La tua mamma e' ora in Paradiso, e ti sara' ancora piu' vicina.
I Fratelli, le Suore ed i Volontari di Chaaria
ECCO ALCUNE FOTO DEI NOSTRI ORFANI. MOLTI DI VOI LI CONOSCONO. VI RICORDATE I LORO NOMI?
AL MOMENTO STANNO TUTTI BENE E CRESCONO SENZA PROBLEMI. SR OLIVA E' ORA COADIUVATA DA DUE GIOVANI MAMME CHE SI ALTERNANO PER COPRIRE IL SERVIZIO DURANTE I SETTE GIORNI DELLA SETTIMANA E DARE ALLA ANZIANA SORELLA UN PO' DI RIPOSO.
QUALCUNO E' ORMAI GRANDICELLO E PRONTO AD EMIGRARE ALL'ORFANOTROFIO DI NKABUNE.
Il primo giorno di lavoro di Mercy, la nostra nuova dentista, ha però visto il crollo dello strumento per la detartrasi. Anche lì Fr Lorenzo è riuscito a metterci una pezza ed abbiamo potuto continuare il nostro servizio dopo appena una giornata di stop.PS: oggi abbiamo salutato Natascia che ritorna in Italia, ed abbiamo accolto a Chaaria Gianni e Rossella, che sono arrivati stanchissimi, dopo un viaggio farraginoso, in cui hanno dovuto cambiare compagnia aerea, a causa di un guasto avvenuto all'aeroporto di Bruxelles. Alla fine sono arrivati a Nairobi via Addis Abeba, dopo scalo a Francoforte. Erano stachi ma su di giri, anche se purtroppo completamente senza bagagli: chissà dove saranno andati a finire, con tutti quei cambi di compagnie. Comunque speriamo che arrivi tutto.
Fr Beppe Gaido
Nell’ambito delle nostre attività a favore dei portatori di HIV, da 11 mesi abbiamo dato vita al “Support group for people living with HIV” (gruppo di supporto per i portatori di HIV).
Al momento abbiamo 70 persone iscritte al gruppo: sono tutti sieropositivi in terapia presso il nostro ospedale.
I fini dell’ iniziativa sono molteplici:
Il principale e’ sicuramente quello di creare una rete di aiuto finanziario per persone di per se’ in gravi difficolta’ economiche, proprio a causa della malattia, dello stigma e delle alte spese per le terapie necessarie al mantenimento della loro salute.
I membri collaborano con una cifra di 100 scellini al mese, e, quando possibile, la somma raccolta viene divisa tra tutti per l’acquisto di qualcosa di utile, o magari per pagare una spesa ospedaliera imprevista.
Nel meeting che abbiamo avuto oggi, presso il campetto di pallavolo dei Fratelli (vedi foto), abbiamo optato per l’acquisto di una capra per ciascun aderente al gruppo: il latte caprino e’ infatti molto nutriente ed ottimo per sostenere l’organismo di questi pazienti. Abbiamo anche destinato una somma di denaro per procurare un tank di raccolta per l’acqua piovana a ciascuna famiglia: questo per evitare alle donne, già deboli per il virus, la fatica di andare tutti i giorni al fiume a raccogliere l’acqua.
Altri scopi del gruppo sono tesi a coscientizzare la comunita’ sul problema dell’AIDS, a ridurre lo stigma, e a far uscire i pazienti dalla loro situazione di isolamento.
Alcuni di loro ci aiutano nelle attivita’ di counseling e prevenzione, sia all’interno dell’ospedale che in vari seminari da noi organizzati in parrocchia.
E’ una bella iniziativa, non strettamente sanitaria ma certamente utile per il benessere complessivo di questi malati.
Fr Beppe
Prima di raccontarvi la mia storia vi allego una diapositiva che esprime in linea di massima, cio’ che abbiamo riscontrato in questi anni riguardo ai tumori in eta’ pediatrica a Chaaria
Adesso quando passo mi salutano tutti, sara’ per il mio carattere rumoramente zingaresco…Avevo sei anni di eta’, e da alcuni mesi mi sentivo sempre piu’ affaticata. La mia pancia diventava ogni giorno piu’ prominente, quasi come se fossi incinta, anche se non mangiavo quasi nulla.
La mamma mi ha portata tante al dispensario ed hanno continuato a darmi delle medicine per la malaria. Io pero’ non miglioravo affatto. Ho cominciato a sentire il cuore battere fortissimo e alla velocita’ di una locomotiva. Anche il mio respiro e’ divenuto via via piu’ affannoso, quasi come se non riuscissi ad inspirare abbastanza ossigeno.
Sono arrivata a Chaaria venerdi’ scorso, sulle spalle della mia mamma, perche’ non riuscivo a camminare: le mie gambe non hanno piu’ forza; sono diventate sottilissime ed i miei muscoli sono quasi del tutto scomparsi.
La mia mamma era stanchissima, anche se io non peso piu’ di 20 kg.
Hanno iniziato subito a farmi tanti esami che per il passato non avevo mai visto. Prima di tutto l’ecografia, che e’ una specie di televisore che vede dentro di te, anche senza bucarti la pancia: ho sentito che parlavano di milza molto ingrandita, fin sotto il livello dell’ombelico. Inoltre insistevano anche sull’epatomegalia, e mi pare di aver capito significhi che il mio fegato e’ tutto gonfio. Poi parlavano di ascite, ed ho capito che intendevano acqua nel mio addome. Ecco perche’ sono diventata grossa come la mamma quando aspettava il mio fratellino, ma allo stesso tempo ho perso tutta la ciccia dalle braccia e dalle gambe.
Non sono grassa; sono gonfia come un pallone pieno di liquido.
Ho sentito dire che non ho praticamente sangue e che ho bisogno di trasfusioni. Parlavano anche di piastrine molto basse che avrebbero reso la puntura splenica molto pericolosa.
Ho cominciato a tremare: vorranno mica per caso bucarmi la pancia con un ago!!!
Io pero’ stavo di male in peggio. Anche dopo aver ricevuto due pinte di sangue, il mio respiro rimaneva molto difficoltoso. Non riuscivo a stare sdraiata ed ho fatto capire alla mamma che avevo bisogno almeno di tre cuscini… se no, mi sentivo soffocare.
Ho capito di essere un caso molto difficile perche’ tutti venivano a visitarmi e poi scuotevano la testa, come a dire: non ci capisco niente. Più tardi ho sentito uno col camice bianco iniziare a parlare di leucemia. Mi hanno “tirato” del sangue da una vena, ma poi hanno concluso che anche quel test era risultato negativo.
Io volevo dire a tutti che la cosa più importante era farmi respirare. Mamma questo lo ha capito ed ha chiesto che mi mettessero l’ossigeno.
Poi domenica mattina, dopo una notte terribile spesa a trovare una posizione in cui poter fare entrare un po’ di ossigeno nei mie polmoni, ho visto che il dottore “bianco” insisteva nuovamente sulla puntura splenica. Ho iniziato a piangere disperata, ma devo ammettere che mi ha fatto piu’ male la anestesia locale che non il singolo buco praticato nella massa dura che ho nella parte sinistra del mio pancione. Hanno estratto un po’ di sangue scuro.
Alle due del pomeriggio già c’era il risultato, ed il dottore “mzungu” e’ venuto a parlare con la mia mamma. Io continuavo ad essere agitata e a respirare malissimo, nonostante la maschera dell’ossigeno. Il medico ha detto a mia madre che avevo il Kala Azar, e che bisognava iniziare con una terapia molto costosa ed anche tossica. Bisognava però ordinarla a Nairobi, in quanto a Meru non la si poteva trovare.
Io non avevo la piu’ pallida idea di che cosa fosse quella malattia, ma il dottore insisteva sul fatto che era grave e che bisognava tentare la cura anche a costo di vendere una mucca o un pezzo di terra.
Mamy piangeva e diceva che non avrebbe potuto decidere da sola. Bisognava aspettare il mio papy l’indomani. Però lo “mzungu” la incalzava, aggiungendo che avrebbe comunque ordinato la medicina immediatamente, telefonando al farmacista.
Mentre ancora parlavano, io ho sentito che la forza nei muscoli del mio torace veniva meno. Tiravo con tutta me stessa, ma non creavo alcun mantice per succhiare dentro ossigeno: con un filo di voce ho detto:
“Ngakwa”, che significa “sto morendo”.
Di scatto il medico e la mia mamma si sono girati. Poi l’uomo bianco si e’ messo a correre ed e’ tornato con altre due infermiere. Io mi sentivo agitata. Non potevo stare in nessuna posizione. Mi mancava il respiro. Volevo dimenarmi e buttarmi giu’ dal letto.
“Ngakwa, mumy… Ngakwa”.
Mia madre piangeva e continuava a ripetermi di non dire quella parola, ma io me lo sentivo. E’ qualcosa che non riesco a spiegare; ma tutti, anche i bambini, avvertono quando la vita sta loro sfuggendo. E’ qualcosa che ti esce dalle membra, e che non vuoi lasciare andare, ma non ci riesci. Allora ti agiti, ti dimeni, cerchi di attivare i tuoi muscoli respiratori piu’ che puoi, perche’ lo sai che “fin che c’è respiro c’è speranza”.
Ma alla fine ti lasci andare. E’ un oblio dolce, un riposo che senti meritato al termine di una agonia che sembrava non finire mai. E poi avverti la pace del Paradiso, e le tue membra contratte dal dolore si rilassano. Diventi bella come prima di essere malata e ti addormenti nel Signore. Questo e’ quanto mi e’ successo oggi in meno di un’ora: pero’ ora sto bene e sono felice. Vedo mia madre che continua a piangere, ma la raggiungero’ e le parlero’ dal profondo del cuore: “ le faro’ coraggio e lei capira’ che, se quello che ha sempre voluto per me e’ la mia felicita’, allora non deve essere triste, perche’ il luogo in cui mi trovo e’ gioia infinita.”
Fr Beppe
(la storia e’ completamente vera, ed esprime quello che l’esperienza sempre mi ha posto davanti agli occhi: i malati lo sentono quando la vita li sta lasciando… a qualunque età)
Certo l’incoerenza fa parte della nostra natura umana, cosi’ debole e corrotta dal peccato, ma credo che ognuno di noi possa arrivare ad una opzione fondamentale per il bene, e che questa possa diventare la forza trainante e la stella polare da seguire per costruire giorno per giorno la fedelta’ alla nostra vocazione.
E' sempre bello vedere quando due persone, volendosi bene, lo fanno davanti al Signore nel Sacramento del Matrimonio.
Domani è un giorno speciale: mio fratello Paolo si sposa. Vorrei cogliere questa occasione di grande gioia per ringraziare lui e tutti quei benefattori che in vari modi si sono prodigati per dare un tocco di qualità al servizio fisioterapico del nostro piccolo ospedale Cottolengo di Chaaria.
Come le prime due foto documentano, essi si sono impegnati prima di tutto per l'acquisto di un prezioso strumento ad ultrasuuoni ed impulsi elettrici, che impiegheremo per trattare varie patologie nervose e muscolari.
Ci hanno anche donato il lettino per trazioni vertebrali, che utilizzeremo per varie condizioni, come ad esempio ernie del disco e patologie posturali della colonna.
Ad ognuno di loro i nostri più sentiti ringraziamenti e a Paolo e Loretta i migliori auguri di ogni bene nel Signore per la loro nuova vita matrimoniale.
I POVERI, FR LORENZO E COMUNITA' FRATELLI DI CHAARIA
1) Ventiquattr’ore di fuoco in maternita’: 12 parti di cui 2 cesarei. Purtroppo uno dei due tagli ha dato esito ad un feto morto. Ci e’ spiaciuto molto perche’ dal nostro punto di vista abbiamo veramente fatto tutto quanto potevamo. La mamma era arrivata pochi minuti prima che fossimo pronti in sala. Era mattino prestissimo, ed ho lavorato con lo staff della notte. L’intervento e’ stato veloce e senza particolari problemi, ma siamo arrivati tardi. La donna aveva camminato per quasi 12 ore prima di giungere a Chaaria verso le 6.30 del mattino. E’ stata dura soprattutto darle la notizia. Si trattava di una primipara che ora ha una cicatrice e non ha un bimbo. La situazione era resa ancora piu’ laceramte dal fatto che, mentre le dicevamo che il suo bimbo aveva smesso di respirare, un’altra donna ha partorito nella stanza a fianco, ed il neonato piangeva in modo particolarmente vigoroso. Le sue lacrime silenziose mi hanno fatto immaginare l’abisso di disperazione nel profondo del suo cuore. Il dolore di una mamma che perde un figlio cullato e custodito nella mente e nel ventre per nove mesi, e’ qualcosa di tremendo, davanti al quale mi sento ogni volta confuso e senza parole.
2) Abbiamo avuto una settimana veramente dura con molte chiamate notturne, per lo piu’ dovute a casi di maternita’ complicata. Cinque chiamate in sette giorni sono state una vera sfida per le nostre forze fisiche e psicologiche. Sono anche state una verifica per il nostro desiderio di dedizione totale.
3) Oggi Naomi e’ riuscita a fare i primissimi passi senza l’uso del girello. E’ stato un momento di grande commozione sia per lei che per tutti noi.
Fr Beppe
E’ prezioso, e in un istante si possono fare mille cose. Un secondo difatti fa la diffenza, tra vivere e morire e noi questo lo sappiamo bene.

KANYUA, LA NUOVA MAKENA
Nel corso degli anni è andata via via crescendo ed ora è una vera roccia per la nostra attività chirurgica. E' l'anima non solo degli interventi chirurgici in sè, ma anche di tutto il necessario ed importantissimo lavoro di pulizia degli ambienti e di sterilizzazione del materiale.
Per tre settimane abbiamo avuto la gioia di lavorare nuovamente con la nostra Makena che e’ tornata a Chaaria per le vacanze. La sua presenza e’ coincisa con quella di Antonio, ginecologo di Salerno. In tal modo Makena ha potuto mettere a frutto appieno le cose imparate a scuola finora, e dimostrarci la sua manualita’ ancora migliorata rispetto agli ottimi livelli gia’ raggiunti in precedenza.
Un provvidenziale colpo di coda della stagione delle piogge sta salvando i nostri raccolti. Dopo un aprile quasi completamente secco, con l’inizio di maggio abbiamo inaspettatamente osservato il susseguirsi regolare di acquazzoni notturni che hanno salvato sia il raccolto dei fagioli, sia quello del granoturco… almeno per il Meru, lo spettro della fame non si e’ materializzato.Carissimi Antonio e Daniela,
quando oggi ho saputo che mi avete voluto adottare nella vostra famiglia, mi si sono riempiti gli occhi di lacrime. Grazie veramente di cuore. Vi mando la mia foto con un sorriso che vuole dirvi quanto apprezzi quello che state facendo per me.
E' strano come, proprio quando ti senti piu' sola, poi il Signore arriva e ti concede grazie e aiuti che nemmeno potevi sperare.
Sto facendo l'esperienza di aver toccato il fondo della disperazione, ma ora pian piano sto risalendo la china: c'e' qualche segno di speranza anche per la mia deambulazione, le piaghe da decubito si sono chiuse, a Chaaria mi vogliono tutti bene (pensate che anche le treccine mi sono state fatte da membri dello staff che hanno sacrificato i loro tempo libero)... e poi ora ci siete voi, che sostituite i genitori che non ho conosciuto, e date una grossa mano alla mia nonna che ha molti problemi a mantenere i miei studi, ed ora il mio lungo ricovero in ospedale.
Accogliete la mia gioia, il mio grazie e la mia preghiera a Dio per tutte le vostre intenzioni.
Un abbraccio,
Naomi
... per il tuo servizio, per la tua disponibilità, per la tua simpatia. Grazie per essere venuta ad aiutarci mettendo a disposizione della Missione non solo la tua professionalità infermieristica ma anche le tue doti di esperta informatica ed ottima cuoca.
La comunità dei Fratelli e delle Suore
Mi chiamo Doris Kawira e sono di Mujwa, a 15 chilometri da Chaaria. Eravamo una famiglia abbastanza benestante, in quanto mio padre ha un lavoro. In famiglia siamo 6 tra fratelli e sorelle.
I problemi per noi sono iniziati 4 anni fa, quando mia mamma è scappata con un altro uomo, e mio padre si è trovato a dover affrontare tutto da solo. Io ed i miei fratelli siamo tutti ancora in età scolare, ed il mio babbo si sta facendo in quattro per non obbligare nessuno a interrompere gli studi... ma per lui è molto dura e davvero non ce la fa.
Sono riuscita a entrare alla scuola infermieri di Wamba a settembre scorso... ed è stata molto dura, perchè la selezione e la competizione sono terribili... ma ora mi trovo ad un bivio: o lascio io la scuola, o uno dei miei fratelli dovrà interrompere i suoi studi. Mio papà non può pagare per tutti.
Quello che chiedo è un sostegno per la retta scolastica: la spesa si aggira sui 1500 Euro all'anno, e mi rimangono ancora due anni interi di studio. Non chiedo la cifra in toto... so che è tantissimo. Qualunque aiuto ci potrà aiutare moltissimo. Ringrazio anticipatamente.
Doris Kawira
Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.
Fratel Beppe Gaido