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mercoledì 2 gennaio 2019

Gente di Chaaria

Anche lui e' uno di noi.
Portato in ospedale quasi un anno fa da cosiddetti "Buoni Samaritani", e' ora abbandonato qui da noi e nessuno viene a trovarlo.
E' ricoverato in pediatria perche' il centro Buoni Figli e' saturo, ma ovviamente non si tratta di un caso clinico ospedaliero.
Dovra' essere portato al Centro Buoni Figli non appena ce ne sara' la possibilita'.
Per ora comunque lo teniamo in ospedale, come gia' abbiamo fatto in varie altre occasioni in passato: ci occupiamo di lui come se fosse gia' al centro.
L'abbandono dei disabili in ospedale e' purtroppo una realta' frequente in questa parte del mondo.
Chaaria Hospital c'e' sempre stato anche per questo!

Fr Beppe

martedì 10 gennaio 2012

Letterina di Annalisa

Ciao Beppe, sono Lisa, sono stata da voi ad Agosto con M.Luisa Clara ed Andrea, forse non ti ricordi molto bene di me perchè stavo sempre dai Buoni Figli
Ho appreso con molto dispiacere della perdita di Danieli, ho letto tra l'altro di Tofi e del suo comportamento al funerale di danieli, gli animali hanno un cuore davvero più grande degli esseri umani a volte e gli manca solo la parola, so quanto sei affezionato a Tofi, è un cagnolone fantastico, tranne quando ti morde le caviglie per giocare.
Comunque ti scrivo prima di tutto per salutare te, i fratelli e le sorelle e per mandarti una foto che ho fatto a Danieli quando stavo a Chaaria, sono sicura che avrai piacere di averla.
Intanto ti mando un abbraccio grandissimo, speriamo di rivederci a fine anno. 
Prego sempre per voi e per il vostro lavoro. 

Lisa 



Ciao Nadia, mi chiamo Annalisa Ghironi, sono stata a Chaaria come volontaria lo scorso agosto e ancora ricordo con grande nostalgia e con grande affetto tutte le persone che ho avuto l'onore di conoscere durante la mia permanenza. 
Sono venuta a sapere della grande perdita dei Buoni Figli, della scomparsa di Danieli, silenzioso e schivo che passava il suo tempo tra il prato e la panchina vicino alla sala pranzo. 
Ho un forte ricordo di lui, ogni volta che gli passavo vicino gli tendevo la mano e spesso lui se la faceva prendere anche se poi si girava dall'altra parte... Sono molto dispiaciuta per la sua prematura scomparsa e d'ora in poi quando ricorderò le persone care che non ci sono più un mio pensiero andrà anche a lui. 
Ti scrivo perchè ho una bella foto di Danieli e vorrei condividerla con tutti. Te la mando così se avrai piacere potrai pubblicarla sul blog. 
Un abbraccio.

Annalisa 


mercoledì 14 dicembre 2011

Purity ed i bimbi

Oggi abbiamo salutato Purity, cognata di Sr Cecilia e moglie del defunto David Mbaabu. 
E' venuta con i bimbi a prendere i soldi per il pagamento delle tasse scolastiche, sia per lei che frequenta la scuola alberghiera, sia per i bambini che vanno al nido. 
Purity e' molto buona e sempre molto riconoscente ai donatori italiani che le permettono di studiare e di tenere i bimbi a scuola mentre lei e' al "college". 
Promette preghiere ed augura ai "buoni samaritani" un sereno Natale ed un felice anno nuovo. 

Fr Beppe 


martedì 13 luglio 2010

Un appello alla vostra generosità - La storia di Diana Karimi

Mi chiamo Diana Karimi, e sono “pazza”… almeno cosi’ dice la gente.
Da anni sono seguita al Meru District Hospital dove mi dicono che sono schizofrenica. Mi pare di aver capito che significa che in me ci sono due personalita’. E’ un po’ come la storia del Dott Jekill e di Mr Hide... ma la cosa bella e’ che io non sono mai violenta, neppure quando mi trasformo.
Passo dei periodi in cui sono quasi del tutto normale. Posso lavorare, e chi mi vede non si accorge certo che sono malata di mente.
Delle volte pero’ qualcosa in me cambia: io me ne accorgo perche’ inizio a sentirmi molto stanca e a non sopportare piu’ la gente. Mi pare che la voce di chi mi parla rimbombi nella mia testa, come se fossi circondata da tantissimi altoparlanti che creano delle eco per me insopportabili. Quando sono in crisi, devo distendermi al buio con una pezza di tessuto sugli occhi, sperando che attorno a me non ci sia chiasso.
Una decina di anni fa ho creduto in un uomo.
Pensavo sarebbe stato il mio sostegno e la mia dolce meta’. Io l’ho amato sinceramente, e da questo amore e’ sbocciato un figlio.
Purtroppo pero’, a portarmi in ospedale a Chaaria per la maternita’ e’ stata la mia matrigna, perche’ il compagno dei miei sogni si era gia’ dato alle gambe al primo episodio depressivo da me subito durante la gravidanza.
La cosa terribilmente triste di questa vita infame e’ che, come anche voi in Italia dite, “piove sempre sul bagnato”: io sono matta, ma non abbastanza da non rendermi conto che il mio figlioletto non era normale.
“Anche lui handicappato! Ci mancava solo questa! Non bastava la mia malattia psichiatrica ed il mio staus sociale di ragazza madre!”
Dapprima mi sembrava solo un po’ troppo sonnolento e pigro, sia nel piangere che nell’allattamento.
Poi mi sono resa conto che non riusciva stare seduto o sostenere il peso della testa, sebbene i mesi e gli anni passassero inesorabili. Ho aspettato tanto il momento in cui avrebbe fatto i primi passi, ma quel giorno non e’ mai venuto: Erick, il mio pargoletto, non ha mai imparato a camminare, e neppure ha mai smesso di farsi pipi’ e popo’ addosso. Inoltre non e’ mai stato in grado di pronunciare una singola parola: non mi ha mai chiamato mamma... tutto quello che puo’ fare e’ emettere dei suoni acuti e lancinanti che spesso non mi aiutano a comprendere che cosa mi stia chiedendo.
A pochi mesi dalla nascita sono iniziate anche le convulsioni, e questo ha portato altri problemi alla mia situazione gia’ precaria. Le medicine per l’epilessia infatti costano abbastanza care...
A causa della mia schizofrenia non sono riuscita a sposarmi nuovamente, ne’ ho potuto trovare un lavoro stabile. Il mio unico sostegno e’ sempre stata la mia matrigna, la sola persona con un po’ di cuore in tutta la mia famiglia. Ma anche lei sopravvive sul raccolto di un piccolissimo pezzo di terra.
Vivo con lei, in una baracca adiacente alla sua. Di solito sono io che preparo il cibo per me e per mio figlio. Non ho una cucina, e vivo in una baracca con stanza singola dove non c’e’ un camino. Per questo cucino all’aperto, e quando piove ho solo un ombrello per ripararmi, mentre faccio bollire qualcosa per me e per la mia creatura.
Quando ho le mie crisi e mi chiudo in casa, e’ la matrigna a prendersi cura di Erick.
I farmaci per mio figlio sono costosi, ed anche le mie medicine lo sono. Io poi, essendo seguita al Meru District Hospital nel reparto psichiatrico, devo trovare anche i soldi per il mezzo di trasporto pubblico, oltre che quelli per i medicinali.
Qualche volta vengo assunta al Cottolengo Mission Hospital come “signora delle pulizie”, ma poi sono io stessa a chiedere di poter rimanere a casa... quando mi rendo conto che le mie condizioni mentali peggiorano.
Vorrei che Erick fosse ricoverato presso i Buoni Figli, ma, avendoci lavorato piu’ di una volta, sono cosciente del fatto che il Centro e’ davvero pieno e che non c’e’ neppure un buco dove poter accogliere la mia creatura.
Vi chiederete quale sia la ragione di questa mia confessione pubblica!
Lo so che avete gia’ capito!
Naturalmente ho bisogno di soldi, come tutti i poveri di questo mondo!
Se ci fosse qualche “Buon Samaritano” che desiderasse aiutarmi, a me basterebbe ricevere quel tanto che mi permettesse di comprare i farmaci per il mio figlio e per me.
Se poi la vostra generosita’ toccasse veramente il cielo, mi piacerebbe anche costruire una piccola cucina in legno, con tetto in lamiera... anche senza metterci alcun pavimento: la terra battuta va benissimo se li’ dentro ci devi solo cucinare. Quest’ultimo potrebbe essere un regalo che mi fate una tantum, mentre per le medicine umilmente chiederei se qualcuno mi volesse supportare per un periodo piu’ prolungato.

 

Diana Karimi e Fr Beppe

sabato 17 ottobre 2009

Priscilla

Sono stata ricoverata in ospedale per piu’ di 4 mesi, a causa di un diabete scompensato che ha causato un terribile piede Priscilla.jpgdiabetico. Ho avuto una osteomielite che continuava a salire dal piede verso la gamba. Il dottore mi ha proposto a lungo la amputazione, ma io rifiutavo sempre perche’ pensavo che tale operazione mi avrebbe fatto morire. Invece mi sono poi accorta che sarei morta se non avessi accettato l’intervento.
Ora le mie glicemie sono sotto controllo, ed il mio moncone e’ quasi rimarginato.
Il problema vero e’ che non sono sposata, la mia mamma e’ morta, ed il mio babbo e’ anziano e fa fatica a tirare avanti con un piccolo pezzo di terra. Ha davvero tanti problemi a pagare per le cure che mi hanno riservato e per quelle che mi saranno necessarie in futuro.
Ora voglio provare ad andare a casa, usando le stampelle che il Cottolengo Mission Hospital mi ha preparato e regalato. Piu’ avanti vedremo se sara’ il caso di pensare ad una protesi. So che la Provvidenza mi mandera’ un buon samaritano anche per questo. Devo solo aspettare per altri sei mesi perche’ ho ancora una goccina di siero che esce dalla ferita.
Desidero ringraziare Luca Cremasco ed i suoi parenti ed amici, per averci aiutato a pagare completamente tutte le spese ospedaliere e per averci lasciato una cifra di denaro che ci permettera’ di comprare l’insulina per vari mesi. Parte dell’offerta l’abbiamo gia’ messa da parte per l’arto artificiale.

Priscilla

mercoledì 22 luglio 2009

Ancora un pargolo tra gli orfani


Sono arrivato da due giorni, e sono un maschietto. Oggi compio la mia prima settimana di vita. La mia mamma è morta di parto al Kenyatta Hospital. Ero nato a Nairobi perchè mio papà aveva trovato un lavoro laggiù.
Di origine sono però un Meru, come anche i miei genitori... mi pare che non abitiamo molto lontano da Chaaria.
Mio padre dice di non essere interessato a me, perchè ha già altri 4 figli e farà fatica a mantenerli anche senza contare il sottoscritto. Per questo, alla dimissione dalla maternità si è subito recato all'orfanotrofio di Nkabune, dove le suore mi hanno prontamente accettato.
Però, siccome sono molto piccolo e loro non sono attrezzate per l'assistenza al neonato, sono stato affidato a Chaaria, dove dovrei rimanere finchè inizierò a camminare. Poi non so che cosa ne sarà di me. La vita non è mai facile per un orfano.
Ora il mio problema più grosso è che mi manca la mamma, e che con il latte in polvere vomito molto. Piango quasi sempre ma spero di sistemarmi pian piano.
Non ho ancora un nome, perchè il mio babbo non lo ha ancora comunicato. Appena saprò come mi chiamo, ve lo farò sapere.




Bimbo senza nome



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mercoledì 10 giugno 2009

Buona fortuna, caro Patrick.... Benvenuta piccola Kangai


Oggi pomeriggio alle 16 abbiamo vissuto un momento bello e triste insieme. E’ venuta Rita da Materi e si e’ ripresa Patrick. Adesso e’ grande e forte, e Rita lo puo’ ospitare nel suo orfanotrofio senza problemi.






Patrick e’ stato con noi per 10 mesi. Abbiamo vissuto anche dei momenti molto difficili con lui, in cui abbiamo addirittura temuto per la sua sopravvivenza: appena arrivato sembrava un denutrito, ma ora, come potete vedere, e’ un bel pacioccone pieno di vita e socievole con tutti.

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Rita non e’ comunque venuta a mani vuote: ci ha donato Kangai, una bella femminuccia di 5 mesi. E’ orfana di mamma, mentre il papa’ e’ vivente. La sua e’ una storia tristissima.
Cinque mesi fa sua madre era stata ricoverata a Materi per il travaglio: purtroppo non era riuscita a partorire normalmente, ed era stata portata in sala per il cesareo.
Tutto sembrava ok, a parte il fatto che la mamma non ha ripreso l’uso delle gambe dopo l’anestesia spinale. Sono poi state fatte delle indagini, e si e’ compreso che non si trattava di un errore tecnico dei medici, ma di un preesistente tumore che gia’ aveva dato metastasi alla colonna ed aveva causato dei crolli vertebrali.
La donna non e’ mai stata dimessa da Materi: l’hanno assistita con dedizione ed amore, ma le condizioni generali sono diventate sempre piu’ scadenti. Sono comparse piaghe da decubito un po’ ovunque, ed una settimana fa la mamma di Kangai e’ volata in Paradiso.
Il marito e’ chiaramente devastato. A casa ha un altro figlio piu’ grande, ed ora non ha piu’ una moglie per prendersi cura di Kangai.
Anche la bimba e’ tristissima: e’ infatti molto piu’ semplice per noi ricevere dei neonati che non hanno avuto esperienza del calore materno, piuttosto che una bimba ormai avvezza al seno di quella madre che ora non vedra’ mai piu’ e che le manca cosi’ tanto. Kangai piange disperatamente, ma speriamo che le nostre coccole la aiutino a riprendersi.
Siamo anche in attesa di un altro neonato, la cui mamma e’ morta di parto a casa. Oggi ho parlato con il padre, che dovrebbe portarci la piccola in settimana.

Ciao.


Fr Beppe


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sabato 23 maggio 2009

Sono tornata a scuola

Carissimi benefattori,
La scuola e’ iniziata nuovamente ed io ho potuto essere riammessa alla St Andrew’s Catholic School grazie alle vostre offerte.
Non so parlare. Anche a scuola non sono certo la prima della classe. In questo momento mi mancano le parole, ma una cosa posso dirla: “GRAZIE”.
Insieme a questa parolina aggiungo la promessa della mia preghiera.
Lillian

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PS: UNA PALLA DI FUOCO
Due notti fa c’e’ stato un grosso incendio presso la Township School, cioe’ scuola elementare della Chiesa Metodista, a Chaaria Market.
Nessuno dei bambini da noi sponsorizzati frequenta quella struttura.
Erano le 19.30 quando un corto circuito a scatenato l’inferno nel dormitorio dei bambini. Fortunatamente a quell’ora la costruzione in lamiere ondulate era completamente vuota. Le fiamme si sono nutrite dei letti a castello, dei vestiti e delle coperte, ed in meno di un’ora hanno distrutto tutto. Ci sono state scene di panico, ma fortunatamente nessun ferito.
Estinguere le fiamme e’ stato particolarmente difficile perche’ la scuola non ha acqua corrente ed il ruscello e’ ad una certa distanza. I soccorritori, molti dei quali genitori spaventatissimi, hanno usato frasche e rami per “battere” le fiamme nel tentativo di circoscrivere il fuoco. Dalla shamba del Cottolengo di poteva vedere una palla di fuoco in direzione di Chaaria, con lapilli e fumi incandescenti che illuminavano il buio assoluto di una notte senza stelle.
Ora i bambini sono stati mandati a casa al fine di permettere loro di riprendersi dallo spavento. Hanno inoltre perso tutto: il fuoco ha distrutto le loro valige, normalmente posizionate sotto il letto, e quindi ora i genitori dovranno ricomprare ogni cosa.
Anche per la Chiesa Metodista, il danno e’ davvero ingente in quanto il dormitorio e’ ora completamente raso al suolo.
Poteva essere molto peggio, e ringraziamo il Signore che e’ andata cosi’.


domenica 3 maggio 2009

Mi chiamo Denis

... e sono affetto da sindrome nefrosica. E' una condizione strana che ti prende all'improvviso e che ti fa gonfiare da tutte le parti. Fino all'inizio di Aprile ero completamente normale, poi ho cominciato a diventare come un pallone. Se dormo sul fianco sinistro, mi si chiude quell'occhio. Se mi giro dall'altra parte mi si chiude quello del lato opposto. Faccio fatica a fare la pipi' perche' anche la' sono gonfissimo. Poi mi manca il fiato: i medici parlano di versamento pleurico, pericardico e ascite.
Dicono che la causa di questa malattia rimane sconosciuta nel 90% dei casi. Altre volte puo' essere una conseguenza della malaria ed altre ancora sembra una sequela della malattia reumatica.
Mi dicono che perdo troppe proteine con le urine e che questa e' la ragione dell'edema. La spiegazione chimica non la conosco, ma se dicono che e' cosi', sara' certamente vero.
Il dottore mi rassicura, perche' dice che all'eco i miei reni sono belli e la creatinina e' normale: per questo dice che ho grosse speranze di guarire, anche se ci sono bambini meno fortunati che velocemente vanno verso l'insufficienza renale.
Ho il colesterolo alto, anche se non mangio e vomito tutto, mentre le proteine nel mio plasma sono assai basse. Ora mi stanno facendo delle terapie e mi stanno dando una dieta con alte concentrazioni proteiche.
"Io, speriamo che me la cavo".

Denis

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martedì 14 aprile 2009

Lettera di Naomi

Carissimi amici,
e' con grande commozione che oggi ho ricevuto dai Fratelli l'assegno contenente le vostre generose offerte. Sono cosi' felice. Le donazioni sono tantissime e dimostrano quanto sia importante la cordata: insieme mi avete donato una cifra incredibile, che ha quasi annullato i debiti contratti a causa dell'acquisto di medicine.
Purtroppo sono ancora in ospedale, e sono tuttora in carrozzina. Quello che e' cambiato e' il fatto che adesso non ho piu' bisogno del catetere urinario e sono autonoma da questo punto di vista.
Riesco anche a stare in piedi con dei tutori e con l'ausilio di un girello. Naturalmente la strada e' ancora lunga perche' non posso muovere le gambe e quindi per il momento non cammino... ecco perche' mi vedete in carrozzina.
Grazie davvero di cuore per le vostre offerte. Vi prego: non dimenticatevi di me, perche' avro' ancora bisogno di voi.
Un abbraccio ed una sincera preghiera per voi, cari amici e benefattori.

Naomi

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sabato 14 marzo 2009

Mi chiamo Erick...

..ed ho circa dieci giorni di vita. La mia mamma purtroppa è morta di parto in una struttura abbastanza lontana da Chaaria. Mio papà non mi può tenere con sè per adesso, perchè sono troppo piccola e lui è da solo, per cui ora sono arrivata nel nido di Chaaria. Non mi trovo male, anche se il biberon non è proprio come il seno, e la mia mamma mi manca tantissimo. Poi il latte in polvere mi fa sempre un po' schifo. Comunque qui ci sono altri bambini e penso che mi abituerò presto.

Erick


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martedì 24 febbraio 2009

Patrick

Vi mando una foto di Patrick. Vi ricordate come era emaciato a dicembre quando addirittura avevamo temuto che morisse? Sembrava quasi che fosse malato di marasmo. Ecco come era....


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Ora invece e’ davvero paffuto ed ha superato la crisi brillantemente. Patrick saluta tutte le volontarie che in questi mesi si sono prese cura di lui.

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martedì 27 gennaio 2009

Siamo molto grati del vostro aiuto



Vi ricordate la mia storia? Provate a rileggerla nel blog di febbraio 2008. Ora sono nel nuovo Huruma Centre, con Daniele ed il nuovo team. La signora che mi tiene in braccio e’ la mia educatrice. Anche i bei vestitini che ho, li devo a voi cari amici e sostenitori.
Sono ritornata a Chaaria perche’ Sr Oliva voleva vedermi. Tra qualche giorno (non so bene con precisione quando) avro’ un anno. Ma sono un po’ precoce, in quanto gia’ posso camminare... sono brava vero?
Elena
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Io invece sono Ireen ed ho una brutta malattia della pelle. Non ho molto da dirvi se non che sarei molto grata di trovare un Buon samaritano, che aiuti la mia mamma a pagare le medicine che spero mi faranno guarire.
Ireen
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Ed io sono Lina,
la situazione è sempre drammatica. Ho finito la radioterapia, ed ora mi propongono un nuovo ciclo di chemio. Ho molta paura ma non voglio arrendermi e desidero continuare. Anche io sento il bisogno di ringraziare tutti i Samaritani che stanno mandando soldi per queste terapie che mi tengono viva. Sono mostruosa, non ho più neanche il naso, ma riesco ancora a vederci un po’ con l’occhio destro. Finchè c’è speranza, c’è vita. Insieme continuiamo a lottare.
Grazie.
Lina

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lunedì 8 dicembre 2008

Anche io vengo da Tuuru


... sono l'ultima della nidiata. Sono arrivata oggi a Chaaria tra gli orfani di Sr Oliva. Sono stata abbandonata davanti alla chiesa di Tuuru. Io non lo so chi sia la mia mamma e non ho idea del mio papà.
Sono stata raccolta da un catechista che mi ha trovata in un cesto e mi ha portata al parroco. Lui immediatamente ha pensato a Chaaria, ed in un battibaleno eccomi arrivata in questa nuova casa dove ci sono tanti bambini come me. Non è facile capire la mia età, ma suor Oliva, con il suo occhio clinico, ha deciso che devo avere circa tre mesi.
E' la prima notte per me a Chaaria. Mi manca un po' la mamma: non so se sia diventata matta o se abbia la malaria cerebrale. E' stranissimo che mi abbia fatto questo. Sono convinta che quando starà meglio, verrà a prendermi qui a Chaaria. Se mi ha lasciata davanti alla chiesa è perchè mi vuole ancora bene... non voleva che mi capitasse niente di male. Forse mamma ha solo problemi economici, e quando li avrà risolti tornerà da me.
Devo essere ottimista: sono sicura che un giorno uscirò a testa alta da questo orfanotrofio. Ora però ho proprio tanto sonno: quel latte in povere non era poi così male e ho il pancino pienissimo. Ciao

BIMBA SENZA NOME (appena mi battezzano, mi presenterò ufficialmente)
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martedì 2 dicembre 2008

Denis


Anche per me la scuola e’ teminata. Grazie a chi mi ha permesso di riprenderla. I miei risultati sono stati discreti, e dopo un periodo di vita sregolata, ora ricomincio ad apprezzare il valore dello studio, che mi preparera’ ad un futuro migliore di quello che mi stavo costruendo con le mie stesse mani.
La scuola che ho frequentato e’ un semiconvitto: alla sera cosi’ ho sempre potuto tornare a casa dalla zia che mi ospita: ho cercato di rendermi utile come potevo. Non solo studio quindi, ma anche aiuto per mungere l’unica mucca, per darle erba e fieno, per pulire la piccola stalla. Mi sono anche reso disponibile a cucinare la cena, visto che la zia lavora fino alle ore 19 per cinque giorni alla settimana ed ha altri due bambini in casa.
Ora sono in vacanza. Oggi stesso vado a trovare mia mamma e mio papa’, ma non vi rimarro’ a lungo perche’ so che la’ ritrovero’ certe compagnie che vorrei evitare. Il 12 dicembre saro’ di nuovo dalla zia, e poi la scuola ricomincera’ al 6 gennaio.
Dio vi benedica.

Denis

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venerdì 28 novembre 2008

Sono Patrick...e stò un pò meglio

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...Thank you for your prayers. Adesso la diarrea è diminuita, riesco a mangiare un po' senza vomitare, ed ho messo su qualche grammo. Mi fanno ancora molti farmaci in vena ma speriamo che il peggio sia passato.Vi abbraccio tutti.
Patrick
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sabato 22 novembre 2008

Siamo Erick e Lillian


...E DESIDERIAMO DIRE GRAZIE AI NOSTRI BENEFATTORI. ANCHE PER NOI L'ANNO SCOLASTICO E' TERMINATO E SIAMO TORNATI A CASA. IL NOSTRO PROBLEMA E' CHE SIAMO ORFANI, E A CASA DOBBIAMO FARCI PROPRIO TUTTO. CI SONO SI' DEGLI ZII CHE ABITANO A FIANCO DELLA CAPANNA DI NOSTRA MAMMA ROSEMARY, MA E' CHIARO CHE LORO PENSANO DI PIU' AI LORO FIGLI, ED E' ANCHE NORMALE CHE SIA COSI'.

VI RICORDATE NOSTRA MADRE? LAVORAVA AL COTTOLENGO MISSION HOSPITAL.
ONESTAMENTE PER NOI LE VACANZE SONO UN PERIODO PIU' DURO DI QUANTO NON LO SIA L'ANNO DI STUDI, PERCHE' ALMENO, QUANDO SIAMO IN COLLEGIO, NON DOBBIAMO PENSARE A CUCINARE: ORA DA SOLI E' UN PO' PIU' COMPLESSO, MA SAPPIAMO CHE POI CRESCEREMO E POTREMO FARCI UNA FAMIGLIA TUTTA NOSTRA. POTREMO AVERE UNA CASA NOSTRA, UN LAVORO, DEI BAMBINI.
CERTO QUESTO FUTURO DIPENDERA' ANCHE DAI NOSTRI STUDI E DALLA QUALITA' DEI DIPLOMI CHE RIUSCIREMO A OTTENERE; MA IN CIO' SIAMO FORTUNATI PERCHE' ABBIAMO I NOSTRI SAMARITANI. UNA PREGHIERA ED UN ABBRACCIO A CHI CI SOSTIENE, E UN SORRISO PER TUTTI COLORO CHE LEGGONO IL NOSTRO BREVE MESSAGGIO

PS: Io, Erick, ho finito la seconda superiore, e Lillian, mia sorella, ha ripetuto la seconda media, ma stavolta credo che non resterà bocciata. Dovete scusarla: per lei essere orfana di entrambi i genitori è stato più duro ancora perchè è più piccola.

Erick e Lillian

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Foto di Lillian
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Foto di Erick



lunedì 17 novembre 2008

Emergenza al nido


“Piove sempre sul bagnato”. Dopo la brutta esperienza appena conclusa con la piccola di Tuuru, e’ ora la volta di Patrick, l’orfano portatoci qualche tempo fa da Rita di Materi.
Patrick.JPGE’ stato bene per parecchio tempo, raggiungendo i 4 Kg di peso corporeo. Ma poi ha cominciato a non mangiare piu’, e da alcuni giorni ha una diarrea paurosa. E’ disidratato e vomita. Stiamo facendo tutto quello che possiamo. Lo abbiamo testato per la malaria o per infestazioni intestinali, ma e’ negativo.
Patrick pero’ e’ scheletrico e diventa sempre piu’ emaciato. Ora pesa solo 2100 grammi. L’ho messo in regime di latte in formula specifico anche per le allergie e le intolleranze proteiche, in caso avesse sviluppato qualche problema di malassorbimento. Speriamo in bene. E’ un momento difficile al nido e siamo un po’ scoraggiati. Nelle ultime ore la diarrea sembra ridursi e nutriamo la speranza di salvare questo nostro piccoletto. Anche Silvia e’ malata. Ha la malaria, ma lei e’ gia’ piu’ grandicella e penso che ce la possa fare.
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Foto di Patrick
E’ arrivata anche una nuova orfanella. Ha tre giorni di vita. Non mi sono sentito di dire di no, anche se la tentazione era forte, visto gli ultimi insuccessi. Speriamo che la nuova bimba cresca forte e robusta.
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L'orfanella appena arrivata

Oggi abbiamo anche salutato Laura, infermiera di Torino che e’ rimasta con noi per quasi un mese. Siamo stati bene con lei, abbiamo lavorato molto e ci siamo fatto ottima compagnia. Anche Lauretta e’ stata attivissima nel campo delle medicazioni, dei decubiti e di tutte le pratiche piu’ necessarie ai pazienti gravissimi ed alettati. Laura e’ stata speciale soprattutto perche’ riusciva a parlare Italiano con tutti i pazienti che poi la capivano anche, soprattutto perche’ lei usava il linguaggio dell’amore. Era molto affettuosa con tutti loro e distribuiva bacini sulla fronte a vecchietti e vecchiette, che all’inizio non capivano, ma poi hanno iniziato ad apprezzare e a comprendere quello che lei voleva loro dire.
Anche tu ci mancherai, cara Laura. Auguri per il tuo futuro, e speriamo di rivederci se Dio vuole.
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Foto di Silvia
Un caro saluto a tutti,

Fr Beppe Gaido

domenica 16 novembre 2008

Lettera dal paradiso


... Vedo che a Chaaria siete tutti confusi e costernati per la mia dipartita così inaspettata. Mi rendo conto che Beppe si sta distruggendo nei sensi di colpa: "se la avessi lasciata a Tuuru... Magari e' stato quel viaggio difficile, reso ancora più complesso dal fatto che ci siamo piantati nel fango per due volte... Eppure la piccola non ha preso freddo: era così ben coperta! Poi le abbiamo dato del latte in polvere; quindi non è stata neppure la fame. Magari se la lasciavo a Tuuru, sarebbe ancora viva; là non ci sono tante zanzare come qui a Chaaria".
So che Sr Oliva è agitata e pensa che non siete più in grado di seguire gli orfani; che ne avete troppi e che non ce la fate a star loro dietro.
Ma dal Paradiso vi voglio anche dare un altro punto di vista. Era già scritto che io fossi un angioletto; era nei piani di Dio. Per questo voi non avete alcuna colpa. Lui ha voluto che riabbracciassi la mia mamma così in fretta. Voi mi avete portato a Chaaria per la vita e non per la morte. Certamente eravate convinti di fare una cosa buona. Ma non tutti i nostri piani vanno a buon fine. Ricordate il vecchio proverbio: "L'uomo propone e Dio dispone".
Se ci fosse stata malizia o disinteresse da parte vostra, lo capirei che vi sentiste male, ma davvero vi siete fatti in quattro, e non avete badato a spese con i farmaci. Capisco anche l'elemento della sorpresa: siete stati colti in contropiede. Non pensavate che una bambina in ottima forma come me potesse essere portata via in 2 giorni dalla malaria. Ma questa è la dura realtà: quante volte, caro Beppe, queste cose le ripeti ai tuoi infermieri: "ricordatevi che la malaria è il più grande killer di bambini di tutta l'Africa; tenete in mente che li uccide normalmente entro le prime 8 ore dall'inizio dell'attacco; state in guardia perchè la malaria si mimetizza con tutto: possiamo dire che non ha sintomi propri, perchè può mimare qualunque altra condizione..."
Ora ci hai sbattuto il naso di nuovo, e questa lezione te la ricorderai a lungo. Meno male che almeno ora avete le zanzariere che impediranno a molti altri bambini di fare la fine che ho fatto io.
Comunque, non vi crucciate. Io sono felice dove ora mi trovo, e pregherò per tutti voi.

La piccola orfana di Tuuru


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PS. FAUSTINE E KAWIRA HANNO FINITO LA SCUOLA E DISIDERANO RIPETERE IL LORO GRAZIE A TUTTI COLORO CHE LI HANNO AIUTATI CON LE LORO OFFERTE. ORA AVRANNO QUASI DUE MESI DI VACANZA, FINO A GENNAIO QUANDO INIZIERANNO IL NUOVO ANNO SCOLASTICO. CRESCONO A VISTA D'OCCHIO, NON VI PARE? E LE CICATRICI DI KAWIRA NON SI VEDONO QUASI PIU'.
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sabato 15 novembre 2008

Sono in paradiso senza un nome, ma il Signore me ne darà uno bellissimo

Ciao cari amici volontari,
non mi presento per nome perche' ancora non me ne e' stato dato uno. Ero venuta a Chaaria esattamente una settimana fa. Mi avevano portato qui da Tuuru. Avevo viaggiato in macchina con i Fratelli che tornavano dal loro ritiro. Il viaggio era stato lungo e faticoso, ma io ero nelle loro braccia, sempre coccolata ed accudita. Io pero' ero triste perche' la mia mamma era morta da pochi giorni. Non so se e' stata la nostalgia della mamma, o se magari e' stata tutta colpa di quelle zanzare anofeli che ci circondano ovunque nella stagione delle piogge. Fatto sta che da ieri mattina ho sentito che i miei polmoni erano pesanti.
Ho cominciato ad ansimare. Muovevo la mia gabbia toracica su e giu' alla ricerca d'aria, ma sembrava che non entrasse nulla. BabyTeresia.JPGNon avevo la forza di tossire. Poi e' salita la febbre: tremavo come una foglia ed avevo le convulsioni. Mi hanno fatto il test e mi hanno detto che la malaria era positiva. Onestamente mi hanno curata subito: chinino, rocefin, cortisone, ecc., ma io continuavo a non respirare. Cercavo di dilatare le narici per massimizzare l'immagazzinamento d'aria, ma tutto sembrava inutile. Poi ad un certo punto i miei polmoni hanno smesso di muoversi.
Ho appena avuto il tempo di guardarmi in giro e di vedere gli altri orfani nelle incubatrici e nelle culle; quindi tutto e' diventato nero come se fossi entrata in un tunnel e stessi volando ad una velocita' supersonica, sospinta da un vento tremendo ma anche dolce che mi cullava dolcemente. Quindi ho visto un puntino luminoso davanti a me. In pochi secondi e' diventato sempre piu' grande. Ho capito che era la fine del tunnel. In un attimo mi sono trovata fuori, circondata da una luce infinita e da tanti altri angioletti come me che mi hanno accolta con entusiasmo.
Poco distante c'era la mia mamma che mi aspettava a braccia aperte. Entrambe abbiamo iniziato a piangere di gioia. Ora sono felice. Non piangete piu'. Grazie per il vostro aiuto.

La piccola orfana di Tuuru



Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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