Dice Mister Tofi: “il cortile dei Fratelli a Chaaria è di fatto mio territorio esclusivo. L’ho delimitato più volte pisciando in tutti gli angoli. Io qui ci vivo, ci prendo il sole e ci dormo, mi riposo e gioco quando ne ho voglia: insomma, qui è casa mia. Quello che mi dà fastidio è che nel mio territorio sono arrivati un sacco di gatti. Io non li ho proprio invitati, ed onestamente a me non piacciono per niente. Provo in tutti i modi a dimostrare loro che io sono il più grosso e che comando io, ma loro diventano sempre più sicuri di sè... e devo dire che del mio ringhiare se ne fregano sempre meno.lunedì 6 ottobre 2014
Mr. Tofi
Dice Mister Tofi: “il cortile dei Fratelli a Chaaria è di fatto mio territorio esclusivo. L’ho delimitato più volte pisciando in tutti gli angoli. Io qui ci vivo, ci prendo il sole e ci dormo, mi riposo e gioco quando ne ho voglia: insomma, qui è casa mia. Quello che mi dà fastidio è che nel mio territorio sono arrivati un sacco di gatti. Io non li ho proprio invitati, ed onestamente a me non piacciono per niente. Provo in tutti i modi a dimostrare loro che io sono il più grosso e che comando io, ma loro diventano sempre più sicuri di sè... e devo dire che del mio ringhiare se ne fregano sempre meno.domenica 5 febbraio 2012
Prove d'orchestra
Scrivete al Direttore Von Luc Auderon (Scherzi a parte)
sabato 6 agosto 2011
Un Generale ed un Presidente
- un GENERALE, nella persona di fr Giuseppe Meneghini, superiore generale dei fratelli cottolenghini,
- ed un PRESIDENTE, nella persona del dr Lino Marchisio, presidente della Associazione Volontari Mission Cottolengo.
venerdì 20 maggio 2011
Autoritratto di un vignettista
giovedì 19 maggio 2011
La domenica del Dott. Rolandi e di Fr. Beppe
venerdì 13 maggio 2011
Ciao, Federica!
mercoledì 11 maggio 2011
Chaaria umoristica
Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.
Fratel Beppe Gaido





