Chaaria Mission Hospital (Kenya) - Hogar di Tachina (Ecuador) - Missioni di Kerala, Tamilnadu e Karnataka (India)
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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.
Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.
Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".
Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.
Nadia Monari - Infermiera volontaria
Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"
Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini
lunedì 30 maggio 2011
Abbreviazioni a Chaaria
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Manca tanto personale sanitario
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domenica 29 maggio 2011
Vita da ginecologi
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Acute flaccid paralysis
Traffico intenso
Il cacciatore di... noci di cocco
La formazione è davvero importante
venerdì 27 maggio 2011
TORINO : SABATO 25 GIUGNO - PICCOLA CASA ,VIA COTTOLENGO 14 (CHIEDERE DEL PUNTO INCONTRO)
FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO PER I VOLONTARI CHE INTENDONO RECARSI A CHAARIA
TACHINA E PALLURITI
SEZIONE VOLONTARI SERVIZIO SANITARIO
09.00 - 10.00 Medicina Generale : P. LEONCINI
10.00 - 11.00 Anestesia e Rianimazione : C. CIRELLA
11.00 - 12.00 Chirurgia Generale : M. ALBANO
SEZIONE VOLONTARI SERVIZI VARI
09.00 - 11.00 Volontariato generico in Africa / Equador / India : Bruno Castellino -Stefania Peretti
______________________
SEZIONI UNITE :
15.00 - 15.30 La Piccola Casa della Divina Provvidenza (visione DVD)
15.30 - 16.00 Organizzazione dell'associazione - L. Marchisio
17.00 - 18.00 Colloquio di selezione , verifica titoli e lingua inglese
Monica Carello / Stefania Peretti / Silvia Gerlero
Coordinatore : Lino Marchisio
TORINO : SABATO 22 OTTOBRE 2011 - PICCOLA CASA ,VIA COTTOLENGO 14 (CHIEDERE DEL PUNTO INCONTRO)
FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO PER I VOLONTARI CHE INTENDONO RECARSI A CHAARIA
TACHINA E PALLURITI
SEZIONE VOLONTARI SERVIZIO SANITARIO
09.00 - 10.00 Medicina Generale :
10.00 - 11.00 Odontoiatria :
11.00 - 12.00 Infermieristica :
SEZIONE VOLONTARI SERVIZI INFERMIERISTICI
09.00 - 11.00 Volontariato generico in Africa / Equador / India :
______________________
SEZIONI UNITE :
15.00 - 15.30 La Piccola Casa della Divina Provvidenza (visione DVD)
15.30 - 16.00 Organizzazione dell'associazione :
17.00 - 18.00 Colloquio di selezione , verifica titoli e lingua inglese
Reintegrazione
La decisione non e' stata semplice, ed ha richiesto una lunga riflessione, ma alla fine siamo arrivati alla conclusione di permettere a Joel Ntururu ed a John Kiberenge di rientrare definitivamente in famiglia.
Da tempo lo chiedevano. Noi abbiamo fatto alcune indagini. Per Joel si tratta di tornare a vivere con la sua mamma, dove gia' vivono i figli di Joel stesso. Sua moglie infatti se ne era andata subito dopo l'incidente che lo ha reso paralitico. La madre e' contenta di riaccoglierlo e cosi' pure i suoi figli. Noi rimarremo in contatto, pronti ad intervenire nel caso il decubito torni a costituire un problema per Joel.
Per John Kibe la situazione e' piu' complessa in quanto lui praticamente non ha una casa. Ha pero' tre sorelle che si sono incaricate di ospitarlo a tempi determinati.
A differenza di Joel, John non avra' quindi una casa fissa, e sara' un po' palleggiato tra le sorelle. Noi seguiremo la cosa da lontano.
Speriamo che questo esperimento di reinserimento funzioni e sia per il bene dei due nostri ex ricoverati.
La comunita' di Chaaria
Cynthia
Avevo conosciuto Cynthia quasi dodici anni fa, quando era stata portata al nostro dispensario da una mamma disperata: era in coma ed era scossa da terribili convulsioni.
Cynthia e’ stata il mio primo caso pediatrico di malaria cerebrale... allora aveva circa 10 anni.
Ricordo come se fosse oggi, che non le si poteva trovare alcuna vena, e, per la prima volta nella mia vita, sono riuscito ad incannulare una giugulare.
Cynthia e’ stata ricoverata insieme alla sua mamma nel corridoio del dispensario, perche’ allora non avevamo ancora alcun reparto. E’ rimasta in coma per quasi una settimana, ma poi miracolosamente si e’ ripresa senza sequele e senza danni cerebrali.
Da allora si e’ cementata una forte amicizia, sia con me che con la mia mamma, nei mesi in cui mia madre era a Chaaria.
Cynthia passava spesso dall’ospedale dopo la scuola; si sedeva in corridoio, mi faceva un sorriso e poi stava un po’ con me. Se mia madre era a Chaaria, si sedeva accanto a lei senza parlare per ore ed ore.
Piu’ volte poi la piccola Cynthia mi ha invitato a casa sua a pranzo, e sua madre ha sempre visto di buon occhio questa amicizia.
Poi naturalmente Cynthia e’ cresciuta, si e’ fatta il fidanzato, ha finito di studiare ed ha trovato un lavoro a Nairobi. Ci siamo quindi un po’ persi di vista, come e’ normale che succeda.
Me la sono ritrovata davanti agli occhi oggi, e sono scoppiato a piangere senza riuscire a fermarmi.
L’avevano messa in una bara bianca, ma la foto che in chiesa troneggiava sopra il feretro era sostanzialmente uguale a come ricordavo Cynthia alcuni anni fa: occhioni enormi e penetranti, fattezze bellissime... solo che ora i suoi capelli non erano piu’ rasati alla maschietto, ma erano in lunghe trecce che le cadevano sulle spalle.
La mamma mi ha voluto al funerale, e mi ha comunicato personalmente il suo desiderio che io fossi presente alla cerimonia.
Il fatto che una madre che aveva appena perso la seconda figlia (un’altra era stata uccisa dalla malaria celebrale che invece aveva risparmiato Cynthia anni prima), mi ha confuso terribilmente.
Sono stato con Cynthia solo 45 minuti: non potevo di piu’ a motivo dell’ospedale!
Ma la mamma ha apprezzato la mia presenza, cosi’ come il pastore metodista che mi ha voluto vicino alla bara ed ha insistito perche’ parlassi alla sua comunita’ cristiana. E’ stato troppo duro per me, e dalla mia bocca sono usciti solo pensieri confusi, mescolati alle lacrime.
Cynthia era incinta. Aveva trovato un lavoretto a Nairobi. Alcune sere fa, mentre faceva scaldare l’acqua con una resistenza elettrica, e’ stata fulminata da una scossa. Mi hanno detto che l’han trovata accartocciata dalla corrente, ma ancora in piedi, irrigidita dall’elettricita’ e dalla morte.
Non riesco a pensare a che tipo di morte sia stata; a che attimi tremendi deve aver trascorso prima di morire... ma in quel momento non c’era nessuno in casa!
E poi quel bimbo che ora e’ sepolto nel ventre senza vita di Cynthia! Deve essere stato tremendo anche per lui, visto che l’elettricita’ deve aver contratto quell’utero spasmodicamente, fino a sofforare il feto.
Dopo il funerale, mentre a piedi mi recavo nuovamente verso l’ospedale, la gente di Chaaria tentava di consolarmi: “quando Dio chiama, non c’e’ niente da fare... bisogna andare!”
Certamente hanno ragione loro, con il loro fatalismo.
A me ritorna continuamente in mente quel volto di bambina con gli occhioni grossi... un volto che una volta ho tirato fuori dalle contrazioni delle convulsioni epilettiche, ma che ora non rivedro’ mai piu’.
Fr Beppe
Mal d'Africa
Caro Beppe,
sono quasi passati sei mesi da quando sono tornata dal Kenya e mi sembra già un ricordo lontanissimo.
Stento a credere di essere stata lì realmente, talvolta i ricordi di quel mese assumono i contorni irreali e fiabeschi di un sogno. Allora riprendo le foto scattate e cerco di rendere tutto più reale, cerco di dare un contorno più definito ai miei sentimenti, ma questo mi genera ancora più confusione.....nostalgia, ardore, rabbia, voglia di fuga, creano un turbinio dentro di me, come una piccola tromba d'aria che quando scompare mi lascia un sentimento di vuoto. E' questo il mal d'AFRICA? La sensazione di vuoto che si sente dentro? E' questo che fa sì che l'indolente Kenya, con la calma e la lentezza che lo caratterizzano, rosicchi dentro di te un po’ di spazio, come l'acqua che, scorrendo nel ruscello, leviga le rocce sulle sue rive.... e questo spazio non può essere riempito che da altra AFRICA.
Quando sono tornata in Italia la prima cosa che mi ha colpito era la distanza delle cose... tutto mi sembrava enormemente più distante. Qui tutto ha il suo spazio; le cose hanno il loro spazio, le persone hanno il loro spazio, perfino la natura ha il suo spazio preciso: nel giardino, nel prato, nel recinto...è tutto solo uno sfondo, tanti poster appiccicati intorno alla vita di ognuno di noi. In Africa invece, tutto questo non esiste, la natura ti circonda e ti avvolge, diventa parte di te, non ci sei più tu e non c'è più la natura ma ci sei tu nella natura. Non c'è il mio spazio e il tuo spazio, la mia sofferenza e la tua sofferenza, tutto assume una dimensione collettiva che forse rende tutto più accettabile. Magari questa è solo la parziale visione di una Occidentale che, con i suoi fissi schemi mentali, non è riuscita ad entrare nell'essenza delle cose...ma è ciò che ho percepito nel tempo trascorso in Kenya. Non dico che sia stato facile, anzi.... quando l'Africa ti entra dentro non è come un dolce venticello primaverile che passa leggero portando con sè profumi e speranza nel futuro; è piuttosto come un grosso macigno che piano rotola e non lascia spazio per niente altro; si impone… al massimo lo puoi coprire e camuffare ma lui sta lì e lo devi accettare... L'Africa con le sue enormi contraddizioni non la puoi sempre capire; la devi prendere così com'è: con una mamma che cerca di allattare al seno un neonato già morto, con un papà che ha paura di donare il sangue anche se si tratta della vita di suo figlio, con bambine-madri che cercano di abortire figli generati da abusi sessuali… con tutte queste scomode realtà. Ma l'Africa è anche la bellezza infinita dei suoi animali, delle sue terre rosse, dei suoi tramonti, e l'allegria, la semplicità e l'ospitalità della sua gente. L'Africa è smisurata!!!
...con infinito affetto... Rosina