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sabato 1 giugno 2019

In aeroporto...

Mi lascio Chaaria alle spalle. Ripenso ai 21 anni di lavoro, di sogni, di impegno incondizionato, di successi e di sconfitte. 
Ripenso al primo giorno di lavoro in cui chiesi una barella su cui visitare ed invece mi diedero una sedia dicendo di non avere altro. 
Ripenso alla fila di pazienti visitati in piedi al mio arrivo. Ricordo la clorochina data a tutti e per qualunque cosa perche' non avevamo altro.
Ricordo la moria dei bambini con 4 grammi di emoglobina, a cui davamo sciroppo di ferro solfato perche' non potevamo trasfondere...e quanti ne vedevamo morire ogni giorno!!!
Ripenso a quando dicevo alle gravide che non avevamo la maternita' e che dovevano andare altrove...ma loro non si spostavano e partorivano al cancello obbligandoci poi ad un veloce pronto soccorso post partum.
E poi l'AIDS...che disastro quando sono arrivato! Lo potevi solo postulare dai sintomi. Non avevamo test e non avevamo terapia. 
E poi, grazie al Progetto Esther dell'Amedeo di Savoiadi Torino, abbiam potuto fare il test HIV e scoprire una vera pandemia. Siamo poi stati i primi in tutto il Meru a poter offrire la terapia antiretrovirale, sempre grazie al progetto Esther.
Non avevamo terapia antitubercolare, non potevamo aiutare il paziente chirurgico.

venerdì 31 maggio 2019

Marito e moglie

Ieri sono arrivati in ospedale con bruttissime fratture causate da un incidente stradale. Oggi sono sistemati e stanno muovendo i primi passi con le stampelle.
Sono i miei ultimi due pazienti ortopedici di Chaaria.
Domattina parto da Chaaria e saro' in Italia.
Non mi muovero' tanto e non vedro' molta gente.
Serviro' ancora i poveri dove Dio mi indichera'.
Chiedo le preghiere dei lettori.
Quello che ho fatto a Chaaria lo affido al Signore.
Per gli sbagli che ho fatto chiedo perdono a Dio.
Spero che i poveri che ho servito, aiutato ed anche salvato ora siano i miei intercessori e mi aiutino.
E' stato un onore per me lavorare a Chaaria e per Chaaria.

Fr Beppe

domenica 26 maggio 2019

Guardare a chi sta peggio

Quando nella vita attraversiamo un momento difficile e buio, pensiamo di essere le persone piu' sfortunate di tutto l'universo.
In genere in quei periodi le parole di conforto e di incoraggiamento non servono un granche'...danno anzi fastidio.
Quello che a me fa sempre del bene invece e' pensare a quelli che stanno peggio di me, che hanno meno di me, che soffrono di piu'.
Oggi per esempio e' stata la solita giornata difficile e caotica, piena di fratture di ogni tipo, di interventi vari e spesso difficili, di cesarei e di molti pazienti ambulatoriali: tutti erano in condizioni peggiori delle mie ed avevano bisogno del mio aiuto, e tutti inconsciamente mi incitavano a farmi forza, perche' io stavo certamente meglio di loro.
Ma la persona che mi ha veramente fatto fare il giro di boa e che mi ha spinto a pensare che non mi devo lamentare della mia vita, della mia sofferenza e della mia situazione, e' stata una povera ragazzina di 18 anni a cui ho fatto una colonscopia.
Per strani motivi di congestione e di superlavoro  tipici di Chaaria, la paziente ha dovuto attendere fin dopo le 19 per il fastidioso esame diagnostico.
Considerando la sua eta', non mi sarei mai aspettato di trovare quello che ho visto: un tumore maligno avanzatissimo ad appena 3 cm al di sopra dell'ano. Una massa inquietante, facilmente sanguinante e ormai causa di una quasi totale occlusione intestinale.


martedì 23 aprile 2019

A Chaaria, da Beatrice.

Sono cresciuta più in questo mese che in molti anni della mia vita.
I giorni si sono susseguiti talmente pieni e ricchi che pare ne siano passate così tante di vite..
Torno più alta degli altopiani Kenyoti e più colma della terra ocra di Chaaria.
Ho superato me stessa, oltre ad ogni mio confine.
Ho scoperto l'insaziabile bellezza del risveglio con i grilli e i galli,
Ho toccato la forza dopo lo sconforto impotente di fronte a tanto dolore,
Ho amato la stanchezza dei miei occhi, quando fuori viene buio e non puoi fare altro che rimanere in contemplazione.
Ho avuto l'onore e il privilegio di lavorare per la vita.
Vorrei rimanere qui, 
Per continuare a crescere.
Vorrei rimanere qui,
Per continuare a servire, e
Vorrei rimanere qui
Perché non mi sono mai sentita così tanto appartenere.
Grazie, per tutto.

Beatrice

mercoledì 6 febbraio 2019

Definire Chaaria

Non e’ per niente facile dare una definizione compiuta di Chaaria, forse perche’ Chaaria e’ una realta’ molto emotiva, ed e’ difficile tradurre i sentimenti in parole scritte.
Chaaria e’ una realta’ sentimentale in cui percezioni opposte possono coesistere: la ami e la odi; vorresti scappare, ma non riesci a staccarti da essa.
E comunque Chaaria e’ una realta’ dalle tonalita’ sempre molto forti.
Sono occhi che ti guardano imploranti, grida tremende di bambini a cui non trovi una vena o a cui stai facendo una dolorosissima medicazione per una ustione tremenda. 
Sono anche sorrisi furtivi delle mamme che hai aiutato ad avere un bambino, magari in sala operatoria. 
Sono lacrime di chi ha perso un parente e non se ne puo’ dar pace.
Chaaria sono centinaia di volti che popolano la tua giornata; sono nomi strani ed a volte fiabeschi che non riuscirai mai a ricordare; sono odori di umano che cambiano a seconda della tribu’ a cui appartiene il paziente che stai visitando.
Chaaria e’ anche una coppia di sposi con cui sei amico e che ti hanno scelto come loro ginecologo di fiducia. Essi vengono da te trionfanti e ti portano la notizia che insieme hanno avuto da Dio il dono della gravidanza. 

mercoledì 30 gennaio 2019

Bonface

Era un giovane barbone di Chaaria.
Da anni lo conosciamo e gli diamo le medicine gratuitamente, essendo epilettico.
Più volte gli abbiamo tolto le pulci penetranti che continuano ad assalirlo perchè lui cammina sempre scalzo.
Abbiamo anche provato a sistemarlo con una famiglia, ma lui non e' resistito da nessuna parte, ed ha sentito il richiamo della strada.
Bonface era abbandonato dalla famiglia ed affetto da un grado lieve di deficit mentale. Era comunque tenero e mai violento.
Ieri camminava come al solito per strada ed era solo.
Nessuno sa cosa sia successo... probabilmente una crisi epilettica
quando era vicino al ruscello che separa l'ospedale da Chaaria Market.
Bonface è caduto nell'acqua, probabilmente sotto crisi epilettica, ed è morto soffocato in pochi centimetri d'acqua.
Ci sono rimasto male. Lo chiamavo "mwana", che significa "figlio".
Non so bene la sua età, ma certamente non era superiore ai 25 anni.
Ora Bonface è in Paradiso ed ha finito di gironzolare per Chaaria con i suoi vestiti stracciati.


Fr. Beppe Gaido

giovedì 6 settembre 2018

600

Tanti sono i chiodi endomidollari che abbiamo inserito in due anni di programma SIGN a Chaaria.
Nel primo anno ne abbiamo inseriti circa 200, mentre nel secondo abbiamo visto un aumento esponenziale dei pazienti e degli interventi.
Sono stati 600 tra femori, tibie e omeri guariti.
Sono state 600 persone tornate a camminare, a lavorare, a prendersi cura della famiglia.
600 pazienti che non sono rimasti a letto con gesso e trazione per 45 giorni, ma sono stati messi in piedi dopo 24 ore.
Sono spesso stati interventi difficili, per fratture complesse, esposte o inveterate, e trattate in precedenza in modo inadeguato.
Sono state ore ed ore in sala armati di martello, scalpello, trapano e cacciavite.
E' stata fatica fisica vera ed a volte estenuante.


martedì 4 settembre 2018

Operare un'amica

Quando una persona cara chiede di essere operata da te in persona per un intervento di chirurgia maggiore, il tuo cuore si riempie di pensieri contrastanti e di emozioni a volte incontenibili.

Da una parte provi una grandissima gioia perche’ il fatto che la tua amica voglia te come operatore vuol dire che lei ha una fiducia totale nei tuoi confronti e praticamente ti mette la sua stessa vita nelle mani. Lo sai che avrebbe potuto andare da tanti altri medici, anche piu’ famosi, ma invece ha voluto farsi operare da te. Sei consapevole che ci sono ospedale piu’ belli, in cui avrebbe potuto avere un sistemazione alberghiera piu’ confortevole: nonostante tutto, ella vuole Chaaria, non per i cameroni congestionati di pazienti, ma per le tue capacita’ chirurgiche e per la tua umanita’.
Tutto questo non puo’ che essere fonte di estrema soddisfazione professionale ed umana, e quanto provi e’ il desiderio di abbracciare la tua amica in modo da esprimerle il grazie per la fiducia che ti accorda.


domenica 2 settembre 2018

37 anni fa

Era il 1 settembre 1981 quando, subito dopo la maturita', ho lasciato mia mamma e mia sorella a casa, cinque mesi appena dopo la morte di mio papa'.
Le ho lasciate sentendo una forte chiamata a servire il Signore presente nei poveri e nei sofferenti.
Ho attraversato la porta della Piccola Casa alle 15 del pomeriggio per entrare nella famiglia di Fratelli Cottolenghini come religioso.
Ci sono stati alti e bassi in questi anni.
Ci sono state tantissime gioie e soddisfazioni.
C'e' stata anche la croce.
Ci sono stati momenti esaltanti ed altri in cui la tentazione di mollare tutto e di andarmene e' stata forte.
Ma sono ancora qui.
E dopo 37 anni ancora credo che sia una cosa stupenda servire il Signore, riconoscendolo presente nei piccolo e nei poveri.
L'entusiasmo non e' calato ed ancora oggi desidero dedicare tutta la mia vita al servizio di chi soffre, senza risparmiarmi.
Ringrazio il Signore per questi anni di grazia. So che la perseveranza vocazionale e' un dono suo, perche' le esigenze della vocazione sono molto piu' grandi di quello che la natura umana puo' da sola reggere.
Gli chiedo di continuare a tenermi una mano sulla testa, a dirigere il mio cammino, ad aiutarmi nella mia scelta vocazionale fino al mio ultimo respiro.
Mio sento fragile e peccatore, ecco perche' a lui chiedo ogni giorno solo la capacita' di essere fedele per quella giornata, lasciando al domani il suo affanno.


mercoledì 29 agosto 2018

Una nuova vita

Sto visitando un paziente in room 17, quando vengo chiamato urgentemente in sala parto. Il bimbo dell’ultimo cesareo e’ veramente in pessime condizioni. 
Non respira, e’ cianotico e l’attivita’ cardiaca e’ lentissima.
Dalle narici aspiriamo un liquido verde e densissimo: “ha inspirato molto meconio… Prendi subito l’adrenalina, e iniziamo la rianimazione cardiorepiratoria”.
La medicina viene iniettata lentamente attraverso il cordone ombelicale. Lucy afferra il piccolo torace tra le dita e ritmicamente usa i pollici per il massaggio cardiaco. Io infondo aria e ossigeno con l’ambu.
Sono minuti eterni, in cui il nostro sudore scorre abbondante anche a causa della lampada che abbiamo acceso a distanza ravvicinata dalla cute del neonato, per assicurargli una adeguata temperature corporea.
Il colore viola delle sue labbra pian piano cambia al roseo, grazie al ritmico pompare e all’ossigeno che entra abbondante attraverso la minuscola sonda di Mayo.
Il battito cardiaco, dapprima non superiore ai 30 al minuto, gradualmente risale fino a valori normali per un neonato.

giovedì 5 luglio 2018

Lillian e Chynthia

Ieri pomeriggio e’ arrivata Lillian in codizioni estreme.
E’ rigida quanto un pezzo di legno. La schiena e’ inarcata come un semicerchio; i quattro arti irrigiditi in estensione, ed i denti in continuo movimento a causa di un bruxismo inquietante.
La febbre e’ altissima... oltre i 40.
Ha diarrea profusa, ed il torace congesto in modo tremendo.
E’ stato difficilissimo tenerla in vita, ingaggiando un’autentica lotta contro il tempo: aspirare le secrezioni dalla bocca e dal naso prima che soffochi; praticare farmaci per ‘scaricarle i polmoni’ ed aiutarla a respirare; iniettare medicine per il suo cuore stanco, per abbassare la febbre che la rende sempre piu’ riarsa, e per fermare quel flusso acquoso di feci gialle che continuano a disidratarla ulteriormente.
Lillian e’ piccolina. Ha 5 anni e pesa all’incirca 15 chilogrammi. E’ in coma profondo, e non avverte dolore neppure quando la si stimola con dei pizzicotti ‘potenti’ sui muscoli delle spalle o sul capezzolo.
Cio’ che capita invece in risposta a tali manovre cliniche e’ che si scatenano degli attacchi epilettici: dapprima iniziano movimenti incontrollati della bocca e dell’occhio sinistro; poi questa ‘danza tetra’ si estende agli arti e li agita con tremori via via piu’ frequenti che finiscono quindi in una estensione forzata; infine tutto il corpo diventa facile preda di questo flusso malefico che lo scuote e lo contrae. 

giovedì 14 giugno 2018

Piccole cose con grande amore


A volte ci sono giornate in cui non ti sembra di aver fatto nulla di
speciale, anche se hai sperimentato con mano la presenza di Dio ed il
suo aiuto provvidente che non ti ha mai lasciato solo, nemmeno nei
momenti piu' bui e difficili.
Sono giorni in cui tocchi con mano l'amorevole presenza di Dio che ti
lascia andare giu' fino in fondo, ma poi e' li' a tenderti la mano
quando hai il "sedere per terra".
Oggi mi sento proprio cosi'.
Mi sono sentito soffocato da problemi che pensavo piu' grandi di me, e
poi, quando ormai ero disperato ed avrei voluto lasciarmi andare alla
depressione, qualche cosa e' cambiato (una mano dal cielo, dico io), e
la giornata ha preso una tonalita' tutta diversa.
Poco fa mi sono ritrovato seduto su un banco della chiesa e mi e'
capitata in mano una immaginetta di Madre Teresa che diceva cosi':
"non siamo tutti chiamati a fare grandi cose, ma tutti possiamo fare
piccole cose con grande amore".
Con tanta riconoscenza nel cuore per il Signore che non lascia mai
soli i propri figli nel momento del bisogno e della disperazione, mi
ripropongo, pur nella mia miseria interiore, di continuare a fare ogni
giorno tante piccole cose per gli altri, ma mettendoci tutto l'amore
di cui sono capace.



Fr. Beppe Gaido

giovedì 31 maggio 2018

Sono le 5 di mattina...

...e sono come tramortito quando suona il telefono.

Ieri sera abbiamo finito in sala con Luciano che erano passate le 22, e sono andato a letto alle 24. Gli interventi ortopedici erano stati particolarmente difficoltosi e ci avevano succhiato tutta l'energia vitale.
La chiamata e' comunque concitata, come tutte le volte che c'e' una emergenza in maternita'.
Ho sonno ma non posso piu' dormire.
Mi vesto in fretta e non mi lavo neppure la faccia.
Scendo di corsa in ospedale e trovo l'infermiera della notte che sta preparando una donna per il cesareo.
"E' arrivata or ora. Si tratta di una presentazione podalida. Un piedino si sente quasi al piano pelvico, ma le membrane sono integre".
Mentre mi organizzo per chiamare i miei aiutanti in sala, sento la partoriente urlare forte e ritorno di corsa in maternita'.
L'infermiera mi dice subito: " ha avuto una fortissima contrazione ed eccoci qua: il piccolo sta nascendo"
In effetti il corpo del nascituro e' fuori per meta'.
Le gambine sono completamente fuori e dal canale del parto gia' appaiono le natiche.

martedì 22 maggio 2018

“Prima di andare via, mi lasci una parola?”

“Prima di andare via, mi lasci una parola?” 

Cosi mi ha chiesto Mwende qualche tempo fa sapendo che presto sarei partito.  Ci ho pensato per giorni. 
Che parola posso lasciarle come regalo? Una parola che racchiuda il senso di tutto ciò che ho vissuto, ciò che lascio in eredità ma che mi porto io stesso via come tesoro. 
Oggi finalmente ho preso un pezzo di carta e ho scritto la parola. 
Poi ho piegato il foglio più volte e l'ho consegnato a Mwende. 
Contemplazione. 
Questa è la parola che ho nel cuore. 
Contemplazione e' sapere fermarsi, rientrare in se stessi per mettersi in ascolto di se e dell'anima delle cose. 
E' aver occhi attenti e cuore accogliente. 
Si può parlare di preghiera, di meditazione o semplicemente spazio di silenzio: in ogni caso è quel tempo vitale e fondamentale per rientrare in contatto con la nostra verità più profonda, con quella fonte di forza e luce che rimette a fuoco il paesaggio che ci corre davanti, dar il giusto peso valore e sapore alle cose che se si stanno vivendo. 
Dalla contemplazione nasce la gratitudine, la capacità di stupirsi, di leggere tra le righe della vita, di vedere e accogliere la bellezza che ci circonda, anche quella più nascosta. 

mercoledì 28 marzo 2018

Il dramma di essere l'unico chirurgo

Stamattina la lista e' iniziata alle 8. Come al solito, passo in maternita' e mi viene riferito che e' tutto tranquillo.
Dico quindi di portare in sala la prima paziente della lista che deve sottoporsi a isterectomia.
In questo momento non ho volontari chirurghi o ginecologi ad aiutarmi...sono davvero solo!
Iniziamo l'operazione programmata, ma non appena arrivo a clampare il legamento rotondo dell'utero, dalla maternita' telefonano in sala dicendo che e' arrivata da fuori una partoriente con presentazione podalica in primipara.
La donna spinge ed una gamba del feto e' gia' fuori.
Ci sono momenti di panico.
Non so cosa decidere.
Non ho nessuno che possa continuare con l'isterectomia e d'altra parte possiamo perdere quel bambino se il parto podalico va male in una primipara...anche dall'altra parte c'e' bisogno di un cesareo urgente!
Mi consulto con Mbabu, il quale mi consiglia di far fare la spinale nell'altra sala e poi di andare a fare ii cesareo il piu' velocemente possibile, mentre la donna dell'isterectomia sarebbe stata tenuta in attesa sotto il controllo degli anestesisti e delle infermiere di sala, le quali avrebbero posto dei teli sterili umidificati sull'utero gia' esposto per la rimozione.

lunedì 1 gennaio 2018

Buon anno a tutti

Alla fine di questo anno il mio cuore e' pieno di riconoscenza per le grazie che il Signore ci ha concesso giorno dopo giorno.
In questo momento sento nel cuore un grande bisogno di ringraziare Dio per averci sostenuto in un anno per molti versi difficile e complesso, un anno in cui ci sono stati scioperi che hanno bloccato la sanita' pubblica per oltre 9 mesi e ci hanno massacrati di superlavoro quando tentavamo di essere sempre a disposizione dei malati che non avevano alcun posto a cui rivolgersi.
Ringrazio Dio per essere stato la nostra forza, e per averci guidato a servire un numero di pazienti mai raggiunto in precedenza.
Ringrazio poi tutti i volontari che sono venuti ad aiutarci e che hanno reso il lavoro piu' gestibile ed assai piu' qualificato.
Il 2017 e' stato anche un anno di grandissime spese, in parte legato all'altissimo numero di pazienti non paganti, in parte legati a nuovi strumenti da acquistare o da sostituire. 


venerdì 1 dicembre 2017

Batterie un pò scariche

“Tanto tempo fa, un giovane principe divenne molto amico di un suo coetaneo poverissimo, figlio di un contadino del suo feudo. 
Erano legatissimi e passavano molte ore a giocare insieme. Poi un giorno il principe venne incoronato re e dovette partire per un’altra città da cui avrebbe regnato. 
Chiamò quindi l’amico povero per un ultimo saluto e gli disse: ‘in nome della nostra amicizia, ti chiedo di farmi un regalo che mi sia sempre di aiuto e di ispirazione interiore e che mi ricordi sempre di te’.
Il ragazzo povero si trovò in una profonda crisi ed iniziò a cercare disperatamente che cosa quel regalo avrebbe potuto essere. Egli pensava: ‘lui è ricco ed ha già tutto. Io non ho soldi. Che cosa posso regalargli che lo soddisfi?’
Preso dallo sconforto, un giorno si sedette sul ciglio della strada vicino ad un artigiano che di professione scolpiva statuine di ebano.
Si confidò con l’anziano e saggio artista, il quale gli rispose: ‘tutto lì? Non ci sono problemi. So io cosa prepararti per il tuo amico principe. Vieni tra un paio di giorni’
Ed intanto arrivò il giorno dell’addio ed il principe chiamo l’amico al suo cospetto: ‘è l’ultima volta che ci vediamo. Hai trovato un dono che saprà parlarmi di te e darmi pace ogni volta che lo guarderò?’

sabato 4 novembre 2017

Buon compleanno Nadia

Carissima Nadia,
nel giorno del tuo compleanno vogliamo esserti vicini e vogliamo augurarti ogni bene.
Abbiamo pregato per te e ti abbiamo tenuta nel cuore.
Per noi sei una sorella ed una amica stupenda. Per Chaaria sei una presenza costante, un aiuto quotidiano, una collaboratrice insostituibile.
Quello che hai fatto per noi in questi anni attraverso il blog, instagram e twitter ha delle ramificazioni incredibili che hanno portato ad una conoscenza sempre piu' vasta di Chaaria e del suo operato.
Attraverso il blog ci hai permesso di condividere con migliaia di persone il nostro sogno per Chaaria.
Tramite il blog sono arrivate decine di richieste di volontariato, ed un numero incalcolabile di offerte e donazioni. 
Sei stata l'iniziatrice e la vera anima della nostra storia sui social media. 


venerdì 8 settembre 2017

Un peso sul cuore sempre

La vita del medico in missione e’ davvero molto dura, non solo e non soltanto perche’ a volte i ritmi sono estenuanti e le condizioni di lavoro non eccellenti, ma soprattutto perche’ si e’ sempre molto soli con le proprie responsabilita’.
Ricordo quando in Italia potevo chiamare tutti gli specialisti possibili ed immaginabili, dall’urologo, al ginecologo, al gastroenterologo, al neurochirurgo… e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta.
Non eri mai davvero solo, neppure quando eri di guardia.
Rammento anche la sicurezza emotiva che mi dava il pensiero di avere un primario sulla testa, al quale poter scaricare le responsabilita’ piu’ pesanti nei casi piu’ spinosi.
Ricordo anche la tranquillita’ che si provava nell’avere tutti a portata di telefono.
Qui la situazione e’ molto diversa!
Da sempre a Chaaria sono in posizione apicale, dapprima perche’ ero l’unico medico, ed in seguito perche’ ero il piu’ anziano sul campo, e quindi quello gravato del peso della responsabilita’ e dell’ultima parola.

sabato 19 agosto 2017

Abbiamo ricoverato la piccola Kendi alle 8 in punto.
Ha circa nove mesi di vita, e pesera’ sui cinque chilogrammi; ma forse meno.
La mamma continua a piangere di fronte al corpicino della sua piccola, continuamente scosso dalle convulsioni, e rovente come acqua in ebollizione.
Il valium, somministrato per retto alla bimba per ben due volte, non e’ servito a nulla e Kendi continua ad essere “agitata” da movimenti grotteschi della bocca, degli occhi e degli arti. Con cadenza quasi ritmica si inarca sulla schiena e diventa simile ad un semicerchio.
Non e’ cosciente ma, a vederla cosi’, pare che debba provare un sacco di dolore. Respira malamente, come se avesse una pentola a pressione nel torace.
Ho paura, ma ordino ugualmente che le si faccia del barbiturico in vena. Lo so che c’e’ il rischio che smetta di respirare a causa del sinergismo con il valium; ma, se non agiamo in tutta fretta, il suo cervello verra’ ridotto in poltiglia dai prolungati attacchi epilettici.
Gli infermieri mostrano qualche esitazione di fronte alla mia prescrizione, ma non fanno obiezione di coscienza a priori, e, dopo un breve dialogo, mi offrono piena collaborazione.
La madre si dispera e mi dice che e’ la prima volta che capita, e che la bimba non e’ epilettica.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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