Ripenso al primo giorno di lavoro in cui chiesi una barella su cui visitare ed invece mi diedero una sedia dicendo di non avere altro. sabato 1 giugno 2019
In aeroporto...
Ripenso al primo giorno di lavoro in cui chiesi una barella su cui visitare ed invece mi diedero una sedia dicendo di non avere altro. venerdì 31 maggio 2019
Marito e moglie
domenica 26 maggio 2019
Guardare a chi sta peggio
martedì 23 aprile 2019
A Chaaria, da Beatrice.
mercoledì 6 febbraio 2019
Definire Chaaria
mercoledì 30 gennaio 2019
Bonface
giovedì 6 settembre 2018
600
martedì 4 settembre 2018
Operare un'amica
domenica 2 settembre 2018
37 anni fa
mercoledì 29 agosto 2018
Una nuova vita
Dalle narici aspiriamo un liquido verde e densissimo: “ha inspirato molto meconio… Prendi subito l’adrenalina, e iniziamo la rianimazione cardiorepiratoria”.giovedì 5 luglio 2018
Lillian e Chynthia
giovedì 14 giugno 2018
Piccole cose con grande amore
giovedì 31 maggio 2018
Sono le 5 di mattina...
martedì 22 maggio 2018
“Prima di andare via, mi lasci una parola?”
mercoledì 28 marzo 2018
Il dramma di essere l'unico chirurgo
Iniziamo l'operazione programmata, ma non appena arrivo a clampare il legamento rotondo dell'utero, dalla maternita' telefonano in sala dicendo che e' arrivata da fuori una partoriente con presentazione podalica in primipara.lunedì 1 gennaio 2018
Buon anno a tutti
venerdì 1 dicembre 2017
Batterie un pò scariche
Chiamò quindi l’amico povero per un ultimo saluto e gli disse: ‘in nome della nostra amicizia, ti chiedo di farmi un regalo che mi sia sempre di aiuto e di ispirazione interiore e che mi ricordi sempre di te’.sabato 4 novembre 2017
Buon compleanno Nadia
venerdì 8 settembre 2017
Un peso sul cuore sempre
sabato 19 agosto 2017
Il valium, somministrato per retto alla bimba per ben due volte, non e’ servito a nulla e Kendi continua ad essere “agitata” da movimenti grotteschi della bocca, degli occhi e degli arti. Con cadenza quasi ritmica si inarca sulla schiena e diventa simile ad un semicerchio.Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.
Fratel Beppe Gaido










