sabato 7 novembre 2009

Complimenti Lorenza!


E cosi' il gran giorno e' finalmente arrivato. Dopo notti insonni e mesi di ansia, hai finalmente ascoltato con le tue orecchie le fatidiche parole: "Centodieci e lode!"

Ora sei laureata in scienze infermieristiche, e ci sentiamo molto felici di averci messo uno zampino anche noi nell'aiutarti a raggiungere la meta che ti eri prefissata.

Una tesi realizzata per confrontare due realta' cosi' diverse, come quella italiana e quella che viviamo a Chaaria, ha certo richiesto un bel po' di coraggio da parte tua. Ma con la costanza e con l'aiuto vicendevole, ce la abbiamo fatta.
La raccolta dati e' stata a volte difficoltosa, ma dobbiamo anche riconoscere il grande apporto che Mary ha dato a questa tua tesi. Con la mail e con le vecchie lettere, siamo sempre riusciti a farti avere le informazioni che ti erano necessarie.Anche Mary ti saluta e ti porge le sue felicitazioni.
La tua permanenza a Chaaria e' poi stata essenziale, perche' ti ha permesso di mettere ogni cosa al posto giusto. Quei dati hanno cessato di essere numeri soltanto, e sono diventati "vita": li hai visti davvero i nostri malati di AIDS... li hai assistiti nel camerone dell'ospedale... ti sei resa conto di quanta strada devono fare a piedi anche solo per venire a prendersi le medicine.

La tua tesi quindi e' stata una avventura non solo accademica e professionale, ma anche un viaggio umano che ti ha portato a realizzare un ponte tra due mondi cosi' diversi e cosi' lontani non solo nello spazio.

Ora che non sei piu' una studente; ora che non hai piu' l'ansia di cosa scrivere nella tesi e di quel che dira' il tuo relatore, ti aspettiamo nuovamente a Chaaria per una esperienza piu' serena e piu' totalmente dedicata a quel servizio infermieristico per cui hai studiato tanti anni.

Ciao e complimenti ancora.



Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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