mercoledì 25 marzo 2009

E riecco l'anofele...


... proprio quando pensavo di essere ormai diventato immune. La goccia spessa è stata spietata: trofozoiti di plasmodium falciparum. Inizierò la terapia adesso.
Sono veramente a pezzi, con vomito, diarrea, febbre e dolori dovunque. il mio cervello è un po' annebbiato dalla temperatura corporea, ed il mio naso continua a colare sulla tastiera del computer. Per cui oggi lascio parlare una bella foto: le mie parole sarebbero infatti sconnesse e poi rischierei di inumidire i microchips del lap top, facendo urlare chi lo dovrà usare dopo di me.
In essa io appaio veramente uno straccio, ma ne conoscete il motivo.
Con me ci sono sia i volontari che oggi sono partiti, sia Fausta che è appena arrivata e si dedicherà alle ecografie ostetrico-ginecologiche, sia Manuela che si tratterrà con noi fino a venerdì, sia il mio braccio destro Pinuccia... E poi non poteva mancare Kanyua, nuova colonna portante della sala operatoria, da quando Makena è a scuola.
Domani spero di scrivere di più. Ora vado a nanna, sperando di non essere chiamato per emergenze.

Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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