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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari - Infermiera volontaria


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


venerdì 31 dicembre 2010

Buon Anno da Wendy

Oggi pomeriggio, 31 dicembre 2010, sembravano finite le visite ambulatoriali e invece ce n’è stata ancora una, l’ultima dell’anno. E’ entrata Wendy, 4 anni, accompagnata dai genitori che mi hanno dato una lettera di accompagnamento di Ndugu Zangu, la comunità di Oldonyiro che accoglie i bambini operati al cuore a Khartoum. E’ stata la prima, fra i sette bambini di Chaaria, che si è ripresentata nella Missione dopo l’intervento. Non la conoscevo, era stata visitata e selezionata da Fr. Beppe, oggi assente per impegni istituzionali. Era uno dei casi più difficili, una cardiopatia congenita complessa con coartazione aortica e stenosi polmonare.  Lungo la parete toracica anteriore porta la cicatrice dell’intervento, ma ora respira bene, non ha più i problemi descritti nella relazione clinica. 
Ha trascorso un mese a Khartoum per l’intervento e la riabilitazione (le cure sono gratuite), quindi una settimana a Oldonyiro per l’informazione e l’educazione ai genitori, infine il 20 dicembre è tornata a casa. Nei giorni scorsi ha avuto un po’ di febbre così l’hanno portata per un controllo. Proprio un bel modo per finire l’anno. Proprio un bell’augurio di speranza per l’anno nuovo, che Wendy sarebbe contenta di sapere esteso ai lettori e a quanti hanno contribuito a sostenere le spese del suo viaggio.

Pierantonio Visentin
Chaaria


Buon Anno 2011


Nel Signore e con sentimenti di grande simpatia e di immensa riconoscenza, voglio agurare ad ognuno un felice e prospero anno 2011, colmo di tutte le benedizioni di cui avete bisogno. Vi scrivo in un momento di preghiera silenziosa davanti al Tabernacolo, e vi presento tutti al Signore. A Lui chiedo di ricompensare ciascuno di voi per tutto il bene che ci avete fatto in questo anno appena trascorso. Prego per ognuno di voi: lettori, amici, benefattori, membri delle due Associazioni di Torino e di Cagliari, volontari che sono passati da Chaaria, confratelli e Superiori della Piccola Casa.
E’ stato un anno tumultuoso, pieno di eventi e di impegno; ricco di successi e di sconfitte.
Nel mio cuore infatti gli ultimi sei mesi sembrano un decennio, tanto sono stati colmi di eventi, emozioni, sforzi e fatiche.
Se rimango su questa dimensione mi pare che i giorni belli trascorsi in Italia siano solo un pallidissimo ricordo perso in un passato remoto. Ed è già capodanno, momento in cui facciamo un esame di coscienza; ci interroghiamo e tentiamo dei bilanci sull’anno appena trascorso.
Però da un altro punto di vista mi pare che gli anni d’Africa siano volati via. Mi sembra ieri quando ancora ero a Londra, pieno di paura per quello che mi sarebbe capitato nel Continente Nero.
Ecco la dimensione così strana dello scorrere degli eventi, che qui sperimento ogni giorno.
Ripenso a tanti incontri che hanno popolato la mia vita nel corso degli anni. Quante persone sono passate da Chaaria, hanno trascorso con noi un periodo della loro vita, con me hanno percorso un pezzo di cammino: sono stati incontri forti e significativi, anche se devo riconoscere un po’ “spezzettati” in quanto la maggior parte dei volontari con cui ho condiviso molto, mi sono confidato e confrontato, ora sono scomparsi.
Molti però sono rimasti; ritornano a Chaaria o sono attivamente impegnati in attivita’ associative in Italia, scrivono e pregano per noi. Sono veramente nostri amici e per loro in particolare io rendo grazie a Dio. Essi mi danno la forza di non chiudermi e di continuare in questo girotondo in cui incontro persone sempre nuove, mi apro e faccio loro capire i miei sentimenti e le mie debolezze, sperando poi che non spariscano troppo in fretta.
Quante idee sono apparse e scomparse nel corso degli anni. Quanti sogni di trasformare l’umanità hanno infine lasciato lo spazio ad una sorta di umiltà secondo cui oggi mi trovo a pensare che io non devo cambiare niente nel mondo… tutt’al più posso cercare di migliorare un po’ me stesso, se mai ci riuscirò.
Anche spiritualmente il tempo è come il fuoco del fonditore che brucia e fa cadere tutto ciò che era accessorio e non importante, lasciando in piedi solo alcune idee forti che pian piano arrivano a costituire una specie di fulcro su cui costruire la propria vita e per cui anche spenderla.
Ci sono stati tempi in cui a Chaaria si discuteva di grandi tematiche internazionali, o ci si confrontava sulla globalizzazione, o si facevano riflessioni più o meno filosofiche sulla genesi e sul mantenimento del sottosviluppo. Oggi è come se il tempo mi avesse levigato il cuore e mi avesse seccato le corde vocali. Non ho più voglia di parlare, di esprimere giudizi, di proporre soluzioni dall’alto al basso. Adesso credo che l’unica risposta al male che c’è nel mondo sia il silenzio, accompagnato dal nostro impegno serio e costante nel servizio a chi soffre o è nella povertà. Tutti parlano oggi, e forse il parlare ci serve per calmare i sensi di colpa che il silenzio genera nella nostra coscienze. Sempre più do ragione a Padre Peppino Maggioni (Padre della Consolata ora in Paradiso dopo 40 anni di Kenya), il quale mi diceva: “Il vero Missionario entra in una cultura in punta di piedi; per almeno dieci anni sta zitto ed osserva. Poi, potrà con umiltà provare a esprimere anche qualche punto di vista sul positivo o sul negativo della cultura delle persone a cui è stato mandato”.
Ma più profondamente ancora credo che il centro di gravità a cui il Signore mi sta attirando fortemente, giorno dopo giorno e man mano che invecchio, sia l’interiorizzazione del fatto che nel povero che servo c’è Gesù.
Sì, penso che questa sia la semplificazione esistenziale a cui Dio mi sta portando con l’aiuto della “macchina del tempo” che a Chaaria funziona in un modo un po’ strano. Piano piano mi rendo conto che tanti orpelli anche spirituali sono crollati; prendo coscienza di molte cose che per il passato mi erano sembrate centrali nel mio cammino, e a cui ora non credo più o a cui do sempre meno importanza.
Però questa idea-forza non viene meno e cresce giorno per giorno: io ho la possibilità di incontrare il Signore  tutti i giorni nelle persone che hanno bisogno del mio aiuto. E’ una specie di contemplazione nell’attività in cui ho la possibilità di avere Gesù tra le mani tutti i giorni e di servirlo sempre meglio nelle sue necessità fisiche e spirituali.
In tale sforzo mi aiuta moltissimo la spiritualità del Cottolengo quando mi incita a “non farmi chiamare due volte, ma a volare al letto del malato come sulle ali della carità”. Mi ricorda che i malati sono come “la pupilla dell’occhio” nella nostra vita quotidiana; sono la verifica del nostro cristianesimo, in cui abbiamo la quotidiana possibilità di verificare se in cappella abbiamo veramente pregato o se abbiamo solo blaterato parole che poi non sono diventate vita.
Quante cose cambiano con il tempo. Guardare indietro a quanto è successo dà sensazioni contraddittorie: a volte sensi di colpa per le occasioni perdute, per il bene non fatto o fatto male, per le nostre cattiverie a cui spesso ci siamo piegati ed adattati.  Altre volte nostalgia per gli amici che sono stati un po’ persi di vista nella foschia dei mesi che passano, o per un tempo in cui eravamo più giovani e forti, più efficienti e resistenti alla fatica. Talvolta il rimpianto per i periodi in cui eravamo piu’ “approvati” e piu’ al cento dell’attenzione globale. A volte soddisfazione per il cammino percorso; spesso la sorpresa per la mole di eventi che ci sono “passati addosso” e che indubbiamente ci hanno modellato come la mano del vasaio con la creta. Spesso un senso di sollievo nella consapevolezza che il tempo è come un grande medico che fascia tutte le nostre ferite, le addolcisce pian piano, e riesce a ridonare un colore roseo anche ai dolori più lancinanti e ai periodi più oscuri. Ed in ultimo la percezione che invecchiare non e’ poi cosi’ male: si diventa piu’ riflessivi, piu’ “bilanciati” emotivamente, meno irruenti ed intransigenti sulle nostre posizioni, e soprattutto piu’ misericordiosi verso gli altri, considerando tutti gli sbagli accumulati nella nostra vita.
Ma queste riflessioni forse non hanno nulla di nuovo; è solo che ora me ne rendo conto con più chiarezza. Infatti già i Salmi ci dicono che “ai Tuoi occhi mille anni sono come un soffio”, e che “è meglio un giorno nei Tuoi atri che mille altrove”.
Con questi sentimenti vi auguro di cuore un anno nuovo ricco di impegno, di pace e di gioia... e soprattutto completamente orientato a cercare la stella polare attorno a cui focalizzare il nostro anelito di unità interiore e di coerenza.

Fr Beppe Gaido



UN SENTITO RINGRAZIAMENTO ALLE ASSOCIAZIONI

Con viva riconoscenza per il grande lavoro di raccolta fondi portato avanti dalla Associazione Volontari Mission Cottolengo, esprimiamo il nostro grazie prima di tutto al Presidente Dr Lino Machisio e a tutti i membri del Consiglio direttivo dell’Associazione stessa, e poi a tutti i donatori e benefattori che hanno grandemente collaborato a “rimpolpare” le nostre finanze sempre al verde tramite una capillare ed efficace opera di raccolta fondi..
Con la stessa nota di riconoscenza esprimiamo il nostro grazie al Dott Luciano Cara ed a tutti i membri della Associazione “Volontari Sardi”, che con la stessa abnegazione si sono impegnati per gli aiuti economici a Chaaria, che essi hanno primariamente indirizzato alla sponsorizzazione dei nostri Buoni Figli ed al contributo nel pagamento delle spese elettriche della Missione.
Con la promessa della nostra preghiera, e con l’impegno ad una totale trasparenza sul modo con cui usiamo i fondi inviatici, esprimiamo ancora la nostra riconoscenza, ed auguriamo a tutti un BUON ANNO.

Fr Beppe e tutta la comunita’ di Chaaria


giovedì 30 dicembre 2010

Notizie da Tachina, Natale 2010

- Anche quest’anno com’è consuetudine in questo periodo natalizio, molti gruppi sono venuti all’Asilo per un momento di festa e un augurio agli anziani.  Non manca un regalino e la torta per tutti.
Mi piace ricordare i gruppi che ormai ben conosciamo perchè vengono tutti gli anni e alcuni anche in altre occasioni.
Anzitutto il sindaco d’Esmeraldas, Ernesto Estupiñan, con la sua famiglia: dice che è l’unico posto dove porta anche i figli e i nipoti perchè è bene che imparino ad essere solidali con i più poveri e poi qui da noi l’ambiente è sereno. Con il sindaco arriva la stampa e la televisione locale.
Tra le scuole più fedeli  merita un ricordo perticolare la “Sacrado Corazòn” del Vicariato che viene in diverse occasioni con diverse classi e che concludono così  l’attività ricreativa portata avanti tutto l’anno scolastico i sabati mattina.
Ma anche le scuole “Carlos Concha “ e “Dios es Amor” non mancano a questi appuntamenti e sanno offrire bei momenti d’intrattenimanto.
I gruppi più fedeli senz’altro sono quelli della parrocchia “San Martìn de Porres”,  la “Reyna vitalicia de la tercera edad” con le sue amiche, il “Coro Bishara”, le “Damas del Ecuador” , la “Armada del Ecuador” e il fedelissimo gruppo “Amigos del Cottolengo” della nostra Parrocchia di “Santa Marianita”.
A Natale vengono anche alcuni familiari e molte famiglie private portano i loro saluti e i loro doni. Praticamente per un paio di settimane tutti i giorni abbiamo degli ospiti. Certamente per i nostri cari anziani anche queste visite creano un ambiente natalizio.
- Anche quest’anno il 23 Dicembre (che è anche la data dell’apertura dell’Asilo) abiamo avuto la gioia d’avere fra noi il nostro Vescovo, Mons. Eugenio, che ha anticipato la S. Messa di Natale. Grazie anche alla presenza dei sacerdoti che durante l’anno accompagnano le nostre celebrazioni liturgiche (Antonio, Matteo, Adriàn, Silvino) e alla partecipazione delle nostre suore e quelle di Tachina con diversi amici, è stato un momento spiritualmente molto significativo e toccante.
Il Vescovo ha saputo dire parole d’incoraggiamento per tutti: per gli anziani, per i collaboratori,  per noi religiosi e per tutti i presenti.
Ha invitato tutti ad essere uomini e donne di pace con la certezza che la nostra bontà e il nostro servizio  vinceranno sul male e la violenza che ci circonda.
A noi fratelli cottolenghini in particolare ci ha ricordato che rappresentiamo e siamo la Chiesa: ogni nostro gesto, ogni nostro servizio è fatto a nome del Vicariato di Esmeraldas, la nostra Chiesa locale. Quindi abbiamo questa responsabilità che dev’essere anche la nostra consolazione e la nostra forza: con il nostro agire siamo la Chiesa che è in Esmeraldas.
Dopo la celebrazione eucaristica non è mancato un bel momento conviviale animato dei bambini della scuola materna “San Josè Cottolengo” di suor Giusy.
Il Vescovo ha voluto salutare tutti gli anziani uno ad uno e per tutti ha donato una sua parola di Pastore e amico.
- Tra i tanti regali non sono mancati i nostri. Non caramelle e biscotti ma a tutti un indumento utile: chi un pigiama, chi una camicia, chi dei pantaloni...a seconda della necessità.
- Non possiamo dimenticare che quest’anno erano assenti 5 nostri ospiti, già chiamati al premio eterno. Cinque persone ben conosciute che hanno scritto con la loro vita pagine speciali per questa casa. Chi è stato qui sicuramente li ricorda con simpatia. 
Essi sono: Camillo Marconi, Trinidad Marina, Eliseo Lastra, Eliseo Profeta, Rafael Valderrama. Abbiamo sentito la loro mancanza e li ringraziamo per l’amicizia e la simpatia che ci hanno dato.
- A tutti voi i nostri più sinceri auguri di un buon anno nuovo 2011

I fratelli Maurizio, Pietro e Luciano









Notte magica delle Befane - Iniziativa di solidarietà


Ringraziamo l'
Associazione di volontariato Nuovo Gruppo Giovani di Vaglierano (Asti), per l'iniziativa di solidarietà il cui ricavato verrà devoluto alla Missione di Chaaria

"Notte magica delle Befane"

L'evento si si terrà il giorno
Mercoledì 5 Gennaio 2011 alle ore 20.30
a Vaglierano paese







Le origini (seconda ed ultima parte)



[...]...Vennero poi due epidemie di colera a cavallo tra il 1998 ed il 1999. I pazienti arrivavano gravissimi, con diarree profuse ed estrema disidratazione. Qualcuno moriva per strada. Ricordo vividamente una mamma che arrivo’ trafelata nel nostro dispensario… aveva camminato per 4 km, e ci disse di andare in fretta con la macchina a prendere suo figlio che era gravissimo e non riusciva a camminare. Partimmo subito, ma trovammo il giovane morto dietro ad un cespuglio, dove la madre lo aveva lasciato perché troppo debole per continuare. Vedevamo gente morire dopo poche ore dall’inizio dei sintomi. Li vedevi barcollare, accasciarsi a terra e passare a miglior vita nella sala di attesa del dispensario. Anche questa volta ci parve di capire che il Signore ci chiedeva qualcosa di diverso: nella stanza dove facevamo le vaccinazioni apprestammo dunque 4 letti; altri li preparammo in corridoio in modo da arrivare a 10-12.
Moltissimi furono i casi da noi ricoverati durante l’epidemia, e solo 1 ragazzo morì.



Ci fu poi la sofferta decisione di iniziare a trasfondere i bambini anemizzati dalla malaria. Era una vera moria. Arrivavano con delle congiuntive bianche come un foglio di carta, ansimanti e agonici. Tutto quello che potevamo fare era dire loro di andare ad ospedale più grande, perché noi non eravamo attrezzati per le trasfusioni. Spesso però venivamo a sapere che i bambini erano morti per strada prima di arrivare.
Anche qui cercammo di capire che cosa il Signore ci stesse chiedendo. Con L’interessamento di fr Maurizio, fui accolto nell’ospedale camilliano di Karungu (a 800 km da noi). In 10 giorni imparai le tecniche di determinazione del gruppo sanguigno e prove crociate; ritornai a Chaaria ed iniziammo la stupenda avventura delle trasfusioni: da quel momento si videro veri miracoli. Bambini moribondi rinascere dopo poche ore grazie al sangue che ritornava a fluire nelle loro vene; bimbi entrati agonizzanti che mangiavano voracemente dopo poco più di 4-5 ore.


E che dire del primo raschiamento uterino? Maurizio mi chiamò alle 11 di sera per una ragazza con un aborto incompleto. Il sangue era tantissimo. I parenti mi guardavano con occhi imploranti, ma io non sapevo fare un raschiamento. Non avevo mai visto!
Con sofferenza decisi di dire ai parenti di andare ad un ospedale dove ci fossero dei buoni ginecologi. Tutti uscirono ed io andai a letto, non senza un peso sul cuore. Dopo tre giorni decisi di chiedere informazioni (la paziente era infatti di Chaaria): la notizia fu per me un vero shock. Quella bellissima ragazza era morta di anemia, perché i parenti non avevano soldi e dovevano aspettare il giorno di mercato per vendere una mucca al fine di poter pagare l’ammissione in ospedale. Immediatamente decisi che casi del genere non avrebbero più dovuto ripetersi. Fr Lodovico mi disse che gli strumenti ostetrici erano disponibili in magazzino. Io iniziai a studiare, ed il Signore davvero mi ha sempre aiutato, perché i raschiamenti sono sempre andati bene, anche prima che Carmen, ginecologa del Sant’Anna, venisse a Chaaria e mi insegnasse la tecnica corretta.

Storia analoga fu quella dei parti. Non avevamo deciso di iniziare la maternità. A tutte le donne dicevamo che il nostro era un dispensario, e che non avevamo servizi ostetrici. Ma la donna africana ha un’idea quasi onnipotente del medico: il dottore, soprattutto se bianco, deve saper fare tutto!
E quindi non se ne andavano; stavano sedute al cancello e partorivano per terra. Noi poi dovevamo accorrere per il bambino e per assistere le mamme nel post partum. Decidemmo che questa situazione era insostenibile ed iniziammo l’avventura della maternità con tanta incoscienza. Io non sapevo nulla, ma mi affidavo all’esperienza delle infermiere, soprattutto di Beatrix, che è colei che davvero mi ha insegnato quasi tutto in questo campo.


Ma la maternità complicata fu il nostro incubo per tanti anni. Quando il travaglio non progrediva, o ci accorgevamo che c’erano controindicazioni assolute al parto naturale, dovevamo partire alla volta di un ospedale più grande, per portare la mamma in sala operatoria. Spesso le complicazioni avvenivano nelle ore notturne, e solo Dio sa quante volte Fr Lorenzo doveva rischiare la propria vita uscendo di notte, per una strada accidentata nella stagione secca e terribilmente scivolosa nella stagione delle piogge. Solo Dio sa quante volte la macchina è andata fuori strada, o si è rotta di notte, obbligandoci a dormire nell’auto o a tornare a piedi camminando per vari km. Quante volte poi soprattutto Fr Lorenzo ha rischiato di essere attaccato da ladri e malfattori.
La situazione era per noi psicologicamente molto difficile, ma poi la Provvidenza ci mandò Laura, che con coraggio decise di insegnarmi la tecnica del taglio cesareo. All’inizio ci fu tanta paura, ma poi prendemmo la mano ed ora siamo felicissimi di essere in grado di fornire anche questa prestazione alle mamme che vengono da noi fiduciose di essere aiutate anche in caso di complicazioni. E le donne semplici e povere della nostra zona hanno davvero apprezzato questi nostri sforzi, visto che ora abbiamo circa 6-7 parti al giorno, ed una media di 7-10 cesarei alla settimana.

L’ospedale e’ quindi cresciuto sulla spinta della gente, sui bisogni della popolazione, e sovente come risposta immediata a situazioni drammatiche attraverso cui noi abbiamo intuito la voce del Signore che ci chiedeva di fare qualcosa di concreto.
Per questo osiamo sperare che il nostro impegno sia in linea con la volonta’ di Dio, in quanto non ci sono stati piani preordinati a tavolino, ma sempre un impegno nato in risposta ad eventi drammatici che noi crediamo permessi dalla Provvidenza.

Fr Beppe Gaido


Le vie del Signore sono infinite


Ci sara' qualcuno che non ci credera', o altri che diranno che si tratta di autoincensazione, ma Dio lo sa che quanto sto per raccontarvi e' assolutamente vero.
E siccome si tratta della verita', io mi sento chiamato a lodare il Signore che compie meraviglie attraverso le vie piu' impensate, ed usando gli strumenti piu' inadeguati. Non si tratta di vanagloria, ma di gioia vera per quanto Dio puo' operare nel cuore di una persona, anche attraverso un mezzo telematico come il blog.
Il fatto e' molto semplice (e lo racconto in modo anonimo per il rispetto della privacy, ma con il permesso dell'interessato!): una persona con importanti responsabilita' nella societa' civile da tempo legge il blog assiduamente, e, grazie alle considerazioni spirituali sottese a tutte le nostre storie umane, grazie ai riferimenti spirituali veri e propri, ed in particolare grazie agli accenni sulla spiritualita' del Cottolengo, e' ritornata alla fede.
Mi diceva che non credeva piu' in Dio, e non riusciva piu' ad accettare le solite "prediche".
Ebbene, per Natale questo lettore si e' confessato... cosa che non faceva da quando si era sposato 25 anni fa!
Mi ha detto che vuole ringraziare tutti noi che lavoriamo per il blog, perche' gli abbiamo permesso di riscoprire la fede.
Io accetto questi ringraziamenti anche a nome di Nadia, che lo ha ideato e ne e' la vera anima, di Alex, di Fr Maurizio e di tutti coloro che vi collaborano.
Ma soprattutto ringrazio Dio che "sfiora" il cuore della gente attraverso il nostro blog... e grazie a questo nostro lettore che si e' lasciato "toccare" dall'amore di Dio, attraverso le nostre parole.

Fr Beppe Gaido

mercoledì 29 dicembre 2010

Le origini

Forse non molti dei lettori sanno come e’ iniziata l’avventura di carita’ di San Giuseppe Cottolengo.
Lui era prete gia’ da molti anni, ma era come se gli mancasse qualcosa. Una vena di insoddisfazione lo aveva portato sull’orlo di una profonda crisi interiore, che ormai lo attanagliava da tre anni.
Poi un giorno successe qualcosa che cambio’ radicalmente e per sempre il corso della sua vita. Una specie di “telefonata di Dio”, attraverso la quale il Cottolengo ha compreso quale sarebbe stata la strada da percorrere.
Era il 2 settembre 1827, ed una giovane donna incinta stava morendo in una stalla a pochi passi dalla parrocchia dove faceva servizio il Canonico Cottolengo.
Questa donna, di nome Maria Giovanna Gonnet era francese, e, con il marito Pietro Ferrario ed i figli, era in viaggio da Milano verso la Francia.
Giunta a Torino, venne colta dalle doglie del parto. Gia’ allora, la Capitale del Regno Sabaudo era ricca di ospedali, ma le regolamentazioni interne li rendevano altamente inefficienti.
Maria Gonnet fu portata dal marito all’ospedale per la maternita’, dalla quale pero’ venne respinta perche’ febbricitante e affetta “da malattia di petto” (cioe’ da probabile tubercolosi). Ai tempi non c’erano terapie antitubercolari, e la mortalita’ era altissima per questa malattia infettiva. Si puo’ quindi anche comprendere quanto le autorita’ di quell’ospedale fossero preoccupate per un possibile contagio.
Maria venne quindi portata all’Ospedale Maggiore, ma anche qui venne respinta perche’ incinta, ed in quel nosocomio non c’erano reparti di ostetricia.
Intanto le sue condizioni peggiorarono rapidamente: Maria Giovanna partori’ un bambino e subito dopo mori’ in quella stalla nel territorio della parrocchia del Corpus Domini, dove operava don Giuseppe Cottolengo.
Il Canonico fu chiamato per i sacramenti, ed assistette a quella morte assurda: diede l’assoluzione alla donna; battezzo’ il bambino prima che morisse, ma fu totalmente sconvolto dall’accaduto, dalla disperazione del marito e dei figli, dal rifiuto a loro opposto da tutte le strutture sanitarie della citta’.
Il Cottolengo si lascio’ interrogare dall’accaduto. Non scrollo’ le spalle e non volle girare pagina.
Perche’ Dio lo aveva voluto testimone di una scena cosi’ tremenda? Perche’ aveva voluto che quella donna morisse, insieme al pargoletto, proprio davanti a lui? Perche’ aveva dovuto sorbirsi le urla disperate del marito e dei bambini?
Pianse anche lui, e poi prego’ davanti al quadro della Madonna. E pare che sia proprio in quel momento di orazione che il Cottolengo, a 42 anni di eta’, abbia ricevuto la “grazia”, l’ispirazione che poi ha cambiato tutta la sua vita.
E a me piace sintetizzare questa ispirazione in una idea centrale (la “cosa in testa” di cui parlano alcuni biografi): spendere tutta la sua vita per far si’ che casi del genere non si ripetano piu’; aprire una “Piccola Casa” che sia ‘casa’ per tutti coloro che sono abbandonati, rifiutati, non voluti... per motivi economici o per qualunque altra ragione. Essere accoglienti sempre per tutti coloro che non hanno nessuno, in modo che anch’essi possano testimoniare l’amore di Dio Padre Provvidente. Nei limiti della natura umana, cercare di non mandare via nessuno.
Fin qui la storia del nostro Padre Fondatore...


Mi piace ora pensare che anche gli inizi del Cottolengo Mission Hospital, gli anni cioe’ in cui e’ avvenuta la trasformazione da dispensario a ospedale vero e proprio, siano stati costellati da “sms” che il Signore ci mandava attraverso le vicende di tutti i giorni. E credo che noi siamo stati capaci di ascoltare, di non “far finta di niente”... abbiamo dunque preso delle decisioni ed abbiamo operato delle scelte che oggi sono alla base di tutto quanto e’ avvenuto, naturalmente con la benedizione ed il sostegno dei Superiori, senza i quali nulla avrebbe potuto avvenire.
Vi trascrivo alcuni esempi suggestivi di quanto intendo comunicarvi e sono sicuro che anche voi coglierete le analogie.

A Chaaria era un giorno piovoso dell’aprile 1998 quando ricevemmo una mamma che aveva appena partorito a casa e poi era caduta in coma profondo: io feci l’esame della malaria che risultò positivo ad alta densità. Era un caso di malaria cerebrale. La malata si chiamava Karimi; era sporca di fango e sanguinava a causa di una lacerazione post partum. Decidemmo di lavarla, e di riparare la lacerazione che sanguinava molto. Battezzammo il bambino e lo chiamammo Pasqualino, essendo il Venerdì Santo. Poi la paura mi ritornò, ed insieme a Fr Maurizio decidemmo di portare la paziente all’ospedale di Nkubu: noi non avevamo posti letto ed io mi sentivo totalente inadeguato.
Prendemmo la macchina, ma il Signore aveva un altro disegno: appena fuori Chaaria ci impantanammo nel fango, l’auto affondò in un rigagnolo laterale e non ci fu alcuna possibilità di proseguire. Chiedemmo l’aiuto della gente: vennero in molti con le “panghe”, i badili e le zappe; portarono pietre e spinsero la Toyota che faticosamente venne fuori dal fosso con la frizione che puzzava di bruciato. Ritornammo a Chaaria perche’ la strada era impraticabile, e decidemmo che bisognava provare a fare qualcosa. Mettemmo il chinino in vena, e con sorpresa di tutti, la mamma venne fuori dal coma in meno di 48 ore. L’avevamo messa su una branda in corridoio, dove precedentemente c’era una stufa a legna. La donna si riprese e tornò a casa con il suo Pasqualino… l’abbiamo vista dopo due anni,ed era in gran forma insieme al suo piccolino.
L’esperienza ci galvanizzò e pensammo che avremmo potuto anche ricoverare alcuni casi selezionati. La seconda paziente ricoverata si chiamava Monica: aveva un tumore del cuoio capelluto e, dopo la radioterapia, ora aveva un enorme cratere da medicare tutti i giorni. Monica rimase con noi per alcuni mesi finchè il Signore la chiamò a sé. Anche lei dormiva sull’unica branda che avevamo posto in corridoio.
La terza paziente era una giovane maestra di Chaaria: si chiamava Florence.
Venne da noi con chiari segni di AIDS: era magrissima; aveva diarrea continua e non poteva mangiare a causa del mughetto che le occupava tutto il cavo orale. Per molto tempo le offrimmo terapia ospedaliera diurna: andavamo a prenderla al mattino nella sua capanna di paglia e legno, dove la trovavamo tutta sporca di feci; la pulivamo e poi la portavamo in dispensario dove iniziavamo le flebo e le altre terapie endovenose. Alla sera la riportavamo a casa. Quando Florence fu totalmente incapace di camminare (non avevamo farmaci antiretrovirali) ci chiese di essere trasferita in un ospedale più grande, perché a lei sembrava di essere troppo grave per un piccolo dispensario come il nostro. La accontentammo a malincuore perché sapevamo benissimo che là non sarebbe migliorata. Fu Maurizio a portarla. Florence mori’ dopo pochi giorni, ricevendo piu’ o meno le stesse terapie che anche noi avremmo potuto offrirle a Chaaria. Da quel momento decidemmo che i pazienti con AIDS sarebbero stati ricovarati nel nostro piccolo dispensario.
Quanti volti mi passano davanti se penso ai malati di AIDS, che ricoveravamo quando in stato terminale, ed accompagnavamo fino al momento della morte.
Il nostro dramma era la totale assenza di farmaci antiretrovirali, per cui davvero non avevamo nessuna terapia al di fuori di quella di Madre Teresa di Calcutta: l’amore e la dedizione.
Fra tutti, con un tonfo al cuore, ricordo Stella, la bimba orfana di 8 anni, che mi adottò come papà. Non so ancora come mai sia avvenuto. La ricoverai per la prima volta nel 1999, quando ancora gli unici due letti erano in corridoio. Era un ricovero normale, dovuto ad alta densità di malaria e ad anemia grave. Dopo alcuni giorni cominciò ad accettare la flebo o l’incannulamento della vena solo da me. Poi cominciò a chiamarmi: “BABA”, che in kiswahili significa per l’appunto papà. La cosa mi colmò di tenerezza. Il nostro amore crebbe di giorno in giorno, e ci vedevamo spesso, anche quando Stella non era malata. Passava lunghi mesi con noi al Cottolengo, ed in tali periodi conobbe tanti volontari... tra cui anche Nadia. Ebbe la possibilità di vedere il parco del Samburu con i suoi animali (ricordo che pianse quando una scimmia le rubò il panino); la portammo all’aeroporto di Nairobi, e con stupore ammirò la grandezza degli aerei. Però non avevamo farmaci, e la malattia continuava, anche se l’apparenza era sempre quella di una bambina stupenda con i caratteri somatici della razza somala. Un giorno (era marzo 2004) venne portata d’urgenza nel nostro ospedale; io stavo facendo un cesareo che poi si complicò e durò più del previsto. Stella aveva bisogno di trasfusione. Il sangue c’era, ma lei rifiutava di farsi prendere la vena. Voleva BABA. Purtroppo io arrivai tardi, dopo il cesareo. Stella se n’era andata per sempre all’eta’ di circa 12 anni, e a me rimaneva la grande angoscia di non averla più vista, e di non averle risposto quando mi chiamava PAPA’.

Fr Beppe (fine prima parte)

martedì 28 dicembre 2010

Lettera da Monica

…Da pochi giorni sono tornata da Chaaria.. i mille pensieri e le innumerevoli emozioni continuano a girare nella mente senza sosta…
Rileggo sul blog le numerose lettere scritte da chi, come me ha vissuto un periodo più o meno breve in quel luogo meraviglioso e mi rendo conto che le emozioni, nella diversità di espressione personale, sono le stesse…
Al momento le immagini vagano...  Quelle più divertenti: Kimani che decide di iniziare un nuovo mestiere diventando mio personale segretario durante il momento serale di revisione cartelle cliniche; le serate passate a discutere animatamente ma rispettosamente di svariati argomenti con tutto il gruppo e il goffo tentativo di traduzione simultanea in inglese per i componenti non italiani (con uscite comiche degne di nota: ”vado a prenderti il cuscino per la notte” “ ma no, grazie devo ancora finire il primo”…ndr per chi sa…); i momenti di goduto relax a bere una bibita con i buoni figli; le dotte e preziose spiegazioni sui più svariati temi di Antonio; il ritorno all’entusiasmo puro come quello dei  bimbi durante il safari…
E le immagini  più tristi e altrettanto preziose: il pianto inarrestabile di fronte alla morte di un ragazzino che secondo te, non “doveva” o forse non “poteva” morire; l’amarezza per un un parto finito male; l’impotenza per una diagnosi mai accompagnata da una possibile terapia o la rassegnazione per una diagnosi non fattibile per  la mancanza dei più “occidentalmente”banali  strumenti; la rabbia per una realtà che a volte sembra, forse per  stessa rassegnazione di chi la vive, immodificabile…
….Di ogni attimo vissuto ringrazio per l’intensità… Ringrazio per la sensazione di impotenza di fronte alle situazioni più tragiche, o semplicemente  di fronte a una realtà  a tratti inconcepibile, ingiusta, perché grazie a questo sentirmi piccola e inadeguata , ho imparato, o meglio sto cercando di imparare, ad essere più umile…
....Ringrazio per le lacrime di gioia scese grazie a un sorriso dei buoni figli, a un loro abbraccio, al sentirmi così piccola di fronte alla loro grande forza e alla loro diversità capace di insegnare che anche i gesti per noi insignificanti  possono essere fonte di tenerezza e amore profondo..capace di scaldare il cuore ..e far meditare sul senso vero della vita..
Ogni momento vissuto in queste troppo brevi tre settimane è stato e sarà indimenticabile grazie anche alla condivisione con le persone conosciute. Da ognuna di loro ho qualcosa da imparare…e a ognuna devo un grazie… So che chiunque lo conosca potrà però capire perché tra tutte le persone Fr. Beppe merita un ringraziamento particolare..
Spero di riuscire a portar con me anche solo una minima parte di tutta la dedizione, l’amore, l’impegno, la pazienza e la costanza che Brother Beppe mette nel suo quotidiano lavoro…sarebbe sufficiente a rendermi una persona e un medico migliore.
Grazie Chaaria, a presto.

Monica Carello



La bellezza della natura di Chaaria

La natura circostante la zona di Chaaria... video realizzato dal Dr. Andrea Di Stefano...
(per visualizzare il video ed ascoltare l'audio, spegnere la musica del blog premendo il pulsante "off" dell'Ipod posizionato sulla colonna destra del web)






Emergency nuovamente a Chaaria!

Abbiamo avuto conferma dal field officer di Karthoum che il cardiologo di Emergency sara’ a Chaaria per due giorni (il 1° ed il 2 febbraio 2011).
In occasione della loro visita vorranno 15 pazienti al giorno gia’ da noi precedentemente selezionati. Essi quindi faranno il loro screening cardiochirurgico e decideranno la nuova lista d’attesa per il Sudan.
Noi poi ripartiremo con i documenti e con la raccolta fondi per le spese di viaggio.
Infatti Emergency, come gia’ sapete, ci copre tutte le spese dell’intervento, del ricovero e delle terapie post-operatorie... il resto e’ a carico nostro.

Fr. Beppe

Bentornato Dott. Ogembo

Dopo il meritato periodo di vacanze, l’ospedale riaccoglie il Dr James Ogembo, di cui tutti hanno gravemente sentito la mancanza.
La densita’ dei pazienti che affluiscono all’ospedale e’ leggermente ridotta a causa di una inaspettata coda della stagione delle piogge: queste ultime precipitazioni sono comunque molto gradite in quanto salverano in ”extremis” il racolto del granoturco, e rimpolperanno un po’ le magre riserve idriche.

La comunita’ di Chaaria

Mercy precettata d'autorità

A parte il titolo ad effetto, desideriamo ringraziare di vero cuore la nostra Mercy che ora e’ in grande forma ed e’ felicissima della sua bella bambina.
Le abbiamo chiesto di interromprere il suo congedo di maternita’, che unito alle ferie, sarebbe dovuto continuare fino alla fine di gennaio, in quanto la maratona odontoiatrica organizzata dalla Associazione Volontari Mission Cottolengo, si e’ potuta protrarre solo fino alla partenza del dott Giuseppe Farnese.
Gli alti prezzi dei biglietti in questo periodo natalizio hanno probabilmente contribuito al fatto che non siamo riusciti a coprire i turni di volontariato fino al naturale rientro della nostra “dental technologist”.
Ringraziamo di cuore Mercy per la grande disponibilita’ e collaborazione. Essa finira’ le sue vacanze quando ci sara’ un nuovo volontario odontoiatra.
E’ bello quando il nostro staff e’ aperto e collaborante con il bene della Missione, e ne comprende le problematiche non sempre semplici da gestire.
Chiudere il servizio dentistico sarebbe stato infatti una battuta d’arresto per il nostro ospedale. Invece, tenendo sempre il gabinetto ‘odonto’ in attivita’, siamo sicuri che il tam tam fara’ si’ che i pazienti continuino ad essere sempre molti.
“Thanks a lot, Mercy!”
Cogliamo ora nuovamente l’occasione per ripetere il nostro sentito ringraziamento all’Associazione Volontari Mission Cottolengo, per aver risposto generosamente al nostro SOS, e per aver coperto finora l’assenza di Mercy, con altissimi livelli di professionalita’, diponibilita’ e collaborazione.
Rinnoviamo l’invito a nuovi odontoiatri di unirsi alla Associazione per poterci dare una mano in questo settore in cui abbiamo una sola professionista impiegata, la quale quindi ogni anno, con o senza maternita’, avra’ bisogno delle sue vacanze... e sara’ dunque assente per un certo un periodo.

Fr. Beppe



lunedì 27 dicembre 2010

Scene da... Chaaria...

Ringrazio il Dr. Andrea Di Stefano, per avermi inviato materiale video e fotografico di Chaaria, che verrà pubblicato in "piccole dosi" nel nostro blog.

Nadia
















Case report on tetanus

A 17 year-old came to our hospital complaining of neck stiffness and abdominal pain.
He was semiconscious: still able to be awaken but falling back to sleep immediately after. There was fever of 390C and the patient was sick looking. Malaria slide was positive.
Therefore we have admitted the patient with provisional diagnosis of complicated malaria; rule out meningitis.
At past medical history there was a traditional circumcision at home one week before.
At the observation of the operated site there was some necrosis and swelling.
Considering this history the possibility of tetanus came to our mind, but the fact that the muscles of the abdominal wall were not stiff and the fact that the muscular contractions were not triggered by touch or noise made us delay in the definitive diagnosis.
We have performed a lumbar puncture and the CSF (cerebro-spinal fluid) was negative.
Nevertheless we have covered the patient with iv quinine and iv ceftriaxone.
Few hours later the condition has changed rapidly with muscle rigidity and spasms all over the body, trismus, opistotonus. At this moment we have definitely diagnosed tetanus.
We have isolated the boy in a dark and silent room. We have inserted an NGT for rehydration and nutrition. We have stopped quinine and changed antimalarial treatment into im artemisin, in order to have the iv line free for continuous drip of normal saline with diazepam. We have started with a dose of 40mg diazepan over 24 hours, but we have increased up to 60mg/die because the contractions were not receding.
We have also started im phenobarbitone once daily at the dose of 5 mg/kg/die.
The wound was dressed every day with abundant use of hydrogen peroxide (H202) in the hope of killing the remaining anaerobic bacteria in it.
We have stopped ceftriaxone and switched to iv benzylpenicilline + iv metronidazole: this is the antibiotic association WHO recommends for this condition in the developing world.
The patient has passed a calm night although we had to follow recurrent episodes of hypoglycaemia, possibly related to the fact that he was not feeding enough. The fevers were reducing slightly with the use of im paracetamol. We have not noticed hypertension or heart arrhythmia, which may be signs of autonomic nervous system disorder in tetanus.
Our hope was to have found a sufficient dose of diazepam and phenobarbitone, in order to prevent muscular tetanic contractions up to when the toxins could be down-regulated by the synapsis.
But at 10.00 am today the patient has developed a continuous state of muscular contractions involving the intercostal muscles and the muscles of the neck. We could not release this state even with the use of iv ketamine, and we were not able to intubate because of laryngeal spasm.
Rapidly the patient died because of respiratory arrest, secondary to intercostals muscle contractions and laryngeal spasm.


LEARNING POINTS

I)        Traditional male circumcision performed by unskilled personnel carries high risks of mortality due to bleeding or infections, including tetanus. It is our duty to discourage traditional male circumcision outside the hospital.
II)        Many young people in our areas are not fully immunized for tetanus and this is a potential risk for the disease in case of non-sterile procedures.
III)      Tetanus is a bacterial disease caused by an anaerobe; therefore all the wounds which are closed, deep, or necrotic pose a high risk of infection
IV)      The incubation period varies according to the site of injury and it is shorter in severe disease with an average incubation of eight days.
V)       The diagnosis is usually made clinically because we have no possibility of culture and sensitivity for Clostridium tetani. The CSF is always negative.
VI)      Unfortunately in Chaaria tetanus immunoglobulins are not available. They would be of much use to prevent further links of the toxins to the neuro-muscular plaque. We normally give a boost of T.Toxoid, but this is of very little use because the antibody production will start after at least three weeks.
VII)   Metronidazole and Benzylpenicilline should be given to prevent further multiplicationof bacteria.
VIII)   External stimulations such as light or noise should be reduced to prevent precipitation of further spasms.
IX)      Valium and phenobarbitone is what we normally have to treat the spasms.
X)       We have no enough expertise to routinely perform intubation or tracheostomy.
XI)      In our environment the mortality of the disease is extremely high.


Dr Bro Giuseppe Gaido
Clinical Officers
Nursing officers
Cottolengo Mission Hospital. Chaaria


domenica 26 dicembre 2010

E' passato Gesù Bambino

E’ stato un momento di grande gioia per i Buoni Figli.
Natale per loro ha significato anche un momento di grande festa e di tanti regali.
Il culmine della gioia e’ arrivato domenica pomeriggio, quando Fr Roberto Trappa, Fr Giancarlo, Fr Robert Maina, Fr Richard, Sr Joan e Sr Cecilia, i volontari ed i dipendenti hanno organizzato il loro “party”.
C’era musica, c’erano bibite, e c’era una bellissima torta.
Ognuno di loro ha ricevuto un nuovo pullover da “Gesu’ Bambino”, e questo li ha resi felicissimi.
Poi e’ arrivata la sorpresa... Gesu’ Bambino aveva anche un dono comunitario!
“I soliti ignoti”, che per ragioni di umilta’ preferiscono non essere citati, hanno regalato ai ragazzi del Centro un sistema HI-FI con radio, cassette e
‘CD player’. Si tratta di un impianto stereo bellissimo che ci potrebbe ispirare l’idea di una festa in discoteca per i Buoni Figli... chissa’!
Ringraziamo di cuore la Provvidenza ed i “soliti ignoti” per questo grande dono che i nostri ospiti hanno atteso ormai da parecchi anni, dopo che il sistema precedente si era rotto. La musica fa parte della loro vita, e questo regalo e’ certamente graditissimo per loro... lo useranno fino a consumarlo!
Ringraziamo i Fratelli e le Suore che si occupano di questo settore della Missione per il bel momento “alternativo” organizzato per i nostri ragazzi, che non hanno proprio nulla e che vivono nella monotonia piu’ assoluta le loro giornate di diversamente-abili.
Ringraziamo i volontari presenti, che credono nel servizio per gli handicappati, e sono convinti con noi che valga la pena spendere il nostro tempo e le nostre energie per renderli felici.
Ringraziamo ancora i “soliti ignoti” per la loro generosita’ e la loro umilta’: la loro scelta di rimanere nell’ombra e’ pienamente evangelica. Infatti Gesu’ ci dice di compiere le nostre opere buone nel segreto, “e Dio, che vede nel segreto, sapra’ come ricompensarci” (cfr Mt cap 5).
Rendiamo grazie a Dio per la giornata soleggiata che ha permesso alla festa di tenersi all’aperto, e lo ringraziamo ancora per un Natale che ci auguriamo abbia portato un po’ di gioia ad ognuno.
Vorrei chiedere anche io un dono a Gesu’ Bambino: gli chiedo di aiutarci a volerci bene, a pensare sempre e solo bene degli altri, a rifiutare la maldicenza come una erbaccia da estirpare dal nostro cuore e dalle nostre vite. Pensar bene, parlar bene, “usare solo parole che possano servire per la vicendevole edificazione” (cfr San Paolo)... questa e’ la mia preghierina al Bimbo di Betlemme.


PS: idealmente ci uniamo ai ragazzi del Reparto Buoni Figli della Piccola Casa di Torino, dove oggi si celebra la festa patronale della “Sacra Famiglia”.
Oggi poi preghiamo per tutte le famiglie dei nostri lettori, dei nostri volontari e dei nostri benefattori ed amici. Che Dio li benedica tutti e li protegga da ogni male in questa festa della famiglia.
Porgiamo gli auguri a tutti gli Stefano che oggi ci leggono.

Fr Beppe Gaido e la Comunita’ di Chaaria