stato dietro con la donna in coma ed il suo bambino.
La strada però era pessima a causa delle piogge, ed appena giunti oltre "Chaaria market" ci siamo impantanati inesorabilmente nel fango: le condizioni di viabilità erano tali che non si sarebbe potuto continuare. Non c'era altra scelta e siamo quindi tornati indietro; abbiamo predisposto il nostro primo letto di Chaaria in una stanza del dispensario che veniva normalmente usata solo al martedì per le vaccinazioni e per le visite pree-natali. Il letto lo avevamo recuperato nei magazzini del centro per i disabili.
Ricordo la paura con cui ho prescritto il mio primo chinino in vena; rammento anche il sollievo nel constatare che il neonato era negativo per la malaria.
La risposta di Karimi al chinino è stata sbalorditiva ed alla terza dose era già vigile e cosciente. ho ancora in mente che abbiamo battezzato il bimbo il giorno di Pasqua e con il consenso della mamma lo abbiamo chiamato Pasqualino.
La botta di adrenalina che il successo avuto con Karimi ci ha dato ci ha poi spronato a non fermarci mai più. I letti sono quindi sempre aumentati fino ai 160 attuali.
Nella foto vedete Juliana che lava il piccolo Pasqualino al lume della lampada: Juliana è ancora qui con noi all'ospedale ed è la responsabile della sterilizzazione.
Di Karimi e di Pasqualino non ho più notizie: adesso quel piccolo della foto dovrebbe avere già 16 anni.
Mi commuove pensare agli inizi, al coraggio che ci abbiamo dovuto avere in quei primi tempi: io ero giovane ed inesperto; la struttura era molto limitata; il personale era ridotto all'osso.
Oggi facciamo interventoni di ogni tipo, e certo mi sento meno teso ora che sto per entrare in sala per un altro cesareo, di quanto non mi sentissi allora nel prescrivere il chinino.
Ma è sempre così: si comincia con un piccolo seme.
Il nostro compito è quello di metterci l'impegno e la dedizione. Se così facciamo, il seme sempre cresce in un grande albero.
Certo Karimi e Pasqualino hanno un posto importante nella genesi del nostro ospedale.

Fr Beppe Gaido



Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....