
Carissimi amici,
è arrivata la stagione delle piogge che quest’anno è particolarmente abbondante. Ce lo avevano detto che sarebbe stato El Nino, un fenomeno metereologico che avviene ogni 7-10 anni a causa di un particolare riscaldamento delle correnti dell’Oceano Pacifico, che poi vanno ad alterare gli equilibri dell’Oceano indiano, e provocano precipitazioni eccessive e devastanti. Piove tutta la notte e spesso anche durante il giorno: come ieri, quando una marea di pazienti e’ stata bloccata nella nostra sala d’attesa, nel momento in cui un improvviso, terribile rovescio pomeridiano ha reso le nostre strade impraticabili. Da una parte questo è certamente un dono di Dio, perché acqua è sinonimo di buoni raccolti e di qualcosa da mettere sulla tavola anche per i più poveri. Un buon raccolto assicurerà il pagamento delle rette scolastiche a tutti quei genitori sempre angosciati dal fatto che i loro figli possono essere mandati a casa dalla “Secondary School” se il denaro non arriva in tempo. Pioggia vuol anche dire che le cisterne dell’acqua piovana vicino alle case sono ora piene, e permetteranno di evitare i viaggi al fiume con la tanica sulle spalle almeno per qualche mese.
Però quest’anno si sentono gia’ i problemi causati dagli eccessi metereologici: moltissimi sono gli smottamenti ed i senza tetto nelle zone vicine alla costa. Wajir non e’ piu’ raggiungibile perche’ completamente sott’acqua. Alcuni missionari che conosco, stazionati a Garissa, non possono piu’ usare l’auto, ma si spostano in barca. Pure a Mukothima il Tanantu e’ prossimo a straripare. Anche se ieri eravamo pienissimi, ed abbiamo avuto pure due operazioni durante la notte, indubbiamente la pioggia è sempre un problema per il nostro Centro che si trova a circa 20 km dall’asfalto ed è raggiungibile solo attraverso strade terribilmente sconnesse, dove si sprofonda nella polvere durante la stagione secca e dove si annega nel fango argilloso durante la “rainy season”. Sulla strada si sono ormai aperte voragini enormi che pian piano la trasformano in torrenti in piena: soprattutto il tratto tra noi e Giaki e’ ora indescrivibile. Alcuni ponticelli sono crollati sotto il peso della corrente, e cio’ riduce il numero delle vie percorribili per raggiungere l’asfalto. Se non si vive in un posto cosi’ isolato come Chaaria, non si riesce a capire l’importanza vitale che ha l’asfalto, per esempio per gli approvvigionamenti di vettovaglie, per i trasporti da e per l’aeroporto, per una lastra del torace a Meru.
Le condizioni della nostra strada fanno sì che molti pazienti decidano di non intraprendere il cammino faticoso per raggiungere Chaaria, sempre così sperduta e poco collegata. Quando possono si recano ad un centro vicino a casa, ricevendo lì qualche cura del caso e rimandando di qualche settimana la visita al grande ospedale.
Altri decidono di fare a meno dell’ospedale completamente: si rivolgono a guaritori tradizionali o decidono per esempio di partorire a casa, aiutate da levatrici non qualificate. E’ successo anche la settimana scorsa, quando una donna con una conformazione fisica assolutamente inadeguata al parto, ha comunque provato a casa, a motivo delle strade impraticabili: quando e’ giunta da noi, stremata da 14 ore di travaglio a domicilio e da un cammino nel fango di varie ore, il bambino nel suo grembo era gia’ morto.
C’è poi da dire che in una cultura di sopravvivenza come la nostra i lavori dei campi prendono il primo posto su tutto: nessuno penserebbe ad una cura odontoiatrica quando c’è da togliere l’erbaccia nell’ appezzamento coltivato; e se ci sono alcune ore di sole, si corre nella “shamba” con la “panga” in mano, cercando di completare il lavoro prima che riprenda a diluviare. Altro dato da tenere in considerazione e’ che le tasche dei nostri pazienti sono vuote, ed i primi soldi li vedranno di nuovo quando inizieranno a vendere i primi frutti del nuovo raccolto.
Per noi poi tutto diventa più difficile: il camion delle medicine non arriva fino a Chaaria perchè altrimenti rimane impantanato. Siamo noi che dobbiamo andare a prendere i farmaci a Meru con non pochi rischi per chi guida.
Anche comprare i necessari rifornimenti per la cucina è sovente un’impresa. Si parte con il trattore perchè è l’unico mezzo ad avere qualche speranza di non infangarsi in un cratere della strada. Alle volte poi dobbiamo uscire a salvare qualcuno dei nostri pazienti perchè l’autista del matatu dove viaggiavano per raggiungere Chaaria si è ritrovato fuori strada con l’albero motore completamente sepolto in una palude di fango.
La pioggia in qualche modo aumenta il senso di isolamento e di impotenza: siamo qui a disposizione, con tutto il personale pronto, ma, se piove durante il giorno, la gente non viene, o forse spesso non riesce a raggiungerci.
La Missione e’ anche molto più ricca di insetti di ogni tipo: dalla mantide religiosa alle libellule, dagli scarafaggi agli scarabei, dai mosconi alle anofeline.
Ciao.
Fr Beppe Gaido
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