Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


sabato 9 aprile 2016

La patologia tropicale

Ann è una gracile bambina di 13 anni. E’ arrivata oggi pomeriggio da molto lontano. Era accompagnata dai suoi genitori ed aveva tantissimo dolore di pancia. I suoi dicevano che non andava di corpo da quasi due settimane.
Sono venuti con una diretta dell’addome che indicava la presenza di livelli idro-aerei.
L’addome era dolente e di difficile palpazione in quanto la bimba saltava non appena la toccavi. L’ampolla rettale era vuota.
Abbiamo deciso che fosse meglio non rischiare di far passare la notte alla bimba senza aprirle la pancia.
Quello che abbiamo trovato in sala per me è stato invece un quadro abbastanza consueto e patognomonico: il peritoneo parietale e l’intestino erano picchiettati di piccole formazioni dure e biancastre, su uno sfondo molto iperemico ed infiammatorio.
La bimba era febbrile ed anche le anse intestinali erano caldissime quando le prendevamo in mano. Oltre alla picchiettatura miliare su tutti gli organi addominali, abbiamo anche notato che l’occlusione c’era davvero: il digiuno era infatti molto dilatato, mentre l’ileo era vuoto e di diametro assai inferiore. 


Era anche inglobato in tenaci aderenze che creavano matasse intestinali completamente occluse. Le aderenze non solo raggomitolavano le anse tra di loro, ma le appiccicavano saldamente alla parete posteriore, come se ci fosse una potente colla.
Dovevamo quindi scollare e liberare le anse, al fine di permettere il passaggio del contenuto intestinale: lo abbiamo fatto con estrema cautela perchè la parete infiammata avrebbe potuto bucarsi da un momento all’altro, ed una perforazione intestinale in una bambina già così defedata avrebbe potuto significare la morte. Qua e là, mentre scollavamo, notavamo la fuoriuscita di materiale chiaramente caseoso, che abbiamo raccolto per l’esame istologico, insieme and alcune delle masse biancastre.
Ne parlo con Pietro:
“Mando per l’istologico solo perchè è obbligatorio, secondo le raccomandazioni dell’OMS, ma lo so già che si tratta di peritonite tubercolare. Ne ho viste tante così, e, se ne vedi una, poi non te le dimentichi più”.
“E come vanno in genere?”
“Normalmente il decorso è buono, e la terapia antitubercolare risolve completamente la situazione, prevenendo anche la formazione di nuove aderenze. Toccando ferro ed augurando ogni bene a questa bimba, non è mai successo finora di dover riaprire nuovamente una persona già operata per peritonite tubercolare”.
“Hai visto che l’utero e le tube erano completamente ricoperti da questa specie di tubercolosi miliare? Chissà che danni causerà anche a questo livello!”
“Ovviamente la TBC è un’importante causa di infertilità tubarica, ma è anche vero che questo si applica soprattutto ai casi non diagnosticati in tempo e non trattati. Questa bambina è giovane e credo che siamo arrivati alla diagnosi abbastanza in fretta. Speriamo che la terapia medica risolva tutte le aderenze prima che queste blocchino le tube”.

Fr Beppe


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