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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari - Infermiera volontaria


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


lunedì 31 ottobre 2011

Progetto Perle nere - Jeremia Maena


Nome: Jeremia Maena

Data di nascita: 1956

Tipo di disabilità: disabilità mentale lieve-media

Data di accoglienza al centro: 16/02/1966

Rapporti con la famiglia: dopo la morte dei genitori, Jeremia non ha più nessun famigliare che lo venga a visitare o che si occupi di lui.

Cenni biografici: accolto nella missione di Tuuru, ancora prima dell’arrivo dei missionari cottolenghini, con l’apertura della missione di Chaaria, Jeremia e’ stato fra i primi ad essere trasferito nel nostro centro.

Note particolari: tipo solitario e dal carattere chiuso, Jeremia e’ un grande lavoratore, soprattutto come aiuto nella nostra cucina centrale, dove instancabilmente pulisce le verdure. Da anni coltiva per conto suo un piccolo pezzettino di terra, all’interno della nostra shamba. Ingegnoso e laborioso, lungo gli anni ha diversificato e cambiato più volte il tipo di coltivazione. Con grande meticolosità “investe” il poco ricavato per migliorare il suo pezzettino di terra e per le sue piccole esigenze personali.

Adottato da: Maria Laura Raccis e Vinicio Podda


domenica 30 ottobre 2011

La nuova Superiora delle Suore a Chaaria: Sr Anselmina Muthoni

Sr Anselmina Muthoni e' oggi stata presentata ufficialmente ai pazienti dell'ospedale durante la celebrazione della Messa domenicale. 
Sr Anselmina ha avuto parole molto belle in cui ha promesso massima collaborazione con tutti, al fine di migliorare sempre di piu' il servizio ai malati, ed anche per rendere la nostra testimonianza sempre piu' rilevante per la Chiesa locale che e' in Chaaria. 
Essa iniziera' domani nel settore ambulatoriale. 
Lavorera' in ospedale a tempo parziale (mattino solamente), per avere disponibilita' per i doveri del suo ruolo di superiora della comunita'. 
La accogliamo con gioia e con cuore aperto. 

La comunita' di Chaaria 




A snake bite

Yesterday we have received a female patient with signs of envenomation after a snake bite in the left medium finger.
The relatives came with the snake which had been previously killed.
Examining the reptile we have classified it as a puffadder which belong to the family of cobra (Elapidae).
The finger had clear signs of the fangs and was swollen and bluish. The general conditions of the patient were good although she was complaining of severe pain and numbness on the affected area. She was also reporting intense asthenia and palpebral ptosis. Those symptoms were clear sing of initial neurotoxicity of the venom.
Heart and lungs were ok and there were no signs of anaphylaxis.
We have immediately admitted the patient for monitoring and treatment.
We have offered a booster dose of tetanus toxoid; we have covered the patient with antibiotics and we have given IV steroids.
Actually the fangs of the poisonous snakes often carry tetanus spores; another important complication is local infection with very destructive cellulites and necrosis. Another danger, above when fingers or toes are involved is the possibility of compartmental syndrome with rapid loss of function due to ischaemia and nerve damage. It is therefore important to avoid tourniquets and compressive dressings; it is also mandatory to perform surgical detention when finger is under pressure.
It would have been the case of giving antivenom, but unfortunately we do not have it.
We have also protected the patient with iv fluids and lasix (possible kidney damage secondary to poisoning).
Because Elapidae can cause blood clotting disorders and bleeding, we have administered Vit K im, and we have instructed our nurses to be on the watch for signs of haemorrhage. To prevent any GIT bleeding, we have covered the patient with iv ranitidine.
The poison can still cause severe and life threatening arrhythmias and the patient is followed up with ECG.
Even daily urinalysis is for us an important tool (together with Creatinine and Urea tests) to detect possible myoglobinuria, which leads to rapid kidney failure.
But our main fear in the case of puffadder poisoning, is a progression of the neuromuscular damage which can lead to paralysis, asphyxia and collapse.
We hope to be able to save the life of the patient.

Br. Dr. Giuseppe Gaido 


Notizie da Tachina

Ciao a tutti,
Il mese do Ottobre è stato alquanto impegnativo ed interessante qui a Tachina.
Come tutti gli anni anche quest’anno i nostri parrocchiani nalla novena di San Francesco d’Assisi, Patrono della Parrocchia di Tachina, sono venuti  all’Asilo per una Santa Messa con gli anziani e condividere con loro alcune ore in allegria ed amicizia. Non sono mancati balli, canti, dolci e tanto buonumore che fa sempre bene a tutti.
Il 2 Ottobre abbiamo celebrato anche la “2ª giornata dei familiari”. Come l’anno scorso anche quest’anno abbiamo invitato alcuni familiari (spesso pronipoti o cugini di 2º o 3º grado!!), a passare una giornata con i loro anziani parenti. Giochi, danze e un buon pranzo per tutti hanno rallegrato la giornata.  Alcuni di loro erano anni che non vedevano il loro congiunto ed è stato emozionante vedere alcune lacrime e sentire parlare di ricordi lontani...È anche questa un’occasione ed uno stimolo per riiniziare con loro una relazione ben coscienti che nessuno  mai può sostituire il calore di una famiglia.


Intanto ci siamo “arrichiti” di due nuovi amici: Borja e Marcos Aurelio. Borja è un simpatico vecchietto di 85 anni che da tempo aspettava un posto all’Asilo, mentre Marcos è un altro “regalo” del nostro Vescovo. 73 anni, cieco, senza una gamba, dializzato. Viene da San Lorenzo e tre volte alla settimana deve andare in un centro di dialisi. Con molta pazienza e carità cerchiamo di inserirlo qui all’Asilo. Lui, abituato a vivere in mezzo alla gente sulla strada,  non accetta questo  nuovo stato di vita fatto di continui spostamenti, diete speciali, nuovo ambiente e soprattutto non accetta  le sue attuali precarie condizioni di salute con assunzione di molti farmaci, insulina e dialisi. Reclama spesso le sue strade di San Lorenzo! Tuttavia siamo fiduciosi che con il tempo, conoscendo nuovi amici qui all’Asilo, s’ambienterà un po’.




In Ottobre abbiamo avuto anche la gioia d’avere qui con noi Fratel Roberto Colico, nostro Vicario Generale. Si è fermato qui a Tachina una settimana. È stato bello condividere con lui i nostri problemi, le nostre speranze, la nostra quiotidianità. Davvero ci siamo confrontati con un Superiore e un Fratello che ha saputo correggerci ed icoraggiarci.
La nuova fisioterapia funziona a tempo pieno da Lunedì a Venerdì e, grazie alla generosità di alcuni amici italiani, ora si può lavorare con delle nuove parallele e una splendida spallira, fatte dal nostro amico  falegname Francisco. Appena avremo dei fondi compreremo  un apparecchio per elettrostimolazione,  uno per ultrasuoni e  per laserterapia. Come dire...continuiamo a sfidare la Provvidenza, ma Lei sa che è per i “suoi anziani”!



Altro lavoro importante aseguito al Centro è stato la pulizia annuale dei pozzi settici, donataci dal Municipio. È un lavoro utile e salutare che si deve fare almeno una volta all’anno. Purtroppo i costi sono elevati e dobbiamo sempre chiedere l’aiuto del sindaco attraverso il Vicariato. Infatti se dovessimo pagarlo totalmente  ci costerebbe più di 700 dollari.


Per il momento mi fermo qui e... a presto per un aggiornamento.



 Fratel Maurizio con i fratelli Pietro e Luciano




sabato 29 ottobre 2011

Leprosy

It is actually very rare to be observed in Chaaria, although we can receive patients with signs of old, healed infection.
They normally present with absent toes or/and fingers; another frequent feature is the lateral eyebrow loss or ‘madarosis’. A good number of them are nearly blind due to previous eye involvement.
Many of them still complain of anesthesia on the affected limbs.
We have now received a patient with an active leprosy (I believe tuberculoid, paucybacillary leprosy).
He shows typical skin lesions (with anesthesia, raised edges, lack of sweating and discoloration), and a clear nerve induration.
The diagnosis has been confirmed with skin biopsy.
According to the WHO guidelines, the patient has been put on multi-drug therapy (Rifampicin, Dapsone, Clofazimine).
We have accepted him, after he has been referred to us from our Sisters in Gatunga Catholic Dispensary (Tharaka).
Apart from offering treatment and close follow up of possible drug side effects, we are also on the watch for promptly identifying and treating reactions and nerve damage.
We have already started counseling sessions on adherence to treatment regimes, and on behaviors the patient will adopt to prevent disability.
One of the reasons of leprosy being nearly eradicated may be the widespread use of the BCG vaccine for TB. In fact there is a substantial cross reactivity between the “bacille Calmette-Guerin” and Mycobacterium Leprae, which has been exploited worldwide in attempts to develop a vaccine against leprosy. The protection is not 100%, but according to many studies can reach up to 56%.

Bro Dr Beppe Gaido



venerdì 28 ottobre 2011

Chaaria ornitologica

Per chi qualche volta ha la testa tra le nuvole come il sottoscritto, a Chaaria puo' capitare di imbattersi in stupendi volatili. 
Spesso per esempio si vede il maestoso ed elegante volteggiare dei falchi, che pigramente si gongolano tra le correnti di alta quota come se fossero degli alianti, prima di tuffarsi in picchiata a caccia di qualche topo o sfortunato gattino. 
Soprattutto al mattino di puo' venire attirati dal tremendo vociare degli ibis, uccelli sacri per gli antichi Egizi. Gli ibis sono decisamente grandi ed abbastanza pesanti e goffi nel loro volare; fanno nidi enormi sulla cima dei sicomori e dei ficus che costeggiano il torrente Guatu, non lontano dalla missione. 
Di tanto in tanto di puo' vedere, posato nella nostra shamba, il maestoso ed elegante serpentario, una gru dalle gambe lunghissime, che si ciba appunto di rettili e che ha bisogno di una lunga pista per il decollo. Se provi ad inseguirlo, lo vedi correre per un lungo percorso sulle gambette esili come lunghe canne di bambu', prima di riuscire a spiccare il volo. 
Ci sono poi svariate specie di uccelli dalle piume variopinte, di cui non conosco assolutamente il nome, ma davanti ai quali rimango estasiato: qualcuno e' piccolissimo come un colibri', ed altri sono grandi come corvi o anche di piu'. 
Non e' infrequente poi imbattersi nel tucano, con il suo becco sproporzionato. Naturalmente non mancano le cornacchie, i merli, le gazzeladre ed i colombi. 
Se sei molto fortunato e lo sai ascoltare, ti puo' capitare di riuscire a vedere anche il picchio. Quello che e' assolutamente raro avvistare e' una rondine, anche in quelli che in Italia sono i mesi invernali. 
Le rondini le ho viste vicino a Nairobi, ma mai a Chaaria. Forse non siamo sulla loro rotta di migrazione. 
Altro grande assente dai nostri cieli e' il passerotto... e non so perche', in quanto la sua distribuzione dovrebbe essere mondiale. Di notte poi ci sono tanti uccelli notturni: di molti ascoltiamo il canto senza riuscire a vederli... ma enormi gufi, eleganti civette e stupendi barbagianni sono un avvistamento piuttosto comune... soprattutto per chi, come me, di notte e' spesso in giro per le emergenze dell'ospedale. 
Il cielo di Chaaria e' senza dubbio molto ricco; e non solo di stelle, ma anche di uccelli; e chi ha uno sguardo attento ne puo' scoprire la accattivante bellezza. 

Fr Beppe Gaido 



Progetto perle nere - George Mutuma


Nome: George Mutuma

Data di nascita: 05/12/1978

Tipo di disabilità: medio-grave disabilità mentale

Data di accoglienza al centro: 21/04/1994

Rapporti con la famiglia: la madre lo ha abbandonato alla data del ricovero, dopo la sua morte non abbiamo più nessun riferimento dei famigliari.

Cenni biografici: di George si sa poco nulla. Nato disabile, la madre lo aveva affidato alle cure della nonna per potersi risposare. Del padre non si hanno notizie, molto probabilmente ha abbandonato la madre prima della nascita di George. Dopo la morte della madre, avvenuta nel 2001, non si hanno più contatti con nessun famigliare.

Note particolari: George, pur non essendo capace di parlare, ha una buona capacità di stringere relazioni affettive significative sia con gli operatori che con gli altri ospiti. Attento a tutto quello che succede al centro, si rende utile in tanti piccoli ma preziosi servizi: dall’accompagnare chi e’ in carrozzina al segnalare ciò che manca nella dispensa. Sempre sorridente, è capace di infondere serenità e gioia a chi lo incontra.

Adottato da: Confraternita Madonna del Rosario


giovedì 27 ottobre 2011

Festa grande dai Buoni figli

E' stata la pioggia a portare qualche piccolo problemino alla grande festa che il nostro Superiore Locale Fr Roberto Trappa ha organizzato al Centro Buoni Figli. 
I ragazzi erano gia' tutti schierati attorno al tavolo imbandito al centro del cortile, quando un violento temporale ha obblicato a "ripiegare sul piano B" in tempo zero... pena l'essere completamente inzuppati da una pioggia che il cielo regalava a secchiate. 
Abbiamo trasportato di corsa le carrozzine nella sala TV... e la festa e' potuta iniziare ugualmente. 
Le ragioni per il ritrovo conviviale di oggi erano tre: 
1) Dare il benvenuto alla nuova Superiora delle Suore Cottolenghine, Sr Anselmina Muthoni, che nella foto vedete seduta vicino a Fr Beppe. 
2) Festeggiare ufficialmente e dare il benvenuto comunitario a Fr Albert che e' in Kenya per due mesi di "visita in famiglia", prima di rientrare in Italia a continuare la sua formazione religiosa. 
3) Celebrare l'onomastico del nostro amato Fiorenzo Meeme, la cui scheda e' apparsa sul blog alcuni giorni fa nella rubrica "Progetto Perle Nere". 
Oltre a Fr Roberto, che e' stato l'anima della celerazione odierna da lui voluta ed organizzata, e che purtroppo non vedete nelle foto, perche' ha scelto esser lui il fotografo... dobbiamo certamente ringraziare le volontarie presenti a Chaaria, e soprattutto Dolores che e' ritratta nella foto ai fornelli, per aver lavorato alacremente dal mattino presto, per rendere il ritrovo "dolcissimo" anche nel senso piu' letterale del termine. 
Il Santo Cottolengo diceva che "l'allegria non ha mai guastato la santita'... e quindi dobbiamo essere sempre lieti nel Signore"... ed e' proprio questo che abbiamo cercato di fare e di offrire ai nostri ragazzi oggi pomeriggio. 
La festa odierna e' stata, allo stesso tempo, un bel momento di famiglia, ed una occasione di promozione umana e di integrazione per i nostri ragazzi: infatti c'eravamo proprio tutti (religiosi, volontari, ospiti, dipendenti). 
E' stata una scorpacciata pantagruelica di ciambelle e di bibite, che hanno fatto bene all'anima senz'altro... anche se non sappiamo quanto abbiano giovato ai nostri livelli di colesterolo e trigliceridi. 

La comunita' di Chaaria 







mercoledì 26 ottobre 2011

Un articolo su "Karibu Africa"... e su di noi

In data 23 settembre 2011, il giornale SARDEGNA 24, ha pubblicato un articolo di Carlotta Comparetti sulla continua e crescente collaborazione tra il gruppo sardo "Karibu Africa" e la Missione di Chaaria (sardegna@sardegna24.net). 
L'articolo ha dato ampia risonanza alle ultime attivita' di raccolta fondi del gruppo coordinato dal Dr Luciano Cara, ed ha anche dato visibilita' all'opera del Cottolengo a Chaaria. 
Da parte nostra ancora un grandissimo GRAZIE a Luciano ed a tutti gli amici sardi che ci hanno sostenuto e continuano ad aiutarci con un impegno direi via via crescente. 
Anche noi, con Luciano Cara, possiamo ripetere che insieme "ci sentiamo a casa". 
Anche ora abbiamo a Chaaria un gruppo nutrito di "amici sardi", costituito da una ginecologa, due anestesiste, una infettivologa e due volontarie per i Buoni Figli. 
Grazie sinceramente di tutto. 

Fr Beppe Gaido 


Buon viaggio, Massimo

Ti ringraziamo di cuore di tutto quello che hai fatto per noi. Insieme a noi ti ringraziano i malati del reparto di medicina che hai seguito e servito con dedizione e generosita'. 
Ti ringraziamo anche per i miglioramenti da te apportati nella gestione delle piaghe da decubito, tuo vero cavallo di battaglia e tua passione. 
Speriamo che tu possa tornare ancora a Chaaria. Non c'e' il due senza il tre. Salutaci i tanti amici che ci seguono e ci aiutano dalle Molinette di Torino. 
Il nostro ringraziamento di trasforma nella promessa della nostra povera preghiera. 

La comunita' di Chaaria 


martedì 25 ottobre 2011

Tramonto

Il sole scende lento. Lo guardo rosso acceso sopra le chiome degli alberi mentre cammino veloce con alcuni volontari. 
Vogliono vedere il tramonto africano almeno una volta, ma a Chaaria non è facile perchè il sole cala dietro alla collina che si trova proprio a ridosso del Centro. 
Dobbiamo raggiungere la sommità del monte in pochi minuti; se no i nostri sforzi saranno vani, in quanto all’ equatore il passaggio tra la notte ed il giorno è molto rapido. 
Il sentiero si inerpica ripido, un venticello leggero fa ondulare le altissime acacie. E’ rilassante camminare e sudare liberi, dopo una giornata intensa di lavoro in ospedale.
Alcuni giovani volontari hanno paura delle zanzare e continuano a spruzzarsi autan, perché sanno bene che al tramonto l’anofele diventa più assetata di sangue. 
"Muga! Mugheni! Jambo! Kwa heri!": La gente, che ritornava alle proprie casette, ci saluta sorridendo un po’ ironicamente e chiedendosi dove mai vadano questi Bianchi che si dirigono verso la sommità ad un’ora così inconsueta e così vicina alla notte. 
Oramai a Chaaria tutti ci conoscono, i nostri volti pallidi sono immediatamente collegati al volontariato, all’ospedale, al servizio dei malati... quindi tutti sono gentili con noi. 
Sono contento di questa passeggiata offerta ai miei amici italiani, pur avvertendo nell'animo la malinconia per la loro partenza del giorno dopo. 
Il cielo è ora infiammato di un rosso vivo che dà una tonalità di colori molto particolari alla natura che si prepara a riposare. Il cancello dell'ospedale è ora piuttosto lontano, ma possiamo ancora vederlo dall’alto, piccolo come se fosse un plastico. 
Si sente il suono delle campane della comunità: è già ora della preghiera, ed io sono di nuovo in ritardo. I pendii delle colline sono già in ombra, le baracche dei venditori chiuse, solo qualche luce balena lontano nella campagna. 
Quello che è più affascinante è che oggi, mentre il sole va a nanna, già vediamo la luna salire sulle colline che imbruniscono. 
Guardo verso oriente e scorgo degli alberi alti e dei boschetti fitti e poi, lontano, la cima di colline azzurre, che si perdono nel cielo della sera: “là c’è Kiamuri, quella piccola maternità che abbiamo visitato domenica scorsa”, dico ai volontari. 
I loro occhi non si staccavano dai bambini, che ci hanno seguiti con curiosità fino alla cima. Ci sono molte lucciole in questa stagione: ci passano davanti e scompaiono come puntini luminosi nel folto dell’erba alta. 
Il nostro sguardo vaga sulla savana contemplando paesaggi che già stanno per essere avvolti dalle tenebre. 
Dolci colline, valli fitte di alberi, altipiani seminati, papaie e bananeti, macchie spinose, vaste pianure appena ondulate, vulcani spenti e ampie radure, estese paludi verdi, canne e giunchi. 
Il cielo limpido della giovane notte è solcato da nubi bianche spinte dal vento. 
Ma ora è troppo tardi: “Ragazzi, dobbiamo tornare di corsa; altrimenti non ci vedremo più nulla, ed abbiamo anche dimenticato di portarci le torce”.

Fr Beppe 


Le medicazioni per ulcere e piaghe


Una delle attivita’ certamente molto importanti per gli infermieri che ci vengono ad aiutarci qui a Chaaria e’ quella della cura di piaghe, ulcere e ferite.
Nei Paesi Tropicali ci sono molti tipi di piaghe: e’ spesso difficile classificarle e molte volte non se ne conosce neppure la causa. Insieme formano un gruppo molto eterogeneo definito: ULCERE TROPICALI.
Sono normalmente cosi’ croniche nel tempo da durare anni o decenni ed essere quindi definite in Kiswahili: “kidonda ndugu” (letteralmente piaga amica), per significare che il paziente e la sua ulcera sono rimasti insieme per cosi’ tanto tempo da diventare amici.
Sono normalmente torbide e spesso infette. A volte sono addirittura ricoperte di larve di mosca che in Inglese vengono difinite maggots.
Spesso hanno una tendenza alla status quo, e con questo intendo dire che ne’ migliorano, ne’ peggiorano, ma continuano a provocare dolore e ad essere causa di invalidita’, oltre che essere una porta aperta per le infezioni, soprattutto se si considerano le condizioni igieniche in cui molto spesso vivono i nostri pazienti. A volte complicano con osteomielite.
Le ulcere tropicali per la maggior parte interessano le gambe, ma possono anche essere trovate in altre parti del corpo (questo e’ il caso per esempio delle ulcere da leishmaniosi cutanea, o bottone d’Oriente).
Tra le cause piu’ frequenti di piaghe riconosciamo:
1)    l’ulcera di Buruli
2)    la piaga tropicale di eziologia sconosciuta
3)    la tubercolosi cutanea
4)    la cellulite o piomiosite suppurata
5)    il piede diabetico
6)    le ulcere flebostatiche in paziente obeso

Da tenere in considerazione e’ il fatto che la nostra fisioterapia segue anche molti casi di paralisi: Guilllain Barre’, TBC osse, esiti di ictus.

Inoltre spesso abbiamo pazienti HIV in stadio terminale.
Queste sono le tipologie di pazienti che sovente complicano con ulcere e piaghe da decubito.
Il volontario infermiere che viene da una struttura sanitaria ben piu’ avanzata di Chaaria potra’ spesso trovarsi un po’ in difficolta’ nel gestire queste patologie, soprattutto per la mancanza di preparati, medicine e strumentario.
Sul mercato non troviamo pomate da usare per favorire la granulazione dei tessuti (esempio: fitostimoline od altro), ne’ si trovano pomate con poteri fibrinolitici da usare su ulcere sporche (come Iroxol o Elase).
Preparazioni piu’ moderne come il duoderm sono introvabili qui da noi.
E’ vero che spesso riceviamo questi preparati dall’Italia, ma il volontario dovra’ tenere conto che a volte puo’ succedere che non abbiamo ne’ pomate, ne’ duoderm.
In questi frangenti, io credo molto nella asepsi e nella disinfezione con potenti preparati in grado di uccidere la maggior parte dei germi (sto parlando del Betadine, che e’ presente a Chaaria). Inoltre per i decubiti sono essenziali i continui cambiamenti di posizione del malato.
Normalmente, quello che consiglio e’ una sequenza che puo’ essere piu’ o meno di questo tipo:
1) se la piaga e’ sporca, cominciamo con acqua ossigenata che poi cerchiamo di asciugare accuratamente per evitare eccessivi danni anche su tessuto granuleggiante.
2)  Lavaggio con acqua fisiologica, seguito poi dalla disinfezione con betadine (naturalmente, se le pomate sono disponibili, le usiamo a seconda della diversa indicazione)
3)  Medicazione chiusa in modo da evitare ulteriore contaminazione o danni da strofinamento da parte delle traverse.
4)  Non supporto molto l’uso di pomate o lozioni antibiotiche locali, che mi pare selezionino germi resistenti a causa della bassa dose con cui il farmaco viene assorbito. Se l’ulcera e’ settica preferisco cicli di antibioticoterapia sistemica.
5)  Abbiamo avuto buoni risultati dall’uso di una pappa che prepariamo con normale zucchero di canna mescolato a betadine: sembra molto efficace per uccidere i germi con meccanismo osmotico; in pratica questa pappa densa richiama liquidi attraverso la membrana cellulare dei batteri, li disidrata e li fa morire.
6)  Ogni volte che sia possibile, a contatto con la piaga applichiamo garze vaselinate che noi stessi prepariamo qui in loco (a volte ne abbiamo anche di preconfezionate dall’ Italia).
7)  Per quanto riguarda le ustioni, la sequenza di medicazione e’ piu’ o meno la stessa. Ma alla fine applichiamo una pomata di sulfadiazine d’argento all’ 1% w/w. Per le ustioni e’ naturamente molto importante l’uso delle garze vaselinate che previene almeno in parte l’adesione della medicazione alla piaga, adesione che sarebbe dolorosissima per il paziente alla medicazione seguente, e potrebbe anche causare il distacco delle cellule neoformate. Proprio per questa ragione io supporto la medicazione quotidiana, anche in considerazione del fatto che i nostri ustionati non vengono tenuti in camera sterile. Quando le garze vaselinate stanno sulla ustione per piu’ di 24 ore, diventano secche e aderiscono.
Quando ci sono aree di necrosi, e’ opportuno organizzare escarectomie e toelette chirurgiche, in cui i volontari potranno contare sulla nostra collaborazione anche dal punto di vista dell’anestesia.
Nel caso di ascessi, grandi aree di piomiosite e morsi di serpente, si procede alla medicazione a piatto con ittiolo finche’ si e’ certi della colliquazione del pus, e poi si organizza una incisione e drenaggio del materiale necrotico. Le medicazioni seguenti seguirenno lo schema sopra descritto ma si lasceranno sempre delle garze sterili imbevute di betadine nelle cavita’ dell’ascesso per impedire la chiusura della breccia cutanea prima della guarigione dal fondo. Gli ascessi e le piomiositi devono guarire sempre per seconda intenzione.
Spesso ricoveriamo casi di osteomielite in cui  facciamo una sequestrectomia. Anche in questo caso la medicazione seguira’ le linee guida degli ascessi. Non permettermo mai che ci sia la chiusura della cuta prima della ricrescita dal fondo.
Al volontario infermiere puo’ capitare di medicare una ferita chirurgica suturata in un paziente che ha un gesso o una doccia gessata: in genere si tratta di ferite con concomitante frattura ossea o rottura tendinea. E’ importante che il volontario si metta in contatto con il dottore o il clinical officer il giorno in cui si tolgono i punti, perche’ normalmente il gesso va rifatto e tenuto per un altro mese in modo da permettere alla frattura o al danno tendineo di guarire.
Nel caso di piede diabetico seguiamo piu’ o meno le stesse modalita’ di disinfezione ed antisepsi che mettiamo in pratica per gli altri tipi di ulcera. In questo caso staremo attenti a riportare al personale di ruolo ogni segno di osteomielite e di gangrena che potrebbero poi portare alla necessita’ di amputazione.
Nel caso un volontario infermiere si trovi davanti ad una ulcera piena di vermi bianchi che si muovono nei tessuti, deve farsi forza e resistere all’inevitabile senso di ribrezzo. Si tratta di maggots, cioe’ di larve di mosche che sono maturate e schiuse negli anfratti della piaga stessa, ed hanno trovato un ambiente favorevole sia come condizioni di umidita’ che di temperatura. E’ una complicazione frequente ai tropici e non significa necessariamente che il nostro ospedale sia sporco o che non ci prendiamo cura dei pazienti. La lotta alle mosche e’ particolarmente difficile in queste condizioni climatiche.
Sara’ comunque opportuno cercare di impedire alle mosche di posarsi su ferite o medicazioni, quanto piu’ sia possibile. Quando i pazienti piagati sono a letto, e’ bene che usino la zanzariera anche di giorno. Quando sono in carrozzina, per prevenire i maggots, ci affidiamo soprattutto a delle medicazioni ben chiuse.
Per rimuovere questi vermi usiamo immergere l’arto e la parte ulcerata in una bacinella piena d’acqua in cui abbiamo aggiunto dell’ euclorina che fa morire le larve. Se invece si tratta di una parte del corpo che non puo’ essere immersa in un secchio (ad esempio il cordone ombelicale infetto di un bimbo nato a casa), si faranno impacchi con acqua ed euclorina, fino a quando le larve saranno morte. Dopodiche’ vanno rimosse manualmente con l’aiuto di garze o di pinze.
Nel post-operatorio, normalmente medichiamo la ferita a giorni alterni. Credo che a questo proposito non ci siano differenze tra quanto facciamo qui e quanto vedete fare nei reparti chirurgici in Italia. La diversita’ principale sara’ forse nei cerotti che abbiamo a disposizione. Normalmente non disponiamo di fixomul e quando ce lo abbiamo, lo usiamo esclusivamente in sala operatoria. La  medicazione serve anche per segnalare al chirurgo qualunque tipo di complicazione (sieroma, suppurazione, deiscenze). I punti vengono normalmente rimossi alternati in settima giornata post operatoria. Se poi la ferita e’ bella asciutta, vengono rimossi completamente in ottava.
Spesso capita di avere pazienti con pulci penetranti (giggers in Inglese) . Sono per la maggior parte localizzate ai piedi e alle mani. Anche in questo caso e’ utile chiedere consiglio ai colleghi infermieri locali sul come rimuoverle senza rompere il sacco. Non bisogna affatto preoccuparsi perche’ quando la pulce penetrante e’ nel soottocute di una persona e’ gia’ morta ed ha gia’ deposto le uova. Il sacco che non vogliamo rompere e’ infatti l’uovo stesso da cui prima o poi spuntera’ una nuova pulce che saltera’ via e vivra’ nella polvere fino al momento di riprodursi nuovamente, quando di nuovo tentera’ di attaccare un poro sudoriparo di un malcapitato passante. Le giggers non danno sintomi superiori a quella che potrebbe dare una spina di legno sotto la pelle ( io me le sono prese parecchie volte). Il problema dei nostri pazienti e’ che ne hanno centinaia e sono infette, e quindi anche piene di pus. Anche per questi malati e’ opportuno disinfettare abbondantemente con betadine, dopo aver rimosso la pulce.
Ecco cari amici infermieri alcune idee di fondo. Sono sicuro di aver dimenticato moltissime cose, e sarei davvero felice se da questo scritto potesse nascere una specie di piccolo forum in cui infermieri gia’ venuti a Chaaria scrivessero loro consigli per completare quello che ho scritto e dare ai futuri volontari qualche strumento in piu’ per non scoraggiarsi quando saranno qui a Chaaria ad aiutarci.

Ciao Fr Beppe


PERMA FOAM

Especially vascular wound

HOW TO USE:
1.     to wash with NaCl 0,9%:
2.     to dry it;
3.     remove oil  on the skin with a spirit around the wound:
4.     apply  a cream;
5.     apply  a dress.


MORE IMPORTANT:


CHANGING DRESS  AFTER 5 OR 7 DAYS

CENTER OF DESEASE CONTROL OF ATLANTA SAID THAT  WOUND ARE   DRESSED  NON EVERY DAYS, BUT  EVERY 4 /5  DAYS



METALLINE DRESS   FOR INFECTED wound

HOW TO USE:
1.     to wash with NaCl 0,9% AND  H2O2 INTO A SIRINGE            to 50%, 
2.     to  dry it;
3.     remove oil  on the skin with a spirit around the wound
4.     apply a cream
5.     apply  a dress


 SUPRASORB  HYDROCOLLOID WOUND DRESSING

For born  and eschar

HOW TO USE:
1.     to wash with NaCl 0,9% AND  H2O2 IN TO A SIRINGE            to 50%;
2.     to  dry it;
3.     remove oil  on the skin with a spirit around the wound;
4.     apply a cream;
5.     apply  a dress;
6.     after apply an hand for making dress stick;