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mercoledì 24 aprile 2019

La mia Chaaria

Sono arrivata a Chaaria per la prima volta nel febbraio 2011.
Da allora sono tornata a Chaaria tante volte: certamente tutti gli anni, ma talvolta anche due volte all'anno.
Come ginecologa mi sono sempre occupata della maternita', che in questi anni a Chaaria ha fatto passi da gigante.
La prima sala parto era una piccola stanza, dove si partoriva, si facevano i raschiamenti, le medicazioni post cesareo, ecc. Nella stessa stanza di incannulavano le vene e si facevano le medicazioni dei bambini ricoverati in pediatria.
Dal 2015 ho trovato operativa la nuova maternita': un bel padiglione con un'ampia sala parto, due camere separate in cui vengono rispettivamente ricoverate le gravide da una parte e coloro che han gia' partorito dall'altra; un ambulatorio di visita dove sono sempre presente e facilmente ritracciabile; una piccola unita' neonatale con incubatrici in cui vengono tenuti i prematuri e coloro che hanno bisogno di fototerapia.
In questi anni ho sempre notato un continuo miglioramento dell'assistenza, oltre che della parte strutturale.
Lavorare in un padiglione del genere ha reso anche il mio servizio di volontariato piu' semplice e mi ha permesso di monitorare i problemi con maggior prontezza.

martedì 23 aprile 2019

A Chaaria, da Beatrice.

Sono cresciuta più in questo mese che in molti anni della mia vita.
I giorni si sono susseguiti talmente pieni e ricchi che pare ne siano passate così tante di vite..
Torno più alta degli altopiani Kenyoti e più colma della terra ocra di Chaaria.
Ho superato me stessa, oltre ad ogni mio confine.
Ho scoperto l'insaziabile bellezza del risveglio con i grilli e i galli,
Ho toccato la forza dopo lo sconforto impotente di fronte a tanto dolore,
Ho amato la stanchezza dei miei occhi, quando fuori viene buio e non puoi fare altro che rimanere in contemplazione.
Ho avuto l'onore e il privilegio di lavorare per la vita.
Vorrei rimanere qui, 
Per continuare a crescere.
Vorrei rimanere qui,
Per continuare a servire, e
Vorrei rimanere qui
Perché non mi sono mai sentita così tanto appartenere.
Grazie, per tutto.

Beatrice

mercoledì 3 aprile 2019

Lettera di Caterina

Caro Beppe,
sono appena rientrata in Italia e ti scrivo per ringraziati ancora per questa esperienza incredibile.
Durante il viaggio che divide Chaaria e Nairobi ho pensato tanto: ho il cuore e la mente piene di emozioni nuove, di volti e sorrisi che chissà se rivedrò ancora, ma che so per certo avermi cambiata. 
Mi hanno regalato la possibilità di vedere oltre la banalità delle nostre vite agiate e pretenziose, di soffermarmi sull’importanza di un sorriso, di un abbraccio, ma a volte anche solo di uno sguardo capace di andare oltre ogni barriera linguistica, mi hanno insegnato la pazienza e, come dici tu, l’amore incondizionato, che certamente si prende tanto ma quel che restituisce non ha prezzo.
Lascio questa tua terra meravigliosa con una stretta al cuore e tanta nostalgia ma con la consapevolezza di essere cresciuta, di aver conosciuto una realtà che seppur così lontana da quella di tutti giorni è stata capace di farmi sentire a casa, e felice di aver potuto far parte, anche solo per poco tempo, di questa grande e stravagante “famiglia” che è Chaaria.

mercoledì 20 marzo 2019

Messaggio di Enrico

Quando torni da Chaaria le prime volte, sei turbato, stai male, il tuo quotidiano sembra futile, inadatto a quello che senti dentro.
Chaaria ti manca, perché solo lì ti sembra di riuscire a dare un senso alla tua vita, solo lì ti sembra di riuscire a realizzare ciò che di meglio sai fare, solo lì ti senti migliore. 
Se ripensi a Chaaria da lontano, in un attimo ti dimentichi la fatica, la stanchezza, la sensazione che niente si muova, la difficoltà a realizzare anche le cose minime. E hai voglia di tornare subito.
Col passare degli anni questi sentimenti lasciano l posto a qualcosa di nuovo, a qualcosa che sembra andare in direzione opposta. Cominci a pensare cioè di fare il percorso inverso, a pensare di portare Chaaria nel tuo mondo. 
Chaaria dunque non offre solo guarigione, prolungamento o miglioramento della vita, non è solo gente che riprende a camminare dopo anni, mamme che partoriscono in sicurezza, ulcere torpide che finalmente si chiudono, bambini anemizzati o in coma per la malaria che ritornano a casa e mille altre situazioni. 
Chaaria è anche gente come noi che ritorniamo in Europa alle nostre occupazioni portando lo stesso spirito, la stessa disponibilità, pazienza, empatia, la stessa voglia di mettersi al posto del paziente. 

sabato 9 marzo 2019

Lettera del dr. Luciano Cara

Ciao cari amici.
Sono nuovamente a Chaaria e, come ogni giorno ci troviamo ad affrontare numerosi casi chirurgici fra i quali vi sono diversi interventi complessi che richiedono fino anche a 4 ore di sala operatoria.
I pazienti arrivano sempre più numerosi costringendo Fr. Beppe a un tour de force che oramai è la sua routine quotidiana.
In alcuni giorni la lista operatoria è arrivata anche a 25 pazienti che abbiamo operato su due letti chirurgici della sala principale oltre al letto operatorio della vecchia sala operatoria.
Sia io che Daniele stiamo cercando di supportare Fr. Beppe in questo grosso impegno mettendoci a sua completa disposizione.
Oggi mi sono trovato a riflettere sulla grandezza di questa opera che il Cottolengo svolge mediante l’azione di Fr. Beppe verso i poveri.
Lo spunto mi è nato dal fatto che stamattina abbiamo operato un giovane ragazzo che è rimasto coinvolto due giorni fa in un incidente stradale, riportando una doppia frattura a carico del femore dx e una doppia frattura all’omero dx.
Ci sono volute oltre 4 ore per ridurre e sintetizzare le fratture con due chiodi endomidollari SIGN.
Alla fine eravamo tutti stanchi ma soddisfatti per il risultato ottenuto e soprattutto perché ancora una volta un giovane paziente povero ha avuto l’opportunità di riprendere a camminare e di riusare gli arti fratturati grazie a Chaaria.

mercoledì 13 febbraio 2019

Da una volontaria

Carissimo,

un mese fa ti dissi che ti avrei scritto dopo qualche giorno e invece, di giorni ne son passati più di 30!
Come stai? Come stanno procedendo le cose a Chaaria?
Ora che è trascorso un po' di tempo e che ho avuto la possibilità di digerire alcune cose e di custodirne altre, mi rendo conto di quanto il "grazie" che ho detto a te e ho detto, in generale, a Chaaria, è insufficiente per esprimere la grandezza dell'esperienza vissuta.
Per prima cosa ci tengo a domandarti scusa se ti son sembrata distaccata o se non ho cercato dei momenti di incontro con te.
Da un lato questo è dipeso dal fatto che, anche se non sembra, io davvero son timida e non riesco a prendere troppe iniziative di incontro.
Dall'altro lato mi rendevo conto che le tue giornate iniziavano all'alba e finivano a notte fonda e che tu, quasi in ogni istante, avevi a che fare con la vita e con la morte, e quindi mi sentivo davvero fuori luogo all'idea di cercarti per... per cosa? Per chiederti di raccontarmi di
Chaaria? Per domandarti come era bene comportarmi o non comportarmi? Come era bene relazionarmi con le persone?

martedì 1 gennaio 2019

Lettera di Luciano

Ciao carissimo amico.

Le cose belle che hai fatto nel 2018 sono tante e sono le stesse che oramai da diversi anni fai con grande abnegazione e amore verso tutti i poveri bisognosi che hanno problemi di salute e si rivolgono a Chaaria con la speranza di trovare una risposta adeguata.
Tu questo fai: dai una risposta a tutti quelli che la richiedono, con un impegno costante 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno, coadiuvato dagli altri fratelli, in particolare Fr. Giancarlo, dalle sisters e dallo splendido staff di Chaaria.
Certo che con il ritmo che vivi a Chaaria non sempre è facile entrare in sintonia con tutti i volontari di varia provenienza i quali invece, a mio parere, dovrebbero essere loro, nel porgerti il loro sostegno, a entrare in sintonia con te.
Il discorso sui volontari è lungo e complesso e richiederebbe sicuramente un approfondimento a parte.
Continua sereno nel tuo cammino caro Fratel Beppe, nella speranza che questa straordinaria opera di carità cristiana possa continuare, nell'interesse dei poveri bisognosi, come vorrebbe San Giuseppe Cottolengo al quale la vostra congregazione si ispira.
Auguro a te, a Fratel Giancarlo, agli altri fratelli, alle sisters e a tutto lo staff di Chaaria un sereno e positivo 2019.

Un abbraccio a tutti.
Luciano e Francesca Cara

sabato 24 novembre 2018

I volontari che ci scrivono

“Tanti nuovi nati accolti al mondo; nuove persone conosciute che saranno per sempre amici; un’alba che ti lascia senza parole; canti in lontananza, momenti di crisi, una bombola di ossigeno per due persone che ne han bisogno; 
strade che fan paura ma autistic che se la cavano sempre; tante risate; il doversi arrangiare con quello che c’e’; la forza di chi lavora qui ogni giorno; il silenzio; le chiacchiere; le urla dei Buoni Figli, o, qualche volta, i loro sorrisi silenziosi; i canti della Messa. Reimparare a usare il fetoscopio, le mani invece dell’ecografia, gli occhi invece di mille esami.” 
Francesca

“Parto dall’accoglienza all’arrivo: ci siamo sentiti subito a nostro agio. Ci ha sorpreso la puntualita’ negli orari prefissati per i vari impegni, dalla prima colazione agli orari di lavoro e dei ‘break’ (altro che ‘african time’).
Qui ogni volontario fa quello che puo’, e cio’ consente agli effettivi di riposarsi un po’. Ci e’ stata data la possibilita’ di mettere in pratica quanto ci eravamo prefissati di offrire, e questo ci ha molto gratificato. Ci siamo sentiti parte del sistema, sistema che funziona molto bene, che richiama moltissima gente e che soprattutto e’ a disposizione delle gente povera e bisognosa di assistenza. E’ quello che cercavamo!
Venire fin qui e sentirci ‘tollerati’ o peggio ancora messi in disparte, sarebbe stato deprimente, demoralizzante!

domenica 11 novembre 2018

Una mail di Irene

Ciao Beppe, come stai? Come va a Chaaria?

Qui a Firenze tutto bene, sono rientrata nella solita routine anche se vi rivolgo un pensiero tutti i giorni.
Ieri ho fatto i Samoza per la mia famiglia e son piaciuti molto, nonostante la diffidenza iniziale.
Mio Babbo ha letto il tuo primo libro e si è messo a piangere (e lui non piange MAI), io li ho già letti entrambi e mi son piaciuti molto, si avverte tanto la crescita e il cambiamento che hai avuto e non solo come medico ma soprattutto umanamente.
Nei primi racconti c'è molta Europa, via via che si va avanti questa visione lascia spazio a qualcosa di più grande, più umano.
Quando li leggevo mi sembrava di essere lì, di vivere le stesse emozioni e le stesse speranze. mi è piaciuta molto anche la scelta di raccontare i tuoi "fallimenti" e tutte le volte che non ti sei sentito all'altezza: in un mondo che ci vuole sempre pronti a tutto e a tutti, dove i medici decantano sempre i loro successi e mai gli insuccessi, è bello sapere che ci si possa ancora sentire piccoli, impauriti e inadatti e che tutto questo non sia solo un mero giudizio ma qualcosa di cui prendere coscienza per ricordarci che siamo esseri umani.

sabato 15 settembre 2018

Chi me lo fa fare?

Da molti anni ormai faccio dei periodi di volontariato a Chaaria. Ogni volta parto con entusiasmo, viaggiare in aereo mi piace, ma quando lascio Nairobi e si prende la strada per la Missione (mai meno di cinque ore e mezza) ogni volta e sempre più intensamente col passare degli anni, vengo assalito dal dispiacere di aver lasciato la mia famiglia, gli amici, le comodità quotidiane, il lavoro e, quel che peggio, da una paura che toglie il respiro di non riuscire ad affrontare le difficoltà che mi iaspettano e che ben conosco. 
E allora mi chiedo: perché lo faccio? Chi mi obbliga? Ieri poi un giovane e brillante volontario mi ha posto proprio questa domanda e mi sento costretto a “confessarmi”. 
La prima risposta è la più facile: per dare una mano all’amico Beppe! Questa volta poi me lo ha chiesto espressamente lui......inoltre mi sento legato a Fratel Giancarlo che lavora instancabilmente nell’ombra, rivedo con piacere molti del personale, quando varco (finalmente!!) il cancello mi sento a casa....ma non basta. 
Ho sempre pensato che in tutte le manifestazioni di altruismo si nasconda un qualche egoismo ed ecco il punto: quello che faccio qui mi gratifica! Qui realizzo i miei ideali. 
Certo sono felice di poter aiutare il prossimo, soffro terribilmente quando qualcosa va storto.....ma gioisco e soffro per “l’altro” o per il mio orgoglio?? 

sabato 25 agosto 2018

Caro Beppe, caro Giancarlo...

Un sincero grazie per averci offerto questa opportunita'!
E' stato bello tornare, ed ancora piu' speciale e' stato aver vissuto questo tempo breve ma intenso con "Teo".
E anche se queste settimane sono volate, sono bastate a ricordarci quanto e' bello e prezioso cio' che ogni giorno fate qui a Chaaria, a farci riflettere ponendoci mille domande, fino a mettere in discussione anche noi stessi.
Molte volte durante l'anno ho ripensato a questo posto, a voi. A quanto e' bello spendersi per il prossimo.
Vi ammiriamo per la scelta che avete fatto e che ogni giorno continuate a fare.
Siete davvero un grande esempio!
Ci insegnate che mettere la propria vita nelle mani di Dio e' possibile, anche se non sempre puo' essere facile, perche' ogni giorno combattete contro mille difficolta'.
Per molti e' stata una scelta inaspettata ed incompresa quella di passare il tempo precedente il nostro matrimonio qui.
Ma staccarci da tutte le preparazioni superflue e dalla nostra quotidianita' ha permesso di allargarci il cuore e di prendere ancor piu' consapevolezza della nostra decisione.

sabato 14 luglio 2018

L'Albero Sacro

Ciao Beppe
Grazie di tutto.
Come sempre Chaaria è un’esperienza forte.
Tanti malati, tanta sofferenza, tanta povertà, continuano a toccarmi e non riesco a farci l’abitudine.
Ma allo stesso tempo la riconoscenza dei malati è una gratificazione inestimabile che rende unico e straordinario il lavoro del medico.
Anche quest’anno porto a casa tanti momenti di gioia vissuti con i pazienti.
Tanti piccoli miracoli ... come Agnes, Lucy, Peter: tutti casi disperati per i quali si erano perse le speranze ma che si sono ripresi inaspettatamente durante il ricovero. Agnes era paralizzata semicomatosa per una meningite solo dieci giorni fa. Oggi mi ha salutato ed era seduta che mangiava da sola! Aveva negli occhi la gioia di chi ha ritrovato la vita dopo aver sfiorato la morte.
Non ci sono parole per descrivere queste emozioni, si può solo dire che ognuno di questi malati ci dà la forza per andare avanti e continuare a cercare di aiutare, ognuno nel suo piccolo con il suo contributo.

Giulia Aroasio

venerdì 13 luglio 2018

Che cos'è il mal d'Africa?

Caro Beppe,
non c’è giorno che passa in cui non penso al mondo di Chaaria.
Spesso guardo l’ora e immagino che cosa starai facendo in questa rossa terra che mi ha permesso di conoscerti.
Ricordo con immensa gratitudine l’esperienza che ho vissuto, grazie al tuo consenso, verso il lavoro ospedaliero, ma la ricordo anche con profonda tristezza perché mi rendo sempre più conto (e non ci credevo) che la realtà “chaariana” mi manca e mi manca veramente tanto.
Credevo di tornare in Italia e ri-immergermi in questa realtà che per tre mesi ho abbandonato; invece il rientro è stato ed è tutt’ora molto duro da accettare. Non per la realtà occidentale, ma perché Chaaria è stata un’esperienza “purtroppo” positiva che mi ha dato la possibilità di capire qual è la mia vera strada da seguire, mi ha illuminato sul cammino della mia futura vita e tutto questo senza che io lo cercassi.
E’ giunto così, improvvisamente al mio rientro, giorno dopo giorno.
Ho capito che ho una profonda passione verso l’ambito disabile (il mio “lavoro” qui in Italia) e sono queste persone che cerco di aiutare migliorando la loro qualità di vita, cercando di integrarle nella società e di dar loro la possibilità di praticare attività fisica come mezzo di autofiducia fisica e psichica.

giovedì 10 maggio 2018

Doris

Dalla parte degli ultimi, mi son sempre detto.
Quindi dalla parte di Doris. Mi chiedo se possa esistere una più indietro di lei.
Ha 30 anni, immobilizzata a letto fin da piccola a causa di una meningite. Ha un fisico minuto, contratto, segnato da diverse piaghe da decubito.
Non parla. Non interagisce, sembra persa nel suo mondo.
Però quando qualcosa la infastidisce o le fa male, piange. Piange quando le medichiamo le ferite, quando ha sete.
I suoi gemiti si sentono anche da fuori dal reparto.
Cosi come sembra più serena quando la si accarezza, quando le massaggiamo i capelli.
L'unica cosa che riesce a muovere sono le palpebre e un po' la bocca quando le si dà da mangiare.
Lei sta tutto il giorno coricata nel letto all'angolo, in fondo al reparto. E' sola. A volte quando le passo vicino mentre dorme con la bocca aperta e le mosche che le ronzano intorno mi fermo qualche istante per accertarmi che sia ancor viva.
I familiari l'hanno portata qui un paio di mesi fa a causa di una polmonite. Poi dopo qualche giorno sono spariti, l'hanno abbandonata in reparto.

lunedì 19 febbraio 2018

Donne


Non le vedi ma le noti… l’osservazione del loro incessante quotidiano e’ nutrimento per la mente che senza tregua ripropone una dopo l’altra le loro immagini…
le vedi uscire dalla foresta con qualche carico di legna sulle spalle.. ricurve sotto quel peso.. precedute da una piccolina che diventera’ come loro.. figlie di una condizione radicata che non da’ loro ne’ giusto peso ne’ giusto spazio…
Piccole lavoratrici educate sin da giovani al “compito della donna”.. le vedi portare sciabole taglienti piu pesanti di loro o tirare a stento un carretto carico d’erba.. e ancora, camminare veloci prima dell’imbrunire accanto a qualche fratello mentre riportano a casa il bestiame..
Sono volti di piccole bimbe che richiamano gli ancor piu espressivi e significativi delle madri.. donne che ormai portano i segni di quest’ Africa costruita su tante gocce di sudore che hanno il sapore umano di madri, figlie, lavoratrici e comunque sempre donne..
Sono loro il volto di questo continente.. sono i loro sorrisi mai mancanti che mascherano uno sguardo che tutto porta con se’… Le ho osservate..

mercoledì 27 dicembre 2017

Buon Natale da Francesco

Ciao Beppe,
Sono ormai passati 4 mesi da quando io e Sara abbiamo lasciato Chaaria e non c'è giorno in cui non pensi a te, a Fra Giancarlo, a Suor Anna, a Celina, Evangeline, Mama Sharon e tutti i pazienti e le persone che lavorano lì con te. 
In questi mesi ho pensato tanto a questa fantastica esperienza che mi hai dato la possibilità di vivere e il rientro in Italia non è stato per nulla facile. 
Ho passato i primi periodi chiuso in me stesso, senza voglia di raccontare nulla a nessuno, inadatto e fuori luogo rispetto al mondo che mi circondava. Facevo fatica, dopo tutta la sofferenza a cui
avevo assistito, a pensare di poter trovare qualcuno che mi potesse comprendere o solo immaginare quello che gli raccontavo e quindi ho preferito all'inizio non raccontare nulla, limitandomi a “tutto bene, è stata un'esperienza fantastica” e sviando così la conversazione. 
D'altronde come potevo immaginare che le persone a casa capissero cosa vuol dire vedere un bimbo di 11 anni morire di rabbia attaccato ad un letto senza che tu possa far nulla, o vedere una donna nel fiore degli anni completamente ustionata dal marito, o ancora un bimbo (che potrebbe essere un tuo fratellino) con una ferita d'arma da fuoco che probabilmente non camminerà mai più. 


martedì 3 ottobre 2017

Lettera di Bianca

Ciao Beppe,
Sei molto impegnato al tuo ritorno quindi ho deciso che una mail sarebbe stata la cosa più semplice per scriverti di queste tre settimane passate in questo posto unico e magico che e' Chaaria.
L'inizio è stato difficile devo ammetterlo, l'impatto con l'ospedale dopo 24 ore di viaggio è stato come una specchiata di realtà. 
L'ospedale era pieno come ora, due persone per letto, tanta sofferenza e poco personale che però ce la mette tutta. 
Qui non si usano medicinali e tecniche costose come a Torino, ma poi con il passare dei giorni scopri che miele e zucchero possono guarire ferite molto profonde. 
Sembra un miracolo: dopo una settimana di "dressing" con impacchi di miele, betadine e garze la tibia esposta comincia a non vedersi più e scopri che la ferita si sta chiudendo.
Voglio condividere con te questa storia che mi rimarrà per sempre nel cuore.
Joy è una signora non più giovane e la sua storia clinica sono 5 precedenti parti di cui solo uno è andato a buon fine. 
Ho aiutato le infermiere a preparare la paziente: catetere e cannula sono a posto. Portiamo la paziente in sala per cesareo (CS). Non ho le capacità per partecipare all'intervento, ma ho finito il mio lavoro per quel giorno ed è sera ormai. 

domenica 24 settembre 2017

Lettera di Serena

Caro Beppe,
Spero che tu stia bene e che sia soddisfatto del tuo corso. Noi ragazzi leggiamo quasi ogni sera i tuoi post e sembra che sia andata davvero bene. 
Volevo solamente dirti che qui senza di te è stata piuttosto difficile, specialmente dopo che  il Dr Kadija ha dovuto lasciarci, ma Dr Apophi è davvero eccezionale e anche Dr Ruth sta migliorando ogni giorno. 
Per fortuna non abbiamo avuto troppe chiamate notturne quindi sto riuscendo anche a riposare abbastanza bene e a prepararmi per il giorno successivo. 
La maternità è davvero busy, ogni giorno rimango sconvolta della mole di lavoro, ogni volta che non sono in sala sono lì e ci sono davvero 30-40 parti al giorno, oltre a tutte le donne pre e post natal da assistere. 
L'altro giorno avevamo 57 pazienti prenatali e credo altre 35-40 che avevano partorito da poco. Quasi 100 pazienti per 4 ostetriche è davvero un numero impressionante. 
Credo davvero che abbiate bisogno di almeno altre due ostetriche. Specialmente quando non avete volontari. 
Poi volevo menzionarti dei casi particolari di questa settimana.

venerdì 25 agosto 2017

Joy

Carissimi amici e benefattori,

sono Joy e vi scrivo da Chaaria.
Dopodomani rientro a scuola ed oggi sono venuta a prendere i soldi per le tasse scolastiche che la vostra generosita' paga per me.
Il mio papa', povero ed ammalato di epilessia, non poteva non esprimere con un piccolo gesto la sua grandissima riconoscenza per ognuno di voi.
Ecco perche' oggi sono venuta con un pollo che la comunita' di Chaaria mangera' alla vostra salute.
La mia pagella e' stata molto bella.
Qui i voti sono un po' diversi che in Italia, ma ho tutti A e B, che sarebbe come dire che ho tutti 9 e 10. Spero siate orgogliosi di me!
Mi sto impegnando tanto in questo primo anno delle superiori e voglio dare il massimo, perche' so che devo meritarmi il grande privilegio di avere qualcuno che paga le tasse scolastiche per me.
Come sapete, io sono la prima orfana accolta a Chaaria nel 2001...sono quindi un po' una colonna nella storia di questa missione!
Per alcuni anni sono stata la figlia prediletta di Sr Oliva che si prendeva cura di me come una vera mamma; poi sono ritornata a casa dal papa' quando ormai camminavo ed ero troppo grande per il piccolo orfanotrofio di Chaaria.
Il papa' e' epilettico e commercia in polli.
Gli affari non vanno benissimo, ma per le elementari ce la siamo cavata perche' sono praticamente gratuite.

domenica 9 luglio 2017

Lettera di Rita

Carissimi tutti, 

Con sincera dedizione ho accettato questo incarico voluto dal direttivo ed in particolare dal Presidente fondatore Lino Marchisio, il cui benestare sarà sempre cercato nel proseguire l opera iniziata. 
Credo che i progetti da realizzare siano tanti e variegati e che l Associazione sia dotata di una struttura solida e soprattutto di una risorsa fondamentale, i volontari che si recano in missione.
Credo che insieme, tutti, potremo fare davvero delle cose belle e andare incontro a ciò che le missioni chiedono e desiderano per i nostri poveri, nello spirito della Piccola Casa.

Non esitate a contattarmi via mail ritaoddomissioni@libero.it  o cellulare 339/ 7939173. 
Ringrazio Lino, Sr Luisa, Fratel Beppe, Fratel Giancarlo, Fratel Maurizio per l'esempio.
A presto.

Rita Oddo



Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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