AlberiStagioniStriscia.gif

Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari - Infermiera volontaria


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


giovedì 31 marzo 2011

Che trauma la nascita

... sono nata da due giorni e non ho ancora visto la mia mamma. Non ho un nome, perchè da noi è il clan che si riunisce e decide come mi chiamerò. Non so bene cosa sia successo: prima di nascere, da alcuni giorni sentivo di "non trovarmi in buone acque". Per i 9 mesi precedenti avevo nuotato in quel liquido tiepido con tantissima gioia e non avevo avuto alcun problema. Poi di colpo tutto è cambiato. Le acque sono diventate torbide, mi entravano nei polmoni e mi facevano star male. Ad un certo punto ho sentito delle voci che venivano da fuori. Tutti dicevano che la mia mamma (che non vedevo l'ora di conoscere) stava molto male: era tutta gonfia, aveva la pressione altissima e soffriva di convulsioni: io non so di cosa si tratti. So solo che anche l'utero in cui prima nuotavo tranquilla, veniva tutto scosso da un tremolio continuo... Poi avvertivo la mamma rantolare forte.
Ad un certo punto ricordo di aver sentito tutto un rumore di "ferraglia". Avvertivo la voce di una persona che diceva ad una assistente: "taglia qui... tira di là... coagula quella arteria che sanguina". Io naturalmente non vedevo nulla perchè ero dentro le mie acque buie ed un po' torbide. Un po' più tardi si è aperta una breccia nella parte superiore della mia piscina: è entrata una luce tremenda che faceva male agli occhi. Le acque continuavano ad uscire... avevo paura di rimanere a secco. Sentivo il risucchio di un aspiratore, poi la mano di un uomo che mi ha tirato fuori, mi ha preso per i piedi, mi ha sculacciato fino a farmi piangere: era la prima volta che lo facevo... nel passato avevo sempre avuto "acqua in bocca" e non potevo piangere. Mi hanno tagliato il cordone e mi hanno separato dalla mia mamma... che trauma!!! ma perchè mi hanno tagliato il cordone? io non volevo... volevo stare attaccata alla mia mamma per sempre.
Desideravo tanto vederla la mia mamma... ed invece ho visto solo estranei coperti di lunghi vestiti verde scuro, maschere e cappellini. La mia mamma era tutta avvolta di teli azzurri e non ho neppure potuto attaccarmi al suo seno. Quello che ho capito però è che la mamma sta molto male: il suo respiro faceva veramente paura: rantolava come una vecchia che sta per andare al cimitero.
Da allora non me l'hanno ancora fatta vedere. Sto in questa strana casetta di plastica: è calda - devo ammettere - anche se nell'utero stavo meglio. Poi, avendo ora il cordone legato da uno strumento che sembra una di quelle pinze per stendere i panni, ho in realtà sempre fame... ma dov'è il seno della mamma? Mi nutrono con il biberon e mi danno latte in polvere... che schifo!
Però stamattina ho sentito il dottore che diceva che la mamma migliora e che ora è fuori dal coma: ha detto che forse stasera mi portano da lei, per vedere se è in grado di iniziare l'allattamento. Non vedo l'ora di incontrarla.
Ciao. 
Fr Beppe

Alcuni dati dalla gastroenterologia

Mentre ringrazio Gigi per il grande lavoro di informatizzazione dei dati relativi ad alcuni settori della nostra attivita’ ospedaliera, offro ai lettori il seguente grafico che si riferisce alla percentuale di alcune patologie piu’ importanti diagnosticate con gastroscopia.
Dal grafico si evince che la malattia da reflusso gastroesofageo e’ la piu’ frequente tra i pazienti che richiedono un esame endoscopico, seguita poi dalle gastriti (che, per comodita’ di raccolta dati, ho classificato tutte insieme).
I tumori maligni (confermati istologicamente) costituiscono il 14% delle diagnosi gastroscopiche, e, come gia’ varie volte segnalato, i carcinomi dell’esofago sono molto piu’ comuni di quelli dello stomaco. Nei prossimi giorni mostrero’ un altro grafico con cui si evidenzierà che i carcinomi squamocellulari dell’esofago sono molto piu’ comuni degli adenocarcinomi della giunzione esofago-gastrica.
Le ulcere peptiche costituiscono il 15% delle nostre diagnosi, e per la maggior parte si tratta di ulcere gastriche.
Nella dizione “other” ho collocato varie condizioni morbose piu’ rare (polipi, varici esofagee, gastropatia congestizia dell’ipertensione portale, linfomi, miomi, GIST, ecc).
Solo il 14% dei pazienti a cui era stata suggerita una gastroscopia aveva poi un test completamente negativo.

Fr Beppe Gaido


mercoledì 30 marzo 2011

Lotta contro la malaria: speranze e timori

E’ indubbio che negli ultimi anni abbiamo fatto grandissimi passi avanti nella lotta contro il flagello malarico.
Si calcola che dal 2001 ad oggi, la sola introduzione delle zanzariere distribuite gratuitamente, abbia portato ad una riduzione di incidenza della malattia di circa il 44%. Questo dato e’ andato di pari passo con un drastico calo della mortalita’ infantile al di sotto dei 5 anni di eta’.
Si calcola che siano gia’ 20 milioni le zanzariere distribuite in Kenya da quando il programmA di controllo della malaria e’ iniziato.
Rimane ancora comunque molto lavoro da fare nel campo del convincimento della gente, perche’ e’ fuori dubbio che parecchi non usano la zanzariera, pur avendola ricevuta gratuitamente: sappiamo di contadini che l’hanno usata come recinto del pollaio.
Tutto questo comunque, unito alla distribuzione praticamente gratuita del farmaco antimalarico di prima linea (il coartem in Kenya), ha portato ad una netta riduzione dei casi di malaria complicata anche nel nostro ospedale.
Ma non dobbiamo cantare vittoria troppo presto, perche’ la zanzara anofele e’ un nemico molto piu’ difficile di quanto potremmo immaginare.
Sembra infatti che questo terribile insetto abbia appena fatto un altro gigantesco salto evolutivo che potrebbe porre dei punti interrogativi su tutti i programmi di eradicazione.
Come tutti avevamo studiato, la femmina dell’anofele si nutre di sangue umano di notte (normalmente dopo le ore 22 e soprattutto verso le ultime ore prima dell’alba).
Ma gia’ da tre anni ci sono state osservazioni che suggerivano un cambiamento delle abitudini alimentari dell’insetto, che ha deciso di nutrirsi molto piu’ presto durante il giorno... prima cioe’ che le persone comuni vadano a dormire sotto le zanzariere impregnate con piretro. Lo stimolo evolutivo a questa mutazione pare sia stato proprio l’impiego massivo delle zanzariere che hanno negato il cibo nelle ore consuete per l’insetto.
Ecco perche’, da tre anni a questa parte, l’insistenza non e’ piu’ soltanto sulla zanzariera, ma anche sull’uso di repellenti sulla cute e sull’impiego di insetticidi nelle case.
La zanzara infatti, come sappiamo dai nostri studi, ha sempre prediletto stare nelle abitazioni, riposare sui muri e pungere le persone in casa (cosiddetto ciclo “interno” o “indoor” nella lingua anglosassone).
Ma circa un mese fa la letteratura scientifica ha segnalato un nuovo ceppo di anofele a ciclo “esterno” (“outdoor cycle” in Inglese ), ceppo che puo’ pungere e nutrirsi di sangue umano sostanzialmente solo all’aria aperta.
Il nuovo tipo di zanzara appena classificato appartiene all’ “anofele gambiae”.
I ricercatori francesi che l’hanno scoperta in Burkina Faso e che l’hanno chiamata zanzara Goundry, dal nome di uno dei villaggi in cui e’ stata identificata, pensano che essa si sia evoluta sotto la spinta mutazionale costituita dalle misure di controllo “indoor” (cioe’ dentro le case).
Pare anche che il nuovo sottotipo di insetto, oltre che nutrirsi all’aria aperta e non nelle case, sia anche piu’ suscettibile all’infezione malarica... e questo potrebbe essere un nuovo grave problema nell’eradicazione della malattia.
La capacita’ evolutiva dell’anofele e’ davvero impressionante: infatti ci sono altri fronti in cui la zanzara inizia a causare preoccupazioni. Ci sono infatti segnalazioni sul fatto che essa stia diventando resistente a vari insetticidi, particolarmente a quelli basati sul piretro. L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ indica che le anofeline trovate in Kenya siano non solo resistenti ai piretroidi, ma addirittura al DDT.
Chi vincera’ alla fine?
L’uomo o la zanzara?
Speriamo l’umanita’... ma  la lotta e’ ancora lunga, e tanti ancora moriranno.

Fr Beppe Gaido

Fonti
Gatonye Gathura, Stella Cherono, in Daily Nation, 30/3/2011



martedì 29 marzo 2011

Amici di penna

Caro Fr. Beppe,
spero che tu stia bene. Desidero solo informarti che gli alunni di Passatore hanno terminato le letterine in inglese per i loro amici di penna. Attendiamo che nei prossimi giorni una delle volontarie, che abita proprio a Passatore, venga a ritirarle.

Un grande saluto, Claudia



Ringraziamo di cuore i bambini della scuola elementare di Passatore (CN) che continuano ad essere interessati all'iniziativa PEN FRIENDS tra la loro scuola e la Chaaria Primary School.
Attendiamo con gioia l'arrivo delle lettere, e siamo sicuri che i bambini della scuola di Chaaria sarano altrettanto felici nel rispondere, e nel conoscere sempre meglio degli amici dalla pelle diversa... ma dal cuore altrettanto caldo.

Fr Beppe Gaido

David è stato sepolto

Oggi c'e' stato il funerale di David Mbaabu.
Molte suore ed alcuni Fratelli lo hanno accompagnato nell'ultimo viaggio verso la "Casa del Padre".
E' stato un funerale intenso e reso solenne dalla presenza di una grande folla... ma non si sono versate molte lacrime... forse perche' il lungo Calvario di David aveva preparato la famiglia a questo momento ineluttabile.
Abbiamo cercato di condividere il dolore della nostra Sr Cecilia e dei suoi molti fratelli e sorelle.
Siamo stati vicini al papa' ed alla mamma di David...
Ma la persona che anche oggi mi ha colpito di piu' e mi ha edificato nuovamente nella sua forza stoica e' stata Purity, la moglie di David.
Aveva addirittura la forza di ringraziare tutti per la vicinanza e per l'affetto; non ha versato una lacrima, anche se i suoi occhi erano di color rosso fuoco.
I bambini di David invece erano ignari, e giocavano qua e la', senza rendersi conto di chi ci fosse in quella strana cosa a forma di parallelepipedo che veniva calata nella terra.
Una prima parte della nostra missione e' stata compiuta: abbiamo assicurato a David tutte le cure che umanamente era possibile offrirgli qui in Africa.
Ora ci rimane ancora la seconda parte: quella di aiutare Purity a terminare la scuola alberghiera, in modo che possa trovare un lavoro, mantenere i suoi figli... e, speriamo, rifarsi una vita.
David aveva 32 anni, e so che Purity e' piu' giovani di lui.
Prego tanto il Signore che le conceda di ritrovare un po' della felicita' che certamente si merita.
Se qualche buon Samaritano ancora volesse offrire il suo obolo per la scuola di Purity, puo' scrivere o al sottoscritto o a Fr Giancarlo. Ringraziamo tutti anticipatamente.

Fr Beppe Gaido


lunedì 28 marzo 2011

La gettata di cemento

Il cantiere sembra un formicaio. I muratori sono oggi piu’ di 30. Penso abbiano affittato o preso in prestito tutte le carriole che han potuto trovare in Chaaria.
Oggi poi si sono ammodernati moltissimo, affittando da un’altra ditta una betoniera.
Il loro lavoro e’ frenetico. Corrono su e giu’ dai pontili con le loro carrette cariche di cemento appena impastato e lo riversano sull’appezzamento dove sara’ il pavimento della sala operatoria.
Il capomastro li fa rigare dritto e li fa correre dal mattino alla sera... a volte mi sembra persino eccessivo data il caldo soffocante ed il solleone di questi giorni in cui ha smesso stranamente di piovere dopo pochissimi giorni di promettenti temporali.
Quando lo vedo comandare gli operai a bacchetta, mi sento male per loro... mi pare di rivedere alcune scene dell’epopea di “Radici”, ogni volta che Kunta Kinte tentava di rialzare la schiena o rallentare il ritmo nelle piantagioni di cotone.
Meno male che il capomastro e’ un kenyota e non un MZUNGU.
A parte queste piccole condiderazioni di tipo sociologico, sulle condizioni di lavoro di quei giovani uomini (...e qualche donna sfortunatamente non ritratta nella foto), e’ indubbiamente una grande gioia per noi vedere che la sala operatoria cotinua a crescere a ritmi serrati.
E’ una responsabilita’ verso coloro che hanno collaborato economicamente (l'Associazione Volontari Mission Cottolengo e tantissimi benefattori), ed e’ una grande soddisfazione nella speranza che presto potremo operare i nostri malati in un ambiente piu’ dignitoso e sicuro.
Sara’ bello anche offrire ai chirurghi un ambiente di lavoro meno spartano e piu’ corrispondente alle esigenze minime di una chirurgia moderna.

Fr Beppe Gaido








domenica 27 marzo 2011

EMERGENCY: impressions... and Sudanese Emotions



I first of all wish to thank all the people I have met in my two days visit to the “THE SALAAM CARDIAC HOSPITAL” of Khartoum. Everybody has been so kind to me and the welcoming has been wonderful. They have made me feel really at home. I have greatly appreciated the exceptional job carried out by that hospital for such a difficult situation as the heart problems in need of surgery. The quality of services offered is really "first class": theatres are wonderful; ICU extremely well equipped and serviced; wards extremely clean and wonderful with rooms equipped for semi/intensive care; up-to-date radiology and ultrasound departments (even CT scan can be done in that hospital). I have been greatly impressed by the laboratory facilities where they are able to get all the blood they need for such big operations, on top of all the necessary investigations. Even the compound is extremely well kept in the assumption that to the patients we must give the best.

Patients and relatives are taken care from the moment of admission up to about 2 months after the operation... and everything is absolutely free!
The Salaam Hospital puts itself in the position of giver of "excellency treatment", considering that nobody else is doing the same type of operations for the poor, and above all nobody is doing it free.
It is wonderful to see a mother smiling after her child has been saved: the one in the photo comes from a French speeking Country.
But Emergency is also running a wonderful service for childhood health-care through a clinic they have opened at the edge of one of the refugee camps of the city, where the living conditions of the poor are really appalling; also there the services and treatment are free.
I wish to thank very much my friend Dr Elena Giovanella (anesthetist at the Salaam Hospital) who has made me feel like a king, allowing me even to put my feet in the river Nile and to eat in a very nice Ethiopian restaurant.

Then I thank all the other doctors and staff who have been so friendly with me. I thank in a special way Eleonora (field coordinator) who has made it possible form me to have this experience.
I want to finish this short presentation mentioning the fact that the Salaam Hospital has also a place for worship which is supposed to be a space for any spirituality: the hospital serves Africa and Asia, and anybody (Christians; Muslims or worshippers of other religions) can find a room for prayer in it.
I am proud that Chaaria can cooperate with such an effective organization as Emergency.
Emergency is surely helping so many people who otherwise would face suffering and death... and we are with them trying to add our drop of support.

Bro Giuseppe Gaido 





sabato 26 marzo 2011

Una Via Crucis per i nostri giorni

GESU’ MUORE IN CROCE PER LA NOSTRA SALVEZZA

CONTESTO BIBLICO:
“Dopo ore di agonia sul legno della croce, Gesu’ grida a gran voce: ‘Mio Dio, mio Dio, perche’ mi hai abbandonato!’ E quindi, chinato il capo, spiro’”

ATTUALIZZAZIONE
La morte di un “povero Cristo” e’ esperienza quotidiana a Chaaria, ma a volte quel povero Cristo e’ legato a te emotivamente ed allora e’ tutto piu’ duro da accettare.
Oggi e’ andato in Paradiso David Mbaabu, che alcuni di voi conoscevano ed hanno aiutato economicamente. E’ mancato in un letto del nostro ospedale a Chaaria.
David era fratello della nostra Sr Cecilia, e lascia una moglie stupenda e coraggiosa, e tre figli piccoli. A tutti loro le nostre piu’ sentite condoglianze.
Ancora una volta siamo davanti ad un mistero che non possiamo comprendere e che non vogliamo neppure tentare di spiegare.
Lo dobbiamo solo accettare nella fede.
La moglie di David e’ al momento a scuola di catering (scuola alberghiera): una decisione coraggiosa che lei aveva preso subito dopo la notizia che il male di suo marito era incurabile. Purity (questo e’ il suo nome) ha compreso che avrebbe dovuto trovare un lavoro dopo la morte del consorte, ed ha preso la vita “di punta”. E’ una donna eccezionale: sempre sorridente e forte... un vero esempio anche per noi religiosi borbottoni.
Il Calvario di David e’ durato quasi due anni.
Il suo braccio destro aveva iniziato a gonfiare in prossimita’ del gomito, senza storia di trauma.
La sua famiglia ha tentato di tutto. David e’ andato al Kenyatta National Hospital, dove gli era stata fatta diagnosi istologica di sarcoma. Aveva fatto prima radio e poi chemioterapia, ma il tumore non ha risposto a nulla: e’ diventato sempre piu’ enorme e mostruoso (ci sono foto dell’arto di David nell’album fotografico del blog).
A David era stata proposta piu’ volte l’amputazione, almeno al fine di tentare di prevenire metastasi a distanza. Ma lui rifiutava... e lo possiamo davvero comprendere! Era padre di tre figli. Essere privato del braccio destro lo avrebbe reso un handicappato, incapace di provvedere ai suoi pargoli.
Ma e’ stato il dolore lancinante che alla fine ha convinto David all’intervento demolitore. Non trovava sollievo con alcun farmaco.
Purtroppo quando si e’ deciso a farsi amputare, era gia’ troppo tardi: avevamo infatti ormai documentato metastasi ai polmoni ed al fegato. Inoltre la massa dal gomito era risalita fino all’ascella, per cui sia Jesse che il sottoscritto non ci siamo sentiti di fare l’intervento. E’ stato un ortopedico del Kenyatta National Hospital che lo ha operato per noi nell’ospedale di Kiirwa dove e’ rimasto per soli due giorni prima di rientrare da noi a Chaaria: il braccio destro di David era stato disarticolato alla radice (anche di questa fase del suo Calvario abbiamo foto sull’album del blog).
Pure il costoso intervento nell’ospedale sopra citato, come tutte le terapie ospedaliere eseguite a Chaaria sono state completamente pagate da alcuni Buoni Samaritani, i cui nomi sono “scritti nel cielo”, e che quindi non ritengo necessario citare.
Anche la scuola di Purity viene pagata da alcuni lettori del blog, che ringraziamo nella preghiera.
“Dio non dimentica nulla di quanto a lui fate nella persona dei suoi poveri”, diceva San Giuseppe Cottolengo.
Il Calvario di David e’ terminato, ma quello della moglie e dei figli e’ appena all’inizio.
Preghiamo quindi per l’anima di David, ma ricordiamo anche la croce di chi resta.

PREGHIERA
“Signore, ti ringraziamo perche’ ci hai concesso di accompagnare David negli ultimi mesi della sua vita. Ti ringraziamo per tutte le volte che siamo riusciti ad alleviare il suo lancinante dolore fisico, ed in parte anche quello psicologico.
Ti preghiamo di benedire la vedova nel suo sforzo di formazione professionale, e di aiutarla poi a trovare un lavoro che le conceda di sfamare i suoi bambini.
Signore, ti chiediamo che anche per Purity possano ancora esserci delle opportunita’ di felicita’ nel futuro, perche’ certamente se lo merita.
David e’ morto con te sulla croce; sussurra anche a lui quello che hai detto al buon ladrone: “oggi sarai con me in Paradiso”.
La moglie ed i bambini stanno ancora salendo sul Golgota: dona loro tanta forza e coraggio... e ricompensali con il “centuplo”, nei tempi e nei modi che solo Tu sai.”

Fr Beppe

venerdì 25 marzo 2011

Operazioni Cardiochirurgiche a Khartoum

Si tratta di una iniziativa splendida di cui rendo grazie con tutto il cuore a Gino Strada ed a Emergency.
A Kharthoum i pazienti vengono operati gratuitamente, ed il ricovero a volte si protrae anche per uno o due mesi.
Il Salaam Hospital e’ uno stupendo ospedale, che funziona benissimo. E’ tutto assolutamente gratuito ed Emergency offre assistenza sanitaria di primissimo livello, con terapia intensiva dopo gli interventi e riabilitazione cardiochirurgica poi.
Ma per noi che siamo coinvolti sia nella selezione dei pazienti che nella organizzazione del viaggio, i problemi non sono pochi... insieme alle spese.
Ne elenco solo alcuni:
1) molto spesso gli Africani “della campagna” (del bush) non hanno una coscienza chiara del tempo. Capita quindi spessissimo che, nei due giorni in cui abbiamo a Chaaria il team di Emergency, i pazienti da noi selezionati non si presentino. Magari vengono da noi una settimana dopo che i cardiologi di Emergency sono ripartiti. Alle nostre recriminazioni, essi dicono per esempio che non avevano i soldi per il matatu; oppure rispondono con un “sorry” che ai loro occhi dovrebbe mettere tutto a posto. Questi pazienti li chiamiamo defaulters, e li riprogrammiamo nuovamente per la seguente visita di Emergency. Ma poi si presenteranno? Il field officer di Emergency ci ha raccomandato di non arruolare piu’ nessuno d’ora in avanti, se non abbiamo una reperibilita’ chiara. Ci ha quindi consigliato di usare il numero di telefonino come mezzo per chiamarli nei giorni dello screening: sembra infatti che tutti abbiano il telefonino in Kenya... ma invece e’ sorprendente rendersi conto di quanta gente non lo possiede. Ci da’ quindi il numero di telefono di un parente o di un vicino... Funzionera’? Verranno? Staremo a vedere a novembre.
2) Altro dato problematico. Moltissimi sono sprovvisti di certificato di nascita e di carta di identita’. Senza di essi non e’ possibile avere il passaporto, il VISA ecc. Noi diciamo loro di procurarsi questi due documenti, facilmente reperibili in un ufficio di Meru, e poi con essi di recarsi ad Oldonyiro, dove la organizzazione NDUGU ZANGU provvede poi al passaporto. Ma moltissimi spariscono... non li vediamo piu’ e non si recano ad Oldonyiro, anche se li stimoliamo con messaggi telefonici.
3) Penso che in tanti giochi la paura... lo vedo anche con la chirurgia generale che facciamo a Chaaria: quando diciamo ad una persona che la soluzione e’ un’operazione, spesso scompare.
4) In molti ritengo che l’elemento determinante sia l’ignoranza: non si rendono conto fino in fondo della gravita’ della situazione, e non prendono davvero seriamente l’indicazione all’intervento chirurgico.
5) Da parte di NDUGU ZANGU poi vengo a conoscenza del fatto che i documenti richiesti per la terapia all’estero sono davvero tantissimi: alcuni operatori spendono settimane intere a Nairobi per le trafile burocratiche. Inoltre, prima dell’autorizzazione all’espatrio, la diagnosi va sempre confermata da un cardiologo kenyano che deve eseguire ECG ed ecocardio, anche se entrambi i test erano gia’ stati fatti dal team di Emergency ( e questo e’ per legge).
I pazienti che necessitano ossigeno in aereo poi devono essere accompagnati personalmente dal medico della compagnia aerea, il quale autorizza il volo dopo averli visitati. Ci vuole una lettera di liberatoria da parte dei genitori che autorizzano l’espatrio dei loro figli, se minorenni (Emergency predilige l’intervento su bambini, perche’ hanno migliori aspettative di vita).
Tutto questo impegna lo staff di NDUGU ZANGU per settimane. Inoltre le spese di tutte queste pratiche sono decisamente importanti. Dobbiamo poi tener conto che NDUGU ZANGU fornisce sempre un accompagnatore che si ferma a Kharthoum per tutto il tempo in cui i bambini sono ricoverati.
6) Altra problematica riguarda il follow up dei malati che hanno avuto l’impianto di una protesi meccanica. Essi sono posti cronicamente in terapia con coumadin, e bisogna controllare frequentemente l’INR. Anche da questo punto di vista spesso i genitori non si rendono conto ne’ della situazione di salute del loro figlio, ne’ della pericolosita’ del farmaco in esame. Essi spariscono e spesso non si presentano ai controlli dell’INR, neppure se chiamati per telefono. Forse pensano che i loro figlia siano completamente guariti. La domanda e’: “quei pazienti che non vengono al controllo INR continuano imperterriti con una dose di anticoagulante che potrebbe essere pericolosa, o semplicemente si ritengono ormai guariti e smettono ogni tipo di medicamento, esponendosi a complicazioni di tipo trombo-embolico?
7) L’INR poi e’ un test costoso: una singola striscia per l’esecuzione dell’esame ci costa 7 Euro circa.
E’ difficile ma anche entusiasmante. Continueremo a fare del nostro meglio per offrire la massima collaborazione al Salaam Hospital di Kharthoum e ad Emergency, e per aiutare questi giovani pazienti che altrimenti sarebbero condannati ad una morte certa.

Fr Beppe Gaido


giovedì 24 marzo 2011

Da Tachina, Marzo 2011

- Dei tre letti rimasti vuoti, due sono già stati occupati.
Uno da Daira, la moglie di Pedrito (vedi articoletto del 16/10/2010) che, come promesso, abbiamo accolto appena potuto.
È la prima volta che all’Asilo abbiamo una coppia.
Daira è ancora relativamente giovane, ha 70’anni. Cieca, ha un carattere allegro ed espansivo: gli piace la compagnia e la conversazione, la musica e il ballo. Direi che è l’opposto di Pedro, il marito, che invece è un tipo chiuso, taciturno e che per la verità in questi giorni non sta molto bene. Non hanno avuto figli e il Parroco di Limones anni fa, quando stavano bene,  gli aveva dato un piccolo alloggio. Ora Pedro non cammina. Si ricongiungono qui a Tachina dopo qualche mese di separazione.
- L’altro letto è stato occupato da Segundo, un anziano handicappato fisico e mentale che viveva con l’unica figlia che lavora facendo le pulizie dove la chiamano. Il caso, davvero penoso, ce lo aveva segnalato il Parroco di San Martìn de Porres, ma già da tempo dei vicini di casa erano venuti a parlarci del “vecchietto che vive nella baracca  di legno e grida sempre...”. Siamo riusciti ad accoglierlo subito. La psichiatra è già venuta due volte per “aggiustare” la terapia in quanto è sempre agitato ed egressivo. Non parla e non cammina, davvero un... “cottolenghino”!
- In questo mese di Marzo più volte è passato per una visita e un saluto P. Aldo Sarotto, Padre Generale della Piccola Casa, in  visita alle nostre case dell’Ecuador. Per due volte ha celebrato la Santa Messa per gli anziani e un giorno ha condiviso il pasto con noi fratelli, intrattenendosi qualche ora con noi e gli ospiti.  Grazie di cuore, carissimo P. Aldo per la tua sincera e paterna vicinanza.  Un grazie particolare anche ai tuoi familiari che da diversi anni sponsorizzano alcuni dei nostri anziani.
- Esperienza unica (e speriamo sia devvaro unica!) quella del Tsunami del 11 Marzo. Dopo il terribile terremoto in Giappone della notte viene dato l’allarme per tutta la costa sudamericana. Il Presidente dell’Ecuador ordina l’evacuazione entro le ore 20,00 per tutti gli abitanti della costa, tra i quali naturalmente ci siamo anche noi che viviamo ad un km dall’Oceano e a 0 mt. S.L.d.M.. In tarda mattinata ci telefona il Vescovo informandoci  che alle 15,00 verranno ad aiutarci ad evacuare. Andremo tutti in una sala del Vicariato. Così alle 15,30 arriva un bus del Comune e i Viglili del Fuoco per aiutare tutti gli anziani a salire nel bus. Alcuni anziani erano felici come quando si va in gita, altri più pensierosi e preoccupati. Io li avevo informati solo un’ora prima per non creare allarmismi e nervosismo chè già noi operatori ne avevamo da vendere...! Io seguivo il bus con il nostro furgoncino con i cinque anziani più gavi. Siamo stati ospitati in una sala vicino alla Cattedrale con altri anziani, handicappati e bambini della città. Il Vescovo stesso ci ha accolti dandoci il benvenuto. Siamo stati lì fino alle 23,30 tra sirene, paure, notizie di onde che dall’Oceano si disperdevano sulla costa e... qualche bicchiere di cioccolata calda.
Alle 23,00 il Governatore provinciale ci telefona per informarci che le tre onde principali sono già passate danneggiando solo le isole Galapagos, ma senza morti.
Co la stessa procedura si organizza e si esegue il ritorno all’Hogar.
Alle 1,00 già tutti erano a letto, un po’ affamati, ma felici d’essere incolumi, a casa e ritrovare tutte le proprie cose come prima di questa “passeggiata forzata” che per tutti rimarrà per molto tempo un’esperienza e un ricordo.

Fratel Maurizio















Piove

Piove.
Fa un rumore come di risacca, e pare di essere in spiaggia.
Dopo tanto pregare, è arrivata la stagione delle piogge... Speriamo solo che continui, perche’ anche altre volte ha iniziato con temporali impetuosi che poi sono terminati dopo una settimana, portando all’inevitabile perdita dei raccolti.
Secchiate d’acqua, come una cascata dal cielo tutta la notte. Qui e’ molto diverso dall’Italia: pensate ad un cielo sereno, trapuntato di stelle, con una luna piena che ti fa emozionare.
E di colpo non qualche goccia, ma milioni di milioni di litri d’acqua, che non si capisce da dove sian saltati fuori.
Per i pazienti e’ difficilissimo raggiungere l’ospedale con le nostre strade.
 

Ieri e’ venuta in ospedale Amina. Pelle ambrata, il naso sottile sopra ad un sorriso impertinente. Si capisce subito che è una bambina sempre allegra. Probabilmente non ha mai visto molti bianchi: ci guarda divertita mentre la visitiamo, è un po’ sorpresa perchè la mia mano, in fondo, non è molto diversa dalla sua. Ha fatto diversi giorni di strada con il suo papa’ per arrivare da noi. Un uomo molto alto. Era spaventato: la sua bambina, il suo piccolo fiore, per due volte aveva perso i sensi ed era caduta a terra convulsando. Hanno provato ad andare all’ospedale vicino a casa, ma pnon era migliorata affatto.
Così sono partiti, nonostante le piogge, senza sapere quanto ci avrebbero messo, senza sapere quando sarebbero potuti tornare.
E’ un bell’esempio di quello che chiamiamo “African time”. Tutto è nelle mani di Dio, quel Dio per cui “I secoli si susseguono per perfezionare un piccolo fiore di campo”, come ha scritto il grande poeta Tagore. Al contrario di noi, “noi che non abbiamo tempo da perdere, e non avendo tempo dobbiamo affannarci per non perdere le nostre occasioni. Siamo troppo poveri per arrivare in ritardo.”
Più vivo qui e più me ne convinco. Siamo noi i veri poveri, noi che navighiamo nello spreco, che abbiamo bisogno di riempire lo stomaco delle nostre solitudini con grandi abbuffate di “cose”.
Finita la visita, Amina si è rimessa il velo. Una manovra complicata per le sue dita goffe di bambina. Un giro intorno alla testa, uno intorno alle orecchie, un altro intorno alla testa… e intanto mi sorrideva. Finchè è potuta ripartire, con le sue medicine ed il suo papa’, convinti entrambi che lei guarirà, “mungu akipenda” , a Dio piacendo, come ci ripetono di continuo, non per abitudine, ma perchè lo credono veramente. Mi piace molto questo nostro rapporto con i musulmani, questo credere che c’è un solo Dio, come una sola montagna alla cui cima si può giungere passando da sentieri diversi. Ma alla cima prima o poi ci si arriva tutti.
Guardando gli occhi sorridenti di Amina mentre si annoda il chador me ne convinco sempre più.

Fr Beppe


mercoledì 23 marzo 2011

Odontoiatria di Chaaria. Un valore aggiunto.




Il mio ultimo viaggio a Chaaria ha avuto come obiettivo quello di completare la strumentazione e l’organizzazione generale dello studio odontoiatrico, in particolare per quanto riguarda la creazione di un angolo dedicato alla sterilizzazione e il completamento della seconda postazione di lavoro. Vi sono ora due unità per ogni strumentazione di base, in modo da non dover mai arrestare il servizio in caso di avarìa. Inoltre tutto ciò permette ora di curare due pazienti contemporaneamente e di sterilizzare i ferri dopo ogni prestazione evitando così accumuli e mancanze.


Mi ha accompagnato mia figlia Silvia, che ha avuto l’onere di sobbarcarsi l’attività clinica, mentre io mi dedicavo alla sistemazione della strumentazione. Non sto a raccontare le difficoltà di ogni tipo che hanno messo in forse, sin dall’aeroporto di Torino Caselle, la realizzazione del tutto, ma alla fine la Provvidenza ha voluto che riuscissimo a completare il lavoro che ci eravamo prefissati. Non solo, ma durante questa esperienza sono emerse alcune cose importanti e per certi versi inaspettate, che costituiscono un vero e proprio valore aggiunto. Ne faccio un sintetico elenco.
Nell’ospedale di Chaaria l’odontoiatria è risultata essere una delle poche voci con bilancio in attivo, il che vuol dire che ha una doppia valenza, quella propria, intrinseca, di prevenzione e cura della salute orale della popolazione locale e la seconda, di sostegno a tutte le altre specialità meno remunerative, quindi dell’ospedale in toto. Sviluppare una attività protesica di minima potrebbe dare un ulteriore contributo, specie se si considera che, da un sopralluogo da me fatto in quello che è stato per qualche tempo il laboratorio odontoprotesico di Chaaria (ora ridotto a magazzino), vi è praticamente tutto ciò che occorre per svolgere detta attività, ad un costo molto vicino allo zero. Si tratta solo di trovare un locale più idoneo e una persona adatta ad essere avviata a questo lavoro da parte di un odontotecnico volontario che nel giro di quindici giorni potrà efficacemente trasmettere tutto quanto occorre sapere, per realizzare semplici protesi mobili sostitutive di alcuni denti mancanti.
Problemi sempre più gravi alla rete elettrica e le difficoltà da parte della missione a integrare la mancanza di energia con i generatori, sconsigliano di aumentare la strumentazione ad elevato assorbimento. Quindi l’idea di introdurre un radiologico endo-orale nello studio dentistico dovrà ancora attendere in favore di altri progetti energeticamente meno dispendiosi (il già citato laboratorio odontoprotesico per esempio, il completamento del magazzino appena avviato o l’organizzazione più organica e razionale di frese e portafrese).
Questa esperienza ha anche segnato la fine della mera attività di supplenza da parte dei dentisti volontari. Il riscontrare infatti che Mercy, odontoiatra locale e Eunice, assistente, sono recettive alla attività didattica, alle nuove tecniche endodontiche con l’uso del localizzatore d’apice, all’organizzazione della linea di sterilizzazione e del magazzino, fa sì che d’ora in avanti i dentisti volontari potranno ridurre il numero di prestazioni effettuate in favore di una attività di collaborazione scientifica e di trasmissione del proprio know-how. Con la presenza costante di Mercy e Eunice, lo studio dentistico di Chaaria ha assunto una dimensione nuova. Con la simpatica collaborazione che si è instaurata tra noi e che si spera altri volontari vorranno riprendere, si prospettano interessanti scenari. Ci vorrà pazienza perché cultura e abitudini sono diverse, ma l’inizio è promettente e l’avvio di una nuova endodonzia a Chaaria è già un dato di fatto.
Lo studio dentistico di Chaaria ha ora una configurazione e una organizzazione ben definiti. Possono essere criticate, si possono fare suggerimenti, ma apportarvi, da parte dei dentisti volontari, arbitrarie modifiche non concordate, porta al caos, non fosse altro perché disorienta proprio Mercy e Eunice che sono state le destinatarie di un lavoro intenso da parte di più volontari che, preventivamente preparati, insieme e all’unisono hanno loro trasmesso metodiche, materiali e attenzioni, in particolare per quanto riguarda i percorsi di sterilizzazione, la lubrificazione dei manipoli, la manutenzione degli aspiratori, il rispetto del codice colore per i ferri, l’utilizzo della nuova autoclave rapida, del localizzatore d’apice e via dicendo. Spostare le poltrone, la strumentazione rotante e l’organizzazione generale dello studio comporta poi dei costi che si ritiene di non dover più sostenere, in favore dello sviluppo futuro dello studio. Chiediamo pertanto a tutti i colleghi che si recheranno a Chaaria di pazientare e di cercare di adattarsi ad layout presente, il quale è comunque frutto di un grosso lavoro di progettazione, di adattamento alle particolari condizioni locali e di verifica sul campo. Suggerimenti, critiche e proposte potranno giungere a postini@interfree.it o beppefarnese@gmail.com

Miglioriamo lo studio di Chaaria, ma facciamolo insieme!



Da ultimo la collaborazione inaspettata di un odontoiatra del gruppo sardo, il Dott. Ninni Orru, che ci ha fornito una grossa mano sia dal punto di vista clinico che da quello tecnico, ha posto l’accento sulla utilità di sviluppare una più efficace comunicazione per conoscere in anticipo e preparare i singoli dentisti che giungeranno a Chaaria al fine di portare avanti un progetto comune.
Grazie per l’attenzione.

Dott. Enrico Postini


martedì 22 marzo 2011

Purtroppo in Africa in ospedale qualche volta i bambini muoiono anche

XXX e’ orfana e proviene da un orfanotrofio non lontano a Chaaria. E’ affetta da una forma particolarmente aggressiva di varicella (almeno cosi’ pare clinicmente visto che da noi i test antivirali sono ancora un sogno) ha uno sfogo cutaneo tremendo su tutto il corpo, ma anche le congiuntive e la mucosa orale sono coinvolte. In un altro ospedale le e’ stato somministrata della penicillina.
Non sapendo se si tratta di una forma iper-virulenta di varicella o di allergia, io tratto con tutti i farmaci a mia disposizione: la “cortisono” adeguatamente e le do dell’anti-istaminico. Cambio la penicillina con un macrolide. La reidrato perche’ non si alimenta. Le somministro del multivitaminico e dell’antimicotico per il mughetto sopravvenuto nella mucosa orale. Le prescrivo del cortosone in collirio per prevenire una cheratite.
Ma stamattina ho trovato XXX morta.
Qualcuno ne ha fatto una questione di stato... ma io so di aver dato alla bambina tutti i farmaci a mia disposizione e di aver agito con scienza e coscienza. Piu’ di cosi’, cosa si poteva fare?
I bambinio in Africa muoiono e bisogna accettare il nostro limite.
Si puo’ pensare che a Chaaria ci siano buoni medici e si puo’ anche pretendere il miracolo, ma Chaaria ha solo i mezzi che sono concessi ad un ospedale rurale dell’Africa. Anche il apporto numerico medicop/aziente e’ sproporzionato. Pure in Italia i bambini muoiono e le diagnosi a volte sfuggono: eppure la’ il rapporto numerico medico/paziente e’ forse di 1 a 6. Qui il rapporo e’ di uno a 200.
E’ davvero corretto che qualcuno ci dica che non abbiamo fatto abbastanza?
Le giornate sono di 24 ore anche a Chaaria... e poi ci sono i limiti legati alla stanchezza.
Davanti a Dio io so che non avrei potuto fare di piu’.

Fr Beppe Gaido