La prima sala parto era una piccola stanza, dove si partoriva, si facevano i raschiamenti, le medicazioni post cesareo, ecc. Nella stessa stanza di incannulavano le vene e si facevano le medicazioni dei bambini ricoverati in pediatria.mercoledì 24 aprile 2019
La mia Chaaria
La prima sala parto era una piccola stanza, dove si partoriva, si facevano i raschiamenti, le medicazioni post cesareo, ecc. Nella stessa stanza di incannulavano le vene e si facevano le medicazioni dei bambini ricoverati in pediatria.martedì 23 aprile 2019
A Chaaria, da Beatrice.
mercoledì 3 aprile 2019
Lettera di Caterina
Durante il viaggio che divide Chaaria e Nairobi ho pensato tanto: ho il cuore e la mente piene di emozioni nuove, di volti e sorrisi che chissà se rivedrò ancora, ma che so per certo avermi cambiata. mercoledì 20 marzo 2019
Messaggio di Enrico
Se ripensi a Chaaria da lontano, in un attimo ti dimentichi la fatica, la stanchezza, la sensazione che niente si muova, la difficoltà a realizzare anche le cose minime. E hai voglia di tornare subito.sabato 9 marzo 2019
Lettera del dr. Luciano Cara
I pazienti arrivano sempre più numerosi costringendo Fr. Beppe a un tour de force che oramai è la sua routine quotidiana.mercoledì 13 febbraio 2019
Da una volontaria
Ora che è trascorso un po' di tempo e che ho avuto la possibilità di digerire alcune cose e di custodirne altre, mi rendo conto di quanto il "grazie" che ho detto a te e ho detto, in generale, a Chaaria, è insufficiente per esprimere la grandezza dell'esperienza vissuta.martedì 1 gennaio 2019
Lettera di Luciano
sabato 24 novembre 2018
I volontari che ci scrivono
strade che fan paura ma autistic che se la cavano sempre; tante risate; il doversi arrangiare con quello che c’e’; la forza di chi lavora qui ogni giorno; il silenzio; le chiacchiere; le urla dei Buoni Figli, o, qualche volta, i loro sorrisi silenziosi; i canti della Messa. Reimparare a usare il fetoscopio, le mani invece dell’ecografia, gli occhi invece di mille esami.” domenica 11 novembre 2018
Una mail di Irene
sabato 15 settembre 2018
Chi me lo fa fare?
E allora mi chiedo: perché lo faccio? Chi mi obbliga? Ieri poi un giovane e brillante volontario mi ha posto proprio questa domanda e mi sento costretto a “confessarmi”. sabato 25 agosto 2018
Caro Beppe, caro Giancarlo...
E anche se queste settimane sono volate, sono bastate a ricordarci quanto e' bello e prezioso cio' che ogni giorno fate qui a Chaaria, a farci riflettere ponendoci mille domande, fino a mettere in discussione anche noi stessi.sabato 14 luglio 2018
L'Albero Sacro
Ma allo stesso tempo la riconoscenza dei malati è una gratificazione inestimabile che rende unico e straordinario il lavoro del medico.venerdì 13 luglio 2018
Che cos'è il mal d'Africa?
giovedì 10 maggio 2018
Doris
lunedì 19 febbraio 2018
Donne
le vedi uscire dalla foresta con qualche carico di legna sulle spalle.. ricurve sotto quel peso.. precedute da una piccolina che diventera’ come loro.. figlie di una condizione radicata che non da’ loro ne’ giusto peso ne’ giusto spazio…mercoledì 27 dicembre 2017
Buon Natale da Francesco
Ho passato i primi periodi chiuso in me stesso, senza voglia di raccontare nulla a nessuno, inadatto e fuori luogo rispetto al mondo che mi circondava. Facevo fatica, dopo tutta la sofferenza a cui
D'altronde come potevo immaginare che le persone a casa capissero cosa vuol dire vedere un bimbo di 11 anni morire di rabbia attaccato ad un letto senza che tu possa far nulla, o vedere una donna nel fiore degli anni completamente ustionata dal marito, o ancora un bimbo (che potrebbe essere un tuo fratellino) con una ferita d'arma da fuoco che probabilmente non camminerà mai più.
martedì 3 ottobre 2017
Lettera di Bianca
L'ospedale era pieno come ora, due persone per letto, tanta sofferenza e poco personale che però ce la mette tutta. domenica 24 settembre 2017
Lettera di Serena
Volevo solamente dirti che qui senza di te è stata piuttosto difficile, specialmente dopo che il Dr Kadija ha dovuto lasciarci, ma Dr Apophi è davvero eccezionale e anche Dr Ruth sta migliorando ogni giorno. venerdì 25 agosto 2017
Joy
domenica 9 luglio 2017
Lettera di Rita
Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.
Fratel Beppe Gaido


