Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 10 gennaio 2015

Se vogliamo avere un futuro

Io credo che, se continuiamo a voler bene ai poveri, a dar loro la priorità, a sacrificarci per loro giorno dopo giorno, la gente continuerà a credere in noi e la nostra opera continuerà ad essere significativa.
I poveri sono il nostro parafulmine e, finchè il nostro cuore appartiene a loro, la nostra azione ed il nostro servizio saranno stabili e duraturi, perchè costruiti sulla roccia e benedetti da Dio.
I problemi cominceranno quando le nostre giornate saranno “vuote” di poveri, quando avremo tanto tempo libero per pensare a noi stessi e poco tempo da dedicare agli altri, quando non ci sacrificheremo più per il nostro prossimo.
Vedere l’ospedale pieno è per me sempre una gioia, non tanto perchè soffro di megalomania, ma piuttosto perchè sinceramente ritengo che, se la gente ci apprezza e si fida di noi, ciò significa che anche Dio è contento di quello che facciamo. Un ospedale deserto mi porterebbe a dubitare che forse il Signore mi stia mandando un messaggio per farmi capire che c’è qualcosa che non va.
Anche i nostri sostenitori saranno con noi finchè ci vedranno donati completamente, mangiati letteralmente dal servizio e dalla stanchezza; se cominceremo ad evitare la fatica, le persone scomode, i lavori pesanti, i servizi che richiedono impegno continuo per ventiquattr’ore al giorno, allora anche i benefattori  pian piano diminuiranno, e noi ci troveremo soli.
Il Cottolengo ci chiedeva di professare il “servizio” come un quarto voto, e tale servizio al povero doveva essere “fino al sacrificio della vita”: umilmente penso che questa dimensione ancora la viviamo in pieno e che questo sia in effetti il segreto di Chaaria.



Da sempre Chaaria è amata ed odiata; è ammirata da qualcuno ma anche osteggiata da tanti; ci sono stati sforzi da parte di persone non buone di far crollare l’ospedale e di provocarne la chiusura, ma Chaaria ancora c’è ed ancora cresce. La stima che la povera gente ha di noi è altissima e la nostra fama arriva lontanissimo, nonostante tanti sforzi da parte di qualche detrattore di sminuire il nostro operato, di sparlare di noi, e di chiamarci ospedale “sotto-standard” o cose del genere.
Questo è sicuramente perchè la missione di Chaaria ed i suoi ideali non appartengono a noi, ma al Signore che ci protegge con la sua Provvidenza: ma io penso che Chaaria piace al Signore proprio perchè non ci risparmiamo e perchè vogliamo donarci completamente e continuamente, fino al sacrificio della vita.
La dedizione e la donazione sono il segreto per il nostro futuro: finchè avremo il coraggio di sacrificarci e spenderci totalmente, finchè non metteremo i nostri diritti personali davanti a quelli dei poveri che bussano alla nostra porta, finchè i nostri reparti saranno pieni e noi saremo presenti con i malati ogni giorno della nostra vita, allora non avremo nulla da temere: Chaaria continuerà ad andare avanti, i benefattori ci sosterranno, i malati si fideranno di noi, e le nostre forze si rinnoveranno ogni giorno.
La nostra motivazione sarà quella che ci manterrà forti ed in salute, impedendoci di crollare.
Questa è per me un’esperienza vissuta e sperimentata giorno dopo giorno: se i miei ideali rimangono alti, se la voglia di donarmi completamente permane forte, allora, anche dopo giornate incredibili ci si sente gratificati e contenti, soddisfatti e ripagati di tutto. Basteranno poche ore di sonno per essere nuovamente freschi ed entusiasti nel ricominciare con quella meravigliosa esperienza di servizio che è la nostra Chaaria.
Il futuro è certamente nelle mani di Dio, ma oso dire che è anche un po’ nelle nostre: il disimpegno, la pigrizia, l’egoismo certamente non portano ad alcun futuro, mentre la fedeltà ai poveri, il servizio incondizionato fino al sacrificio della vita, la dedizione quotidiana e persistente, le motivazioni forti e gli ideali sempre alti sono la nostra certezza morale che possiamo avere una rilevanza nell’oggi ed una continuità nel futuro.
PS: La foto di oggi si riferisce ad un uomo con un grosso ematoma subdurale che stamattina abbiamo operato con successo. Anche questo intervento è per noi un ricostituente, una motivazione a fare sempre di più ed a credere che, se siamo generosi con chi soffre, il Signore sarà sempre la nostra guida ed il nostro sostegno.


Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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