E’ un evento devastante per il medico.
Ti trovi di fronte ad un paziente le cui
condizioni sembrano del tutto stabili, e poi all’improvviso il quadro cambia.
E’ come un precipizio in cui il tuo malato
continua a cadere, e tu non ci puoi fare niente.
Le cause sono normalmente al di fuori delle
nostre possibilita’ diagnostiche, per cui si deve ricorrere alle ipotesi ed al
senno di poi.
Il caso odierno sembrerebbe legato ad un
accidente vascolare cerebrale: malato che parlava normalmente e poi perde
coscienza improvvisamente e non la riprende piu’, al di la’ di tutto il nostro
impegno rianimatorio che si e’ protratto per ore ed ore. Le sue condizioni che
diventano sempre piu’ gravi, fino all’arresto respiratorio con il quale
testardamente abbiamo lottato per ore a forza di ambu, di ossigeno e di
analettici repiratori.
E poi di colpo si ferma anche il cuore: al
che’ ci attiviamo con adrenalina in vena ed intracardiaca, con un massaggio che
dura per interminabili minuti che ci massacra anche fisicamente, oltre che nel
cervello.
Ma alla fine il senso di realta’ deve
prevalere: non possiamo pompare ad oltranza un morto… tra l’altro non abbiamo
neppure una rianimazione dove trasferirlo!
Bisogna quindi sospendere ogni procedura ed
attendere che la traccia del monitor si faccia definitivamente piatta.
I parenti normalmente non ci sono nel momento
del disastro, perche’ non e’ orario di visita. Qualcuno ha il telefonino e lo
puoi contattare, ma molti non ce l’hanno. Ecco quindi che ti trovi con un cadavere
in ospedale, mentre a casa tutti pensano che il congiunto stia bene.
Gia’ prefuguri le scene di dolore e
disperazione, e magari anche le accuse emotive che ti dovrai aspettare quando
torneranno e troveranno un altro paziente nel letto che era stato del loro
congiunto. A volte ti minacceranno anche, ed a nulla servira’ spiegare loro che
nessuno e’ onnipotente e che in medicina esiste quella percentuale di
ineluttabilita’ che nessuno puo’ controllare.
Ogni volta che capita, io perdo almeno 5
anni di vita! E’ un misto di stress, senso di colpa ed inadeguatezza, paura e desiderio
di poter tornare indietro nel tempo e rifiutare quel ricovero con una scusa
qualunque, in modo da far accadere l’inevitabile in un altro posto.
Ma poi bisogna calmarsi: la vita, per quanto
dura possa apparire, va presa di punta. Ti devi preparare, devi dare la notizia
ai congiunti , devi sorbirti le loro reazioni ed affrontarne anche le
conseguenze. Tutto cio’ lo sapevi quando hai scelto la professione medica,
invece per esempio di diventare insegnante di latino! Lo sapevi anche quando
hai deciso che a Chaaria bisognava buttarsi e fare il massimo, invece di
scegliere la via piu’ comoda del piccolo dispensarietto che distribuisce quattro
medicine e nulla piu’.
E poi ci sono gli altri malati in coda che
ancora hanno bisogno del tuo aiuto: devi controllarti e pensare nuovamente ai
problemi altrui. Devi sforzarti di sorridere e di avere un rapporto empatico
con tutti. Non e’ assolutamente facile, soprattutto nel marasma che e’ Chaaria,
dove non hai tempo di riprenderti da uno shock, che gia’ sei immerso in drammi
ancora piu’ grandi.
Fr Beppe Gaido
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