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Un bimbo al mattino andava sulla spiaggia a ributtare le stelle marine che erano portate in secca dalle onde.

Quando qualcuno lo vide, gli disse che tale lavoro era completamente inutile, perchè egli non sarebbe mai riuscito a ributtare in mare tutte le migliaia di stelle, che si trovavano sul bagnasciuga.

Il bambino con calma guardò la stella che aveva ancora in mano, la buttò in acqua e poi rispose: "per questa stella sicuramente non è stato inutile".

Chiunque abbia voglia di aiutarci in questo intento, fosse anche per salvare una sola stella... non sarà stato invano. Grazie.

Nadia Monari - Infermiera volontaria


Leggi "Chi siamo", "La storia dell'Associazione" e "Le nostre Missioni"

Lettera del Superiore Generale, Fr. Giuseppe Meneghini


mercoledì 30 settembre 2009

Coartem

For some years WHO has been pushing on African Countries to change the first line treatment for uncomplicated malaria, because of increasing evidence of SP (sulphadoxine-pirimetamine= fansidar, metakelfin) resistance
A first line treatment is considered ineffective when the percentage of resistance in the general population is about 25-30%
Studies conducted in Kenya have shown a percentage of SP resistance around 35%.
Therefore WHO has encouraged the health authorities to switch to an Artemisin based compound
Artemisin drugs are very good because of very quick action, but they are very short lived and therefore they are exposed to the risk of early resistance if not associated with a long acting compound which remains in the body for longer time
This is the reason of combination drugs, which seem to reduce the likelihood of drug resistance.
Coartem, the drug chosen in Kenya, contains artemether and lumefantrine
Other Countries have chosen different schemes: Uganda has decided on another fixed combination in which artemisin compounds are associated with amodiaquin

Coartem can be prescribed for uncomplicated malaria.
It has not been tested for cerebral malaria and pulmonary oedema 20 to malaria.
Coartem is a fixed combination of Artemether (an Artemisin derivative) and Lumefantrin.
Artemether is very quick acting and short lived.
Lumefantrine is long acting:       the combination assures a low degree of resistance.

INDICATIONS
Uncomplicated malaria where Plasmodium Falciparum is postulated.
Not for complicated malaria.
Not as prophylaxis.
CONTRAINDICATIONS
•    Patient with severe malaria according to WHO.
•    First trimester of pregnancy.
•    Breast feeding.
•    Patients with heart problems.
•    Patients with Potassium  imbalance.
•    Severe hepatic of renal failure
•    Patient on treatment with:
(1) amitriptiline or other anti depressants
(2) Anti-arrhythmic drugs.
(3) Neuroleptics.
(4) Some antibiotics like macrolides (Erythromycin, etc), Flourquinolones (Noroxin, Ciproxin, etc), Antifungals.

CAUTIONS!
Using quinine and coartem very near to one another poses an increased risk of heart arrhythmia.
So when that is necessary, close monitoring with ECG must be done

PREGNANCY
Absolute contraindication in 1st trimester (risk of abortion, teratogenicity).
In 2nd and 3rd trimester to be given only when benefits to the mother overwhelm potential risks to fetus.

LACTATION
Coartem should not be taken.

USE OF MACHINES
Effects on driving and use of machines:
(a) Dizziness and weakness of the body are common.
So patients should be advised NOT to drive and NOT to use machines.

SIDE-EFFECTS
Headache,
Insomnia,
Palpitations,
Cough,
Abdominal pains,
Anorexia,
Nausea & vomiting,
Diarrhoea,
Itching of the body,
Fatigue.

PHARMACODYNAMICS
Active on trophozoites, schizonts and gametocytes.
Not active on hypnozoites.

ABSOPTION AND ELIMINATION
Absorption is much better on full stomach.
It is very quick for Artemether, it is slower for Lumefantrine.
Artemether is cleared from the body in about 2 hours.
Lumefantrine has half life of 2-3 days. 

DOSAGE
ADULTS: 4 tabs BD for 3 days.
CHILDREN: 5-15 kg 1 tab BD 3 days.
CHILDREN: 15-25 kg 2 tabs BD 3 days.
CHILDREN: 25-35 kg 3 tabs BD 3 days.

Fr Beppe



Ancora rottura d'utero

Sto facendo una ecografia ostetrica in room 17, mentre Max sta togliendo un lipoma nella stanza adiacente. Oggi ci sono stati tantissimi piccoli interventi, che, pur non essendo complessi, ci hanno portato via un sacco di tempo.
Ad un certo punto, sento una donna urlare come una ossessa. La voce viene dalla sala d’attesa. All’inizio penso che si tratti di una psichiatrica, ma poi la vedo passare in barella: si dimena, ha il pancione, ed e’ tutta impolverata. A spingere la lettiga c’e’ un’infermiera di una struttura rurale che si trova a circa 20 km da noi. E’ quindi un trasferimento, e dobbiamo aspettarci complicazioni.
Mi rendo conto immediatamente che si deve trattare di un cesareo urgente, e saluto velocemente la donna a cui stavo facendo l’ecografia, assicurandola che il suo bimbo non pesenta alcun problema.
Entro in sala parto, dove Susan gia’ sta iniziando a pulire la povera donna, per poi prepararla per la sala. Intanto Max finisce il suo intervento e mi raggiunge. Prendiamo rapidamente coscienza del fatto che le condizioni della donna sono critiche. Non ha polso, ne’ pressione e sta andando in coma. Le metto una mano sulla pancia, e questo mi basta per la tremenda diagnosi: sento infatti i piedini del feto direttamente sotto-cute. Li posso quasi afferrare in mano. Non avverto alcuna parete uterina. “Jesse, Max, guardate che si tratta di una rottura d’utero. Questo bimbo sta galleggiando tra le anse intestinali”.
Rapidamente raccogliamo un po’ di sangue per gruppo e prove crociate, e poi portiamo la mamma in sala su una barella: Jesse non puo’ pensare all’anestesia spinale perche’ la paziente non ha pressione. Procediamo quindi ad una generale. Intanto affondiamo il nostro bisturi con foga ed adrenalina, nella vana speranza che il piccolo possa essere ancora vivo... lo sappiamo infatti da tutti i libri che dopo la rottura ed il distacco della placenta non ci sono praticamente possibilita’ di sopravvivenza per il piccolo. Arrivati sul peritoneo vediamo in trasparenza un colore bluastro che non ci fa pensare bene. Apriamo ed aspiriamo una quantita’ indicibile di sangue frammisto a coaguli ed a meconio. Facciamo fatica ad estrarre il feto che si trova molto lontano dalla cavita’ uterina, nei pressi del fegato. Anche la placenta non e’ in utero, e la troviamo tra le anse intestinali. Purtroppo il bimbo e’ morto, come sospettavamo, ma ora si tratta di salvare la vita della donna. L’utero e’ squarciato con una linea verticale che va dal fondo fin quasi al collo. Pero’ i tessuti non sembrano necrotici. L’adrenalina e’ alle stelle. Jesse trasfonde sangue e ci dice di fare in fretta perche’ la pressione massima e’ inferiore a 70.
Guardo Max con uno sguardo di intesa e di implorazione: “Cosa facciamo? Suturiamo o togliamo l’organo?”
La risposta e’ esattamente quella che avrei voluto sentire: non e’ ancora troppo tardi. Possiamo riparare la breccia. In alcuni momenti e’ stato molto difficile, soprattutto quando le arterie “buttavano” in zone molto profonde e poco accessibili con il porta-aghi. Ma pian piano l’utero ha ripreso la sua forma, ed l’emorragia si e’ arrestata. Abbiamo lavorato con un livello di tensione elevatissimo fino a quando siamo arrivati all’ultimo punto sulla cute. E’ stato allora che Jesse si e’ sbilanciato: “la pressione e’ ora 120/80, e le condizioni sono stabili”.
E’ bello pensare che abbiamo salvato questa mamma, prendendola per i capelli. Forse pochi minuti di ritardo avrebbero causato il suo decesso. Siamo stati molto veloci, e naturalmente Dio ha guidato le nostre mani. Quando, dopo il cesareo, ho visto il bimbo morto sul fasciatoio, ho provato una stretta al cuore: era un maschio. Sicuramente era gia’ spirato quando abbiamo iniziato l’intervento, ma fa sempre male pensare che lui non ce l’ha fatta.


Fr Beppe


martedì 29 settembre 2009

Ricorrenza del 25° anniversario di professione perpetua di Fratel Maurizio Scalco

Domenica Fr. Meneghini (Superiore Generale),  Bruno Castellino (Segretario) e Lino Marchisio sono  andati a san Pietro di Rosà (Vi), per partecipare alla ricorrenza del 25° anniversario di professione perpetua di Fratel Maurizio Scalco, già Missionario a Chaaria ed ora Missionario in Equador.

Le due fotografie rappresentano il luogo ed il momento della Messa, con la partecipazione di numerose persone.

Esprimiamo da parte di tutti, i nostri migliori auguri a Fr. Maurizio, per il suo percorso di uomo religioso impegnato quotidianamente come missionario, nell'aiuto dei poveri.


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lunedì 28 settembre 2009

Un chirurgo eccezionale per un paziente un pò particolare




Il Cottolengo diceva sempre che in caso di malattia avrebbe semplicemente desiderato di essere ricoverato in una corsia del suo ospedale insieme agli altri pazienti. Questa cosa si e’ resa possibile anche per me, sebbene si sia trattato di una indisposizione minore da cui mi sto riprendendo senza fatica.
Da quasi trent’anni avevo sulla testa una cisti sebacea della grandezza di una nocciola, e la mia intenzione era quella di portarmela nella tomba. Siccome era adeguatamente coperta dai capelli, e non era assolutamente dolorosa, non ci avevo mai dato alcun peso, a parte l’attenzione di informare il barbiere della sua presenza ad ogni taglio di capelli.
Pero’, a partire da venerdi’ scorso, il bubbone ha iniziato a crescere e a farsi sempre piu’ dolente. Anche dormire era diventato impossibile, perche’ nel letto la testa mi pulsava a ritmo con il battito cardiaco. Vincendo quindi la mia inntata paura per aghi, siringhe e colleghi, mi sono rivolto a Max, che ha diagnosticato una suppurazione della cisti.
Questa mattina sono stato rapato a zero per la prima volta nella mia vita, e gia’ cosi’ ho iniziato a suscitare l’ilarita’ del personale: i piu’ timidi mi dicevano che sembravo un ragazzino delle scuole medie, mentre i piu’ sinceri tranquillamente mi dicevano che ero bruttissimo senza capelli.
In sala sono stato operato da Max con la collaborazione di Teddy, che era visibilmente preoccupata dal fatto di dover agire su di me.
Max e’ stato bravissimo ed ha snocciolato la pallina che tanto dolore mi aveva provocato impiegando non piu’ di 15 minuti.
Ora mi fa un po’ male, ma sono riuscito a continuare le normali attivita’ lavorative. E’ stato un intervento ambulatoriale, e ringrazio Max di cuore per aver accettato di operarmi. Sono anche felice di essere stato per un po’ dall’altra parte della barricata, sullo stesso lettino su cui ho “tagliato” cosi’ tanti pazienti. Ora li capiro’ meglio quando sono tesi ed hanno paura prima dell’operazione. Indossero’ un berretto da sala operatoria per un bel po’ di tempo, fino a quando i miei capelli saranno ragionevolmente ricresciuti, ed il mio aspetto sara’ un tantino piu’ presentabile.



Fr Beppe 
 

PS: oggi e’ stata una giornata pesantissima, come spesso capita di lunedi’. Dopo aver finito i pazienti verso le ore 20, siamo stati rapidamente richiamati in ospedale perche’ un motociclista spericolato aveva investito una decina di pedoni, prima di finire lui stesso contro un albero. Il corridoio del dispensario era di nuovo affollato come al mattino ed abbiamo dovuto ricucire varie ferite lacero-contuse... fortunatamente pero’, nessuno dei pazienti era in condizioni critiche.


domenica 27 settembre 2009

Un piccolo successo



Circa due settimane fa vi ho parlato del terribile stato in cui il tetano aveva ridotto un povero ragazzo sedicenne, che aveva contratto la terribile malattia dopo una circoncisione tradizionale. Vi confidavo che purtroppo nella nostra storia siamo riusciti a salvare pochissimi pazienti, giunti a noi quando il tetano era ormai in fase conclamata. Parlavo di circa l’1% di successi terapeutici. Ebbene, sembra che stavolta ce l’abbiamo quasi fatta, e che il nostro adolescente rientri in quella esigua percentuale. Sono passate piu’ di due settimane, che sono state per il giovane in questione un calvario indescrivibile: contrazioni muscolari continue e dolorose, in uno stato di coscienza perfettamente normale.
Da alcuni giorni pero’ le cose hanno iniziato a cambiare e a prendere una direzione decisamente positiva: dapprima ha ripreso a deglutire ed abbiamo tolto in sondino naso/gastrico. Poi siamo riusciti a sederlo sul letto; ed ora cammina e va ai servizi da solo. E’ commovente per me vederlo passeggiare, dopo aver assistito alle sue contorsioni dolorose per vari giorni, sempre con la paura che andasse in arresto respiratorio.
Ora riesce anche a parlare perche’ il trisma, cioe’ la contrazione forzata dei muscoli della bocca, sta riducendosi gradualmente.
E’ un grande successo terapeutico: il malato e’ ancora sotto medicine, ma le abbiamo ridotte tantissimo, e adesso assume solo compresse.
Gli abbiamo parlato del modo in cui aveva contratto il tetano, a causa di una circonsisione tradizionale eseguita senza la necessaria sterilita’, e lo abbiamo pregato di farsi messaggero presso i suoi coetanei, in modo da convincerli che e’ meglio andare all’ospedale per tale pratica rituale, in modo che la procedura venga eseguita in maniera asettica, senza il rischio di infezioni.
Credo che abbia compreso l’importanza del discorso, e che ci aiutera’ in questa piccola campagna contro il tetano, ma anche contro l’epatite e l’HIV.



Fr Beppe

sabato 26 settembre 2009

Orfana da ieri


Non so ancora come mi chiamero'. Oggi e' venuto il mio papa', ma era sconvolto per la morte della mamma ieri, e quasi non mi ha guardata. Capisco le lacrime del mio babbo: ha lasciato la moglie quando sono iniziate le doglie, e non l'ha piu' rivista.
Sapevo che tagliare il cordone e' dura per tutti, ma gli altri bambini hanno la loro mamma che li coccola; hanno un seno a cui attaccarsi. Io invece ho soltanto questa incubatrice calda e umida se vuoi, ma completamente fredda di affetti. Non ho una mamma.
Staro' a Chaaria per un po', finche' mio papa' avra' assorbito il colpo... e poi penso che andro' a casa e potro' conoscere i miei fratellini che sono ora orfani pure loro, quasi per colpa mia.
Vero che pregate per me. Sono una bambina piccola ed indifesa, ed al momento sono tanto triste.

Bimba senza nome


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venerdì 25 settembre 2009

La morte


Veder morire una persona per cui ti sei impegnato tantissimo e’ sempre una sconfitta gravissima per un medico. Se poi questo malato era giovane e lascia dietro di se’ una piccola creatura orfana ed un consorte affranto, il senso di fallimento diventa doloroso e frammischiato a innumerevoli sensi di colpa: “ho fatto veramente tutto quello che potevo? Dove ho possibilmente sbagliato?”
A questo si aggiunge l’angoscia di dover affrontare i parenti: la paura di non saper far fronte alle loro emozioni; il timore che, in un momento di rabbia, ti accusino anche di cose che non hai fatto.
La profonda depressione che segue la morte di un malato affidato alle tue cure non e’ un segno di “delirio di onnipotenza”: lo sappiamo tutti che in medicina ci sono battaglie perse in partenza, ed altre che hanno alte percentuali di sconfitta. Ci rendiamo conto che ogni procedura da noi eseguita ha delle percentuali di mortalita’ che sono ormai conosciute in tutto il mondo e documentate in letteratura. Ma quando quel “per cento” riguarda te e la persona per la cui sopravvivenza stavi lottando, le cose cambiano. Il mondo sembra crollarti addosso. A volte fa capolino la tentazione di bloccarsi: “non faro’ mai piu’ quella cosa”. Il tuo cuore lo sa che si tratta di una reazione psicologica infondata e pericolosa... dentro di te senti che sarebbe uno sbaglio buttare nel cestino la patente dopo un incidente stradale... ma la tentazione e’ forte.
Bisogna davvero metterci molta forza di volonta’, per fare una analisi oggettiva di tutto il piano terapeutico ed eventualmente correggere delle possibili lacune nei protocolli dell’ospedale... ma soprattutto occorre farsi forza e continuare a lavorare, perche’ ritirarsi nelle fobie, priverebbe molti altri malati di servizi necessari alla loro sopravvivenza.
Quando poi tutto capita alle 3 di notte, e’ chiaro che non ci sarà verso di prendere sonno nuovamente, ed il letto diventera’ come una prigione.
Dite una preghierina per me e per tutti coloro che lottano quotidianamente contro la morte, perche’ e’ veramente dura vedere la luce della vita fuggire dagli occhi del tuo paziente, senza sapere cos’altro fare per impedirgli di andarsene.

Fr Beppe


Thanks a lot Christine


Oggi è ripartita per Londra, e lo ha fatto in modo sportivo, così come era arrivata. Christine è polacca ed è l'ultima della catena di solidarietà offertaci dalla comunità francescana di Ruiri e dalla associazione "Redemptoris Missio".
Era arrivata in matatu ed è oggi ripartita con lo stesso mezzo: 20 anni di età, senza paure od inibizioni, Christine ha preso il mezzo pubblico da Meru a Nairobi, e poi si è trovata un taxi che l'ha portata all'aeroporto e da qui alla sua Università nel cuore di London.
Krisha (come la chiamano gli amici polacchi) studia biotecnologie, e a Chaaria di è dedicata con passione al servizio presso i nostri handicappati mentali, che hanno visto in lei un'amica ed una sorella. Li ha seguiti con pazienza nelle ore di scuola speciale e di terapia occupazionale. Li ha accuditi e nutriti. Con loro è anche uscita ed ha condiviso il poco tempo libero che aveva a disposizione.
La sua presenza ha portato serenità a tutti, in quanto Krisha ha saputo spandere a piene mani la sua bontà, il suo sorriso e la sua affabilità.
Siamo molto felici per il pezzo di strada che abbiamo percorso insieme.
"Se puoi, torna ancora ad aiutarci, e magari prova a convincere qualche tuo compagno di scuola londinese a seguirti nella prossima esperienza in Missione.

La comunità dei Fratelli e delle Suore di Chaaria



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Ab ingestis


Sto visitando una donna nella room 17 e sento bussare affannosamente. Rispondo di avere pazienza perchè stavo completando una ecografia. Bro Joseph però ha la voce concitata e soccchiude la porta dicendo che è una emergenza. Joseph ha il volto cereo e la voce tremante. Corro quindi in corridoio e mi trovo davanti uno dei nostri ragazzi handicappati. E' seduto in carrozzina e due Fratelli lo sostengono per le spalle... è chiaramente incosciente; ha le labbra violacee ed i vestiti sporchi di vomito. Rantola sonoramente.
"Mettiamolo subito in barella; chiamiamo Jesse per la rianimazione ed intanto prendiamogli una vena!"
Joseph.jpgJesse è stato bravissimo e lo ha aspirato a dovere, mentre l'ossigeno gli scendeva nelle narici a pieno ritmo. Pian piano il colore delle labbra e delle unghie ha ripreso ad essere roseo. La respirazione di è fatta più regolare, ed il ragazzo si è calmato dai continui accessi di tosse che lo tormentavano anche nel suo stato di incoscienza. Guardo la boccia dell'aspiratore che ora è piena di residui alimentari poco digeriti.
"Questo paziente ha inalato il cibo - dice ad un certo punto Jesse, mentre gli inietta una fiala di cortisone ed una seconda di antibiotico - Avrebbe potuto facilmente morire... dovete fare più attenzione quando imboccate!".
La tensione era alta e nessuno dei Fratelli ha proferito una parola. Poi, quando la situazione si è totalmente normalizzata ed il nostro amico disabile si è addormentato serenamente in un letto della camera 28, dove lo osserveremo per almeno 24 ore, Bro Joseph sente il dovere di confessarsi: "Eravamo in pochi, ed i ragazzi da imboccare veramente tanti. Ho chiesto a Kimani di aiutarci. Lui (come anche Mururu) è sempre disponibile, ma purtroppo è un po' grossolano ed ha ingozzato questo nostro ricoverato, che ha bisogno di mangiare lentamente a causa della spasticità".
"Caro Joseph, come vedi la Provvidenza è sempre indaffaratissima qui a Chaaria per tenerci una mano sulla testa ed impedirci di combinare dei pasticci troppo grossi. Ma da parte nostra cerchiamo anche di dare una mano alla Provvidenza: Kimani può aiutare in tanti altri modi, magari spazzando il pavimento o portando via i piatti sporchi. Non dategli più handicappati da imboccare, perchè lui non ha coscienza dei rischi e dei pericoli, e può causare ancora altri danni".
"Sicuramente questa è una lezione che ci ricorderemo a lungo e non ripeteremo più l'errore commesso".
"Stai tranquillo, caro Fratello... tutto è bene quello che finisce bene".


Fr Beppe

 

PS Ab ingestis è il termine tecnico in medicina con cui si definisce l'insufficienza respiratoria acuta che consegue all'inalazione di una grossa quantità di cibo nelle vie aeree


 

giovedì 24 settembre 2009

Caritas in veritate


Incontro di presentazione 
dell'Enciclica di Papa Benedetto XVI



Caritas in veritate

Immaculate ci ha lasciati... è tornata a casa...


... ma state tranquilli: non è andata in Paradiso. Semplicemente è tornata a casa sua. Vi ricordate la sua storia? la mamma la aveva abbandonata all'ospedale di Nkubu, e si era volatilizzata. I Padri Camilliani e le Suore dell'orfanotrofio di Nkabune, hanno però continuato le ricerche. La giovane mamma ancora è irreperibile, ma sono stati trovati i nonni, che non sapevano neppure dell'esistenza di questa creatura, e che sono stati felicissimi di riprendersela a casa. Si tratta di nonni giovanili, e credo che, seppure ci sia costato, sia stata la scelta giusta, quella di lasciare che Immaculate si riunisse alla sua famiglia di origine. Hanno promesso che ce la porteranno ogni tanto, perchè la possiamo salutare e vedere i suoi progressi. Abbiamo l'indirizzo dei nonni a cui continuiamo a offrire il nostro sostegno tramite l'adozione a distanza.

La comunità di Chaaria



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Da Brescia con tanta voglia di aiutarci


Ringraziamo di cuore i coniugi Monti, entrambi dentisti. La loro opera nello studio odontoiatrico sta portando molti frutti, in quanto, anche con le innegabili difficoltà che ogni cambiamento porta con sè, essi stanno cercando di insegnare a Mercy e a Eunice un modo più razionale di organizzare il lavoro, ed una attenzione più marcata alla sterilità, alla disinfezione e alla prevenzione di tutte le malattie comunicabili anche tramite l'azione del dentista.
Li ringraziamo poi per la pazienza con cui si adattano alla nostra mancanza di mezzi tecnici all'avanguardia. Vedete come la signora Monti non abbia che una lampadina per illuminare il suo campo operatorio... eppure, riesce a fare tutto quello che può con la nostra gente, e non si lamenta mai.
Cerchiamo di sfruttare la loro presenza anche per fare un'opera più marcata di prevenzione sulle scuole del circondario: chiamiamo i bambini dalla 5° elementare in su ed offriamo una visita odonto gratuita: anche la eventuale cura sarà completamente gratis. In tal modo si riescono a trovare carie piccolissime, che magari vengono trattare anche senza anestesia, e possono portare avanti la dentatura di quei piccoli per moltissimi anni.
Grazie, cari dentisti bresciani.

La comunità di Chaaria



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mercoledì 23 settembre 2009

Luca e Martin


Li vediamo qui insieme in un momento del loro servizio dai Buoni Figli. Luca è veneto, mentre Martin è tedesco, ed è a Chaaria per qualche tempo, su diretta richiesta della diocesi di Meru.
La loro giornata è scandita dai ritmi di vita dei nostri ragazzi: alzarli al mattino; aiutarli per la colazione; lavare loro i denti; seguirli nella fisioterapia o nelle attività occupazionali. Imboccare, cambiare pannolini, fare il bagnetto, radere e tagliare loro i capelli: tutto questo fa parte della loro speciale vocazione a Chaaria, una vocazione che non è certo inferiore a quella di un medico o di un infermiere. Prendersi cura di chi non è autosufficiente è quint'essenza di carità cristiana e solidarietà umana.
Anche Luca e Martin poi si rendono disponibili per vari servizi in ospedale, soprattutto a fianco di chi è più grave.
Nella foto li vedete sfruttare le altalene costruite da Gianni: sono con Njeru, che gioisce nell'avere finalmente qualcuno che lo aiuta a divertirsi un po' nei momenti di ricreazione.
Grazie di cuore Luca e Martin.




I Fratelli e le Suore di Chaaria




p.s.  I GEMELLI BONFACE E KEN RINGRAZIANO DI CUORE LE FAMIGLIE ROLANDI E CARBONIN PER LA ADOZIONE A DISTANZA, CHE ORA SI E' CONCRETIZZATA IN SOLDINI CHE POTRANNO TRASFORMARSI PRESTO IN LATTE IN POLVERE, VESTITINI E PAMPERS.
Noi tutti di Chaaria



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La prima di una lunga serie

Anna è di Cuneo, ed è una fisioterapista. Erano anni ormai che non avevamo più volontari specializzati in tale settore. Siamo quindi felicissimi della presenza di Anna che è venuta a dar man forte ai nostri fisioterapisti kenyani.
Ha già iniziato la sua attività e la porta avanti con grande entusiasmo. Certo, anche per lei il primo impatto non è stato semplice in quanto la lingua sempre costituisce un grosso scoglio da superare: i nostri dipendenti parlano un Inglese che ha pronunce molto diverse da quelle che ci aspettiamo; molti dei pazienti poi non sanno neppure l'Inglese, e con loro bisogna dialogare in Kiswahili o in Kimeru. Come Anna stessa ammette, il piccolo dizionarietto che lei ha scaricato dal blog, non le permette  una facile comunicazione con i malati.
Comunque il linguaggio dell'amore e quello del sorriso sono universali, e con essi si può sempre giungere al cuore della gente: sono queste le armi vincenti di Anna, che associa alle sue capacità tecnico-professionali, un approccio veramente empatico e solare verso le persone che hanno bisogno dei suoi trattamenti.
Per scelta operata di comune accordo, lei si occupa prevalentemente dei ricoverati in reparto, in quanto il fatto di vederli tutti i giorni, facilita l'intesa ed il dialogo. Lavorare con clienti ambulatoriali ci è sembrato troppo complesso per i problemi sopra esposti.
Anna collabora anche alla fisioterapia di mantenimento per i ragazzi handicappati del nostro centro, che certo hanno bisogno di stimoli, per non diventare sempre più rigidi e spastici, e soprattutto per conservare le abilità acquisite.
Come tutte le donne poi, anche Anna si dedica con impegno alla cura dei bimbi orfani, che sempre hanno bisogno di attenzioni materne.
Grazie Anna.



I Fratelli e le Suore di Chaaria





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martedì 22 settembre 2009

Assemblea dell'Associazione


Il giorno sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15.30 presso l'aula magna della scuola infermieri in via Cottolengo 14 - Torino è convocata l'assemblea dell'Associazione per discutere e decidere sui seguenti argomenti:

1) 15.30 - 16.00 L'associazione : Osservazioni di un Missionario; Relatore: Fratel Maurizio Scalco - Missionario cottolenghino

2) 16.00-16.30 Programmi e proposte per un miglioramento del lavoro associativo; Relatore: Lino Marchisio

3) 16.30-17.00 Dibattito

4) 17.00-17.15 Comunicazione eventi  e termine lavori.

Considerati gli argomenti e la partecipazione eccezionale di Fratel Maurizio auspico una numerosa presenza di associati, simpatizzanti e amici.
L'incontro è aperto a tutti.


Comunico inoltre che è possibile prenotare il calendario 2010, che probabilmente sarà già in distribuzione durante l'incontro.

Con i migliori saluti.


Lino Marchisio
                                                              

lunedì 21 settembre 2009

Il nostro angolo visuale



Spesso qualcuno mi chiede di scrivere delle cose piu’ positive sul nostro servizio, quasi che in noi ci sia un interesse morboso per cio’ che e’ patologico o estremamente negativo.
In realta’ penso che il nostro raccontare storie tristi non sia una insistenza eccessiva su cio’ che non va, ne’ tantomeno una forzatura della realta’.
Piuttosto e’ l’angolo visuale da cui un medico missionario scruta la vita. E’ chiaro che un ospedale e’ un ottimo osservatorio, ma in se’ porta ad un modo di vedere un po’ particolare.
Chi e’ sano infatti, non viene da noi, e siccome a Chaaria si lavora piu’ di 12 ore al giorno, sara’ difficile per noi avere rapporti particolari con gente spensierata e senza problemi di salute. Noi spendiamo davvero tutta la nostra giornata con ammalati e feriti.
All’inizio anche io ho fatto lo sbaglio di pensare che nei dintorni di Chaaria fossero tutti troppo malati... oggi mi rendo conto che mi sbagliavo. Tantissima gente sta bene. Solo che io ho un incontro quotidiano sempre e solo con chi la salute l’ha perduta. Gli altri non li conosco neppure.
Lo stesso discorso si puo’ applicare al fattore economico: e’ evidente che anche qui c’e’ gente che puo’ permettersi un intervento cardiochirurgico o una dialisi per insufficienza renale...ma e’ altrettanto chiaro che chi e’ cosi’ stabile economicamente, cerchera’ un ospedale migliore di Chaaria dove a volte dobbiamo ancora mettere due pazienti per letto. Ecco quindi che saranno le persone con difficolta’ finanziarie ad afferire a noi... ed ecco spiegato il fatto che quasi sempre vi racconto di persone che non hanno soldi per curarsi.
Certamente, se noi avessimo come vocazione quella di occuparci dei giovani, o di creare offerte di lavoro, incontreremmo gente in salute, con tanta voglia di costruirsi un futuro migliore. Invece, come anche oggi e’ successo, ci vengono portati dei disperati che si sono azzuffati e si sono scambiati coltellate; ci cercano coloro che hanno un tumore e non sanno dove sbattere la testa; si rivolgono a noi quelli che hanno bisogno di un intervento che non possono permettersi in un altro ospedale perche piu’ costoso del nostro.
Credo che si tratti semplicemente di un particolare punto di osservazione che necessariamente si focalizza su una fascia di popolazione particolarmente disagiata o sfortunata.


Fr Beppe



Endoscopio.jpgGrazie al dott Max Albano che ci ha regalato il teaching per il gastro e colonscopio. In tal modo ora un secondo operatore puo’ seguire l’esame durante la sua esecuzione. Il teaching ci permettera’ di imparare molto di piu’, quando un gastroenterologo vorra’ venire a Chaaria, in quanto noi potremo osservare l’esame da lui fatto in “real time”. Grazie Max.




domenica 20 settembre 2009

Bimbi pretermine


Abbiamo ricoverato alcuni neonati piccolissimi, l'ultimo dei quali di circa 1Kg di peso corporeo. Per noi e' sempre molto difficile aiutarli. Piu' sono piccoli e meno sono le possibilita' di salvarli, perche' non hanno il riflesso della suzione e bisogna nutrirli con sondino nasogastrico. Inoltre soffrono di ipotermia, e diventano freddissimi appena li tiriamo fuori dall'incubatrice.
Pretermine.JPGAnche il piccolo che vedete nella foto ora e' gia' un angioletto. Era stato con noi alcuni giorni, ma poi ha iniziato a diventare sempre piu' giallo. Alla fine non ce l'ha piu' fatta a respirare: ci e' dispiaciuto moltissimo per la mamma che ha fatto di tutto: si spremeva il latte dal seno, e poi noi lo davamo al suo pargoletto attraverso il sondino. Comunque a volte mi chiedo come sarebbero state le condizioni mentali di questo bimbetto se mai fosse sopravvissuto, visto che non sappiamo quanto il suo cervello fosse ancora immaturo. Forse e' davvero meglio per lui essere in Paradiso con il Signore. La mamma ora e' calma e gia' pensa che, se Dio ha permesso questo, certo le vorra' dare altri figli in futuro. Ha pianto tanto, ma ora e' addormentata nella stanza delle ammalate. L"abbiamo tolta dal reparto maternita' perche' per lei vedere altre madri che allattano i loro figli deve essere una specie di tortura mentale.



Fr Beppe




Pretermine1.JPG

Proprio non ce la fa - Kimani


"Sai dove sia Kimani?"
"Dove pensi che possa essere a quest'ora di domenica pomeriggio! Certamente e' andato a Chaaria, perche' non riesce proprio a stare senza miraa!"
"Ma cosa dici! Kimani mastica quella porcheria?"

"Certamente! e non c'e' verso di farlo smettere. Abbiamo tentato di tutto per impedirgi di uscire alla domenica pomeriggio, ma lui ha una specie di orologio interno. E poi e' furbissimo. Lui lo sa benissimo che non potrebbe passare dal cancello principale perche' i watchmen lo fermerebbero... Kimani.jpgallora ha due alternative: o passa dal bananeto e si intrufola nella parte di shamba che passa vicino alla polizia; oppure semplicemente aspetta l'orario delle visite e poi si frammischia alla turba di parenti per defilarsi attraverso il cancello posteriore. Quello che spiace e' che sovente, per avere "l'erba" da persone che non si fanno troppi scrupoli, il nostro Kimani non esita a lasciar loro le scarpe, per poi rientrare a piedi nudi. Altre volte lo abbiamo visto rincasare con la giacca sulla nuda pelle, in quanto aveva barattato miraa con la maglietta. Vediamo in che condizioni si presentera' stasera. Le abbiamo provate tutte: lo abbiamo invitato ad uscire in gita con i volontari. Lo abbiamo
fatto minacciare (naturalmente per scherzo) anche dalla polizia; ma non c'e' stato niente da fare. E' piu' forte di lui. Per Kimani Chaaria market e la miraa sono un richiamo troppo forte, a cui lui non e' in grado di resistere".
"Speriamo solo che non gli capiti nulla".
" Su questo siamo tranquilli perche' la gente di Chaaria gli vuole bene e non permetterebbe mai che qualcuno senza scrupoli gli facesse del male. Pero', non regalate mai scarpe nuove a Kimani: se volete, parlatene con Bro Joseph e datele a lui che poi le consegnera' al ragazzo quando davvero ne avra' bisogno... altrimenti, quelle calzature, in mano al nostro eroe, saranno subito materiale di scambio per uno o due rametti del prezoso eccitante".



Fr Beppe

sabato 19 settembre 2009

Uno strano avvelenamento?


Antony è stato trasportao quando era completamente in coma. Abbiamo fatto il test per la malaria ed era positivo. Lo abbiamo quindi messo sotto chinino endovena, pensando ad una malaria cerebrale. Non aveva rigidità nucale o altri segni di meningite.
Dopo circa 48 ore ha riguadagnato coscienza progressivamente, ma non completamente. Rispondeva alle domande, ma era ed è tuttora rallentato e soporoso.
La cosa che più ci ha colpiti è il fatto che al risveglio Antony era completamente cieco: abbiamo pensato ad una rara complicazione del chinino, che può provocare degli spasmi arteriosi a livello della retina con transitoria perdita della vista. Il danno oculare però non è migliorato alla sospensione del farmaco potenzialmente nocivo, che noi abbiamo sostituito con artemisina in muscolo.
Il malato inoltre presentava un quadro di paralisi generalizzata che ricordava molto una sclerosi multipla.
"Questo non è un decorso tipico per una malaria cerebrale", mi dice Antonio... "Dobbiamo cercare altre cause per questo stato di cose: anche la perdita della vista non ci sta con una malaria cerebrale che di solito non lascia postumi... tanto meno una situazione che ricorda una sclerosi a placche".
Lo incarico quindi di raccogliere una accurata storia clinica, parlando sia con il paziente, che è rallentato ma non confuso, sia con i familiari.
Non passa molto tempo prima che Antonio torni da me, con una idea in testa, certamente suggestiva, anche se totalmente disorientante dal punto di vista terapeutico: "Antony, come lavoro, scava dei pozzi e delle latrine. Mi ha detto che, tempo fa, mentre si trovava in fondo ad una buca ormai molto profonda, ha trovato una grossa quantità di mercurio. Ha quindi deciso di raccoglierlo e di portarselo a casa, sperando poi di riuscire a venderlo. Il mercurio è molto pericoloso, se maneggiato senza adeguate protezioni... Non pensi che potrebbe trattarsi di una intossicazione da quel metallo pesante? Se così fosse, innanzitutto dobbiamo informare la famiglia e dire loro di disfarsene, prima che altri membri vengano intossicati nello stesso modo. Poi cercheremo di studiare su internet, perchè di casi del genere io non ne ho mai visti, neppure in Italia".
"Figurati io - rispondo senza pudore per la mia ignoranza - prova tu a fare delle ricerche, e vediamo se basta l'allontanamento dalla sostanza tossica, o bisogna somministrargli qualche altra terapia... che speriamo poi di avere nel nostro ospedale".

Fr Beppe



PS: l'orfano Bartolomeo migliora ed è quasi ristabilito, mentre purtroppo la diarrea sta dando dei problemi al piccolo Ken. Continuiamo a fare del nostro meglio.  Lydia ed Erick sono stati trasferiti all'orfanotrofio di Nkabune.

venerdì 18 settembre 2009

Abigail Nkatha


Oggi e’ venuta a trovarci in ospedale perche’ sapeva che i suoi genitori adottivi di Roma non si sono dimenticati di lei. Si e’ presentata con il suo solito volto sbarazzino ed e’ entrata in ambulatorio senza bussare. Prima ancora di salutarmi mi ha fatto un lungo discorso in Inglese, per farmi notare i suoi grandi progressi scolastici: “Ora non parlo piu’ Kimeru, come i bambini piccoli o come le nonne vecchissime. Adesso parlo come te, e posso capirti anche quando dici delle cose difficili agli altri grandi”.
Non si e’ fermata piu’ di 2 minuti, perche’ Abigail e’ troppo vivace per rimanere a lungo nello stesso posto. E’ corsa via ridendo, portando in mano i soldi che erano arrivati dall’Italia per l’adozione.
Abigail e’ troppo piccola per rendersene conto, ma la sua mamma mi incarica di ringraziarvi di vero cuore; promette la sua preghiera, ed e’ commossa ogni volta che qualcuno da lontano si sacrifica per aiutare la sua bambina, pur non avendola mai vista.
A nome di Faith e di Abigail.


Fr Beppe



AbigailNkatha6.jpg

Project for preventing HIV in pregnant women and their families



The Cottolengo Mission Hospital has a PMTCT (prevention of mother to child transmission of HIV): this is a service provided by the hospital through the MCH (mother-child health) clinic to ensure that the mothers who are HIV infected are advised and taken care of accordingly. It is the duty of the nurse attending them to instruct and follow the mothers up to delivery.

This service is aiming at including the partners/spouse as well. This program has been revised to incorporate the partner. The hospital, through you cooperation, tries to achieve the following objectives.

Objectives
To have 100% testing on mothers
100% testing on new born infants on follow up
100% prevention care and behaviour change advise to mothers
100% capturing and testing of partners and older children of the couple.
100% prevention of malaria and anemia in pregnancy

In order to achieve the objectives the hospital must ensure that it has the following resources at hand

  • A regular nurse for clinic in order to capture and do the testing of mothers, partners, new-born and other children who would require our attention
  • The HIV test kits available all the year long
  • The drugs for malaria and anemia available all the year long
  • Start up outreach moments (seminars, meeting) for sensitization of the general population
  • Provide food supplements to the mothers who are found to be positive.
  • Ensure that all opportunistic infections of the mothers and newborns is prevented or treated


Brother Beppe Gaido




giovedì 17 settembre 2009

Ai medici chirurghi che desiderano aiutarci


Carissimi amici,
inizio questa lettera sottolineando il grande bisogno che abbiamo del vostro preziosissimo aiuto.
La vostra opera sara’ tanto piu’ importante quanto piu’ sara’ coordinata ed organizzata in precedenza.
Vivendo e lavorando qui, sapremo indicarvi i campi in cui e’ bene investire le vostre potenzialita’ di servizio. Vi faccio un esempio concreto: una mia amica lavora in Chad e mi dice che per loro l’intervento piu’ frequente e’ quello di calcolosi vescicale, sia negli adulti che nei bambini. A Chaaria invece penso di aver visto questo problema una volta soltanto in 8 anni di attivita’ ecografica massiva. Altro esempio puo’ essere quello della calcolosi colecistica, assolutamente rara da noi. Invece altre patologie sono all’ordine del giorno, e certo dobbiamo imparare e migliorare le nostre potenzialita’ in quel campo specifico: un settore di cui ho gia’ parlato recentemente e’ quello della ipertrofia prostatica benigna e del tumore della prostata.
Altra cosa importantissima, dal mio punto di vista, e’ il fatto che voi dovreste lavorare con noi, perche’ la vostra azione sara’ tanto piu’ efficace se, alla vostra partenza, noi saremo in grado di continuare con le operazioni che voi ci avete insegnato: pensate a cosa sarebbe Chaaria se il chirurgo che venne la prima volta per i cesarei, avesse lavorato da solo senza volerci insegnare l’arte!
Dovrebbe essere un punto fisso per ogni missione chirurgica a Chaaria: andare via quando noi abbiamo imparato qualcosa di nuovo, che poi possiamo continuare ad offrire alla gente per tutto l’anno. Venire a fare interventi a cuore aperto per 3 settimane, e poi lasciare che queste operazioni non vengano piu’ eseguite per gli altri undici mesi, e’ certamente meno significativo rispetto ad un piano di operazioni forse piu’ semplici, ma rispondenti alle reali necessita’ della nostra gente, e che noi poi possiamo portare avanti da soli.
Ecco perche’ penso che non sia opportuno organizzare dei grossi team chirurgici: e’ meglio che venga un chirurgo solo, in modo che il secondo operatore possa essere sempre il sottoscritto o il dott Ogembo. Nella stessa ottica penserei poco appropriato venire con le proprie strumentiste: abbiamo le nostre giovani infermiere che sono desiderosissime di imparare e che certo verrebbero tagliate fuori se l’ equipe italiana fosse compatta e numerosa.
Tenete anche conto che noi lavoriamo in spazi molto angusti, e che la nostra stanza chirurgica misura 4 metri per 3,5: se siamo in troppi, non ci si gira, e non si respira (tra l’altro al momento il sistema di condizionamento e’ rotto... ed i tempi di riparazione sono normalmente biblici!).
Una parola a parte la spenderei riguardo alla anestesia: e’ certamente una buona cosa se un anestesista coraggioso e disponibile si associa al chirurgo. Questo per varie ragioni.
Il nostro anestesista Jesse e’ una brava persona, ma sostanzialmente sa usare solo la spinale, i blocchi dei vari arti, ed una “generale” costituita da un cocktail di ketamina, propofol (quando disponibile dall’Italia) e petidina. Lui non intuba e, per questa ragione, non usa curarici.
Un anestesista italiano potrebbe invogliarlo ad intubare usando dei curarici a breve durata d’azione e poi potrebbe fargli vedere che si puo’ gestire un paziente curarizzato anche solo usando l’ambu e la bombola dell’ossigeno (che e’ sempre disponibile).
Cio’ ci permetterebbe qualche intervento in piu’: per esempio operazioni sulla tiroide, che sono una necessita’ reale ... o alcuni interventi sull’addome superiore.
Ma l’anestesista deve sapere in anticipo che, non solo non abbiamo il respiratore, ma neppure protossido d’azoto, etere o altri gas.
Al momento non possediamo un monitor, ed il follow up in sala e’ fatto semplicemente con un saturimetro e con le conoscenze cliniche del rianimatore.
Per il follow up dei pazienti operati, normalmente non abbiamo problemi in quanto i nostri infermieri seguono dei protocolli standard. A motivo delle precarie condizioni igieniche in cui ci troviamo, a tutti facciamo antibioticoprofilassi pre e post operatoria.
In casi particolari, come per esempio il follow up dei prostatectomizzati, la collaborazione del chirurgo sara’ molto apprezzata, sia per stabilire quando togliere il lavaggio continuo, sia per avere indicazioni riguardanti il palloncino del catetere ed il drenaggio nel Retzius.
Credo che queste informazioni possano tornare utili a chi pensa di venire ad aiutarci. Da parte nostra vi assicuriamo un ambiente caldo e accogliente, in cui tutti vorranno aiutarvi ed imparare da voi. Altra cosa che vi promettiamo, senza paura di essere smentiti, e’ che a Chaaria non vi annoierete; anzi, anticipatamente vi chiediamo la disponibilta’ ad essere chiamati anche di notte per le tante possibili emergenze.
Il dott Max Albano aveva scritto tempo fa una lettera ai chirurghi che potete trovare nell’archivio del blog e che certamente vi sara’ di grande utilita’.
Fr Beppe


PS: Oggi, con taglio cesareo, e’ nato il terzogenito della nostra Juliana Kiende: e’ un maschietto. Juliana aveva due figlie ed e’ felicissima.

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mercoledì 16 settembre 2009

Ringraziamo i nostri nuovi genitori


Siamo molto riconoscenti a chi ha voluto prendersi cura di noi anche economicamente per le nostre necessita’ fisiche e sanitarie.
Io, Rita Kangai, mando un grandissimo abbraccio alla mia nuova mamma Elena Quiri e alla mia nonna d’adozione Rossella.
 
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Noi, Immaculate, Ken e Bonface, ci sentiamo molto tristi per la partenza di Pietro e Fiorella che si sono presi di cura di noi cosi’ affettuosamente, ma sappiamo che dall’Italia essi continueranno a volerci bene e a pensarci. Conosciamo anche la loro fede e siamo certi della loro preghiera.
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Io, Bartolomeo, non sto per niente bene: ho avuto una malaria che mi ha devastato. Adesso ho ancora diarrea e non riesco a mangiare. Sono uno straccio. Non ho interesse per nulla, ho la fontanella ricurva all’indentro e gli occhi infossati. Adesso che sono uno scheletro, mi sembra che la mia testa sia ancora piu’ grande... Ma sono sotto terapia e spero di migliorare presto. Cara signora Chiavazza, mia mamma adottiva, preghi anche lei perche’ il mio piccolo corpicino ce la faccia a lottare contro questi terribili germi, che non vogliono lasciarmi sorridere.
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Gli orfani

Il sostegno della Brussels Airlines per il Chaaria Mission Hospital

Questo è lo spazio inserito nella rivista DNews, edizione di Roma del 15 Settembre 2009.






DNews Rivista di Roma - Edizione del 15-09-2009



Le successive pubblicazioni, le troverete nelle seguenti date al link sopra indicato di Dnews e sarà possibile scaricare i vari numeri in formato pdf, direttamente sul sito:
- 17 Settembre 2009
- 22 Settembre 2009
- 24 Settembre 2009
- 29 Settembre 2009

 
Gentile Signora Michela Origoni (Brussels Airlines), 
abbiamo apprezzato molto il lavoro da Lei svolto per favorire la comunicazione verso la nostra missione di Chaaria in Kenya. La locandina da lei predisposta sul quotidiano D-News edizione Roma sarà di sicuro e prezioso aiuto per il nostro lavoro  che ci permetterà di essere agevolati nei contatti per ampliare il sostegno e ottenere maggiori risorse soprattutto umane a favore della popolazione che giornalmente si rivolge alla Mission Hospital Chaaria per avere il conforto delle cure umane e mediche che quotidianamente flagellano quella popolazione.
La nostra responsabile della comunicazione ha pubblicato la locandina sul blog al fine di permettere a tutti numerosi lettori,che provengono da più parti dell'Italia, possano vedere e apprezzare lo sforzo che la Vostra azienda ha compiuto a favore di quella parte d'Africa dove i nostri Missionari svolgono la loro opera con tenacia e dedizione per i più poveri.
Nel ringraziarla a nome di tutti la prego di manifestare il nostro vivo apprezzamento anche alla sua Direzione per averle concesso di dedicarci parte delle giornate lavorative.
Con stima  e cordialità. 
Lino Marchisio
Presidente dell'Associazione