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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari - Infermiera volontaria


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


domenica 31 maggio 2009

Condoglianze caro Fr. Roberto Trappa


Insieme a tutti i volontari che ti hanno conosciuto durante i tre mesi della tua permanenza a Chaaria, desideriamo esprimerti la nostra fraterna preghiera e la nostra simpatia nel giorno in cui la tua mamma ti ha lasciato per andare in Cielo.
Ti siamo vicini con il nostro affetto e vogliamo che tu senta forte il calore della nostra fraternita'.
La tua mamma e' ora in Paradiso, e ti sara' ancora piu' vicina.

I Fratelli, le Suore ed i Volontari di Chaaria



Gli orfani


ECCO ALCUNE FOTO DEI NOSTRI ORFANI. MOLTI DI VOI LI CONOSCONO. VI RICORDATE I LORO NOMI?
AL MOMENTO STANNO TUTTI BENE E CRESCONO SENZA PROBLEMI. SR OLIVA E' ORA COADIUVATA DA DUE GIOVANI MAMME CHE SI ALTERNANO PER COPRIRE IL SERVIZIO DURANTE I SETTE GIORNI DELLA SETTIMANA E DARE ALLA ANZIANA SORELLA UN PO' DI RIPOSO.
QUALCUNO E' ORMAI GRANDICELLO E PRONTO AD EMIGRARE ALL'ORFANOTROFIO DI NKABUNE.



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Percorso in salita per il nostro Studio dentistico

Dopo il trasloco nello studio appena ristrutturato, abbiamo iniziato a sperimentare problemi vari. Dapprima era il collegamento idraulico per l'acqua a causarci preoccupazioni, perchè non riuscivamo a fermare una perdita notevole. Poi finalmente Fr Lorenzo è riuscito a riparare il guasto.
StudioDentistico.jpgIl primo giorno di lavoro di Mercy, la nostra nuova dentista, ha però visto il crollo dello strumento per la detartrasi. Anche lì Fr Lorenzo è riuscito a metterci una pezza ed abbiamo potuto continuare il nostro servizio dopo appena una giornata di stop.
Da due giorni invece abbiamo un problema più serio, in quanto l'unità rotante non funziona a causa di una abnorme vibrazione del manipolo. Anche il tecnico della missione non è riuscito a ripararlo. Purtroppo nuovamente siamo nella situazione di mandare via pazienti che magari hanno viaggiato per 3 giorni, semplicemente perchè non possiamo fare otturazioni.
Abbiamo già deciso di comprare un altro manipolo a Nairobi, ma questo richiederà dei giorni e dei viaggi da parte di Lorenzo. Sono comunque persuaso che risolveremo anche questo problema prima dell'arrivo del primo dentista italiano. Siamo inoltre in procinto di comprare una luce scialitica odontoiatrica, in quanto per il momento stiamo usando una semplice lampadina montata su un'asticella da flebo.


PS: oggi abbiamo salutato Natascia che ritorna in Italia, ed abbiamo accolto a Chaaria Gianni e Rossella, che sono arrivati stanchissimi, dopo un viaggio farraginoso, in cui hanno dovuto cambiare compagnia aerea, a causa di un guasto avvenuto all'aeroporto di Bruxelles. Alla fine sono arrivati a Nairobi via Addis Abeba, dopo scalo a Francoforte. Erano stachi ma su di giri, anche se purtroppo completamente senza bagagli: chissà dove saranno andati a finire, con tutti quei cambi di compagnie. Comunque speriamo che arrivi tutto.

Fr Beppe Gaido

sabato 30 maggio 2009

Gruppo virtuale su Facebook


Vorrei ringraziare tutti gli iscritti al nostro gruppo "virtuale" sul social network di Facebook, perchè siamo arrivati a.... ben

400 Iscritti


Un caro saluto ad ognuno di loro, Nadia.





venerdì 29 maggio 2009

Support Group



Nell’ambito delle nostre attività a favore dei portatori di HIV, da 11 mesi abbiamo dato vita al “Support group for people living with HIV” (gruppo di supporto per i portatori di HIV).
Al momento abbiamo 70 persone iscritte al gruppo: sono tutti sieropositivi in terapia presso il nostro ospedale.
I fini dell’ iniziativa sono molteplici:
Il principale e’ sicuramente quello di creare una rete di aiuto finanziario per persone di per se’ in gravi difficolta’ economiche, proprio a causa della malattia, dello stigma e delle alte spese per le terapie necessarie al mantenimento della loro salute.
I membri collaborano con una cifra di 100 scellini al mese, e, quando possibile, la somma raccolta viene divisa tra tutti per l’acquisto di qualcosa di utile, o magari per pagare una spesa ospedaliera imprevista.
Nel meeting che abbiamo avuto oggi, presso il campetto di pallavolo dei Fratelli (vedi foto), abbiamo optato per l’acquisto di una capra per ciascun aderente al gruppo: il latte caprino e’ infatti molto nutriente ed ottimo per sostenere l’organismo di questi pazienti. Abbiamo anche destinato una somma di denaro per procurare un tank di raccolta per l’acqua piovana a ciascuna famiglia: questo per evitare alle donne, già deboli per il virus, la fatica di andare tutti i giorni al fiume a raccogliere l’acqua.
Altri scopi del gruppo sono tesi a coscientizzare la comunita’ sul problema dell’AIDS, a ridurre lo stigma, e a far uscire i pazienti dalla loro situazione di isolamento.
Alcuni di loro ci aiutano nelle attivita’ di counseling e prevenzione, sia all’interno dell’ospedale che in vari seminari da noi organizzati in parrocchia.
E’ una bella iniziativa, non strettamente sanitaria ma certamente utile per il benessere complessivo di questi malati.

Fr Beppe

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giovedì 28 maggio 2009

Un caso di tumore pediatrico

Prima di raccontarvi la mia storia vi allego una diapositiva che esprime in linea di massima, cio’ che abbiamo riscontrato in questi anni riguardo ai tumori in eta’ pediatrica a Chaaria


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Chaaria, 28 maggio 2009. ore 12.30

Mi trovo davanti un bambino minuto, in braccio ad una mamma in abiti neri musulmani. Il papa’ e’ con loro e cerca di darsi un contegno anche se e’ chiaramente molto scosso.
Il bimbo di circa tre anni era stato curato in vari dispensari per varie patologie intercorrenti: malaria resistente alla terapia, brucellosi, infezione tifoide.
Poi oggi e’ giunto a Chaaria con i genitori, evidentemente disperati. Venivano da Marsabit ed erano stanchi e scoraggiati.
Erano stati riferiti qui per una ecografia addominale con il sospetto di una splenomegalia tropicale. Il bimbo infatti presentava massa molto dolente all’ipocondrio sinistro, cioe’ nella zona sottocostale.
Era evidentemente emaciato, tanto da farmi pensare ad un HIV. Il test e’ pero’ risultato negativo.
Tra me cominciavo nuovamente a sospettare un Kala Azar, ma, mettendo la sonda ecografica sulla pancia, mi sono reso conto di un quadro del tutto diverso: la massa infatti non era dovuta alla milza, ma ad un rene enorme, tondo come una palla, di tonalita’ piu’ scura rispetto al controlaterale, e con segni di stasi urinaria nel tessuto renale stesso.
Il quadro purtroppo non mi ha lasciato molti dubbi: non si trattava di una infezione, e neppure di una ostruzione urinaria dovuta ad un calcolo. Ero di fronte ad un tumore primitivo del rene, probabilmente di origine embrionale, e quasi certamente presente sin dalla nascita.
Il bambino infatti non è mai stato bene. Spesso e’ stato preda di febbri ricorrenti, ed ora e’ anche incapace di mangiare.
Questo e’ uno dei casi in cui non abbiamo potuto fare nulla per loro, anche se il loro viaggio della speranza li aveva condotti fin qui, perche’ sicuri di trovare le risposte ai loro problemi.
Anche questa volta parlare con i genitori e’ stato il momento piu’ duro: fortunatamente il padre e’ un insegnate, e questo ha reso tutto piu’ semplice. Ha capito il problema, ed ha accettato il fatto che avrebbe dovuto rimettersi in viaggio verso Nairobi, sperando che l’intervento e la chemio salveranno il bambino.


Fr Beppe


PS: anche oggi emergenze notturne hanno accorciato il nostro sonno e, come al solito, si tratta di complicazioni ostetriche.

mercoledì 27 maggio 2009

Lettera da Natascia

Caro Beppe ormai credo che posso darti del caro.. sono qui da 26 giorni, sembra che la mia vita sia sempre stata qua, tra questa gente dalla pelle nera, diversa dalla mia.. dove il mio essere quasi albina rispetto a loro spicca come un diamante alla luce del sole.
Qualche bambino ancora piange quando passo e voglio prenderlo in braccio.. ricordo ancora quando avevo tre anni e venne a casa per la prima volta un amico di papa’ con la pelle nera.. che paura; me la ricordo ancora.. e come non capire questa gente che si vede piombare una .. con le cuffie alle orecchie, con la sigaretta in bocca..
I primi giorni mi guardavano come E.T., ma io lo facevo quasi apposta, perche’ mi dicevo: la gente capira’..
Natascia1.jpgAdesso quando passo mi salutano tutti, sara’ per il mio carattere rumoramente zingaresco…
Anche se non parlo le lingue locali mi faccio capire perfettamente..
E poi non c’e’ piu’ sordo di chi non vuol sentire...
Domenica vado via.. e non so se voglio tornare a casa. Non so piu’ qual e’ casa mia, qual e’ la mia vita: se questa o quella..
Una cosa e’ certa.. il solco indelebile tracciato da CHAARIA nel mio cuore, le emozioni che servo dentro di me… così gelosamente..
Gli occhi, gli sguardi di questa gente con la sofferenza impressa come una lettera scarlatta, la dignita’.. be’ ci sta da inchinare la testa e dire grazie a loro e al nostro amato Signore.
Ringrazio Dio d’ avermi risparmiato scene drammatiche di morti.. soprattutto di bambini: il mio cuore si sarebbe stracciato..
Le emozioni sono state tante... ed alcuni giorni ho dovuto metabolizzarle..


Natascia

martedì 26 maggio 2009

Noticias de Tachina


Mercoledí 20 Maggio abbiamo festeggiato i 101 anni di Marina.
Un gruppo di amici da Esmeraldas ha portato una torta e nel pomeriggio assieme a tutti gli anziani e al personale ci siamo uniti intorno a Marina per un momento di festa.
Certamente tutti i nostri volontari si ricordano bene di questa simpatica nonnetta, sempre “pimpante” e ancora autosufficiente: cammina e mangia da sola, necessita un aiuto solo per lavarsi e vestirsi.
Per la veritá all’inizio del mese abbiamo avuto un po’ di paura per lei. Si é dovuta allettare per una strana ed improvvisa ematuria: la visita medica e gli esami non hanno rivelato nulla di particolare a parte una leggera anemia. Pian piano peró Marina si é ripresa e dopo tre giorni si é alzata, ha ricominciato a mangiare e ha ripreso il suo buonumore.
Ora si va verso i 102!!
Forza Marina che siamo in tanti a fare il tifo per te!!


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Anche in Ecuador é arrivata la temuta influenza AH1N1 con una decina di casi giá confermati nel Paese. Si tratta di persone provenienti dagli Stati Uniti o dalla Colombia.
Sinceramente non capisco molto il super-allarmismo che si é creato attorno a questa infezione virale soprattutto da parte dei mass-media. Si tratta di una normale influenza, come quelle che si presentano tutti gli anni.
Sintomi, diagnosi e trattamento sono simili a quelli di una normale infezione virale delle vie respiratorie. (Febbre anche superiore ai 38 gradi, malessere generale con tosse, emicrania, dolori articolari, inappetenza e naturalmente gongestione nasale. La diagnosi si realizza con un accurato esame clinico dei sintomi, la ricerca di anticorpi nel sangue e al bisogno antibiogramma delle secrezioni nasali o tampone laringeo. Si cura con analgesici, idratezione e solo se confermata la patologia si somministrano antivirali come oseltamivir e zanamivir).
Ho l’impressione che, almeno per l’Ecuador, parlando cosí diffusamente solo di questa “gripe suina” (origine, cause,cura, prevenzione), non si parla piú di altre patologie da tempo endemiche quali l’infezione da HIV o il dengue, che uccidono ancora tutti i giorni.
Chiaramente anche questa nuova influenza non é da sottovalutare perché anche se non é un’infezione grave é ovvio che se colpisce persone debilitate come possono essere alcuni anziani dell’Asilo o soggetti giá immunosopressi come i malti di AIDS o pazienti oncologici terminali, allora anche l’influenza AH1N1 puó essere letale.



P. Pino é rientrato in Ecuador per un saluto.
P. Pino é un missionario comboniano, giá Vicario Generale del Vicariato e per molti anni nostro capellano e incaricato dal Vescovo per l’Asilo. Alcuni volontari l’hanno conosciuto. Per motivi di salute da un anno é in Italia per cure.
Non é mancata una breve ma intensa visita all’Asilo per un caloroso saluto ai “suoi “ cari anziani, ai quali ha regalato a ciascuno una bella e colorata corona del rosario. Ora é ritornato in Italia per continuare le sue cure.

Caro P. Pino da perte nostra continueremo a ricordarti ogni giorno nel rosario comunitario pomeridiano e sempre ringrazieremo il Signore per il tanto bene che hai fatto per e tra noi.


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Chiedo scusa se in questi ultimi giorni non ho scritto a molti di voi.
Come spesso accade da queste parti (!!) da una settimana non abbiamo la connessione ad internet.
Appena ripareremo il guasto pian piano risponderó a tutti.

Fratel Maurizio






Kala Azar

Il termine un po’ esotico che difinisce questa malattia deriva dalla lingua Hindi, e significa “malattia nera”.
Si tratta di una malattia parassitaria, tecnicamente chiamata leishmaniosi viscerale, e causata da varie sottospecie del protozoo leishmania. In Africa Orientale dove noi ci troviamo, la sottospecie piu’ frequentemente diagnosticata e’ la leishmania donovani.
Come la malaria, anche questa malattia necessita’ di un vettore, ed anche in questo caso si tratta di una zanzara: la patologia e’ trasmessa da un tipo diverso di insetto, chiamato “sandfly” (genere phlebotomus, per gli addetti ai lavori).
Si tratta di una zanzara a ciclo diurno (cioe’ non punge di notte), che ama vivere in vicinanza di termitai e a stretto contatto con mandrie di bovini.
Il Kala Azar ha un lungo periodo di incubazione, variante tra i 2 ed i 6 mesi. Per ragioni sconosciute, i maschi sono tre volte piu’ suscettibili alla malattia delle femmine.
Fortunatamente la malattia e’ rara nelle statistiche del nostro ospedale.

I sintomi piu’ comuni sono:
• Febbre
• Splenomegalia progressiva fino a dimensioni enormi (milza ingrandita)
• Epatomegalia (fegato ingrandito) con alterazione degli enzimi epatici
• Linfadenomegalia (linfonodi ingranditi)
• Alterazioni dell’emocromo, con anemia, caduta dei globuli bianchi e delle piastrine.
• Progressivo decadimento delle condizioni generali
• Aumento della pigmentazione cutanea (da cui il nome)
• Tosse (dovuta a diminuzione delle difese) e sanguinamento dal naso (piastrine basse).

Spesso i pazienti si presentano al Cottolengo Mission Hospital dopo aver visitato dei guaritori tradizionali, e frequente e’ il riscontro di scarificazioni cutanee o ustioni sull’area epatica o splenica, magari ormai in preda ad infezione (metodi di medicina alternativa).
I malati di Kala Azar sono molti predisposti alle infezioni sovrapposte, avendo globuli bianchi ridotti e malfunzionanti: polmonite, dissenteria amebica o batterica, TBC sono complicazioni comuni.
La mortalita’ senza terapia arriva fino al 90% dei pazienti.
La diagnosi differenziale per noi in East Africa comprende:
• La splenomegalia secondaria a malaria cronica (tropical splenomegaly)
• Linfomi e leucemie
• Anemia autoimmuni da emoglobine anomale, come la sickle cell disease (anemia a cellule falciformi).
Esiste certamente una correlazione tra leishmaniosi viscerale ed HIV: i pazienti sieropositivi sono predisposti a forme gravi e spesso mortali di Kala Azar; inoltre nei soggetti immunocompromessi sono molto alte le percentuali di recidiva dopo terapia.
La diagnosi per noi e’ basata solo sulla presentazione clinica e sulla puntura splenica, che, dopo accurata colorazione in laboratorio, ci permette di vedere gli amastigoti di leishmania donovani.
Non abbiamo a disposizione test di tipo antigene-anticorpo (IFAT, ELISA, DAT) che sarebbero piu’ sicuri e meno pericolosi.
La terapia e’ molto tossica, e prima di iniziarla e’ importante curare le infezioni intercorrenti, come ad esempio malaria, polmonite o dissenteria. Bisogna inoltre cercare di stabilizzare le condizioni emodinamiche, con trasfusioni se necessario. Occorre anche provare a migliorare lo stato nutrizionale, al fine di dare al paziente la forza di tollerare il farmaco specificamente usato per il Kala Azar.
In altre parti del mondo sono a disposizione anche altri prodotti, come la pentamidina, l’amphotericina B liposomale, ma a Chaaria possiamo comprare solo Sodio Stibogluconato (Pentostam).
Il farmaco e’ costoso e tossico. Normalmente lo somministriamo intramuscolo, anche se ci sono studi che lo propongono endovena. La terapia dura 30 giorni, ed il paziente deve rimanere ospedalizzato per monitoriare gli effetti collaterali, soprattutto la cardiotossicita’ della medicina.
Ma come e’ successo a Glory, molto spesso i malati non riescono neppure ad iniziare il ciclo terapeutico.

Fr Beppe Gaido



lunedì 25 maggio 2009

Glory


Avevo sei anni di eta’, e da alcuni mesi mi sentivo sempre piu’ affaticata. La mia pancia diventava ogni giorno piu’ prominente, quasi come se fossi incinta, anche se non mangiavo quasi nulla.
La mamma mi ha portata tante al dispensario ed hanno continuato a darmi delle medicine per la malaria. Io pero’ non miglioravo affatto. Ho cominciato a sentire il cuore battere fortissimo e alla velocita’ di una locomotiva. Anche il mio respiro e’ divenuto via via piu’ affannoso, quasi come se non riuscissi ad inspirare abbastanza ossigeno.
Sono arrivata a Chaaria venerdi’ scorso, sulle spalle della mia mamma, perche’ non riuscivo a camminare: le mie gambe non hanno piu’ forza; sono diventate sottilissime ed i miei muscoli sono quasi del tutto scomparsi.
La mia mamma era stanchissima, anche se io non peso piu’ di 20 kg.
Hanno iniziato subito a farmi tanti esami che per il passato non avevo mai visto. Prima di tutto l’ecografia, che e’ una specie di televisore che vede dentro di te, anche senza bucarti la pancia: ho sentito che parlavano di milza molto ingrandita, fin sotto il livello dell’ombelico. Inoltre insistevano anche sull’epatomegalia, e mi pare di aver capito significhi che il mio fegato e’ tutto gonfio. Poi parlavano di ascite, ed ho capito che intendevano acqua nel mio addome. Ecco perche’ sono diventata grossa come la mamma quando aspettava il mio fratellino, ma allo stesso tempo ho perso tutta la ciccia dalle braccia e dalle gambe.
Non sono grassa; sono gonfia come un pallone pieno di liquido.
Ho sentito dire che non ho praticamente sangue e che ho bisogno di trasfusioni. Parlavano anche di piastrine molto basse che avrebbero reso la puntura splenica molto pericolosa.
Ho cominciato a tremare: vorranno mica per caso bucarmi la pancia con un ago!!!
Io pero’ stavo di male in peggio. Anche dopo aver ricevuto due pinte di sangue, il mio respiro rimaneva molto difficoltoso. Non riuscivo a stare sdraiata ed ho fatto capire alla mamma che avevo bisogno almeno di tre cuscini… se no, mi sentivo soffocare.
Ho capito di essere un caso molto difficile perche’ tutti venivano a visitarmi e poi scuotevano la testa, come a dire: non ci capisco niente. Più tardi ho sentito uno col camice bianco iniziare a parlare di leucemia. Mi hanno “tirato” del sangue da una vena, ma poi hanno concluso che anche quel test era risultato negativo.
Io volevo dire a tutti che la cosa più importante era farmi respirare. Mamma questo lo ha capito ed ha chiesto che mi mettessero l’ossigeno.
Poi domenica mattina, dopo una notte terribile spesa a trovare una posizione in cui poter fare entrare un po’ di ossigeno nei mie polmoni, ho visto che il dottore “bianco” insisteva nuovamente sulla puntura splenica. Ho iniziato a piangere disperata, ma devo ammettere che mi ha fatto piu’ male la anestesia locale che non il singolo buco praticato nella massa dura che ho nella parte sinistra del mio pancione. Hanno estratto un po’ di sangue scuro.
Alle due del pomeriggio già c’era il risultato, ed il dottore “mzungu” e’ venuto a parlare con la mia mamma. Io continuavo ad essere agitata e a respirare malissimo, nonostante la maschera dell’ossigeno. Il medico ha detto a mia madre che avevo il Kala Azar, e che bisognava iniziare con una terapia molto costosa ed anche tossica. Bisognava però ordinarla a Nairobi, in quanto a Meru non la si poteva trovare.
Io non avevo la piu’ pallida idea di che cosa fosse quella malattia, ma il dottore insisteva sul fatto che era grave e che bisognava tentare la cura anche a costo di vendere una mucca o un pezzo di terra.
Mamy piangeva e diceva che non avrebbe potuto decidere da sola. Bisognava aspettare il mio papy l’indomani. Però lo “mzungu” la incalzava, aggiungendo che avrebbe comunque ordinato la medicina immediatamente, telefonando al farmacista.
Mentre ancora parlavano, io ho sentito che la forza nei muscoli del mio torace veniva meno. Tiravo con tutta me stessa, ma non creavo alcun mantice per succhiare dentro ossigeno: con un filo di voce ho detto:
“Ngakwa”, che significa “sto morendo”.
Di scatto il medico e la mia mamma si sono girati. Poi l’uomo bianco si e’ messo a correre ed e’ tornato con altre due infermiere. Io mi sentivo agitata. Non potevo stare in nessuna posizione. Mi mancava il respiro. Volevo dimenarmi e buttarmi giu’ dal letto.
“Ngakwa, mumy… Ngakwa”.
Mia madre piangeva e continuava a ripetermi di non dire quella parola, ma io me lo sentivo. E’ qualcosa che non riesco a spiegare; ma tutti, anche i bambini, avvertono quando la vita sta loro sfuggendo. E’ qualcosa che ti esce dalle membra, e che non vuoi lasciare andare, ma non ci riesci. Allora ti agiti, ti dimeni, cerchi di attivare i tuoi muscoli respiratori piu’ che puoi, perche’ lo sai che “fin che c’è respiro c’è speranza”.
Ma alla fine ti lasci andare. E’ un oblio dolce, un riposo che senti meritato al termine di una agonia che sembrava non finire mai. E poi avverti la pace del Paradiso, e le tue membra contratte dal dolore si rilassano. Diventi bella come prima di essere malata e ti addormenti nel Signore. Questo e’ quanto mi e’ successo oggi in meno di un’ora: pero’ ora sto bene e sono felice. Vedo mia madre che continua a piangere, ma la raggiungero’ e le parlero’ dal profondo del cuore: “ le faro’ coraggio e lei capira’ che, se quello che ha sempre voluto per me e’ la mia felicita’, allora non deve essere triste, perche’ il luogo in cui mi trovo e’ gioia infinita.”




Fr Beppe




(la storia e’ completamente vera, ed esprime quello che l’esperienza sempre mi ha posto davanti agli occhi: i malati lo sentono quando la vita li sta lasciando… a qualunque età)


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Questo è un fratellino di Glory

Matumaini Day a Fiumicino (Roma)

domenica 24 maggio 2009

“DIMOSTRAMI LA TUA FEDE SENZA LE OPERE, ED IO CON LE MIE OPERE TI DIMOSTRERO’ LA MIA FEDE” (San Giacomo)



E’ questo un pensiero della Bibbia che mi sta aiutando moltissimo in questi ultimi mesi. Spesso mi trovo confuso. Non mi e’ piu’ chiaro come forse lo era in passato in che modo io possa essere testimone di Cristo oggi: sento una certa repulsione per una religiosita’ fatta solo di fedelta’ formale, che spesso rischia di essere di facciata.
Continuo a chiedermi quale sia il vero fulcro della mia fedelta’ a Dio, quel centro inossidabile che non puo’ venire distrutto neppure quando pare che attorno ci sia un po’ di deserto e di incomprensione.
Mi ritornano alla mente le parole di Paolo VI che diceva ormai trent’anni fa che “il mondo oggi non ha bisogno di predicatori ma di testimoni”.
Palma.jpgCerto l’incoerenza fa parte della nostra natura umana, cosi’ debole e corrotta dal peccato, ma credo che ognuno di noi possa arrivare ad una opzione fondamentale per il bene, e che questa possa diventare la forza trainante e la stella polare da seguire per costruire giorno per giorno la fedelta’ alla nostra vocazione.
Da anni mi chiedo in che modo si possa concretizzare questa mi scelta di fondo di coerenza: non che io abbia trovato tutte le risposte, ma mi pare che la risposta sia un po’ nella linea di San Giacomo. So che altri possono seguire vie diverse, anche diametralmente opposte alla mia, ma per me oggi la dedizione a chi ha bisogno, la scelta preferenziale per i poveri che hanno il diritto di chiedermi un servizio fino al sacrificio della salute e della vita, rimane la mia strada maestra per andare a Dio.
Il dono della vita attraverso la carita’ diventa anche purificazione dalle incoerenze, perche’ la Bibbia ci assicura che “la carita’ copre un gran numero di peccati”.
Non mi sento di fare lunghi discorsi su Dio, ne’ ho la forza di difendermi quando vengo osteggiato: oggi come oggi scelgo il silenzio. Preferisco far vedere la mia fede ed il mio amore al Signore attraverso le opere.
Dio sapra’ parlare al cuore degli altri attraverso una carita’ che non conosce orari. Sapra’ anche difendermi quando sara’ necessario. Ancora nella Bibbia Gesu’ ci chiede di non preoccuparci di cosa dire quando saremo portati davanti ai tribunali, perche’ lo Spirito ci suggerira’ le parole al momento opportuno. E’ Lui il nostro Avvocato… a noi spetta solo fidarci.
Dedizione totale, finche’ le forze me lo concedono; silenzio ed abbandono al Signore… queste mi sembrano le stelle polari che guidano i miei giorni oggi. Sento che Gesu’ mi accetta cosi’ come sono, perche’ Lui non guarda all’apparenza ma al cuore, e conosce l’impegno quotidiano che ho nel profondo.

Fr Beppe






sabato 23 maggio 2009

Sono tornata a scuola

Carissimi benefattori,
La scuola e’ iniziata nuovamente ed io ho potuto essere riammessa alla St Andrew’s Catholic School grazie alle vostre offerte.
Non so parlare. Anche a scuola non sono certo la prima della classe. In questo momento mi mancano le parole, ma una cosa posso dirla: “GRAZIE”.
Insieme a questa parolina aggiungo la promessa della mia preghiera.
Lillian

Lillian.jpg



PS: UNA PALLA DI FUOCO
Due notti fa c’e’ stato un grosso incendio presso la Township School, cioe’ scuola elementare della Chiesa Metodista, a Chaaria Market.
Nessuno dei bambini da noi sponsorizzati frequenta quella struttura.
Erano le 19.30 quando un corto circuito a scatenato l’inferno nel dormitorio dei bambini. Fortunatamente a quell’ora la costruzione in lamiere ondulate era completamente vuota. Le fiamme si sono nutrite dei letti a castello, dei vestiti e delle coperte, ed in meno di un’ora hanno distrutto tutto. Ci sono state scene di panico, ma fortunatamente nessun ferito.
Estinguere le fiamme e’ stato particolarmente difficile perche’ la scuola non ha acqua corrente ed il ruscello e’ ad una certa distanza. I soccorritori, molti dei quali genitori spaventatissimi, hanno usato frasche e rami per “battere” le fiamme nel tentativo di circoscrivere il fuoco. Dalla shamba del Cottolengo di poteva vedere una palla di fuoco in direzione di Chaaria, con lapilli e fumi incandescenti che illuminavano il buio assoluto di una notte senza stelle.
Ora i bambini sono stati mandati a casa al fine di permettere loro di riprendersi dallo spavento. Hanno inoltre perso tutto: il fuoco ha distrutto le loro valige, normalmente posizionate sotto il letto, e quindi ora i genitori dovranno ricomprare ogni cosa.
Anche per la Chiesa Metodista, il danno e’ davvero ingente in quanto il dormitorio e’ ora completamente raso al suolo.
Poteva essere molto peggio, e ringraziamo il Signore che e’ andata cosi’.


Ringraziando Dio...

…. Da oggi la sala odontoiatrica e’ nuovamente operativa dopo il lungo periodo impiegato per la ristrutturazione. E’ un momento importante che speriamo possa aiutarci a far decollare nuovamente un settore al momento languente della nostra attivita’ sanitaria. Da questo punto di vista contiamo anche molto sull’aiuto degli odontoiatri che verranno dall’Italia durante l’estate, e sul nuovo strumentario che l’Associazione ci ha gia’ comprato e che stiamo attendendo tramite container.Un sincreo ringraziamento alla Associazione Volontari Cottolengo Mission e all’A.P.A. di Milano per i fondi inviatici per la ristrutturazione che vedete ultimata nella foto.


Fr Beppe


SalaOdontoiatrica.jpg



venerdì 22 maggio 2009

Grazie di cuore


E' sempre bello vedere quando due persone, volendosi bene, lo fanno davanti al Signore nel Sacramento del Matrimonio.
Domani è un giorno speciale: mio fratello Paolo si sposa. Vorrei cogliere questa occasione di grande gioia per ringraziare lui e tutti quei benefattori che in vari modi si sono prodigati per dare un tocco di qualità al servizio fisioterapico del nostro piccolo ospedale Cottolengo di Chaaria.
Ultrasuoni.jpgCome le prime due foto documentano, essi si sono impegnati prima di tutto per l'acquisto di un prezioso strumento ad ultrasuuoni ed impulsi elettrici, che impiegheremo per trattare varie patologie nervose e muscolari.






Ultrasuoni1.jpg


Ci hanno anche donato il lettino per trazioni vertebrali, che utilizzeremo per varie condizioni, come ad esempio ernie del disco e patologie posturali della colonna.

LettinoTrazioni.jpg



Ad ognuno di loro i nostri più sentiti ringraziamenti e a Paolo e Loretta i migliori auguri di ogni bene nel Signore per la loro nuova vita matrimoniale.


I POVERI, FR LORENZO E COMUNITA' FRATELLI DI CHAARIA




giovedì 21 maggio 2009

Guidelines for blood transfusion at Chaaria


1) Blood transfusion cannot be 100% sure, because of window period for HIV antibodies, and because of a possibility of false results in 2-3% of the tests used.
2) Therefore blood transfusion must be performed only when it is strictly necessary to save the life of the patient.
3) Here and anywhere else in the world, there is a slight possibility that a negative result, could be in the window period. Therefore, blood transfusion can carry some risks, which are to be considered, and must be performed when honestly we believe that blood is necessary to save the life of the patient.
4) We must also follow some general guidelines to classify the patients in need of transfusion: let us say that we consider the possibility of blood transfusion only when the HB is 5 g/dl or below, unless there are clear signs of imminent danger (severe dyspnoea, fast breathig, much pallor of mucosas making us think that the patient could be even more anaemic, extreme tachycardia, collapse).
5) Let us remember that chronic anaemia (for instance secondary to tropical splenomegaly) is generally more tolerated than acute anaemia (for example high density malaria or serious vaginal bleeding). This means that a patient with HB=5 g/dl can be very stable, or in life threatening situation. It is the clinical presentation guiding us to decide on blood transfusion.
6) The normal amount of blood needed by a child is 20 ml/Kg; we usually give blood under protection of a bolus of steroids to prevent minor blood transfusion reaction.
7) We try to do our best to save the life of our patients, although we also know that in Medicine nothing is without risks and possible adverse effects. It is always true that we treat, but only God heals.
8) I hope those few ideas will help us to carry on, in spite of some crisis, which are unavoidable when we work with people in serious conditions.

Bro Beppe Gaido

Notte calma


La notte e' trascorsa bene, senza problemi e senza ulteriori attacchi da parte dei ladri. Siamo sereni e la polizia ci ha sostenuti con un continuo pattugliamento.
Gli infermieri erano un po' tesi e chiaramente avevano paura, ma tutto e' andato benissimo.
Ora riprendiamo la giornata di servizio e di dedizione, contando sempre sulla vostra amicizia e sul vostro aiuto. Ciao.

Fr Beppe

mercoledì 20 maggio 2009

Che paura!!


Anche oggi e’ mezzanotte. Sembra ormai un appuntamento fisso, quello di avere un cesareo verso le 23. Siamo tutti molto stanchi, e con Pinuccia decidiamo che non e’ il caso di fare il giro: i pazienti li vedremo domattina, perche’ non siamo macchine, e alla fine si rischia di fare tutto male quando si cerca di fare troppo: sarebbe inutile visitare malati con i nervi a fior di pelle o con il cervello piatto ed incapace di un ragionamento clinico adeguato.
A letto mi addormento immediatamente, in quanto questa settimana le chiamate notturne sono state quasi quotidiane, e la stanchezza sta veramente lasciando il segno… sogno di essere in Inghilterra, intorno all’anno 1000, e di essere l’assistente di un cerusico che gira per i villaggi a vendere una pozione dai poteri universali, con la quale si possono curare tutte le malattie. Il mio padrone mi dice di suonare il corno, per informare la gente del villaggio del nostro arrivo: lo faccio, ed il suono che produco e’ forte, sempre piu’ assordante, finche’ mi sveglio e mi rendo conto che in realta’ si tratta della sirena del nostro allarme. Ci metto un attimo a rendermi conto di quello che sta succedendo: i miei occhi sono aperti, ma il mio “cuore” ancora si gongola tra le braccia di Morfeo.
Mi giro e cerco di accendere l’abat jour, ma non succede nulla. Buio assoluto… “Miseria, non c’e’ la luce ed il generatore non e’ partito. Deve essere una rapina da parte di gente esperta che e’ riuscita anche a tagliarci la corrente”.
Esco dalla camera con un otoscopio per farmi luce… non trovo altre torce. Nessuno dei fratelli e’ uscito dalla propria camera, anche se l’allarme continua ad ululare. Vado a bussare alla stanza di Lorenzo, ma non riesco a svegliarlo. “Deve essere davvero stanco”, penso tra me un po’ spaventato.
Dopo un po’, dal buio emerge Natasha, tutta impaurita.
Le dico di non seguirmi e di tornare in camera. La mia paura e’ che i ladri siano appostati da qualche parte al buio, o che abbiano gia’ preso in ostaggio le infermiere della notte o qualche paziente.
Apro il cancello del cortile della comunuta’, che era chiuso a chiave. Non vedo nessuno, ma, anche se ci fosse stato, la piccola luce dell’otoscopio non mi avrebbe certo permesso di rendermene conto.
Raggiungo con timore la cabina di controllo del generatore, passando tra l’erba alta e bagnata dal recente acquazzone, e, con un briciolo di sollievo, mi rendo conto che l’interruttore e’ sull’OFF.
“Quindi non e’ stato manomesso. Probabilmente Fr Lorenzo ha deciso che si dovevano usare i pannelli solari, per risparmiare diesel”. Accendo il potente motore e tutto si illumina.
Con circospezione mi avvio verso l’ospedale, temendo di trovarmi davanti dei malviventi armati: e’ ancora vivo il ricodo di quando, cinque anni fa, le infermiere e Fr Lorenzo erano stati presi in ostaggio, mentre Fr Maurizio era stato colpito con una bastonata sulla testa.
Entrato nell’OPD sento un parlare concitato e pieno di tensione:
“Sono nel dipartimento dei Buoni Figli. Hanno dei bastoni… non pare abbiano fucili”. Mi avvicino e vedo il gruppetto atterrito, composto dalle infermiere e dai watchmen della notte.
Nel frattempo vediamo arrivare i nostri poliziotti, con un tempismo veramente encomiabile. Ci avviamo con prudenza verso il Centro, con le armi delle forze dell’ordine puntate in avanti in caso di pericolo. Pero’ non troviamo nessuno. Scandagliamo tutte le camere: nulla!
Facciamo quindi un giro di ispezione della “shamba” insieme ai nostri watchmen, e troviamo dei rami rotti vicino presso il recinto, dalla parte dei tank dell’acqua.
“Evidentemente sono scappati da questa parte dopo aver sentito l’allarme ed aver visto che era tornata la luce”, dice il caporale. Organizza quindi un pattugliamento da quella parte, e mi dice di tornare a letto, usando ancora l’allarme in caso di nuovo pericolo.
Nel frattempo anche Fr Lorenzo e Fr James si erano svegliati ed ho potuto raccontare l’accaduto. Le Suore hanno sentito tutto, ma sono rimaste barricate in casa.
E’ chiaro che siamo sempre nel mirino dei malviventi, ma oggi ho avuto di nuovo la prova che il distaccamento di polizia di Chaaria davvero si prende cura di noi e ci difende anche a rischio della vita.
Natasha e’ rimasta sveglia e rintanata in camera. Al mio rientro mi ha detto di aver visto quegli uomini dietro le mie spalle mentre salivo verso il generatore al buio.
“Meno male che non me lo hai detto prima – ho aggiunto – altrimenti sarei svenuto dalla paura”.
Ho provato a riaddormentarmi ma invano. Quando alle 6 Pinuccia, che non ha sentito nulla, mi ha chiamato per un altro cesareo, i miei occhi erano ancora spalancati. Mi sono quindi trascinato fuori dal letto per tornare in sala per l’ennesima volta. Ultimamente, dormire una notte intera e’ diventato un vero lusso a Chaaria: se non e’ un’emergenza, sono i ladri.
All’uscita dalla camera operatoria, mi sono trovato davanti il nostro caporale, il quale, visibilmente provato ma sorridente, mi ha ripetuto: “abbiamo pattugliato tutta la notte. Non temere. Siamo qui per voi.”
“Ahasante sana, la vostra presenza ci da’ tranquillità”.

Fr Beppe

martedì 19 maggio 2009

Chaaria News


1) Ventiquattr’ore di fuoco in maternita’: 12 parti di cui 2 cesarei. Purtroppo uno dei due tagli ha dato esito ad un feto morto. Ci e’ spiaciuto molto perche’ dal nostro punto di vista abbiamo veramente fatto tutto quanto potevamo. La mamma era arrivata pochi minuti prima che fossimo pronti in sala. Era mattino prestissimo, ed ho lavorato con lo staff della notte. L’intervento e’ stato veloce e senza particolari problemi, ma siamo arrivati tardi. La donna aveva camminato per quasi 12 ore prima di giungere a Chaaria verso le 6.30 del mattino. E’ stata dura soprattutto darle la notizia. Si trattava di una primipara che ora ha una cicatrice e non ha un bimbo. La situazione era resa ancora piu’ laceramte dal fatto che, mentre le dicevamo che il suo bimbo aveva smesso di respirare, un’altra donna ha partorito nella stanza a fianco, ed il neonato piangeva in modo particolarmente vigoroso. Le sue lacrime silenziose mi hanno fatto immaginare l’abisso di disperazione nel profondo del suo cuore. Il dolore di una mamma che perde un figlio cullato e custodito nella mente e nel ventre per nove mesi, e’ qualcosa di tremendo, davanti al quale mi sento ogni volta confuso e senza parole.



2) Abbiamo avuto una settimana veramente dura con molte chiamate notturne, per lo piu’ dovute a casi di maternita’ complicata. Cinque chiamate in sette giorni sono state una vera sfida per le nostre forze fisiche e psicologiche. Sono anche state una verifica per il nostro desiderio di dedizione totale.



3) Oggi Naomi e’ riuscita a fare i primissimi passi senza l’uso del girello. E’ stato un momento di grande commozione sia per lei che per tutti noi.


Fr Beppe



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lunedì 18 maggio 2009

Lettera dalla volontaria Natascia Berardinucci

Sono partita da casa mia il 30 aprile 2009 di notte, da sola, su di un auto a noleggio, alla cui guida mi sono addormentata 3 volte… non potete capire quale spavento, arrivata a Roma, stavo anche per perdere l’aereo, in quanto il box della HERTZ non sono riuscita a trovarlo, sembra una soap opera, ma invece e’ la mia vita!!!
Qualcuno dice che corro troppo, che non mi fermo mai, forse e’ vero, ma io sono cosi’ una lotta contro il tempo che corre..e scappa e non torna piu’..
NatashaBerardinucciKimani.jpgE’ prezioso, e in un istante si possono fare mille cose. Un secondo difatti fa la diffenza, tra vivere e morire e noi questo lo sappiamo bene.
Sono un’ infermiera orgogliosa di esserlo, e, come ci dicevano all’ universita’, mi auguro di esserlo di serie A, intendendo che il “to cure” lo porti impresso sul cuore come un tatuaggio..
La sofferenza e’ una brutta esperienza, ed io l’ho provata mi ha lasciato un grosso segno dentro, nessun ricordo.. perche’ non riuscirei a vivere in funzione di essa, ma sento il dolore nelle persone a pelle senza nemmeno parlarci. QUALCUNO LO CHIAMA CARISMA…
Io per tre anni non ho camminato, a me hanno provato a diagnosticarmi di tutto dalla sclerosi multipla, al Parkinson, passando anche per uno shock non ben definito a seguito di una stimolazione farmacologica ..
Sono viva, non so perche’… ma Dio, mi vuole qui. Adesso con voi e poi non so..
La mia e’ una vita senza regole apparenti…ma in verita’ sto bene quando faccio quello che mi fa stare bene: aiutare l’altro..
Il mio inferno lo conosco… vorrei un po’ di paradiso..
E’ dura andare contro corrente… ma io ho puntato dritto, ho chiuso gli occhi e non mi sono mai voltata: dietro non voglio tornarci..no no..
Star con voi e’ la mia II vittoria, la prima e’ stata la mia guarigione fisica..
L’ho promesso al Signore 5 anni fa: “Signore - dissi - io ho i chiodi e sono in croce come te. Se mi guarisci ti prometto vado dai piccoli del vangelo….
Sono qua con voi.. e finalmente ho tolto i chiodi dalle mie ali: inizio a sbatterle piano piano, adesso so che funzionano, provero’ a sbatterle piu’ forte cosi’ da prendere quota e … volare come un angelo vero..
Chaaria.. un mondo diverso dal nostro, sicuramente piu’ vero, dove le persone sono ancora vere e vive, con un bel po’ di problemi, ma in fondo la vita e’ soprattutto questo..
Sono felice di essere qui, anche se all’inizio l’ impatto e’ stato terribile; volevo quasi ripartire, e mi chiedevo ma Dio dov’e’? Possibile che si sia diamenticato di noi.. e poi, il giorno dopo, un bimbo da solo, senza che io lo avessi mai visto, mi e’ saltato al collo… ecco la sua risposta e’ qui con me e con voi…Grazie a tutti di tutto !!!
Baci a tutti

Natascia Berardinucci



domenica 17 maggio 2009

Indicazioni per i chirurghi




ALCUNE PECULIARITA’ DEL NOSTRO LAVORO CHIRURGICO

1
) Capita spesso che i pazienti vengano molto in ritardo, con la conseguenza che l’operazione risulta piu’ complessa del normale. Pensiamo a fibromi uterini tanto grandi da arrivare alle coste, ad ernie strozzate da due o tre giorni, a cisti ovariche grandi come gravidanze a termine, a tagli cesarei con la testa del feto incarcerata nel canale del parto da un lunghissimo caput succedaneum, ad aborti incompleti settici, ecc. Tale ritardo e’ spesso dovuto alle grandi distanze che separano i villaggi da cui la popolozione proviene ed il nostro ospedale. C’e’ poi anche una certa tendenza fatalistica i
n molta gente, che tende ad attendere la naturale guarigione dei problemi di salute, sperando eccessivamente nella cosiddetta “vis sanatrix naturae”.
2) La condizione chirurgica e’ poi sovente aggravata da altre condizioni morbose di cui il paziente non era neppure al corrente: e’ frequente il primo riscontro di ipertensione arteriosa in concomitanza di un intervento di idrocele o di ernia; oppure la diagnosi di un diabete mellito, misconosciuto per il passato, il giorno in cui si decide per una isterectomia. Spesso poi ci sono altre condizioni sottostanti, come una infezione HIV che crea un quadro simile ad una malnutrizione avanzata, una malaria od una tubercolosi non ancora diagnosticate, una anemia cronica da splenomegalia, ecc.3) Abbiamo spesso problemi ad avere una quantita’ sufficiente di sangue, soprattutto per interventi su pazienti gia’ anemici o con possibilita’ di emorragia durante e dopo l’operazione (isterectomie per fibromi, prostatectomie).
4) Le condizioni anestesiologiche sono a volte precarie, soprattutto per gli interventi piu’ lunghi. Jesse e’ molto bravo per le spinali, ma quando c’e’ bisogno di rilassamento, non e’ in grado di intubare il paziente. Speriamo di risolvere presto questo problema con il prossimo arrivo di uno strumentario Jolly anestesiologico.
5) Tre quarti della casistica chirurgica a Chaari
a e’ di carattere ostetrico-ginecologico. C’e’ anche da considerare che la chirurgia minore (ferite ed ascessi, toelette chirurgiche di ulcere tropicali e piomiositi, traumi da panga con coinvolgimento dei tendini, aborti incompleti con necessita’ di raschiamento, debridement di ustioni) sono estremamente frequenti.
A tutto questo aggiungo che lo strumentario e’ quello che e’, e quindi il chirurgo europeo che viene ad aiutarci, incontrera’ non poche difficolta’ ad assolvere le proprie incombenze nel nostro ospedale rurale. Dovra’ assumersi responsabilita’ importanti senza la possibilita’ di conferire e di confrontarsi con un primario o con qualcuno piu’ anziano di lui.

Fr Beppe



PS: Abbiamo nuovamente accolto a Chaaria Pinuccia che gia’ era stata con noi per sei mesi. E’ andata a riposarsi per circa 30 giorni, ma ora e’ nuovamente con noi fino a fine giugno. La sua esperienza e la sua professionalita’ ci saranno di grandissimo aiuto.
Grazie Pinuccia per essere tornata.




sabato 16 maggio 2009

Lettera di Naomi per Antonio e Daniela


COTTOLENGO MISSION HOSPITAL
P O BOX 1426
MERU

14 MAY 2009

Dear Antonio & Daniela

First may I take this precious hour to say a word of hallo to you all. It is my hope and prayer that you are fine under the great care of our creator as I am too.
The main motivation of drafting this message to you is to show my great happiness for your help, your sympathy is highly appreciated. May the Lord almighty bless you in everything you do.
At the hospital I am improving everyday more, I feel loved and well cared for. My prayer is that I start walking again soon, otherwise despite the distance between us, I feel very happy of you and may God keep us well.
My hospital bill was a disturbing problem and now that you have helped me to clear I feel at peace.
Thank you very much.

Yours Sincerely
Wanja Naomi



venerdì 15 maggio 2009

Bentornato Ponce

Un paio di giorni fa mi trovavo al dispensario di Tachina dove avevo portato il sangue di una “abuelita” per gli esami, quando una signora arriva quasi correndo per dirmi che una macchina ha appena “scaricato” un anziano dell’Asilo davanti al suo negozio sulla strada principale: “mi ha detto lui che é dell’Asilo. Cammina male ed é senza un occhio”.
Mentalmente penso agli anziani a casa: Antonio e Juan passeggiano tutte le mattine fino alla strada principale, peró non sono mai arrivati fino al mercato e poi camminano bene e anche se Antonio é cieco, gli occhi li hanno; Emilio in questi giorni é un po’ agitato e l’altro giorno é arrivato fino all’asfalto, del resto il cancello é sempre aperto, peró l’ho lasciato alla “glorietta” tranquillo.
L’unico senza un occhio é Euclides che peró da mesi é allettato. Quindi...“no signora non puó essere uno dei miei, comunque andiamo subito a vederlo...chissá!”
Arrivati sul posto non c’era nessuno. Cerchiamo dietro il negozio, nelle stradine laterali....nada de nada! Saluto e ritorno a casa.
Svoltando dalla strada principale allo sterrato che porta all’Hogar, noto nel prato a sinistra “qualcosa” che si muove tra l’erba alta. Nello stesso istante mi raggiunge un nostro vicino “ c’é un anziano nel campo, l’hanno scaricato pochi minuti fa da una macchina che se n’é andata subito, penso sia uno dei vostri...”
Andiamo a vedere e... con mia grande sorpresa vedo Manuel Ponce, il vecchietto che aveva mandato il Vescovo a Novembre (vedi il mio articoletto del 27-11-2008) e a Gennaio, su sua richiesta, io stesso avevo portato da una sua pronipote a Tonsupa.
Quando capisce chi sono mi abbraccia e piange...” mi hanno detto che i miei figli sono morti, il marito di mia nipote se ne andato con un’altra donna lasciando i bambini piccoli con lei. Ultimamente non c’éra da mangiare per tutti e io me ne sono andato. Qualcuno mi ha raccolto e gli ho detto di portarmi qui. Ho fame. Por favor, hermano, tienimi qui all’asilo. Non me ne andró mai piú. Qui moriró e tu mi seppellirai!!
Mi sono commosso.
Appena entrati a casa, comunico a Fretel Pietro la novitá. “e giá- mi dice-, c’é il letto di Avelino ancora vuoto. Visto che non abbiamo ancora deciso chi prendere, ci ha pensato la Provvidenza...”.
Dopo un buon bagno (con sapone allo zolfo!) , lo accompagno dai suoi vecchi compagni giá riuniti al “comedor” per il rosario. Non é mancato un forte applauso.
Bentornato Ponce.

Fratel Maurizio

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Kanyua e Jesse

KANYUA, LA NUOVA MAKENA
Nel corso degli anni è andata via via crescendo ed ora è una vera roccia per la nostra attività chirurgica. E' l'anima non solo degli interventi chirurgici in sè, ma anche di tutto il necessario ed importantissimo lavoro di pulizia degli ambienti e di sterilizzazione del materiale.


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JESSE, IL NOSTRO ANESTESISTA
Lo chiamiamo Mzee, che in kishahili significa anziano, con tutto il background di rispetto per la sua saggezza che la parola sottintende. E' bravissimo a fare le spinali, ed anche a gestire anestesie generali difficili nelle nostre condizioni di lavoro. Oggi ha veramente salvato la vita di una mamma a cui era saltata l'arteria uterina durante un cesareo.
E' poi un mago nel reperimento delle vene più difficile ai neonati e ai bambini piccolissimi: direi che è praticamente infallibile.


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I tumori a Chaaria


Quando ero studente si diceva che in Africa le neoplasie sono molto rare. Lavorando qui per anni ormai, e facendo esperienza anche in zone ancora piu’ difficili, come per esempio il Sud Sudan, mi sono reso conto che questa affermazione era viziata in partenza.

a) Il primo problema e’ rappresentato dall’abilita’ diagnostica in Africa: pensando a certi villaggi sperduti, alla poverta’ che vi regna, per esempio in Sudan, ma anche in certe aree vicine a noi, e’ evidente come i dispensari locali non abbiano la capacita’ di “trovare” un tumore.
Quasi sempre queste strutture si limitano a poche diagnosi, spesso di natura infettiva. Cio’ da una parte porta ad una sovraestimazione di certe patologie: ogni forma di febbre per esempio e’ considerata malarica ed ogni diarrea viene curata come amebica o secondaria a tifo addominale (Widal positivo).
Dall’altra si perdono per strada le diagnosi piu’ complesse, sia perche’ non ci sono medici nei servizi piu’ periferici, sia soprattutto per mancanza di strumenti diagnostici quali ecografia, TAC, colon o gastroscopia, biopsia. E anche quando queste ultime sono disponibili, sono spesso cosi’ costose da essere al di fuori delle possibilita’ economiche di molte persone.

b) Il secondo elemento da tenere in considerazione e’ l’eta’ media: e’ chiaro che molti tumori diventano piu’ frequenti con l’invecchiamento. In societa’ in cui la mortalita’ infantile e’ ancora decisamente alta, ed in cui l’eta’ media non supera i 40 anni, vuoi per la pandemia HIV, vuoi per l’alta mortalita’ perinatale (il caso del Sudan), e’ evidente che molte persone muoiono per altre ragioni, prima di poter sviluppare un tumore.
Ma e’ comunque chiaro che anche i giovani sviluppano neoplasie, e ne stiamo diagnosticando sempre di piu’. Pensiamo solo al caso di Lina o a quello di Charity, affette rispettivamente da sarcoma del volto e da tumore del nasofarige nell’eta’ adolescenziale.
Ricordiamo anche Joshua, affetto da linfoma di Burkitt quando aveva 6 anni, o a Jonathan che e’ morto la settimana scorsa di leucemia linfatica acuta.

Questo scritto ha le caratteristiche di una comunicazione descrittiva e quindi non riesco a presentarvi dei dati numerici per supportare quanto dico, almeno per il momento. Potremmo magari organizzare una raccolta dati se la cosa interessasse a molti lettori del blog.

Ciononostante il dato che ultimamente e’ emerso con prepotenza e’ l’alto numero di carcinomi dell’esofago, soprattutto nelle popolazioni di etnia Borana, Turkana, Rendille e Somala.
Normalmente si tratta di un tumore dell’esofago distale, ormai in fase molto avanzata, tanto da aver gia’ causato stenosi totale ed impossibilita’ alla nutrizione.
Anche il carcinoma dello stomaco sembra in notevole aumento, e questo dato non pare essere correlato con alcuna etnia in particolare.
Altra neoplasia decisamente frequente e’ il tumore maligno del fegato o epatoma. Le ragioni possono essere molteplici. Prima di tutto si deve considerare che c’e’ una alta prevalenza di epatite B cronicizzata fin dai primi anni di vita. Come sappiamo, questa infezione porta spesso alla cirrosi epatica ed in seguito anche alla cancerizzazione (il cosiddetto cancro-cirrosi).
Molti sono anche i casi di cirrosi da altre cause, come per esempio, l’abuso di sostanze alcooliche, o la bilharziosi. Anche in questo caso ci puo’ essere la possibilita’ di un epatoma sovraimposto.
C’e’ poi il fatto che a volte in Africa si mangiano arachidi crude o poco cotte. Queste contengono una sostanza cancerogena per il fegato, chiamata aflatossina.
Frequenti sono anche i casi di linfoma, e di leucemia.
Nelle donne sono in aumento sia il carcinoma della mammella (abbiamo fatto una mastectomia totale ad una ragazza di 26 anni con un istologico positivo), sia quello dell’ovaio, sia quello della cervice uterina. Ci sono poi sporadici casi di carcinoma del prodotto del concepimento (coriocarcinoma e mola invasiva), e di tumore maligno dell’endometrio (quest’ultimo soprattutto nella donna anziana).
La pandemia HIV ha portato ad un aumento importante dei casi di sarcoma di Kaposi.
Anche il gozzo, pur essendo in se’ una patologia benigna e molto frequente soprattutto fra le popolazioni del Nord del Kenya, e’ spesso associato a delle forme tumorali, stranamente piu’ nel giovane che nell’anziano.
Con il prolungamento della vita media, sempre piu’ comune sta diventando il riscontro di un tumore della prostata.

Come potete vedere, anche se i dati presentati sono solo di carattere descrittivo, ne deriva un quadro che non e’ molto diverso da quanto troviamo in Europa… e questo sfata completamente il mito secondo cui non ci sono tumori in Africa.
L’impressione generale e’ che ci sia una maggior incidenza di tumori dei globuli bianchi (linfomi e leucemie) e di neoplasie esofagee, rispetto ai Paesi Occidentali.

I tumori per le popolazioni povere sono un dramma ancora maggiore, perche’ qui l’assistenza sanitaria generalmente non e’ gratuita e gli interventi chirurgici, la chemio e la radioterapia sono cosi’ costose che molta gente preferisce abbandonarsi al destino, piuttosto che iniziare una cura che poi non sara’ in grado di completare a causa di difficolta’ economiche.

Fr Beppe



PS. DESIDERO RINGRAZIARE TUTTI I LETTORI CHE CI HANNO VOTATO PER IL BLOG AWARD. NON CHE QUESTO SIA NECESSARIO, MA CERTAMENTE VINCERE O AVERE UNA BUONA POSIZIONE SAREBBE PER NOI COME UN INCORAGGIAMENTO A CONTINUARE IL NOSTRO IMPEGNO QUOTIDIANO, PERCHE’ CI AIUTEREBBE A RAFFORZARCI NELLA CONVINZIONE CHE DAVVERO FACCIAMO QUALCOSA DI UTILE E GRADITO A MOLTI.
GRAZIE ANCHE A COLORO CHE ANCORA CI VOTERANNO DA OGGI IN AVANTI.


Blog Awards 2009



mercoledì 13 maggio 2009

Chaaria News


FrBeppeGastroscopia.jpgPer tre settimane abbiamo avuto la gioia di lavorare nuovamente con la nostra Makena che e’ tornata a Chaaria per le vacanze. La sua presenza e’ coincisa con quella di Antonio, ginecologo di Salerno. In tal modo Makena ha potuto mettere a frutto appieno le cose imparate a scuola finora, e dimostrarci la sua manualita’ ancora migliorata rispetto agli ottimi livelli gia’ raggiunti in precedenza.
Oggi Makena riprende gli studi a Thika e la accompagnamo con la simpatia e l’amicizia.
E’ stata un validissimo collaboratore anche per le gastroscopie.
Desidero anche ringraziare la dottoressa Marina Gordu, di Cagliari: oggi abbiamo ricevuti i preziosi atlanti di endoscopia digestive da lei cortesemente inviatici. Tali strumenti ci aiuteranno moltissimo a migliorare la nostra accuratezza diagnostica.

Nuvoloso.jpgUn provvidenziale colpo di coda della stagione delle piogge sta salvando i nostri raccolti. Dopo un aprile quasi completamente secco, con l’inizio di maggio abbiamo inaspettatamente osservato il susseguirsi regolare di acquazzoni notturni che hanno salvato sia il raccolto dei fagioli, sia quello del granoturco… almeno per il Meru, lo spettro della fame non si e’ materializzato.


Ciao
Fr Beppe



martedì 12 maggio 2009

C'è sempre qualcuno che soffre di più


Oggi mi sono svegliato con l’umore sotto i tacchi e con un senso di depressione e di fallimento: a volte sembra che quanto piu’ ci si impegna, tanto piu’ il prossimo pare ignorare quello che facciamo per attaccarci ancora, e metterci un po’ di fango sulla faccia.
La tentazione dello scoraggiamento e’ forte, ed e’ cosi’ profonda oggi che mi attanaglia la gola e rende il mio cervello lento ed impastato. Vorrei sdraiarmi sulla barella di room 17, chiudere la porta a chiave, spegnere la luce e rimanere inerte guardando il soffitto.
Eppure non e’ possible: me ne rendo conto che devo lavorare e che bisogna aiutare gli altri, ma in questo momento faccio fatica a ritrovare le motivazioni. Certo, lo devo fare per Dio, che tutto vede e non si lascia certo impressionare da cio’ che dice la gente: Lui sa vedere anche sotto lo strato di fango che a volte ci viene spalmato addosso; Lui e’ anche capace di togliere il bollo che spesso ci ha marchiati e classificati.
Ma la mia poca fede in questo momento chiede anche un segno da Dio.
Ed il Signore ha risposto alla mia richiesta.
Fin da stamane continuavo a chiedermi che senso ha lottare e stancarsi fino allo sfinimento, e la risposta e’ arrivata verso mezzogiorno: era una giovane donna, minuta, di nome Esther. E’ arrivata in barella perche’ collassava ogni volta che tentava di mettersi in piedi. La sua fronte era imperlata di sudore freddo. Ho misurato la pressione, ma non si e’ sentito nulla.
L’ho fatta portare in ambulatorio, e mentre la preparavamo per l’eco, ho notato una cicatrice sulla pancia:
“Quanti anni hai?”
“Diciannove”, ha risposto con voce flebile.
“Hai altri figli? Che tipo di intervento hai subito?”
“Non ho bambini… si e’ trattato di un’operazione per gravidanza extrauterina”.
Non ho risposto, ed ho messo la mano sul suo addome. Era dolentissimo, e la donna saltava ad ogni mio tentativo di premere un po’. Mi sono quindi focalizzato sulle congiuntive: era davvero pallida. Ho provato a percuotere la pancia, ed ho sentito un gorgogliare di fluido che si stava muovendo.
Immaginavo gia’ di cosa si trattasse ma ho deciso di trattenere le mie fantasie e di lasciar parlare la sonda ultrasonografica. Purtroppo la diagnosi si e’ presentata immediatamente, ed e’ apparsa davvero spietata: era chiaro che si trattava di una nuova ectopica, nell’unica tuba che era rimasta ad Esther.
La malata intanto peggiorava ed ora era quasi incosciente. Era evidente che l’emorragia interna era massiva. Abbiamo quindi trasfuso in fretta e furia una sacca di sangue e poi siamo entrati in sala con procedura di emergenza.
Mentre mi lavavo e mi preparavo all’intervento, continuavo a sperare di estrarre il prodotto del concepimento e di poter riparare la salpinge.
Abbiamo operato sotto ketamina, perche’ la spinale avrebbe ulteriormente peggiorato l’ipotensione: e’ stata una anestesia difficile, con la paziente che ha smesso di respirare due volte. Il sangue raccolto in cavita’ addominale era moltissimo, e facevamo fatica ad aspirarlo. Il pavimento della sala era inondato, ed io non riuscivo a trovare la tuba a causa dei fiotti di sangue che emergevano dalla breccia operatoria come da un idrante rotto.
Poi, quando finalmente sono riuscito a mettere una klemmer nel punto giusto, il torrente ematico si e’ arrestato di colpo. Jesse ha continuato a infondere sangue, usando anche lo spremisacca per fare prima. Le condizioni generali pian piano si sono normalizzate, ed abbiamo cosi’ potuto riflettere un momento. La tuba era letteralmente scoppiata insieme al sacco ovulare; tutto intorno alla ferita si presentava necrotica. Abbiamo rimosso il prodotto di concepimento ormai morto da tempo, e poi abbiamo tentato di suturare quello che rimaneva della salpinge. Ma ogni volta che provavamo a cucire, il filo tagliava il tessuto “marcio” e causava una nuova emorragia.
Pressati anche da Jesse che ci chiedeva di chiudere in fretta a causa delle gravi condizioni della donna, siamo stati forzati verso l’inevitabile: abbiamo dovuto accettare la realta’. L’unica via di uscita era di asportare la salpinge, con la consapevolezza che avremmo causato ad Esther, che e’ nullipara ed ha diciannove anni, una sterilita’ permanente che forse le potra’ causare un divorzio e quasi certamente le precludera’ ogni possibilita’ di risposarsi.
Non abbiamo potuto chiederle il permesso, perche’ lei dormiva e forse sarebbe stata incosciente ancora molte ore dopo l’operazione a causa dell’ipotensione e dell’anemia.
“Che responsabilita’ davanti a Dio… eppure non posso mica rischiare di riparare una salpinge che poi le causera’ una nuova emorragia interna, quasi certamente mortale”.
Ho quindi deciso di relegare questi dubbi nel profondo del mio cuore, di affondare due klemmer nel legamento largo, di tagliare e poi suturare. Ho quindi controllato il campo operatorio e lavato abbondantemente con soluzione fisiologica. Non sanguinava piu’. Abbiamo chiuso in fretta il peritoneo, prima che la malata si mettesse a spingere e ci desse problemi con le anse intestinali.
Quando ho visto Esther dopo l’operazione, mi sembrava una bambina. Era ancora addormentata, ed una nuova sacca di sangue scendeva stavolta lentamente. Ho pensato con un brivido al momento in cui le dovro’ dire che non potra’ piu’ avere figli.
“Queste comunicazioni sono la parte peggiore del nostro lavoro”, ho confidato con amarezza ad Ogembo.
Poi, camminando verso la comunita’, con la speranza che mi abbiano lasciato qualcosa da mangiare, ho ripensato alla mia depressione del mattino. Non che il dolore provato poche ore fa sia passato del tutto, ma la storia di questa povera ragazza mi ha aiutato a mettere ogni cosa nella prospettiva piu’ corretta: ha senso lottare… ce l’ha sempre! Per Esther e’ stato importante che ci fossimo, prima che per lei fosse troppo tardi… e poi non devo fare la vittima. C’e’ tanta gente che sta molto peggio di me. Esther rischia di essere ripudiata, additata a vista come una donna sterile e quindi inutile, e questa condizione la bollera’ per sempre: che diritto ho io di lamentarmi?

Fr Beppe

12 Maggio: Compleanno di Fr Lodovico

AUGURI CARO FRATELLO. CHE BELLO ARRIVARE AI TUOI 90 ANNI CON UN CERVELLO COSI' FINO E CON UNA BONTA' TANTO SQUISITA. DA TE VOGLIAMO IMPARARE ANCHE LA FEDELTA' ALLA VOCAZIONE RELIGIOSA.
TI VOGLIAMO BENE.

LA COMUNITA' DI CHAARIA