domenica 31 gennaio 2010
Ancora vicende arcaiche che ci toccano da vicino
sabato 30 gennaio 2010
Shamba
Contesto agricolo di Chaaria. Chaaria è situata a 20 chilometri da Meru, in una zona semiarida sotto l’equatore, ed è un villaggio con prevalente attività agricola, con una elevata popolazione, per lo piu’ povera, così che quando le stagioni delle piogge (le grandi piogge di novembre-dicembre, e le piccole piogge di aprile-maggio) saltano o sono carenti, compare lo spettro della fame e della malnutrizione, con le sue vittime, specie tra i bambini.
Da ricordare che la nostra area è definita endemica per una forma malarica altamente mortale. Ricorrenti sono le epidemie di colera, tifo o meningite. Inoltre a Chaaria rimane tristemente alto il numero di malati di AIDS; intere famiglie sono scomparse a causa della malattia.
Le coltivazioni. Le tradizionali coltivazioni resistono sempre: il mais, i fagioli, il miglio sono sempre il piatto africano, ma coltiviamo anche altri legumi più resistenti alla aridità, come Nchugu, Ncabe, Nturuku, ma poco produttivi. Abbiamo introdotto, ma con poco successo, anche i pomodori. Abbiamo un bell’orto da cui raccogiamo insalata, cavoli, carote, rapanelli, zucchini, zucche, ecc
La frutta. La frutta è tutta di stampo esotico: papaia, mango, avocado, cuor di bue, passiflora, passion fruit, guava, ecc; la banana cresce ma rende solo in luoghi freschi, ed ha bisogno di irrigazione. Abbiamo ora anche qualche anguria.
Gli agrumi: arance, mandarini, pompelmi, limoni sono stati piantati fin dal 1984. Siamo giunti ad avere oltre 150 piante produttive; dopo il 1994 la siccità e altre malattie le hanno gradualmente fatte morire, per cui oggi rimangono solo più una ventina di piante produttive.
Abbiamo ripiantato alberi di acacia provenienti da vivai a più riprese ma con esito poco soddisfacente: ne sono stata causa le infestazioni parassitarie resistenti agli insetticidi e ai funghicidi. Sul bordo delle terrazze coltiviamo un tipo di erba (una canna, nyanki in kiswahili) che cresce alta un metro e mezzo, ed è un buon foraggio per il bestiame.
Tra agosto e settembre 2009 abbiamo inoltre ripiantato oltre 100 polloni di banane che, grazie alle piogge e al sistema di irrigazione, promettono bene.
Il sistema di irrigazione. E’ uno dei problemi del rendimento della shamba. Per ora dobbiamo usare l’acqua che pompiamo elettricamente dal sottosuolo, e questo rende l’irrigazione molto costosa, e, soprattutto nei tempi di siccita’ o di carenza di energia elettrica, puo’ interferire con le basilari necessita’ idriche del Centro e dell’ospedale.
Gli animali. E’ questo uno dei settori in cui Sr Florence ha lavorato con piu’ successo, soprattutto mediante l’acquisto di giovani mucche. Essa ha saputo razionalizzare la produzione, ed ora riusciamo addirittura a vendere latte. Inoltre macelliamo i nostri bovini, invece di comprare carne. Altro grande passo avanti e’ stato quello di dare inizio all’allevamento dei maiali, che si nutrono degli avanzi del Centro e dell’ospedale. Abbiamo una coppia di suini che usiamo esclusivamente per generare. I porcellini spesso li vendiamo, ed alcuni li facciamo ingrassare per la macellazione
venerdì 29 gennaio 2010
Il collo dell'imbuto
giovedì 28 gennaio 2010
La vita in reparto
mercoledì 27 gennaio 2010
Oggi riparte Armando
martedì 26 gennaio 2010
Il caso di Antony
lunedì 25 gennaio 2010
USA - Chaaria
domenica 24 gennaio 2010
Una storia vecchia come il mondo ma sempre attuale
sabato 23 gennaio 2010
Parti cesarei a Chaaria nel 2009
venerdì 22 gennaio 2010
Stai calmo
Fr Beppe
Buon Compleanno Fr Beppe
giovedì 21 gennaio 2010
RCU a Chaaria - D and C
MISSED ABORTION | 14 | |
INCOMPLETE ABORTION | 73 | |
RETAINED PLACENTA AFTER ABORTION | 14 | |
RETAIND POC | 52 | |
DUB | 8 | |
SEPTIC ABORTION | 4 | |
RETAINED ABORTION | 3 | |
HYPERTROPHIC ENDOMETRIUM | 6 | |
DIVERSE | 16 |
Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.
Fratel Beppe Gaido